Sardegna Magazine https://www.sardegnamagazine.net Il Quotidiano dell'Area Metropolitana di Cagliari Fri, 23 Oct 2020 14:47:52 +0000 it-IT hourly 1 Accadde a Cagliari: Ostaggi di guerra. https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-ostaggi-di-guerra/ https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-ostaggi-di-guerra/#respond Thu, 22 Oct 2020 12:14:38 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20403 di Massimo Dotta

Tra i vari fatti curiosi che fanno parte della storia di Cagliari, uno ha riguardato degli ostaggi di guerra francesi e turchi, temporaneamente costretti a non lasciare la città. Che non si offenda nessuno per questa domanda che sembra svilire il livello di conoscenza storica dei nostri lettori, ma realmente quanti di voi si ricordano della guerra italo-turca (nota in italiano anche come guerra di Libia, impresa di Libia o campagna di Libia ed in turco come Trablusgarp Savaşı, ossia Guerra di Tripolitania) che fu combattuta tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912 dal Regno d’Italia contro l’Impero ottomano?

In quella occasione l’Italia, in piena febbre da colonialismo, invase le due province ottomane che nel 1934, avrebbero costituito la Libia, e le isole del Dodecaneso nell’Egeo.

Esattamente nel 1912, successe che a Cagliari vennero tenuti in ostaggio un gruppo di cittadini francesi e turchi assieme alle navi sulle quali viaggiavano: il Carthage e il Manouba. Un evento che rischiò di creare un’incidente diplomatico con la Francia che poteva avere pesanti conseguenze, ma alla fine tutto si risolse abbastanza bene.

Tutto questo accadde perché durante il conflitto, in tutto il Mediterraneo, si era sviluppato un sistema di contrabbando, con navi che trasportavano carichi in favore dei turchi in Libia, e spesso questi carichi erano armamenti. Un esempio classico è quello del sequestro dell’Odessa, un piroscafo che venne fermato poco prima di raggiungere la Libia. Durante l’ispezione vennero trovati a bordo 24 pezzi d’artiglieria mista, numerose mitragliatrici, fucili Mauser, munizioni, granate e materiale radiotelegrafico; sicuramente non un carico mercantile.

E così le attività di controspionaggio della Regia Marina Italiana si intensificarono insieme ai pattugliamenti sulle principali rotte commerciali per cercare di porre un argine a questo flusso ovviamente non gradito ai nostri.

I primi giorni di gennaio 1912 l’intelligence della Marina ricevette la “soffiata” che sulla nave francese Carthage, in porto a Marsiglia e pronta a salpare, erano imbarcati addirittura un aereo e un pilota, che avrebbero dovuto combattere al servizio delle forze ottomane in Libia. Il comando inviò velocemente l’incrociatore Agordat ad intercettare il Carthage, che essendo un mercantile venne facilmente raggiunto e bloccato. A bordo si trovò l’aereoplano e le fonti riportano che la nave venne quindi scortata e trattenuta a Cagliari con tutto il suo equipaggio.

Il Carthage sotto la guardia di un cacciatorpediniere italiano nel porto di Cagliari.

I passeggeri vennero mantenuti a bordo della nave, ormeggiata nel porto della città e guardata a vista da un cacciatorpediniere italiano, e l’equipaggio venne costretto a scaricare l’aeroplano, tra la curiosità dei cagliaritani.

I passeggeri del Carthage, a bordo nel porto di Cagliari.

Durante la permanenza del Carthage nel porto di Cagliari, un altro piroscafo battente bandiera francese, il Manouba, sul quale era stata segnalata la presenza di passeggeri turchi, venne intercettato e perquisito. Undici dei ventinove passeggeri turchi a bordo vennero identificati come appartenenti alla Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale, ma quello che più insospettì gli ufficiali della Marina fu la scoperta di una notevole somma di denaro in oro a bordo. E così il 18 gennaio anche il Manouba venne scortato e trattenuto a Cagliari, che si trovava ad avere due navi sconosciute alla cittadinanza in porto.

Immagine dello sbarco dei passeggeri del Manouba a Cagliari. (Da L’Illustrazione Italiana del 4 Febbraio 1912)

Questa volta però alcuni passeggeri scesero dalla nave, sicuramente quelli che erano stati identificati come appartenenti alla Mezzaluna Rossa e alla Croce Rossa, che vennero condotti all’ospedale civile ed esaminati per capire chi fosse un medico e chi un infermiere, ma sopratutto capire se stessero mentendo o no. Ci restano di questi esami le immagini dalla rivista l’Illustrazione Italiana del 4 febbraio 1912, a testimoniare un accadimento quasi folkloristico, con un articolo dal titolo “L’Odissea dei 29 turchi del Manouba”.

Esame dei passeggeri Turchi all’Ospedale di Cagliari. (Da L’Illustrazione Italiana del 4 Febbraio 1912)

Ovviamente la cosa non fù gradita al governo francese e si sfiorò un grave incidente diplomatico: la Francia protestò energicamente e in parte anche minacciò ritorsioni.

La questione venne risolta con delle scuse e la promessa del ministro della Marina, Pasquale Leonardi Cattolica, di non controllare, da quel momento in poi, navi di nazionalità francese, a meno che queste non si trovassero nelle acque della Tripolitania o della Cirenaica, cioè nelle zone di guerra.

Il Carthage lascia il porto di Cagliari.

Così il 20 di Gennaio alla Carthage venne permesso di allontanarsi da Cagliari, e non sappiamo che tipo di impressione abbia potuto dare a questi cittadini francesi la nostra città, sicuramente non quella che può avere un turista. I passeggeri turchi del Manuoba vennero poco dopo consegnati al console francese a Cagliari e solo dopo il 26 gennaio poterono lasciare la città, per essere riportati a Marsiglia, con la personale garanzia del console che non si sarebbero imbarcati nuovamente per raggiungere i teatri delle operazioni belliche.

Le navi sparirono dal porto e si chiuse, senza grossi incidenti, una delle tante piccole storie accadute nella nostra città.

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I veterani della II guerra mondiale e la nascita del basket su sedia a rotelle. https://www.sardegnamagazine.net/i-veterani-della-ii-guerra-mondiale-che-inventarono-il-basket-su-sedia-a-rotelle/ https://www.sardegnamagazine.net/i-veterani-della-ii-guerra-mondiale-che-inventarono-il-basket-su-sedia-a-rotelle/#respond Fri, 16 Oct 2020 11:00:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20371 di Massimo Dotta

Un mercoledì sera, durante la primavera del 1948, 15,561 spettatori hanno riempito il Madison Square Garden di New York per assistere a una partita di basket giocata tra due squadre di veterani della seconda guerra mondiale.
Ma i team a confronto non erano composte da giocatori ordinari: la squadra di casa era composta da veterani disabili dall’ospedale Halloran a Staten Island, mentre gli ospiti appartenevano all’ospedale Cushing di Framingham, Massachusetts. I giocatori entrarono in campo su delle sedie a rotelle scintillanti e grazie ai precisi tiri di Jack Gerhardt, un paracadutista ferito in Normandia, la squadra di Halloran vinse con un punteggio di 20-11.

Ma non era il risultato la cosa più interessante per la folla di spettatori, si sentiva la consapevolezza di assistere ad un evento speciale. Fino a quel momento lo sport per disabili non esisteva nemmeno come idea, e gli atleti apparvero come dei fenomeni viventi, quasi un miracolo della medicina.

Infatti prima della seconda guerra mondiale la disabilità motoria corrispondeva più o meno a una sentenza di morte virtuale, con un’aspettativa di vita, per coloro che avevano sofferto di qualche forma di trauma che inficiava l’uso delle gambe, stimata in 18 mesi circa.
La maggior parte moriva per sepsi o infezione, e chi sopravviveva veniva stigmatizzato e nascosto dalle famiglie, senza possibilità di lavoro, vita sociale o matrimonio.
Nel periodo pre conflitto questo pregiudizio si estendeva fino al presidente Franklin D. Roosevelt, che era costretto su una sedia a rotelle dopo aver preso la poliomielite. Roosevelt non nascose mai la sua condizione dopo esser stato eletto, ma apparse raramente in pubblico in sedia a rotelle e evitava con decisione di farsi fotografare.

La seconda guerra mondiale portò un grande cambiamento nella mentalità del pubblico nella percezione della disabilità motoria. Infatti una nuova normalità, costituita dai numerosissimi veterani in via di recupero, dopo ferite invalidanti, aveva fatto la sua apparizione.
Ernest Bors in California e Howard Rusk a New York furono alcuni dei dottori che introdussero metodi ricreativi come terapia di recupero per i pazienti, sperimentando diversi sport.

Ma la svolta arrivò con un istruttore del Birmingham VA hospital, a Van Nuys in California, Bob Rynearson. Rynearson notò che i veterani amavano giocare una forma rozza di basket quando i campi erano liberi e iniziò ad organizzarli. Cominciò a creare esercizi per manovrare le sedie a rotelle e scrisse il primo pacchetto di regole per il nuovo sport. Chiaramente le possibili scorrettezze cambiavano se si giocava con le sedie a rotelle e una regola ad esempio, permetteva al giocatore di spingere solo due volte sulle sue ruote quando in possesso di palla dopodichè doveva passare o tirare.

Rynearson venne anche aiutato dalle nuove sedie a rotelle prodotte in California. Le sedie antiche erano ancora basate su un design risalente alla metà dell’ottocento, in legno, rigide, essenzialmente fatte con pezzi di mobili, con la manovrabilità di una portaerei.

Alla fine degli anni 30 del novecento due ingegneri, Herbert Everest e Harry Jennings, diedero alle sedie a rotelle più manovrabilità. La sedia a rotelle Everest & Jennings’ era leggera da spingere, fatta in acciaio da aereoplani, con un peso totale di circa 20 kg, e sembravano l’ideale per il basketball.

E il gioco divenne presto famoso in California, e diversi gruppi di veterani in cura al Cushing VA hospital in Massachusetts, cominciarono a giocare la loro versione del basket su sedia a rotelle. Nacquero numerose squadre con nomi come i “Rolling Devils“, “The Flying Wheels“, e i “Gizz Kids” che riempivano gli stadi quando giocavano richiamando moltissimi fans.

The Flying Wheels nel 1948.

Per un certo periodo furono amati anche dai media, assetati di novità, e sulla copertina del Newsweek apparse una foto di Jack Gerhardt, la star della squadra di Halloran. Ogni rivista li ebbe in copertina da Women’s Home Companion a Popular Mechanics e Daily Worker.

Nel 1946 si formò anche la Paralyzed Veterans of America organization (PVA) i cui membri contribuirono, in seguito, alla cura della disabilità e a combattere gli stereotipi legati ad essa, raccogliendo denaro per la ricerca, organizzando congressi, e favorendo la nascita di leggi specifiche per la tutela e i diritti dei disabili, che smisero di accettare di essere dei semplici oggetti di pietà.

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Fisica e ottica per studiare i testi antichi. https://www.sardegnamagazine.net/fisica-e-ottica-per-studiare-i-testi-antichi/ https://www.sardegnamagazine.net/fisica-e-ottica-per-studiare-i-testi-antichi/#respond Wed, 14 Oct 2020 09:05:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20312 di Massimo Dotta

Una importante collaborazione multidisciplinare può portare molte nuove conoscenze nel campo della storia e dei beni culturali.

La collaborazione tra il Cesar (Centro d’ateneo servizi per la ricerca) di Cagliari e un gruppo di fisici ha prodotto un esperimento interessante i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale “Dyes and pigments” su sciencedirect.com.

L’articolo dal titolo “Time through colors: a kinetic model of red vermilion darkening from Raman spectra” riporta i risultati degli studi condotti dai docenti Daniele Chiriu, Pier Carlo Ricci, Carlo Maria Carbonaro e Giancarlo Cappellini, su testi della Biblioteca centrale di Cagliari, ai quali hanno collaborato anche Marco Marceddu, Marco Pala e Francesca Pisu.

Il gruppo di specialisti ha operato, e opera, nei laboratori della Cittadella universitaria di Monserrato, svolgendo una ricerca (dal 2018 a quest’estate) frutto di una convenzione tra dipartimento di Fisica e Biblioteca Universitaria, che prevede lo studio dei manoscritti e degli stampati antichi di pregio conservati nella Biblioteca tramite l’uso di strumenti ottici avanzati quali la spettroscopia Raman e la spettroscopia ultraveloce pump-probe.

Con queste tecnologie si è studiato il fattore di degrado dei pigmenti antichi presenti sui libri antichi, proponendo anche nuovi modelli di datazione. Ad esempio grazie al pump-probe gli scienziati hanno potuto, analizzando l’annerimento del rosso vermiglio (cinabro), avere informazioni su datazione, conservazione e restauro di pigmenti antichi.

Daniele Chiriu, primo degli autori dell’articolo, spiega che: “Lo studio ha riguardato la caratterizzazione di inchiostri rossi realizzati con il Cinabro, pigmento noto anche come Rosso Vermiglio, utilizzato specie in epoca rinascimentale da Raffaello, Tiziano, Botticelli. L’analisi di questo pigmento ha riguardato le sue proprietà di fotodegradazione, annerimento dovuto all’effetto dell’invecchiamento e dell’esposizione alla luce”.

Per l’attività di ricerca svolta dal dipartimento di Fisica e dal Cesar, data la fragilità dei materiali di studio, sono state scelte, e usate per la prima volta, tecniche non distruttive e non invasive come la Spettroscopia Raman, l’Assorbimento transiente e la Riflettività, che hanno permesso di creare un modello matematico che da importanti informazioni sullo stato di conservazione di un reperto.

Roberta Vanni, direttore del Cesar ci racconta che: “Lo studio costituisce il primo esempio isolano dell’utilizzo della tecnica pump-probe nel settore dei beni culturali. Sono state utilizzate le più avanzate tecnologie e le relative competenze ed è stato possibile confermare i cambiamenti di fase cristallina dovuti all’annerimento del rosso vermiglio (cinabro) creato artificialmente in laboratorio su campioni sintetici. I risultati ottenuti consentono di avere informazioni fondamentali sui pigmenti antichi. In definitiva un bell’esempio di collaborazione tra aree scientifiche apparentemente lontane ma strettamente legate quando la scienza si serve dell’approccio multidisciplinare, sempre più praticabile nel nostro ateneo grazie a strumentazioni e competenze di alto livello disponibili al Cesar”.

L’articolo può essere letto a questo indirizzo:  https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0143720820315631?via%3Dihub

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Accadde a Cagliari: 1943 – Fuga da Cagliari https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-1943-fuga-da-cagliari/ https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-1943-fuga-da-cagliari/#respond Mon, 12 Oct 2020 09:53:03 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20303 di Massimo Dotta

Molti lettori conosceranno bene le vicende dei bombardamenti di Cagliari del 1943. Numerosi articoli citano i fatti nei particolari e sono presenti molte immagini d’epoca che possono dare un idea della devastazione subita dalla nostra città durante quel nefasto periodo. Ma questi fatti provocarono una sorta di esperimento sociale che merita di essere ricordato.

Poco prima della stagione dei bombardamenti del 1943, e più precisamente nell’estate del 1942, la guerra inizia a toccare il sud della Sardegna e gli attacchi aerei alleati diventano più frequenti. A settembre le autorità preoccupate ordinarono ai tre prefetti sardi di creare un “comitato misto” per preparare un piano di evacuazione di Cagliari. L’apposita commissione discussa l’ipotesi di sgombero dell’intera città la giudicò impossibile, sia per le difficoltà di spostamento degli ospedali, delle prigioni e uffici pubblici, che per l’evacuazione dei civili in un entroterra quasi senza vie di comunicazione. Un vero e proprio esodo che le autorità locali vedevano come un operazione impraticabile anche a cause delle esperienze di qualche anno prima nel nord Sardegna.

In effetti i primi sfollamenti, avvenuti nel 1940 sulla frontiera con la Corsica francese, della Maddalena, di Santa Teresa di Gallura, Arzachena e la frazione di Palau, avevano creato molte difficoltà, nonostante i paesi fossero ben più piccoli di Cagliari. Questo accadde a causa di un pessimo coordinamento tra le autorità civili e militari e procedure complicatissime, e alla fine solo limitando l’evacuazione alla Maddalena e lasciando gli abitanti degli altri comuni nelle loro residenze si risolse l’empasse.

E così, il prefetto Leone concluse il suo rapporto sulla situazione affermando che la città avrebbe fatto da sola, usando i rifugi antiaerei e altre tecniche di difesa passiva, come il “diradamento” della popolazione, dando quindi ordine a tutti i militari di far rientrare le famiglie nelle rispettive residenze.

La cittadinanza nel frattempo, all’oscuro del pericolo, conduce una vita il più possibile normale per dei tempi di guerra. Questa normalità termina la notte tra 7 e 8 giugno del 1942, quando sei aerei inglesi sganciarono cinquanta bombe sulla città, causando 14 morti. Ma la paura passò velocemente anche perchè numerosi falsi allarmi, di cui ben sei tra novembre e dicembre crearono l’illusione di non essere un obiettivo importante per il nemico, e per tutto gennaio 1943 gli attacchi riguardarono quasi esclusivamente obbiettivi militari.

Nell’impreparazione generale arrivarono le incursioni del 17 e 26 febbraio, generando il panico e un primo esodo spontaneo della popolazione. Il 28 febbraio, mentre lo sfollamento è in pieno svolgimento, un altro attacco, “il più violento e il più micidiale di tutti quelli effettuati su Cagliari”, riduce la città a un cumulo di macerie, con un numero di morti non quantificabile.

Le autorità tentano di portare i primi soccorsi ma i proprietari di industrie, aziende, gli impiegati fuggirono paralizzando tutta la pubblica amministrazione. A fatica furono trovati e ricondotti ai loro posti alcuni di questi impiegati e funzionari, ma molti erano fuggiti fuori città con le famiglie. La città si trovò a essere completamente deserta.

Armando Cioccolani, direttore della filiale cagliaritana della Banca d’Italia, cosi descrive la situazione: “quasi tre quarti della popolazione, terrorizzata, ha abbandonato la città, dirigendosi senza meta nell’interno della provincia con la speranza di potervi trovare un rifugio”. Circa 90 mila persone fuggite “disordinatamente, senza sufficienti mezzi di trasporto, con un esodo precipitoso e desolante”.

La gente si sposta dove può e il 6 marzo il prefetto di Nuoro, comunica che i profughi arrivati da Cagliari sono dodicimila, “ma da elementi diversi calcolasi numero circa 30 mila”, riportando la scarsità di alloggi per gli sfollati, che hanno invaso anche comandi militari e uffici, e chiede al prefetto una “opera persuasiva et ferma” per far tornare almeno gli uomini validi nelle loro residenze. I prefetti di Cagliari e Sassari emettono un ordine rivolto a tutti i lavoratori, con esclusione di donne e bambini di ritornare alla propria residenza per far ripartire anche le attività produttive.

Ma il 2 marzo: “molte industrie, i cui edifici sono stati colpiti da bombe, sono ferme […] i negozi sono chiusi, compresi gli alimentari e le panetterie”. Cagliari ha un “aspetto di squallore e abbandono, senza luce, senz’acqua e senza viveri. Manca il carbone e i negozi son tutti chiusi. Cumuli di macerie e di rottami non ancora sgombrati e immondizie che vi sono accumulati impediscono ogni traffico per le strade”. Non c’è assistenza sanitaria, eccetto pochi medici comunali, “i liberi professionisti hanno abbandonato la città, aprendo i loro gabinetti di cura nei centri più importanti della provincia”. In città, qualcuno comunque era rimasto, e circa dieci mila persone “abitavano” da febbraio “nelle grotte della periferia di Cagliari […] in una impressionante promiscuità ed in condizioni di pietosa miseria”, probabilmente nella zona dell’anfiteatro romano e di Tuvixeddu.

Il 13 di maggio, duecento bombardieri danno il colpo di grazia a una città già deserta, costringendo il prefetto Leone allo sgombero dell’intero apparato burocratico, amministrativo ed economico della città in campagna (resiste solo l’ufficio anagrafico del Comune).

Come già accadde nel Medioevo, nel 1943 il pericolo dal mare portò la popolazione ad abbandonare le abitazioni di Stampace e della Marina, la nobiltà i palazzi del Castello, i pescatori Sant’Avendrace e gli agricoltori Villanova.

Palau marina. Sfollati attendono il treno

I paesani che accolsero questa massa ricordano gli sfollati dispersi nei campi, in lacrime e disperati, o ammassati nei saloni parrocchiale del paese, sguardi di pietà verso chi ha perso tutto. Qualcuno aveva comunque beni da scambiare, e la campagna apprezzava molto i prodotti cittadini come tabacco, lenzuola, abiti eleganti, mobili e argenteria. Gli sfollati portarono una massiccia quantità di danaro, gioielli, corredi, ma sembra che non fosse sufficiente e centinaia di razziatori iniziarono le visite in città svuotando case, palazzi e magazzini.

Cagliari era fuori città, mischiata con la campagna in una società nuova: impiegati, operai e negozianti si ritrovano al lavoro dei campi; le donne come spigolatrici; i ragazzini a raccogliere lumache o cipolle selvatiche. Anche quelli che non erano adatti per i campi, contribuivano all’economia della famiglia ospitante con il commercio, come a Samassi dove si erano rifugiati i commercianti dell’ex capitale del regno.

Oltre a soldi e beni arrivarono anche scuole: a Mogoro e a Isili il liceo classico Dettori; a Solarussa il Regio Liceo scientifico “Carlo Sanna”; tra Aritzo (scuola media) e Senorbì (ginnasio e liceo classico) l’istituto privato Dante Alighieri. Questo permise la circolazione di idee, libri, insegnanti, persone che la campagna non aveva mai visto. La città porta nelle campagne il concetto di “tempo libero”, e a Isili intellettuali e professionisti cagliaritani creano “Gli amici del libro”; a Gesturi studenti portano in scena il “Barbiere di Siviglia”; a Nuragus si organizza un cinematografo, delle serate musicali e spettacoli di burattini per i bambini.

Dopo pochi mesi questo esperimento sociale finisce e, alla fine del 1943, i cagliaritani fanno ritorno in città insieme alle attività commerciali e agli uffici, trovando che l’antica Cagliari non c’era più e si doveva ricostruire tutto.

Massimo Dotta

Citazioni letterali da:Armando Cioccolani al Governatore della Banca d’Italia il 6 marzo 1943. ABICA (Archivio Banca d’Italia filiale di Cagliari), AR (archivio riservato), f. 6 (19/01/1942 – 04/05/1943). su G. Salice, La città scomparsa. Lo sfollamento di Cagliari nel 1943, in POLOSUD SEMESTRALE DI STUDI STORICI anno terzo | n. 4 | gennaio-giugno 2015.

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Scrivere con carta e penna facilita l’apprendimento. https://www.sardegnamagazine.net/scrivere-con-carta-e-penna-facilita-lapprendimento/ https://www.sardegnamagazine.net/scrivere-con-carta-e-penna-facilita-lapprendimento/#respond Wed, 07 Oct 2020 18:06:10 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20274 di Massimo Dotta

Nell’era digitale che viviamo è interessante notare come molte ricerche scientifiche sembrino andare a cercare qualcosa che si è perduto.

In effetti l’uso diffuso dei dispositivi digitali ha portato a molti cambiamenti nella nostra vita, nei mezzi che utilizziamo per le nostre attività, ma i cambi non sono solo materiali ma arrivano a toccare anche il funzionamento del nostro cervello.

E’ di luglio di quest’anno un articolo interessante apparso sulla rivista Frontiers in Psychology che riporta i risultati di uno studio condotto dalla Norwegian University Of Science And Technology (NTNU), che afferma che i bambini che scrivono con carta e penna, invece di usare dispositivi elettronici, ricordano e imparano meglio.

Il titolo dell’articolo scritto da Audrey van der Meer sulla prestigiosa rivista è “The Importance of Cursive Handwriting Over Typewriting for Learning in the Classroom” (L’importanza della scrittura a mano rispetto alla digitazione per imparare in classe), è preceduto cronologicamente da un altro articolo della stessa autrice che ha un titolo molto esplicativo: “Only Three Fingers Write, but the Whole Brain Works” (Solo tre dita scrivono, ma lavora tutto il cervello).

Lo studio che viene descritto è stato condotto da un gruppo di studiosi della NTNU, di cui la Van der Meer era a capo, e ha coinvolto 24 partecipanti, 12 ragazzi e 12 bambini, per esaminare l’effetto che ha la scrittura a mano sul cervello a confronto con la digitazione su dispositivi elettronici, e verificare quale potesse aiutare meglio l’apprendimento.

Durante l’esperimento a tutti i partecipanti è stato fatto indossare un vero e proprio elmetto spaziale, collegato a 250 sensori altamente sensibili, che misurava la loro attività cerebrale, e hanno eseguito diverse operazioni. Raccolti e analizzati i dati, gli studiosi hanno constatato che “bambini e adulti imparano e ricordano meglio usando carta e penna” come scrive nell’articolo la Van der Meer.

Per ogni esame abbiamo impiegato 45 minuti e abbiamo constatato che scrivere a mano fornisce un numero maggiore di appigli per la memoria, in pratica è come se si potessero fissare meglio i ricordi”.

E l’attività cerebrale è risultata essere minore con l’usi della tastiera.

Crediamo che questi studi – osserva l’autrice enfatizzino l’importanza di spingere i bambini a scrivere e a disegnare sulla carta. La realtà digitale di oggi impone l’uso di tastiere e schermi, soprattutto in questo periodo in cui la didattica si è svolta in modo telematico, il che sicuramente presenta una serie di vantaggi, ma il nostro studio dimostra che la scrittura a mano non deve essere sottovalutata”.

Secondo i dati la scrittura a mano può portare a risultati scolastici migliori: “Il nostro cervello si è evoluto per gestire comportamenti appropriati e per sviluppare al meglio le nostre capacità, è importante eseguire le azioni nel modo più genuino possibile, usando tutti i nostri sensi“.

Il gruppo di scienziati della NTNU non è nuovo a questo tipo do sperimentazioni, infatti già nel 2015 e nel 2017 aveva svolto una lavoro simile, nell’ultimo caso analizzando l’EEG di 20 studenti e raccogliendo risultati che evidenziavano i benefici della scrittura a mano.

Purtroppo in tutto il mondo e nei paesi nordici, come afferma l’esperta, le scuole sono estremamente digitalizzate: ”Sembra che i bambini riescano a scrivere testi più lunghi grazie alla tastiera per via della maggiore familiarità con gli strumenti elettronici imparare a scrivere a mano rappresenta un percorso più lento, ma è importante che i bimbi attraversino la fase di apprendimento. La tastiera richiede sempre lo stesso movimento, mentre con la scrittura a mano le dita devono compiere percorsi armoniosi, che sono utili in diversi modi”.

L’articolo si conclude con l’auspicio che siano messe in atto linee guida nazionali per l’insegnamento, che garantisca, almeno ai bambini, una formazione che utilizzi principalmente la scrittura a mano.

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A proposito della miniera di San Leone https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-della-miniera-di-san-leone/ https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-della-miniera-di-san-leone/#respond Wed, 07 Oct 2020 17:43:42 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20265 Un patrimonio da conoscere e valorizzare

In relazione alla delibera che sarà presentata nel Consiglio comunale di Capoterra per la quale esprimiamo un apprezzamento e piena approvazione si segnala che da anni l’ Associazione Amici di Sardegna, spesso in francescana solitudine, ha cercato di far conoscere questo sito e la sua storia. In questa azione sono state coinvolte scuole di vario ordine e grado, numerose associazioni e tanti cittadini che hanno aderito alle passeggiate culturali spesso organizzate in collaborazione con la buonanima del Rag Corda titolare della Kovisar, società proprietaria dell’area mineraria, con la Pro loco di Assemini, con il WWF di Monte Arcosu e con il CSV Sardegna Solidale. Infatti spesso l’Associazione abbinava la conoscenza della miniera con la visita dell’Oasi di Monte Arcosu, all’area archeologica di Maramura e al compendio lagunare di Capoterra e di Assemini.

A nostro avviso è necessario ripensare  una corretta valorizzazione di territori attraverso la diversificazione e l’implementazione dell’offerta turistica e di fruizione culturale e escursionistica con il massimo coinvolgimento delle popolazioni

Un esempio è stato quello realizzato nell’oasi del WWF dove, nell’ambito del progetto Ambiente Società e territorio: officina di futuro, finanziato al WWF dalla Fondazione con il Sud, Amici di Sardegna ha realizzato una serie di percorsi con pannelli illustrativi in chiave antropologia e storica.

Per questo sarebbe opportuno che tutte le amministrazioni interessate, le associazioni che operano nel territorio e tutti gli attori anche privati si mettessero attorno a un tavolo e concertassero un piano operativo per il recupero e valorizzazione dell’intera area, senza trascurare il problema della sicurezza e accessibilità dei percorsi riferiti sia alla Provinciale n. 1, che ai sentieri, camminamenti e gallerie che nel loro complesso vanno ben oltre i 300 kilometri.

Fra le priorità che sono emerse oltre alla sistemazione delle Strada Provinciale n. 1 si ritiene che sia urgente recuperare la prima stazione ferroviaria della Sardegna che si trova proprio all’interno della Miniera, la cui linea ferroviaria collegava la miniera di San Leone con il pontile di Maramura e lo stabile della direzione che ospitò il Principe Umberto di Savoia  che il 20 novembre del 1862 inaugurò  la prima ferrovia Ferrovia della Sardegna, così come appare urgente recuperare le strutture destinate all’ospitalità sia degli operai che dei tecnici, strutture che ben potrebbe accogliere turisti e visitatori in un prossimo quanto auspicabile futuro.

Ecco cosa resta della prima stazione ferroviaria della Sardegna
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Riaperta a Cagliari la Torre della IV Regia https://www.sardegnamagazine.net/riaperta-a-cagliari-la-torre-della-iv-regia/ https://www.sardegnamagazine.net/riaperta-a-cagliari-la-torre-della-iv-regia/#respond Mon, 05 Oct 2020 13:54:33 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20257 Reportage di una bella manifestazione realizzata in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio alla Torre della IV Regia a Sa Scafa una importante, quanto poco conosciuto, sito identitario della città di Cagliari.

La torre della IV Regia nel corso dei secoli è stata testimone di consolidate tradizioni e di grandi eventi che hanno segnato la storia della città. Fra i tanti ne ricordiamo alcuni il primo legato alla tassa che si faceva pagare in questa torre a tutti coloro che andavano a pescare dentro il compendio lagunare di Santa Gilla, ovvero conferire all’uscita la IV parte del pescato o un suo corrispettivo in moneta. Tale balzello è stato praticato per oltre 5 secoli fino al 1956 in piena epoca repubblicana.

Il secondo è legato all’attacco dei francesi del 1793 allorquando la torre fu armata con una batteria rasante da un manipolo di pescatori guidati da Vincenzo Sulis e l’ultimo è riferito alla tempesta di vento e pioggia e una forte mareggiata che colpì la nostra città nel 1898, talmente forte da far crollare in buona parte la torre che poco dopo venne ricostruita con un profilo differente. Infatti il profilo originale tronco conico divenne cilindrico.

Artefici di questa bellissima iniziativa è stata l’Associazione Amici di Sardegna, in collaborazione con: Istituto Italiano dei Castelli, Percorsi Alternativi, Pirri: antiche storie del mio paese e Sardegna Sotterranea. Hanno collaborato anche altre associazioni e fra queste: Amici della Laguna, Centro Servizi Ambiente Sardegna, CSV Sardegna Solidale, Istituto Professionale di Stato Pertini di Cagliari e Cammino 100 torri.

Da segnalare la presenza del patrocinio del Comune di Cagliari e la grande disponibilità della Conservatoria delle Coste che ha dato l’autorizzazione per l’apertura della Torre.

Nonostante le condizioni meteo di quei giorni non fossero delle più favorevoli, il pubblico ha comunque partecipato. Infatti vi sono stati oltre 60 visitatori che hanno molto gradito questo evento e apprezzato l’ottima preparazione delle guide e degli accompagnatori che si sono alternati nelle due giornate fornendo una grande quantità e qualità di informazioni. Durante le visite, dopo una breve presentazione introduttiva della manifestazione e una opportuna contestualizzazione si sono evidenziati diversi aspetti: quello storico e antropologico, naturalistico e ambientale, socio economico con approfondimenti tecnici riferiti alle specificità architettoniche e strutturali dell’immobile.

Si spera che quanto prima questa torre venga resa pienamente fruibile e magari data in concessione propria a queste organizzazioni che negli anni, e più di altre, hanno manifestato grande attenzione a questo sito.

Anche perché la storia della città di Cagliari affonda le proprie radici dentro la laguna di Santa Gilla e la torre della IV Regia è stata per tanto tempo la sua salvaguardia. Anche per questo la Torre della IV Regia merita di non essere trascurata.

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CPIA: Partono i corsi di italiano e non solo… https://www.sardegnamagazine.net/cpia-partono-i-corsi-di-italiano-e-non-solo/ https://www.sardegnamagazine.net/cpia-partono-i-corsi-di-italiano-e-non-solo/#respond Sun, 04 Oct 2020 14:36:36 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20215 Come diceva il grande Maestro Alberto Manzi…Non è mai troppo tardi.

Iscriviti a una scuola pubblica garanzia di successo formativo per tutti coloro che ne hanno necessità. Il Centro Provinciale di Istruzione per Adulti ha aperto le iscrizioni… Cogli l’occasione!

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Un violino del ‘600 al posto della droga. https://www.sardegnamagazine.net/un-violino-del-600-al-posto-della-droga/ https://www.sardegnamagazine.net/un-violino-del-600-al-posto-della-droga/#respond Sat, 03 Oct 2020 10:00:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20201 di Massimo Dotta

Un fatto particolare è accaduto a Parma alla polizia impegnata in una perquisizione a casa di un possibile spacciatore.

Era l’aprile del 2019 e gli agenti della Squadra mobile di Parma stavano eseguendo una “normale” perquisizione in casa di un 48enne, che già era stato arrestato un anno prima per possesso di ben settecento grammi di hashish.

Durante la perquisizione è saltato fuori da sotto al letto un violino, dentro una custodia. Affianco al violino si trovavano le corde di ricambio con le etichette in giapponese e un biglietto da visita di un commerciante di archi da violino di Cremona. Sicuramente un ritrovamento inusuale in quelle circostanze.

Talmente inusuale che gli agenti insospettiti hanno chiesto spiegazioni al pregiudicato, il quale ha risposto cercando di giustificarsi, con una storia degna del miglior romanzo fantasy. Pare che, secondo la ricostruzione del mariuolo, il violino non fosse suo ma della cognata sudamericana residente a Bogotà, che a sua volta lo avrebbe ricevuto dalla nonna che lo aveva acquistato, anni or sono, in un banco di pegni colombiano. Lo strumento era infine giunto nella sua dimora nel febbraio 2019 e li lasciato dalla cognata.

Pare che i poliziotti, anche volendocela mettere tutta, non se la siano bevuta e abbiano immediatamente sequestrato lo strumento, avviando una serie di accertamenti che li hanno portati a un annuncio, su un sito web, che riportava la notizia del furto di un violino antico a scapito di un collezionista nipponico nel 2005.

La descrizione dello strumento rubato pubblicata sull’annuncio corrispondeva al violino ritrovato, con l’aggiunta di un particolare che toglieva ogni dubbio residuo: la targhetta all’interno dello strumento nelle mani della polizia riportava “Nicolaus Amatus Cremonen Hieronymi Fil., ac Antonij Nepos Fecit, 1675” esattamente come quanto riportato sull’annuncio web a proposito del violino rubato.

La Procura per maggior sicurezza affida quindi a un liutaio cremonese la perizia sul violino per verificare l’effettiva corrispondenza con lo strumento sottratto in Giappone nel 2005. Nello stesso tempo gli agenti, attraverso lo SCIP (Servizio per la cooperazione internazionale di polizia), hanno contattato i colleghi giapponesi per avere più informazioni sul furto, sul precedente proprietario nonché sui certificati di autenticità dello strumento stesso.

E’ venuto fuori che il violino rubato era un autentico Nicolò Amati del 1675 e che in occasione del furto erano stati anche trafugati un archetto da violino ed un archetto da violoncello.

Il valore di questi strumenti è risultato essere veramente notevole, infatti solo per il violino e l’arco di violoncello si supera il milione di euro.

La polizia ha quindi deciso di compiere ulteriori accertamenti sul quarantottenne, con il sospetto che questi fosse in possesso anche degli altri due pezzi.

Non avendo trovato gli archetti a casa del pregiudicato, gli agenti hanno pensato di contattare il commerciante di cui avevano trovato il biglietto da visita insieme al violino. La pista e l’intuizione si sono rivelati giusti, e nel laboratorio dell’artigiano cremonese sono stati ritrovati anche i due archetti mancanti. Venne fuori che gli archetti si trovavano là perché tra la fine 2018 e inizio 2019 il quarantottenne aveva contattato l’artigiano per una stima economica dei pezzi, e aveva lasciato gli archetti in visione per la consulenza.

Anche il fatto che già dal novembre 2019 il pregiudicato stesse cercando qualche acquirente, sicuramente contraddiceva le sue dichiarazioni sull’arrivo fortunoso dello strumento a casa su tramite la cognata colombiana, nel mese di febbraio 2019.

Il quarantottenne è stato così arrestato e lo strumento, che verrà, dopo 14 anni di lontananza, restituito ai legittimi proprietari, è stato suonato nella chiesa della Steccata a Parma, in conclusione della cerimonia della polizia per celebrare la festa di San Michele Arcangelo (Protettore della Polizia), dalla violinista giapponese Lena Yokoyama.

La violinista giapponese Lena Yokoyama suona il violino ritrovato durante la cerimonia per la festa di San Michele Arcangelo a Parma.

Se il quarantottenne, dopo lo smercio di droga, stesse cercando di compiere un salto di qualità, alla Scarface, buttandosi sul mercato illegale di pezzi pregiati non lo sapremo mai. Sappiamo comunque che non gli è andata bene.

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Mostra fotografica “Banditi a Orgosolo” al Carbonia Film Festival 2020 https://www.sardegnamagazine.net/mostra-fotografica-banditi-a-orgosolo-al-carbonia-film-festival-2020/ https://www.sardegnamagazine.net/mostra-fotografica-banditi-a-orgosolo-al-carbonia-film-festival-2020/#respond Fri, 02 Oct 2020 08:00:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20184 di Massimo Dotta

Inizierà sabato 3 ottobre alle 18 presso la Mediateca Comunale di Carbonia la mostra fotografica “Banditi a Orgosolo”, dedicata al film di Vittorio De Seta. Questa mostra fa parte dell’interessante serie di eventi e proiezioni in programma per il Carbonia Film Festival.

Iniziato nel 1999 come Mediterraneo Film Festival, nel 2016 prende il nome di Carbonia Film Festival e si svolge con cadenza biennale portando al pubblico tutti i tipi di opera filmica dalla fiction ai documentari, sia di lungo che di corto metraggio. Il tema di questa edizione è “Cinema, Lavoro, Migrazione”, con sedici film in concorso nelle due categorie previste.

La manifestazione è organizzata dal Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria e dalla Cineteca Sarda, in collaborazione con il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali dell’Università di Cagliari e il CELCAM (Centro per l’Educazione ai Linguaggi del Cinema, degli Audiovisivi e della Multimedialità).

Le proiezioni avranno luogo dal 6 all’11 ottobre in modalità ibrida, cioè parte in presenza e parte sul web tramite la piattaforma online.carboniafilmfest.org, con alcuni appuntamenti speciali dove si potranno incontrare i protagonisti dei film.

Durante il festival avrà luogo la mostra fotografica dedicata a “Banditi a Orgosolo”, film d’esordio di Vittorio De Seta, del 1961, premiato alla 22/a Mostra Internazionale di Venezia. Ospitata nella Mediateca Comunale di Carbonia, la mostra è curata da Antioco Floris, docente di Cinema Fotografia e Televisione all’Università di Cagliari e autore di una monografia sul lavoro di De Seta.

Antioco Floris, docente di Cinema Fotografia e Televisione all’Università di Cagliari.

Ricordiamo che nel 1959 De Seta ritorna a Orgosolo per girare un lungometraggio dopo esserci già stato l’anno prima per realizzare due brevi documentari. Affascinato dalla ricchezza culturale e sociale di quella comunità De Seta volle approfondire la sua ricerca stabilendosi in Barbagia per circa due anni. Durante questo periodo barbaricino il regista crea insieme agli abitanti locali quello che diventerà Banditi a Orgosolo, poi premiato come miglior esordio alla regia a Venezia. Il film, definito da Martin Scorsese un capolavoro indiscusso, ha come protagonisti i personaggi tipici di questo mondo rurale, come pastori, allevatori e banditi, in eterna lotta contro l’ordine costituito in nome della sopravvivenza.

L’esposizione, il cui coordinamento organizzativo è affidato a Antonello Zanda, direttore della Cineteca Sarda, propone una selezione di immagini del film e del making of, con parecchi fotogrammi e foto di scena, che offrono un’immagine molto vivida del mondo barbaricino degli anni Sessanta. Una sequenza di piccoli capolavori fotografici, da un occhio particolarmente sensibile, ci mostrano la quotidianità rurale della Sardegna del tempo.

Questa profondità di veduta è dovuta alla “lunga immersione sul campo”, durata due anni, a filmare e documentare, durante la quale De Seta ha cercato di raccontare, anche nei dettagli, la realtà dei paesi, degli altipiani, dei pascoli e delle alture. Così scrive Antioco Floris nel suo testo: “Nei piani stretti il soggetto principale occupa il fuoco centrale con l’attenzione indirizzata all’espressione del volto o all’azione che si sta compiendo si veda a tal proposito la preparazione del formaggio o la scena del ballo dove l’occhio della macchina da presa si sofferma solo sui dettagli dei gambali in movimento. Nei piani larghi la camera evidenzia la naturalezza con cui i personaggi si inseriscono nell’ambiente circostante e la sinfonia di forme e caratteri rafforza il legame di simbiosi fra il pastore e la natura, tanto che i personaggi diventano parte integrante dell’ ambiente”.

La mostra verrà inaugurata sabato 3, alle ore 18, presso gli spazi della Mediateca Comunale di Carbonia.

L’ingresso è libero e può essere visitata da sabato 3 sino a venerdì 23 ottobre.

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Le rampe per i disabili nei templi antichi: nuove evidenze dalla Grecia. https://www.sardegnamagazine.net/le-rampe-per-i-disabili-nei-templi-antichi-nuove-evidenze-dalla-grecia/ https://www.sardegnamagazine.net/le-rampe-per-i-disabili-nei-templi-antichi-nuove-evidenze-dalla-grecia/#respond Mon, 28 Sep 2020 08:00:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20150 di Massimo Dotta

Nell’antica Grecia esitevano le rampe per permettere l’accesso dei disabili agli edifici pubblici e ai templi.

Questa è la tesi avanzata in un interessante articolo di Debby Sneed, archeologa dell’Università statale della California, Long Beach, pubblicato online dall Cambridge University Press il 21 Luglio di quest’anno.

Studi storici si uniscono alla sociologia, creando quel settore di ricerca chiamato “Disability Studies” (Studi sulla Disabilità), che analizza le architetture degli edifici e degli spazi pubblici, insieme alle fonti epigrafiche, iconografiche e letterarie per comprendere la vita quotidiana dei disabili nell’antichità. Una nuova prospettiva per riguardare la storia con un diverso livello di comprensione.

Da questi studi, insieme all’acquisizione di nuove evidenze da scavi, si è arrivati ad affermare che nel mondo greco la disabilità non era rara ed era una condizione rispettata e considerata, in una visione sociale che, anche senza un programma sistematico di diritti civili come lo intendiamo noi, faceva costruire architetture d’inclusione, che permettessero a individui con mobilità limitata di accedere agli spazi pubblici e ai templi.

Delle vere e proprie rampe per permettere l’accesso ai santuari o ad altri luoghi pubblici importanti, a coloro che non potevano usare le scale, come i disabili ma anche gli anziani, le donne in gravidanza e i bambini piccoli.

Ma perchè realizzare queste opere in una società, come quella greca, che nel nostro immaginario è piena di atleti muscolosi, e donne in forma, e dove lo spirito di competizione non lascia spazio a debolezze o disabilità?

In realtà i nuovi studi storico archeologici ci spingono a cambiare la nostra idea di quei tempi, se pensiamo che addirittura una divinità del pantheon era un disabile. Efesto, il dio fabbro, era disabile e per camminare usava una stampella e l’assistenza di un “automata” dalla forma di donna. Ma non solo addirittura uno spartano, Agesilao II, era diventato re nonostante fosse nato con una gamba più lunga dell’altra e spesso camminasse aiutandosi con la lancia come fosse una stampella, come riporta Plutarco e Senofonte che gli ha dedicato un intera biografia.

Dettagli di un frammento (Blocco V) del Partenone di Atene che ritrae il dio disabile Efesto, con una stampella sotto il braccio destro (British Museum, London).

In primo luogo troviamo conferme nelle ricerche di bio-archeologia che, ad esempio negli scavi di Anfipoli nel nord della Grecia, ha potuto esaminare ben 900 inumati, di cui il 20% mostrava lesioni osteo-artritiche. In una tomba rinvenuta a Capua, risalente al 300 aC, si sono ritrovati i resti di una protesi per sostituire la parte bassa della gamba, forse una delle più antiche.

Ci troviamo quindi davanti a una realtà in cui non era inusuale incontrare o avere a che fare con persone in condizione di disabilità motoria nella vita quotidiana.

Realtà che troviamo rappresentata anche in molte opere d’arte, soprattutto sculture e vasi, che mostrano persone con supporti per camminare, testimonianze del fatto che malattie come l’artrite o altre forme di patologie articolari fossero abbastanza diffuse.

Anfora attica (480 BC), che mostra un anziano su una stampella che augura fortuna a un guerriero in partenza (The Metropolitan Museum of Art, New York).

Appare quindi evidente che i disabili non erano esclusi dalla società o dai racconti e dalle memorie, ma invece erano individui rispettati, spesso eroi, generali o re, trattati come uguali tra gli altri membri della società e rappresentati nell’arte.

Se quindi i disabili erano socialmente accettati è abbastanza probabile che gli interventi a loro favore riguardassero anche l’architettura dei luoghi pubblici e dei santuari.

A supporto di questa ipotesi arrivano le ricostruzioni di numerosi santuari, che in molti casi avevano rampe negli edifici principali, come ad esempio lo studio di Katja Sporn, resposabile del dipartimento su Atene dell’Istituto tedesco di Archeologia che illustra 18 rampe in 15 siti diversi, dimostrando come queste fossero progettate e costruite per facilitare i movimenti dei visitatori nei templi.

John Pedley, nel 2006, riporta che il grande Santuario Panellenico di Zeus a Olimpia aveva due rampe, una per l’edificio principale e una più piccola che conduceva al recinto dei sacrfici, e presso il Santuario Panellenico di Asclepio a Epidauro, sono state rinvenute almeno 11 rampe di pietra, di cui due, sufficientemente ben conservate da mostrarne i particolari costruttivi.

Le rampe portano alle entrate principali dei templi ed è improbabile che venissero usate per gli animali da sacrificio che venivano introdotti nei templi solo raramente. E’ anche improbabile che una rampa permanente in pietra, che porta solo all’entrata del tempio, fosse dovuta alle fasi iniziali della costruzione per il trasporto dei materiali, perché in quel caso sarebbe dovuta arrivare alla sommità dell’edificio.

In ogni caso queste rampe rappresentavano un investimento significativo in tempo, soldi e risorse, improbabile che fossero fatte per soddisfare bisogni temporanei, e come scriveva Ivo Andrić “Non ci sono edifici che sono stati costruiti per caso, senza servire alla società che li ha creati, ai suoi bisogni, speranze e possibilità di comprensione”.

Ricostruzione del tempio di Asclepio a Epidauro, con le rampe di accesso agli edifici (© 2019 J. Goodinson; scientific advisor J. Svolos).

Concludendo è possibile, data la concentrazione di tracce di rampe in edifici pubblici, come i santuari dedicati alla guarigione, frequentati da persone con disabilità motorie, che gli antichi greci fossero consapevoli e sensibili verso i problemi di questa categoria di persone, tanto da costruire strutture adatte a riceverli.

Come i siti dedicati all’atletica erano provvisti di gymnasia e stadi, i santuari per la guarigione erano muniti di strutture adatte a permettere l’inclusione delle persone alle attività rituali.

 

 

 

Debby Sneed, The architecture of access: ramps at ancient Greek healing sanctuaries – Antiquity, Volume 94, Issue August 2020 , pp. 1015-1029, Department of Classics, California State University, Long Beach, USA – Copyright: © Antiquity Publications Ltd, 2020 – DOI: https://doi.org/10.15184/aqy.2020.123 – Published online by Cambridge University Press: 21 July 2020

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Accadde a Cagliari: Il furto dei libri. https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-il-furto-dei-libri/ https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-il-furto-dei-libri/#respond Thu, 24 Sep 2020 08:03:14 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19454 di Massimo Dotta

Alcune vicende accadute nella Cagliari medievale, che emergono dalla ricerca sui documenti d’archivio, hanno il sapore del giallo, e parlano di furti e sotterfugi.

In questa storia ci portano a scoprire una Sardegna medievale, dal periodo romano fino all’arrivo degli aragonesi, di grande vivacità culturale e intellettuale, testimoniata dagli oltre seicento possessori di libri documentati nell’isola, con in aggiunta le grandi biblioteche.

Lo studio della circolazione del libro in Sardegna è un campo di ricerca nuovo e nasce dall’analisi delle raccolte dei documenti medievali, durata tre anni e presentata nel volume del 2016, Libri, lettori e biblioteche nella Sardegna medievale e della prima Età moderna (secoli VI-XVI)1, all’interno del progetto RICABIM (Repertorio di Inventari e Cataloghi di Biblioteche Medievali) iniziato nel 1996 dalla Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino di Firenze.

Durante le ricerche sono emerse numerose testimonianze di libri famosi che sono passati per la Sardegna, in transito, come il cosiddetto Ilario Basilicano, con note autografe di Fulgenzio di Ruspe, a Cagliari attorno al 510, e l’Orazionale visigotico, il più antico manoscritto in minuscola visigotica, che fu in Sardegna fra il 711 e il 732, per motivo di studio o farne copie.

Veniamo a sapere quindi che in Sardegna, attorno al 1200, circolavano ed erano presenti numerosi libri e biblioteche, e, di conseguenza, era anche presente un pubblico colto numeroso, capace di leggere, apprezzare e usare i manoscritti (che spesso erano trattati di tecnica).

Ora essendo documentato che prima dell’avvento dei nuovi dominatori aragonesi i manoscritti esistevano sicuramente in collezioni di grandi dimensioni, custodite sia nelle chiese di antica tradizione nei centri principali che in raccolte private, una domanda sorge spontanea: dove sono finiti tutti quei libri quando sono arrivati i catalano-aragonesi?

La Biblioteca storica dell’Universitaria di Cagliari.

La risposta la possiamo trovare analizzando alcuni fatti storici, che ci permettono di seguire le vicende di queste raccolte di volumi, come nei casi del convento di S. Francesco a Stampace e del monastero di clausura di S. Margherita, situato al tempo ai piedi del Castello, dove oggi si trova la chiesa di Santa Chiara. Entrambe le sedi centrali di questi ordini religiosi custodivano, come era comune nel medioevo, una propria biblioteca, con copie di libri, come abbiamo visto prima, spesso importanti e famosi.

Nel 1326, durante gli scontri tra il Comune di Pisa e la Corona d’Aragona prima della presa di Cagliari, vennero distrutte entrambe le sedi dei frati e delle clarisse, e le rispettive biblioteche vennero interamente confiscate. I religiosi denunciarono che i catalano-aragonesi si erano impossessati di tutti i libri, portandone parecchi nel loro quartier generale di Bonaria. Non sappiamo quanti volumi fossero stati presi e, sebbene l’erede al trono avesse ordinato la pronta restituzione, non siamo sicuri che l’ordine sia stato effettivamente eseguito.

Un’altro esempio importante di “furto” di libri in Sardegna lo troviamo nel 1333, avvenuto a scapito della raccolta della cattedrale di S. Maria di Cagliari, alla quale vennero sottratti più di 134 codici, un numero di volumi notevole per la Sardegna del tempo. Questo furto, definito “sacrilego” dai consiglieri civici cagliaritani, venne compiuto dall’arcivescovo Gondisalvo, primo della serie dei prelati catalani che vennero posti a capo dell’arcidiocesi sarda.

Ancora un altro caso riguarda una collezione privata, quella che Ramon de Cervera, decano di Urgell e membro della Collettoria apostolica in Aragona, raccolse durante la sua vita e che venne inviata a Barcellona alla sua morte. De Cervera visse nell’isola per molti anni, esercitando la professione di giurista, seguendo anche le trattative di pace con il Giudicato d’Arborea, raccogliendo in una biblioteca privata un numero di volumi notevole. Nel 1389, quando De Cervera morì, la sua collezione venne immediatamente requisita, ben sigillata, e quindi spedita, con scorta di armati, a Barcellona, per ordine di re Giovanni I il Cacciatore, sovrano la cui passione per i libri è nota agli storici.

Tutti questi episodi ci presentano un momento storico in cui i libri sono oggetti di estremo valore che suscitano una forte bramosia, e che vengono letteralmente cacciati come prede ambite durante la prima fase della conquista catalano-aragonese, quando si verificano i furti più considerevoli

I volumi erano, e sono stati per molti secoli, beni di lusso che generavano potere e prestigio al pari dei gioielli e dell’oro ed erano trasportabili, e quindi asportabili con facilità e in grande quantità, cosa che ne originò anche il contrabbando e tutto ciò che questo poteva generare.

Possiamo immaginare, in questo periodo, scenari simili a quelli dei moderni film di spionaggio, con notizie e “soffiate” che circolano solo in certi ambienti, personaggi colti, senza scrupoli e di notevole inventiva che si accaparrano volumi o intere raccolte, trasporti di carichi clandestini e notturni, e con nobili, o addirittura reali, che fungevano da compratori o più spesso mandanti.

Libri storici esposti presso la Biblioteca Universitaria a Cagliari.

Il Trecento è un saeculum horribilis per i libri in Sardegna, con la scomparsa di quasi tutto il patrimonio librario, fortemente accelerata dall’arrivo dei catalano-aragonesi: spariscono letteralmente centinaia di volumi, e l’entità del danno fu enorme dal punto di vista culturale. Un danno di cui abbiamo subito e subiamo gli effetti fino ai giorni nostri.

1 G. FIESOLI, A. LAI, G. SECHE, Libri, lettori e biblioteche nella Sardegna medievale e della prima Età moderna (secoli VI-XVI), con una premessa di L.G.G. RICCI, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, 2016 (Biblioteche e archivi, 30. Texts and Studies.

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Progetto Resilienze culturali. Cronaca di due tappe: Orgosolo e l’Iglesiente. https://www.sardegnamagazine.net/progetto-resilienze-culturali-piccola-cronaca-delle-prime-due-tappe-orgosolo-e-liglesiente/ https://www.sardegnamagazine.net/progetto-resilienze-culturali-piccola-cronaca-delle-prime-due-tappe-orgosolo-e-liglesiente/#respond Tue, 22 Sep 2020 07:48:23 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19247 di Massimo Dotta

Le ultime attività del progetto Resilienze culturali dell’Associazione Amici di Sardegna, hanno portato l’attenzione su due diverse realtà di resilienza a Orgosolo e nell’Iglesiente.

Realizzato da Amici di Sardegna grazie a un finanziamento della Fondazione di Sardegna in collaborazione con vari partner fra cui il Consorzio del Parco Geomineario e Storico Ambientale della Sardegna e il CSV Sardegna Solidale odv, Resilienze culturali è partito dalla Necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, per poi spostarsi, come da programma, in diverse località della Sardegna alla ricerca di ciò che resta delle nostre matrici culturali, e dei modi in cui queste riescano a resistere al tempo, all’incuria e allo sviluppo senza memoria.

Ma sopratutto che cosa fanno i giovani in tutte queste, spesso piccole, realtà locali? Possono i loro sforzi di riscoperta e riproposta di conoscenze tradizionali dare qualche risultato positivo?

Proprio alla ricerca di queste risposte si sono dirette le prime due uscite del progetto, arrivando come prima tappa a Orgosolo, dove si è realizzato un documentario grazie all’assistenza di alcuni “Ciceroni” locali che hanno portato la loro testimonianza storica sugli eventi accaduti in paese nella seconda metà del ‘900.

Gianfranco Crissantu ed Enzo Meloni sono stati due ospiti eccezionali, permettendoci di conoscere alcune realtà locali che producono grazie ai loro saperi tradizionali, e la maggior parte di queste sono create da giovani sotto i trent’anni di età.

La visita si è conclusa alle Cantine di Orgosolo dove siamo stati guidati, con grande cortesia, in un tour alla scoperta di come si produce il Cannonau, nettare di cui questa può essere definita una delle zone madri sin dall’antichità.

Gianfranco Crissantu e Roberto Copparoni all’ingresso della Cantina di Orgosolo.

A Orgosolo abbiamo trovato la ricerca di un equilibrio sostenibile tra economia e tradizione che sicuramente può essere preso come modello da riproporre in altre realtà simili.

Il documentario di questa tappa è stato pubblicato il 31 di Agosto ed è visibile seguendo questo link.

La seconda uscita, che ha avuto luogo Domenica scorsa, ha portato il team di Resilienze Culturali nel Sud/Ovest verso l’iglesiente, con un percorso che ha toccato varie località significative a livello storico, turistico, economico e di valori tradizionali trasmessi.

La prima fermata di questo bus culturale si è avuta al Tempio di Antas a Fluminimaggiore dove siamo stati accolti dalla gentilissima Tiziana Cau della Cooperativa Start-uno che gestisce il sito. Tiziana ci ha guidato alla scoperta di quest’antico Tempio e di tutta l’area archeologica che si estende poco distante, con grande professionalità e passione. Finita la visita, ci ha anche raccontato degli sforzi della cooperativa per mantenere il sito a un livello alto, in grado di rispondere a tutte le richieste del pubblico.

Tiziana Cau con Roberto Copparoni e Simone Cirina durante le riprese ad Antas.

Interessante, a questo proposito, la ricostruzione per ipovedenti del tempio, una piccolo gioiello ricostruttivo che permette a chi non può vedere di conoscere il tempio. Le difficoltà nei movimenti dei mesi scorsi dovuti al Covid19 hanno purtroppo colpito anche loro, portando a un meno 50% nelle visite, ma esistono, ci spiega Tiziana, incoraggianti segnali di ripresa anche dal turismo interno.

Ricostruzione del Tempio di Antas per non vedenti.

Dopo aver fatto i complimenti e i nostri migliori auguri a Tiziana Cau e a tutti i componenti della cooperativa, l’escursione ha proseguito verso Masua e Nebida.

Arrivati a Masua siamo stati ricevuti da Alessio Piras, Guida AIGAE e guida turistica dell’associazione Amici di Sardegna, che ci ha accompagnato a visitare questi importanti siti. Un viaggio nel tempo virtuale, che racconta un periodo duro per la popolazione locale, ma che ha portato in Sardegna anche delle piccole importanti influenze culturali esterne, come al tempo in cui Buggerru era chiamata “la piccola Parigi”. Anche in questi luoghi la difficile situazione economica ha visto una risposta culturale da parte delle realtà locali. Ma ancora molto si potrebbe fare.

Si spera, anche con il contributo che questo progetto e i documentari possono dare, che questo patrimonio continui ad essere preservato e raccontato.

Pranzo in compagnia.

Il pranzo, è stato consumato in una splendida pineta, in compagnia di circa 50 cavalli, appartenenti a una comitiva di turisti condotti da guide locali, che mangiavano anche loro, e si riposavano in attesa di riprendere il loro percorso.

Tratto della cinta muraria pisana con torre a Iglesias.

Nel pomeriggio è stato il turno di Iglesias, splendida cittadina medievale, che ha avuto nella storia stretti legami con Cagliari. Dopo una visita alle mura pisane, ancora ben conservate in alcuni tratti, abbiamo incontrato Milena Minio, guida turistica dell’associazione Amici di Sardegna e valida collaboratrice, che ci ha condotto alla scoperta delle porte del circuito murario e di buona parte del centro medievale.

La splendida Cattedrale di Santa Chiara a Iglesias.

Anche a Iglesias sono state effettuate riprese, grazie al sempre pronto Simone Cirina, trasmesse in parte in diretta su facebook, e in parte registrate per il prossimo documentario di Resilienze Culturali su questa parte della nostra isola.

Una torre delle fortificazioni pisane.

Da parte del Presidente di Amici di Sardegna, Roberto Copparoni, un messaggio dedicato a tutti coloro che ci hanno accolto e guidato durante le tappe realizzate:

Grazie di cuore a nome di tutto lo staff per quanto avete fatto e fate per la promozione della cultura e dei territori della Sardegna. Per questo siete delle autentiche testimonianze di resilienza culturale.”

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Accadde a Cagliari: Lo sciopero del 1949 https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-lo-sciopero-del-1949/ https://www.sardegnamagazine.net/accadde-a-cagliari-lo-sciopero-del-1949/#respond Fri, 18 Sep 2020 07:56:23 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19161 di Massimo Dotta

La città di Cagliari ha una storia veramente lunga, che si snoda attraverso millenni e che lega allo stesso luogo una continuità e una ricchezza straordinaria. Esistono molti piccoli fatti poco noti che fanno parte di questa storia e vogliamo cercare, con una nuova serie di articoli, di riportarne qualcuno alla memoria. La piccola storia di cui parleremo risale all’immediato secondo dopoguerra, quando la Sardegna visse un periodo di grande attività culturale, giornalistica e politica e di grandi cambiamenti sociali.

Parte di questi si originarono alla fine degli anni Quaranta, con le agitazioni dei lavoratori delle zone minerarie, nel settore carbonifero del Sulcis-Iglesiente e in quello metallifero del Guspinese. La Montevecchio Società Italiana del Piombo e dello Zinco (SIPZ) dovette affrontare una serie di agitazioni dei lavoratori che chiedevano la revisione dei contratti di lavoro, e nel gennaio 1949 propose un accordo, conosciuto come Patto Aziendale, che prevedeva degli aumenti salariali ma solo a condizione della rinuncia ai diritti sindacali.

Il 20 gennaio i lavoratori entrarono in stato di ‘non collaborazione’, seguendo l’esempio degli operai di un altra società, la Pertusola, che presso la miniera di Ingurtosu avevano iniziato a scioperare ormai da 10 giorni. Il 21 la ‘non collaborazione’ aumentò: i lavoratori, in agitazione, denunciavano l’iniquità del sistema di cottimo Bedaux e chiedendo l’aumento dei salari.

Questo “sistema”, ideato da Bedaux, era un vero e proprio metodo scientifico in cui ogni operazione dell’operaio veniva misurata da cronometristi e valutata successivamente in lire dall’ufficio cottimi. Le operazioni di misurazione dei tempi venivano effettuate per ogni singola attività, e consentiva un controllo vessatorio, sottoposto a numerosi ritocchi a scapito degli operai, con accelerazioni dei ritmi di produzione e tagli di salario.

Fu l’inizio di una lunga vertenza che portò a una serie di scioperi diffusi in tutta l’isola e che toccherà anche la città di Cagliari, con uno sciopero generale che durerà per undici giorni consecutivi e che sembra sia stato particolarmente duro.

Gli Atti parlamentari della Camera dei Deputati dell’11 febbraio così descrivono la difficile situazione:

lo sciopero di tutti gli operai addetti alle industrie […] dal 26 gennaio 1949 ha totalmente paralizzato la città di Cagliari e la provincia, specialmente a causa della sospensione dell’erogazione dell’energia elettrica, con la conseguenza della mancanza d’illuminazione e dell’arresto di molini, pastifici, panifici, comunicazioni tramviarie cittadine e vicinali, giornali, ecc., mettendo così in gravissimo disagio la vita dell’intera provincia e con pericolo di perturbazioni serie dell’ordine pubblico.”

Lo sciopero della provincia di Cagliari cessato[…] effettivamente il 5 febbraio […], che ha colpito la città di Cagliari e la provincia, con una popolazione di 700 mila abitanti […]”, aggiunge l’On. Maxia nel suo intervento, “è lo sciopero più grave e più duro che abbia colpito il nostro Paese […] al di sopra e all’infuori dei Contrasti delle classi che erano in lotta, è stata colpita – e duramente – tutta una popolazione. (Atti parlamentari – Camera dei deputati – DISCUSSIONI – SEDUTA DELL’11 FEBBRAIO, 1949)

Per undici giorni sembrò di essere tornati ai, non lontani, tempi della guerra, non c’era corrente elettrica, non uscivano i giornali, il cibo scarseggiava e non circolavano mezzi pubblici, e anche i servizi d’Igiene Urbana e gli spazzini avevano interrotto le loro attività.

La città era paralizzata e la sporcizia cresceva agli angoli delle strade insieme ai cumuli di di rifiuti.

Ci volle del tempo, dopo la fine dello stato di ‘non collaborazione’, per ripartire come prima, e la città rimase per altre due settimane coperta dalla sporcizia e dalle montagne di rifiuti che si erano accumulati, una situazione che sembra si sia ripetuta spesso, anche recentemente, nella storia di Cagliari.

Questa sporcizia generata da scarichi abusivi, aggravata dalla presenza di detriti e materiali di demolizione nei quartieri bombardati, dallo stato precario delle strutture abitative, dava alla città un aspetto desolante.

Gli spazzini, che utilizzavano un carrettino a mano e una scopa per raccogliere i rifiuti, anche lavorando a pieno ritmo, non riuscivano a smaltire tutto quello che si era accumulato e si accumulava anche a causa della ripresa delle attività commerciali e dei mercati.

La necessità di porre rimedio a questa situazione si fece improrogabile e si formarono dei gruppi di volontari che dal 18 al 26 febbraio, collaborarono nell’opera di nettezza urbana, raccogliendo rifiuti, ripulendo e spazzando strade.

Foto che ritrae un gruppo di volontari impegnati nella pulizia delle strade. La dedica al Comune di Cagliari riporta le date d’inizio (il 18/02/1949) e della fine (26/02/1949) dell’intervento.

E’ affascinante guardare le foto del tempo, i visi delle persone, alcuni giovani altri meno, chi sorride o chi resta serio, viene spontaneo immaginare la storia dietro ogni volto, i sogni e i dolori, testimonianze di un vivere quotidiano che per noi è ormai lontano.

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Assumere una posizione https://www.sardegnamagazine.net/assumere-un-posizione/ https://www.sardegnamagazine.net/assumere-un-posizione/#respond Tue, 15 Sep 2020 11:11:23 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19156 Nei giorni scorsi le tutrici e i tutori volontari della Sardegna hanno preparato un documento che riteniamo assai utile per riflettere su un tema che, per importanza e attualità, merita la massima attenzione. Ecco il comunicato:

“Alcuni giorni fa è apparsa sui social una fotografia: i migranti dell’isola di Lesbo, costretti a fuggire dal campo distrutto da un incendio, hanno trovato come unico ricovero e come alternativa alla strada, il cimitero. Sdraiati sopra le tombe, ammassati tra le lapidi come in un surreale campeggio.L’immagine è diventata subito virale, suscitando sdegno, tristezza, rabbia e una insopportabile sensazione di impotenza.Tra le persone ormai da giorni senza un tetto, un pasto caldo, un posto sicuro vi sono anche migliaia di bambini, in molti casi da soli.Siamo un gruppo di tutrici e tutori volontari di minori stranieri non accompagnati, siamo di ogni parte d’Italia e ci rivolgiamo alla Garante Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, dott.ssa Filomena Albano, affinché si faccia portavoce di questa nostra richiesta nelle sedi più opportune.Ci rivolgiamo con fiducia al presidente del Consiglio on. Giuseppe Conte, al presidente del Parlamento europeo on. David Sassoli, ai ministri degli Esteri on. Luigi Di Maio e degli Interni on. Luciana Lamorgese, affinché si facciano parte diligente per risolvere questa delicata situazione e trovino di concerto una soluzione tempestiva che consenta di mettere al sicuro i minori, affidandoli a famiglie o tutori in altri paesi europei. Noi ci candidiamo per questo.Si dice che l’Italia sia capace di dare il suo meglio nelle situazioni di difficoltà e di riscoprire in queste circostanze umanità e accoglienza. Ricordiamo tutti come l’allora presidente Pertini inviò alcune navi della Marina militare per salvare i “boat people” vietnamiti in fuga dalle persecuzioni. Sono passati 40 anni ma ci troviamo ancora una volta di fronte ad un’emergenza umanitaria analoga.E l’Europa, di cui siamo parte integrante e che ci ha permesso di crescere come in un guscio protetto da guerre e carestie, non vogliamo diventi un muro di respingimenti e paure.Non possiamo e non vogliamo restare indifferenti ma vogliamo dare il nostro contributo.

Le tutrici ed i tutori volontari della Sardegna

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Gli alberi di Cagliari https://www.sardegnamagazine.net/gli-alberi-di-cagliari/ https://www.sardegnamagazine.net/gli-alberi-di-cagliari/#respond Mon, 14 Sep 2020 09:15:02 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19145 Pubblichiamo un comunicato del Consigliere Marcello Polastri, Presidente della Commissione Sicurezza e Patrimonio del Comune di Cagliari per stimolare una riflessione sull’importante tema

PENSIAMO AL BENESSERE DEL VERDE E NON A STERILI POLEMICHE PER FAR LEVA SULLA PANCIA DEI CAGLIARITANI

La VTA, per un Agronomo, è come l’allerta meteo per un Sindaco il quale, avendo ricevuto l’SOS per l’imminente pericolo, non agisce d’urgenza. D’altronde chi sbaglia pagherebbe e la verità, sul caso degli alberi, è che malconci e pericolosi, lo sono da molti anni e nessuno ha avuto il coraggio di spostarli in un ricovero.

“Gli alberi del Largo Carlo Felice e viale Buoncammino sono malati, per fortuna non tutti quelli presenti in citta, ma poco più di un’ottantina su 15.000 censiti e radiografati ad oggi, con il metodo di estrema precisione della Valutazione tecnica ambientale (VTA) la quale ha attestato di come alcuni alberi siano vuoti al loro interno, sono cavi, e al posto di godere della linfa, soffrono assai, perché sono tutt’altro che in forma ma hanno sofferto gli effetti di un incommensurabile menefreghismo.

È risaputo: le belle Jacarande di Cagliari sono preda di formiche e di infestazioni fungine, ci sarebbe da chiederci: perché non sono state trattate in passato e quindi, di recente, sono state definite  dagli agronomi, “irrecuperabili”? È come scattato un campanello d’allarme ed a cascata le sue conseguenze: la VTA ha definito alcuni alberi con gravità estrema, l’Agronomo ha dato l’ordine di abbattere, poi sarebbero stati sostituti ma ora c’è pressione dell’opinione pubblica. Che giustamente vuole sapere e va coinvolta dicendo che non è affatto vero, contrariamente alle accuse infondate degli oppositori al Comune di Cagliari, che ci sia chi vorrebbe la distruzione del verde cittadino.

“Chiunque, guardando gli alberi, penserebbe che  stiano bene ma poi a leggere gli atti vengono i brividi: infestati da funghi, incancreniti, pieni di gallerie create da formiche e parassiti. E soprattutto, crollano! Come accaduto 3 giorni fa”. “Posso capire – precisa Polastri  – che la voglia di deviare l’opinione pubblica sia irrefrenabile, ma la verità è che amiamo tutti la chioma verde della città, io per primo vorrei che non venisse sostituito alcun albero ma è un atto dovuto, e vorrei soprattutto vedere realizzata la foresta urbana che ho proposto per il viale Trieste, al posto delle immondizie dello  stallaggio Meloni” per la quale Polastri è primo firmatario di un ordine del giorno presentato un anno fa, ora nella scrivania del sindaco.

“Stiamo lavorando da più di un anno alla candidatura di Cagliari a Capitale Europea del verde, valutando i casi di intervento più urgente per la sicurezza, grazie alla mappatura e censimento delle piante. Però c’è chi, stando al PC anziché per strada come meC cerca di infangare contattando singoli blogger e media, mandando ovunque informazioni inesatte. Infatti dico ai più: occhio, verificate le fonti all’origine, gli agronomi in questo caso”.

È furente ma non lo vuole dare a vedere Polastri, “perché c’è chi mente sapendo di mentire” prosegue il presidente della Commissione Politiche per la sicurezza che per primo, tre settimane fa, ha sollevato, il caso delle piante da salvare e, nei casi più gravi abbattere, “per questioni di sicurezza”. 

“Sia chiaro una volta per tutte: non è una scelta politica, bensì un fattore tecnico che ha richiesto, di conseguenza, un atto necessario: gli agronomi hanno definito alcuni alberi con gravità estreme, e detto che pensanti tronchi o alberi, potrebbero collassare con Il forte vento o nei giorni seguenti, senza preavviso, su auto o persone. È già capitato per l’albero che da altre parti si è schiantato su una tenda causando morti. Un simile evento si è ripetuto anche da noi, per fortuna senza nefaste conseguenze, nei giorni scorsi a Cagliari, giornata nella quale organizzai la riunione della Commissione per illustrare con gli agronomi e l’assessore al verde Piroddi, nella piena trasparenza, cosa aveva in mente l’amministrazione per gli alberi pericolanti della città. Dicono che nessuno ha informato nessuno? Beh, io dico che mentono sapendo di mentire. Conservo i messaggi della convocazione trasmessi ai colleghi”.

C’e chi attacca per ideologia e senza studiare,  dunque, chi richiama l’attenzione degli ambientalisti i quali non mi pare abbiano letto gli atti degli agronomi, però si sono precipitati a chiamare la Soprintendenza che andrebbe invitata a occuparsi di verde con più attenzione, già negli anni passati, per tutelare i grandi alberi monumentali: sapranno quanti e quali stanno bene oppure no?

“L’ho detto in tutte le salse, a voce e per iscritto anche ai colleghi consiglieri d’opposizione, alle centinaia di persone che mi hanno chiamato al telefono e agli amici ambientalisti, anche io provengo dal mondo ambientalista: ci vorrebbe un miracolo per salvare le piante malate del Largo e di viale Buoncammino; mi appellerei a Sant’Agostino e se ci fosse anche a lui, a Fra Lorenzo, che avrei coinvolto se fosse ancora in vita ”.

Infatti, anche secondo gli agronomi, “quel famoso intervento divino narrato nel capitolo 4 dei promessi sposi a favore del noce, può ristabilirli” sostiene l’Agronomo Andrea Fenu, che ha ritenuto urgente dare l’ordine di abbattimento, ondi cavatura.

 In tal senso il consigliere Polastri ha chiesto “la cavatura, per cercare di estratte la pianta, radice per radice, e trasportarla al vivaio di Corongiu per un ricovero. Ma è operazione delicata e costosissima, in più se le radici fossero piene di funghi, sarebbe peggio. Ne deliberebbe – prosegue Polastri – che la formella che ospitava la pianta non sia adattata per ospitare le nuove Jacarande già acquistate dal comune”.

“In mancanza di un miracolo, comunque – conclude Polastri – il pericolo resta con le piante in queste condizioni, e di conseguenza, sempre per tutelare la salute e l’incolumità di persone e beni, siamo obbligati a cavarle, dunque trasferirle altrove, cercare di curarle, nei casi piu gravi, ad abbatterle. Pur non volendo, è necessario rendere sicuro lo spazio, oppure via auto e pedoni e bene, lasciamo le sole piante!”.

Infine una frecciata alla Soprintendente Maura Picciau: “la Soprintendenza dovrebbe leggersi   l’elenco aggiornato di tutte le piante pericolose poste sotto tutela, e agire per tutelare, e per evitare di tutelare in modo paradossale i RISCHI ESTREMI.

Non sarebbe così difficile: che la Soprintendenza chiesa ai Comuni di intervenire ovunque per porre in sicurezza gli alberi monumentali o, se si ammalano, la sicurezza dell’albero diventa insicurezza per i cittadini.

E ciò, in un mondo normale. Nel mondo alla rovescia invece sta succedendo il contrario. Per fortuna, i tecnici non si lasciano sviare e puntano dritti a togliere i pericoli finché c’è tempo. È come quando cadoni i cornicioni, i pompieri attendono l’ok?”.

La VTA per l’Agronomo è come l’alleata meteo per un sindaco il quale avendo ricevuto l’SoS per un imminente pericolo, non agisce d’urgenza. Ed in ogni caso, chi sbaglia, sarebbe tenuto a risponderne!

 Il bello è che – sostiene Marcello Polastri – scopriremo tutti che gli alberi hanno un’anima, una energia, e in quanto tali li ameremo di più. Ne sono certo, anche se non possono parlare perché la loro voce è sempre lei, la cosiddetta VTA ”.

Approfondimento

Non c’è altra soluzione. Ciò in quanto un un’albero compromesso non è più in grado di opporsi alla forza del vento, che in fisica si chiama carico, e oltre una certa sollecitazione schianta.

Gli Agronomi usano questo termine “crudo”, perché un un’albero sollecitato dal vento anziché adagiarsi dolcemente,  con tutta la forza inerziale che deriva dalla sua massa, dai 3000 ai 15000 kg, cade con violenza. Come una fionda gigante che sbaglia una chioma da 3-6 metri d’altezza!

Le conseguenze sono facilmente intuibili. Fino ad oggi l’uomo nulla poteva contro la forza bruta della natura; oggi però grazie alle VTA può giocare d’anticipo. Le VTA sono le Valutazioni Tecniche Ambientali.

Non ci sono esperti botanici che tengano, perché solo i dottori Agronomi sono coloro che della pianta conoscono a menadito tutto: radici, fusto, chioma, la radiografano e scansiscono con sistemi speciali e tecnologie di ultimissima generazione e non sono affatto Attila, ma la cura, dopo la diagnosi, e l’intervento chirurgico pure.

Riguardo alla sostituzione delle piante nel Largo, comunque, questo è un fatto certo. Gli alberi sono stati ordinati, per buona prassi agronomica verranno posti a dimora in autunno, con clima favorevole, dopo che gli agronomi diranno che il suolo è stato bonificato.

Chiaramente, per poter sostituire gli alberi abbattuti verranno infatti rimosse le cosiddette ceppaie. Una operazione costosissima ma obbligata. D’altronde Cagliari è piena di ceppi come “mozziconi di colonne pericolose e brutte a vedersi – afferma Polastri – e sono il regalo a questa Giunta che si è insediata un anno fa trovando un deserto di piante tagliare. Perché se dovessimo contare quanti alberi hanno tagliato rideremo pure… ”. Alcuni alberi sofferenti, sia chiaro, non verranno rimessi nello stesso locus in quanto inadatto. 

“Il fatto che abbiamo sbagliato allora non ci deve spingere, mossi dall’opinione pubblica male informata, a ripetere l’errore” sostiene l’Agronomo Andrea Fenu: “Gli alberi sul lato destro di via Giussani  non ci facevano nulla; impedivano la camminata sul marciapiede e in caso di caduta avrebbero occupato tutta la strada”.

Ed è qui che Polastri interviene anche per la sua competenza di commissione, quella al Patrimonio:

“Nel rispetto del bilancio arboreo verranno sistemati in modo tale da non creare più problemi, laddove dovessero diventare grandi alberi. Ed in ultimo – conclude Polastri – allo stato attuale potrei chiedere di fermare gli abbattimenti ma così scoppierebbe il caos, precludendo al traffico veicolare le zone pericolose: 80 settori della città con alberi considerati cadenti.  Ma sia chiaro: andrebbe recintata un’intera area di almeno 100 metri quadrati per ciascun albero. Perché bisogna mettere in sicurezza anche i beni delle persone e quelli pubblici. In mancanza di questi elementi, per una questione di sicurezza è necessario eliminare i pericoli, anche potenziali”.

Infine, la domanda casomai è la seguente: quando parte l’allerta  chi ha il potere di bloccarla?

Semplice, il venir meno di ciò che l’ha causata. Quindi, o il politico ci dice che vieta il traffico e mette in sicurezza tutte le aree in cui si trovano alberi  compromessi, oppure bisogna levare il pericolo attraverso gli abbattimenti cui seguiranno le nuove nuove piantumazioni. Terreni inquinato permettendo, e ok degli agronomi”.

Per Maggiori info: http://www.esplorasardegna.it

Marcello Polastri

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Sull’inutilità e inadeguatezza dell’ultima ordinanza di Solinas. https://www.sardegnamagazine.net/sullinutilita-e-inadeguatezza-dellultima-ordinanza-di-solinas/ https://www.sardegnamagazine.net/sullinutilita-e-inadeguatezza-dellultima-ordinanza-di-solinas/#respond Sat, 12 Sep 2020 13:14:35 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19108 di Massimo Dotta.

Ed è arrivata, annunciata nei giorni scorsi dai media, e sbandierata come una idea pro-attiva ed intelligente per contrastare l’emergenza Covid in Sardegna, la nuova ordinanza del presidente della Regione, Christian Solinas. L’ordinanza pubblicata l’11 settembre, cambia le regole per accedere nell’isola, e i viaggiatori in ingresso saranno “invitati” ad esibire all’imbarco un certificato di negatività al virus o una autocertificazione di negatività indicando il tipo di test (sierologico, molecolare o antigenico) eseguito, oltre che il luogo dove questo è stato eseguito. In caso contrario “devono” effettuare un tampone, non oltre le 48 ore dall’arrivo, per poi comunicare l’esito alle autorità sanitarie locali. Nel caso, quindi, che si sia costretti ad effettuare il test nell’isola si deve anche, comunque, restare in isolamento fiduciario fino al ricevimento degli esiti dell’esame, che di norma arrivano dopo le 48 ore classiche.

Sono indicate anche una serie di categorie di esclusi, ai quali non vengono applicate le medesime restrizioni, come chi svolge attività per organi costituzionali, o gli equipaggi di mezzi di trasporto o persone viaggianti per motivi di salute.

L’ordinanza prescrive anche l’uso delle mascherine all’aperto, sia di giorno che di notte, nei luoghi dove non sia possibile garantire la distanza di sicurezza interpersonale, ma diciamo che il punto più saliente rimane quello che regolamenta gli accessi nell’isola.

Che dire? Proviamo a procedere per ordine, anche se penso non sarà facile.

L’ordinanza nasce da una situazione particolare legata all’incidenza di nuovi casi Covid19 in Sardegna, che si è creata durante l’estate in varie località e che ha interessato un gran numero di turisti e visitatori non residenti.

Dopo le polemiche con la regione Lazio, Il presidente Solinas ha deciso di affrontare questa emergenza con un ordinanza restrittiva che può essere discutibile sotto vari punti di vista.

Prendiamo, a titolo di simulazione, l’esempio di tutta una serie di sardi che lavorano o studiano in altre città italiane, affetti come molti nostri connazionali nella penisola, da pendolarite acuta. Persone che viaggiano continuamente per molti motivi, non turistici, tra la Sardegna e “il continente”, spesso anche più volte alla settimana, il cui numero non è sicuramente trascurabile. Queste persone, come hanno sempre fatto per poter rientrare anche solo per poco, affrontano la fatica del viaggio, perché bus e navette, poi navi e aerei presi spesso stancano, per poter passare qualche giorno a casa.

Cosa dovrebbero fare nel caso che potessero tornare nel week end a casa?

Se per vari motivi, magari legati al lavoro che svolgono, non hanno avuto il tempo nei giorni in cui sono rimasti fuori dalla Sardegna, di svolgere un test, all’imbarco dovrebbero “accettare” l’opzione 2, cioè l’obbligo di test nell’isola entro 48 ore. Ma impossibilitati ad uscire perché, come l’ordinanza impone, si sono sottoposti ad isolamento fiduciario fino all’arrivo dei risultati dei test, come possono eseguire il test? Questo è uno dei primi loop legati all’ordinanza.

Ma troppe altre domande sull’ordinanza sono possibili: Volendo fare il test prima della partenza verso la Sardegna che costi si devono affrontare?; Queste spese verranno rimborsate dalla Regione o dal comune di appartenenza?; Quanto dura la validità del test? Se viaggio 10 volte in un mese posso farne uno mensile?

Tutto questo che senso ha?

I problemi che stiamo affrontato oggi sono legati ad una iper-circolazione tipica dell’estate, e forse i test sarebbero dovuti essere imposti in quel periodo a chiunque entrasse nell’isola. Ma ora questa rigidità sembra molto più dannosa per i sardi non turisti che viaggiano, più che affrontare un problema che si è già verificato. Chiudere la stalla quando i buoi ormai son scappati non è segno di lungimiranza ne di saggezza.

Poi in effetti, volendo essere polemici, gli ambienti in cui si è sviluppato il virus ad Agosto, erano spesso coincidenti con le categorie escluse, perché svolgenti compiti istituzionali, vedi Silvio Berlusconi, quindi l’ordinanza ben poco li tange.

Penso che una soluzione più intelligente, per garantire i controlli all’ingresso in Sardegna, sarebbe quella di realizzare posizioni per test rapidi nei porti e negli aeroporti dell’isola a costo gratuito per i residenti, pagando un ticket per i non residenti. In questo modo si potrebbe avere un buon livello di controllo, senza però creare disagi inutili ai cittadini, che vi assicuro ne hanno già abbastanza di questi tempi. E, in aggiunta, le istituzioni sarde si assicurerebbero anche più collaborazione da parte dei residenti, non costretti a procedure impraticabili per potersi muovere, cosa che sicuramente sarebbe apprezzata anche da quelli che non li hanno votati.

Questo stile “ordinanza” però piace, e sembra che faccia presa sul pubblico: è di facile lettura e ricorda gli sceriffi dei film western, viene quindi adottato come prova di autorevolezza e di attività pronta della politica, salvo poi creare molteplici problemi in fase di interpretazione.

Quindi si ordina velocemente, mostrandosi in grado di prendere decisioni importanti, salvo poi rendersi conto che si è ordinato male, senza elasticità e spiegazioni, vengono allora dubbi, e si riscrive o ci si irrigidisce.

E in mezzo a questo caos i cittadini devono navigare a vista, senza sapere cosa verrà domani.

Tagliare tutto con l’ascia in una situazione in cui sarebbe più necessario il bisturi, è un metodo che non risolve più ….. ma aggrava i problemi.

Ma se proprio dovevate fare una nuova ordinanza per affrontare un problema che reputate grave, non potevate dedicarci un pochettino più di tempo e scriverla meglio?

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Le certezze della scuola e le incertezze del Covid https://www.sardegnamagazine.net/le-certezze-della-scuola-e-le-incertezze-del-covid/ https://www.sardegnamagazine.net/le-certezze-della-scuola-e-le-incertezze-del-covid/#respond Sat, 05 Sep 2020 06:25:15 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19026 Pubblichiamo un appello che è stato inviato alla Sig. ra Ministra della Pubblica Istruzione On. Lucia Azzolina; al Sig. Ministro della Salute On. Roberto Speranza; al Sig. Assessore dell’Igiene e Sanità R.A.S. On. Mario Nieddu

Quando e dove si potranno effettuare i test gratuiti per il personale della scuola?

Cagliari 4 settembre 2020

Oggetto: Scuola e Covid

Signora Ministra, Signor Ministro, Signor Assessore,sono un insegnante che sta per rientrare in servizio a scuola, preoccupato come tanti dal pericolo che circa 1 milione di persone rientreranno a lavorare a vario titolo e a studiare nelle rispettive sedi e dove, nostro malgrado, si potranno creare delle verosimili condizioni di pericolo di contagio.Da tempo ci viene detto che la scuola è strategica e fondamentale per la nostra società e per il futuro dei nostri giovani, ci avete più volte parlato del corretto svolgimento di tutti gli adempimenti necessari per evitare i contagi e la diffusione della pandemia e ci avete garantito soprattutto sicurezza. Ma poi, di fatto viene reso quasi impossibile l’esercizio delle facoltà formalmente riconosciute al personale della scuola. Questa non è certezza e non crea di certo le condizioni per ben lavorare.Personalmente tutta questa sicurezza non la vedo perché io, così come tanti altri colleghi, da giorni stiamo cercando di sottoporci al test Covid ma non riusciamo a poterlo effettuare perché c’è molta confusione e mancano dei riferimenti certi. La sensazione è che molti degli operatori sanitari non sappiano “chi fa cosa e dove”. A ciò si aggiunga che diversi medici di famiglia si astengono dall’effettuare i test, con delle motivazioni che stento a comprendere, e ci dicono di andare a fare il test a pagamento.Questo non mi sembra giusto, così come non é giusto che i docenti vengano abbandonati proprio in questo particolare momento. Le Aziende sanitarie che sarebbero preposte non danno risposte (è persino difficile trovare qualcuno che risponda al telefono) o ci dicono di inoltrare delle mail di richiesta e che saremo contattati. Nel frattempo i giorni passano e i rischi si avvicinano.Anche perché è ragionevole pensare che questi test dovranno essere ripetuti più volte nel corso dell’anno. Per evitare questo caos non sarebbe stato meglio che i medici si fossero recati in orari stabiliti direttamente negli Istituti di riferimento? Forse si è ancora in tempo per fare questo…In ogni caso l’appello che vi rivolgo è quello di dare senso alle affermazioni di programma per fare in modo che i diritti dei cittadini, nel caso di specie operatori della scuola, possano avere la certezza di esercitare i propri diritti costituzionali come il diritto alla salute e il diritto a un sano posto di lavoro

In attesa di cortese riscontro porgo distinti saluti

Prof. Roberto Copparoni

Istituto Professionale di Stato Sandro Pertini Cagliari

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Tuvixeddu: nuovi possibili scenari di un misterioso sito https://www.sardegnamagazine.net/tuvixeddu-nuovi-possibili-scenari-di-un-misterioso-sito/ https://www.sardegnamagazine.net/tuvixeddu-nuovi-possibili-scenari-di-un-misterioso-sito/#respond Mon, 31 Aug 2020 15:51:34 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19009 Nel corso del Progetto Resilienze culturali, finanziato dalla Fondazione di Sardegna, l’Associazione Amici di Sardegna, nel corso di un sopralluogo, nelle pendici sud occidentali del colle, ha rilevato una serie di interessanti coppelle collegate con delle canalette per il passaggio dell’acqua. Piccole Storie dei Nuovi Percorsi Culturali.

di Massimo Dotta

Proprio dietro la fila di palazzi che fa da contorno a Viale Sant’Avendrace a Cagliari, si trova un sito interessante, dimenticato e abbandonato che meriterebbe sicuramente di più. Quest’area, in Vico II Sant’Avendrace, raggiungibile tramite una ripida scaletta e dopo essersi fatti strada in una giungla di erbacce, ospita quello che rimane del Villino Serra, noto anche come Villa Garbato dai proprietari che vi abitarono fino al 1920.

Questo splendido esempio di liberty cagliaritano si estende su tre livelli, ma oggi appare completamente in stato di abbandono, mantenendo comunque caratteristiche interessanti, come alcune decorazioni negli intonaci e il fatto di esser stato edificato su antiche camere mortuarie incassate nella roccia. Queste vestigia puniche romane, diventate oggi vere e proprie discariche,furono utilizzate come cantine dal villino, come avvenne per gli oltre quattrocento sepolcri antichi che si trovano lungo il viale, in zone non coperte da tutela. Sono testimonianze ormai quasi perdute e invisibili, che non sono apparse durante scavi archeologici, ma nei lavori per le fondazioni di numerosi palazzi sorti su viale Sant’Avendrace; sono quindi state segnalate, catalogate e poi dimenticate sotto ai nuovi palazzi.

Poco sopra, accanto ai ruderi del villino, si trova un costone, una parete rocciosa dove sono state rinvenute alcune serie regolari di coppelle scavate nella roccia, sui fianchi di quella che potrebbe sembrare una piccola cascata naturale. I rinvenimenti sono avvenuti durante i sopralluoghi per la realizzazione del progetto Resilienze Culturali, finanziato dalla Fondazione di Sardegna, voluto e realizzato da Roberto Copparoni e dalla associazione Amici di Sardegna.

La cosa che rende interessante la scoperta è il fatto che tutt’intorno alla parete e alle coppelle si trovano segni di canali per la circolazione dell’acqua che potrebbero far pensare ad una tipologia architettonica a piccole vasche, legata ad un possibile uso sacro del sito.

Sappiamo che nell’antichità erano numerosi i santuario, costruiti spesso all’interno di grotte santuario o ipogei naturali in cui l’acqua era l’elemento fondamentale del culto. Siti di questo tipo erano presenti in tutto il Mediterraneo, come luoghi importanti, riportati da autori classici, come Omero ad esempio, luoghi di culto dedicati all’acqua, alle divinità ctonie e ai riti oracolari. Le divinità venerate erano legata alla salute e alla cura, e l’acqua diventava in questi luoghi anche un elemento di divinazione e oracoli, la cui creazione non era dovuta all’uomo, ma alla manifestazione della divinità nelle acque che poi venivano considerate sacre.

 Lavarsi, immergersi, bagnarsi e purificarsi erano pratiche comuni e usuali nelle aree sacre di tutte le civiltà e le religioni del Mediterraneo. La presenza di una fonte, di una sorgente d’acqua, o di strutture idrauliche quali canali, bacini, vasche, pozzi all’interno o nelle vicinanze degli edifici sacri, testimoniano spesso l’uso sacro di un determinato luogo. Questi culti, spesso misterici, vanno dal periodo nuragico, a quello fenicio-punico quasi senza soluzione di continuità.

Probabilmente costruzioni sacre che usavano l’acqua, e quindi attrezzate con vasche o fontane erano presenti in tutta l’area dove oggi si trova Viale Sant’Avendrace, luogo dedicato ai morti. Oltretutto la posizione dell’antico acquedotto poco sopra, permetteva di usarne l’acqua in sistemi a caduta, utili ad alimentare cisterne, vasche o fontane.

Un altro esempio del valore sacro delle fonti si può trovare poco distante dal villino Serra, in un sito archeologico molto conosciuto, ma che ha ancora molto da raccontarci: la Grotta della Vipera.

Nella raffigurazione su un vaso greco datato 520-510 a.C. (foto 1) troviamo un edificio con una fontana, con due piccoli serpenti che si fronteggiano sul frontone. La fontana appare come un tempio dal quale alcune donne attingono l’acqua. Lo stesso tipo di decorazione è presente sul timpano scavato nella viva roccia della Grotta della Vipera di Cagliari. E questo monumento si trova alle pendici del costone roccioso, lungo la via di uscita dalla città antica, poco sotto la linea d’arrivo dell’acquedotto romano, fatti che ci permettono di considera possibile la presenza dell’acqua anche nella stessa Grotta della Vipera o nelle grotte o strutture che si trovavano tutt’attorno.

Due donne attingono acqua dalle protomi leonine di una fontana all’iterno di una costruzione con un timpano decorato da serpenti contrapposti (Hydria, da Vulci, Londra British Museum B330).

Dalla ricerca d’archivio emerge la testimonianza che nell’area della Grotta della Vipera di una fontana, ben nota alla fine del Seicento ma poi scomparsa. Nel documento si legge che:

Andrea Corda, massaio di Sant’Avendrace, acquista dai frati Agostiniani di Cagliari, per 100 lire, una grotta con lolla, sita a Sant’Avendrace e che confina: davanti con la font del aigua bona, strada reale in mezzo; dietro con il campo del fu Antioco Cabras ora del figlio Francesco; da un lato […]  a la gruta de la Bivora que se diu […]; dall’altro lato con la grotta di Caterina Capay” (1).

ASCa, Ufficio dell’Insinuazione, tappa di Cagliari, atti legati, vol. 213 (notaio Francesco Calvo), cc. 255v-259, [16 giugno 1692]

Si cita qui sia la gruta de la Bivora che una fontana che possiamo immaginare antica, forse quanto l’acquedotto, dal quale probabilmente portava l’acqua “bona” ai cittadini e ai viandanti. Vediamo dal documento la presenza di almeno tre grotte nell’area una delle quali “con lolla”. Ma purtroppo, tutto ciò che si trovava intorno alla Grotta della Vipera, che doveva apparire come una via Appia in piccolo, fu definitivamente distrutto dopo il 1822 in seguito alle opere stradali per la ricostruzione della Strada Reale Carlo Felice, quando si preparò il tracciato con la dinamite; la sopravvivenza della Grotta della Vipera si deve al fortunato intervento del generale Alfonso Della Marmora, altrimenti anche di quella non avremo mai saputo nulla.

La Grotta della Vipera, distinta da due serpenti che si fronteggiano sul timpano, in un modello ricostruttivo (da ASCCa, F, Serie IV Beni Culturali, foto 0156 1-3). Nel 1692 qui potevamo trovare la font del aigua bona, a poca distanza della necropoli di Tuvixeddu e dall’acquedotto romano.

In ogni caso l’area di Tuvixeddu e i suoi dintorni restano dei luoghi molti particolari; infatti, come afferma l’archeologo Piero Bartoloni, nessun altro sito conserva vestigia del mondo punico in tale quantità, e nella stessa Cartagine la maggior parte delle tombe non è ormai più visibile. Questi fatti dovrebbero renderlo un bene prezioso, eppure la necropoli cagliaritana non è mai stata studiata nella sua interezza, ne mai, fino ad oggi, adeguatamente tutelata.

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Le torri diventate chiese – Le Storie dei Nuovi Percorsi Culturali https://www.sardegnamagazine.net/le-torri-diventate-chiese-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/ https://www.sardegnamagazine.net/le-torri-diventate-chiese-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/#respond Wed, 26 Aug 2020 16:03:57 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20300 Eccoci al quarto documentario della serie “Le Storie dei Nuovi Percorsi Culturali” dedicato al riuso architettonico a Cagliari.

Esamineremo tre casi di riutilizzo di strutture difensive per la costruzione di tre famose chiese della nostra città, ripercorrendone le varie fasi.

Buona visione.

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Il Volontariato in Sardegna si ribella https://www.sardegnamagazine.net/il-volontariato-in-sardegna-si-ribella/ https://www.sardegnamagazine.net/il-volontariato-in-sardegna-si-ribella/#respond Fri, 14 Aug 2020 09:43:06 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19001 Incomprensibile la decisione assunta dall’Organismo di Controllo Nazionale di escludere il CSV Sardegna Solidale dall’accreditamento. La conseguenza è la interruzione dell’attività e la ricaduta negativa su oltre 1.700 Associazioni di Volontariato. Per sostenere la petizione è necessario firmare qui: http://chng.it/zwdYHb7Q

di Antonio Tore

Come un fulmine a ciel sereno è arrivata la notizia che l’Organismo Nazionale di Controllo del terzo Settore ha deliberato di non accreditare il Centro di Servizio per il Volontariato Sardegna Solidale, determinando così l’interruzione della sua attività. Quello isolano è l’unico centro sui 49 operanti in tutt’Italia a cui l’ONC ha negato l’accreditamento.

Sardegna Solidale parla di “una decisione gravissima, assunta dall’ONC con motivazioni inconsistenti e pretestuose, che mette in crisi tutto il movimento del volontariato in Sardegna e costringe a interrompere le attività già programmate”.

Nell’isola tantissime organizzazioni hanno preso posizione contro l’Organismo di Controllo, dichiarando una grande mobilitazione, chiedendo anche il sostegno delle istituzioni.

L’Associazione Amici di Sardegna ha promosso una raccolta di firme a cui possono dare il proprio contributo tutti coloro che hanno a cuore la soluzione del problema. E’ possibile aderire dal seguente sito: http://chng.it/zwdYHb7Q

Attualmente sono state superate le 2.700 firme.

Un bel messaggio di solidarietà è arrivato anche da Mondo X, l’associazione di volontariato guidata da Padre Morittu: Sono stati necessari alcuni giorni di riflessione ponderata in merito a quanto appreso rispetto al non-accreditamento del CSV – Sardegna Solidale da parte dell’Organismo Nazionale di Controllo, al quale fanno capo tutti i centri di servizio per il volontariato italiani.

Noi dell’Associazione Amici di Mondo X – Sardegna abbiamo imparato a conoscere le realtà del Centro di Servizio per il volontariato sardo in differenti supporti offerti alla nostra organizzazione.

Abbiamo potuto sempre apprezzare lo spirito solidaristico del Centro, che ha armoniosamente saputo essere riferimento delle circa 1.700 associazioni di volontariato dai più diversi obiettivi, dai più vari scopi sociali, dalle differenti conformazioni statutarie, dalle composizioni più o meno numerose.

Ricordiamo, nel corso di una delle molteplici assemblee regionali convocate, gli interventi di rappresentanti di piccole realtà associative che hanno espresso impegno e proposte al pari delle grandi realtà.

Manifestiamo con fermezza la nostra solidarietà e la vicinanza a tutti gli organismi statutari di CSV Sardegna Solidale ed al suo Presidente, professor Giampiero Farru.

Appare fuori luogo e contro ogni logica qualsiasi provvedimento possa inficiare o, peggio, annullare ogni attività di coordinamento di tutte quelle forze che in un periodo tragico come quello dell’epidemia COVID 19 che ha colpito il mondo intero, ha svolto nella nostra Isola, particolarmente falcidiata dal virus, un’opera di vicinanza, solidarietà ed assistenza a chi, in numero sempre più alto, va ad ingrossare le fila degli emarginati, dei nuovi poveri, degli abbandonati e dei malati.

Ogni forma di cura della persona è stata resa possibile dall’azione delle Associazioni di volontariato, sempre attive e presenti nonostante la malattia, laddove ve ne sia stata la necessità.

Necessità che, sia chiaro, non è cessata.

Perché allora sfiduciare chi e coloro che si sono spesso sostituiti all’azione dello Stato, assicurando servizi vitali per famiglie e comunità?

La nostra Associazione è al fianco di CSV Sardegna Solidale come lo è da anni, grata e riconoscente di quanto è stato fatto e – siamo certi – sarà fatto per stare accanto agli ultimi con forza e legittimità.

Amici di Mondo X – Sardegna si oppone fermamente alla decisione dell’O.N.C. garantendo la condivisione della “scelta di campo” di CSV Sardegna Solidale e delle iniziative che le Associazioni di volontariato sardo intenderanno intraprendere.

A nome di tutti i volontari di “AMICI DI MONDO X – SARDEGNA

Il Presidente Padre Salvatore Morittu”.

L’Avvenire, il giornaledei Vescovi italiani, ha dedicato un articolo alla vicenda, affermando che Se l’Onc non dovesse rivedere al più presto la decisione di non accreditare il Csv Sardegna Solidale, sarebbe la paralisi o quasi per un sistema formato da 1.883 associazioni, 45mila volontari attivi e 82mila occasionali”.

Anche i vescovi sardi sono prontamente intervenuti per chiedere – «con rispetto ma con il coraggio e il vigore che nasce dal nostro annuncio del Vangelo» – un ripensamento della decisione adottata, «che riteniamo non solo incomprensibile, ma anche ingenerosa per tutti coloro che si impegnano, particolarmente in questa fase storica, a trovare soluzioni di unità e di fraternità per la nostra gente».

Secondo i dirigenti di Sardegna Solidale, il mancato accreditamento – l’unico tra 49 CSV italiani che ne hanno fatto richiesta – sarebbe dovuto all’individuazione dell’organismo titolare del CSV istituito nell’isola sulla base di un decreto ministeriale dell’ottobre 1997: per Sardegna Solidale il titolare era (ed è) il Comitato promotore del CSV Sardegna Solidale, presieduto da don Angelo Pittau, recentemente trasformato in centro di Servizio Sardegna Solidale Odv.

Fu proprio don Pittau il pioniere che propose, 22 anni fa la costituzione di un organismo di coordinamento e fu fondato il Comitato Promotore del Centro Servizi per il Volontariato.

Sono testimone di questo spirito di unità nelle mille e mille iniziative di formazione, di servizio eroico nel volontariato per la Sardegna tutta dalla Carovana del Volontariato, alle Marce della Pace, alla visita da papa Francesco afferma don Pittau – la presenza quotidiana per la soluzione di tutti i bisogni della società sarda nelle sue diverse articolazioni. La stella polare del nostro agire – conclude don Pittau, che ha annunciato la discesa in campo degli avvocati – sono il servizio e la gratuità».

Nella lettera inviata al Capo dello Stato, ricostruendo i passaggi che hanno portato al mancato accreditamento, Sardegna Solidale scrive: “A Padova abbiamo ascoltato attentamente il Suo intervento su ‘l’Italia che ricuce’ nella quale ci riconosciamo e alla quale rivendichiamo di appartenere. La delibera adottata dall’ONC rischia di mandare in frantumi ciò che è stato costruito con fatica e successo in tutti questi anni. Siamo certi che con il Suo autorevole intervento si possa fare ancora molto e salvare una situazione apparentemente compromessa che rischia di degenerare in manifestazioni di piazza eclatanti e clamorose”.

L’accreditamento dei CSV italiani era un passaggio atteso, in virtù della entrata in vigore della nuova legge di riforma del Terzo Settore. A gestire la transizione dal vecchio al nuovo sistema è l’ONC, l’Organismo Nazionale di Controllo sull’attività dei Centri di Servizio per il Volontariato.

Anche Sardegna Solidale, come tutti i CSV italiani, il 15 luglio dello scorso anno aveva presentato una manifestazione di interesse per poter proseguire la propria attività. Tramite il suo segretario generale, l’ONC, nel corso di questi dodici mesi, ha chiesto documenti integrativi che sono stati prontamente forniti.

Ma per quale motivo allora l’ONC ha negato l’accreditamento a Sardegna Solidale?

Tutto verte sull’individuazione dell’organismo titolare del Csv istituito nell’isola sulla base del decreto ministeriale dell’ottobre 1997. Per Sardegna Solidale il titolare era (ed è) il Comitato promotore del Csv Sardegna Soldale, presieduto da don Angelo Pittau e recentemente trasformato in centro di Servizio Sardegna Solidale Odv. Di diverso parere invece l’ONC, che ha dunque negato l’accreditamento.

Ora, come scritto da Sardegna Solidale anche al presidente Mattarella, “per noi è di grande importanza che il presidente e i membri dell’ONC sappiano cosa e come hanno deliberato e che decidano, magari, di convocarci in audizione. Siamo certi – carte alla mano – che potrebbero rivedere la loro decisione e che potrebbero evitare anni di conflitti giudiziari e dispendio di risorse che meritano migliore e più utile destinazione”. Nessun rappresentante di Sardegna Solidale è infatti mai stato convocato né audito dall’ONC.

È questa la terza volta, nella sua ventennale storia, che Sardegna Solidale si trova sotto attacco. La prima nel 1998, quando dovette resistere davanti al Tar contro il ricorso presentato dal gruppo di associazioni che contestavano la legittimità della vittoria del bando per la gestione del Csv da parte delle sigle riunitesi intorno al Comitato promotore Sardegna Solidale. La seconda nel 2005 quando nel mese di dicembre, nel corso della votazione per l’approvazione della legge 23 sul “Sistema integrato di servizi alla persona”, il Consiglio regionale votò a sorpresa un articolo con il quale disponeva la cancellazione di Sardegna solidale e metteva a bando quattro nuovi Csv, di cui tre territoriali (sud, centro e nord Sardegna) e uno tematico sulla povertà. Era un tentativo di lottizzazione contro il quale il volontariato sardo insorse unitariamente. Una lotta che si trasferì nelle aule di giustizia e che si concluse vittoriosamente per Sardegna Solidale nel 2009

Ora contro questo nuovo attacco il volontariato sardo si è nuovamente mobilitato, con riunioni e incontri per decidere le modalità di difesa nei confronti dell’attacco subito.

L’ultima fotografia dettagliata del mondo del volontariato sardo è contenuta nella pubblicazione “Il volontariato in Sardegna. Organizzazioni di volontariato nella rilevazione campionaria: identità e processi 2016”.

Le organizzazioni di volontariato operanti in Sardegna sono oltre 1700 circa: dal 1999 al 2016 il numero delle associazioni attive sull’isola è passato dalle 1.200 a oltre 1700, mentre il numero dei volontari è cresciuto da 30mila nel 1999 a 45 mila nel 2016 e quello dei volontari occasionali è raddoppiato dai 40mila nel 1999 agli 80mila del 2016.

Numeri che certificano la bontà dell’azione di Sardegna Solidale, la cui esistenza stessa oggi è messa a rischio dalla gravissima decisione dell’ONC.

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Dopo il COVID Restiamoincontatto https://www.sardegnamagazine.net/dopo-il-covid-restiamoincontatto/ https://www.sardegnamagazine.net/dopo-il-covid-restiamoincontatto/#respond Fri, 31 Jul 2020 11:23:56 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18993 Restiamoincontatto è il titolo dato a un semplice, piccolo grande evento fortemente voluto da Antonella Fiori Laureata in Scienze Naturali e istruttrice di Yoga, una bella persona, solare e positiva, che il 30 luglio ha organizzato questo evento a Torre degli Ulivi presso il locale Sotto la Torre.

Scopo della iniziativa è stato quello di raccogliere le testimonianze di diverse persone che a vario titolo si sono raccontate per testimoniare le proprie passioni, i loro desideri e le delusioni incontrate nel corso del loro operare. In altre parole dar voce a quella che dovrebbe essere una cosa normale: la ricerca di benessere personale e delle società di riferimento

Che poi tanto normale non è visto quanto il servizio informativo sia legato al potere politico e ai potentati massonici e industriali

Storie diverse dunque, da contesti e ruoli differenti, ma tutte convergenti verso un unico grande obiettivo: migliorare la qualità della propria vita e quella delle rispettive comunità di appartenenza. Dagli interventi sono emersi numerosi spunti di riflessione anche su quello che dovrebbe essere il futuro della Sardegna, passando attraverso la miopia della nostra classe politica e dei dirigenti di enti pubblici e privati, attraverso i limiti del nostro modo di fare e vivere la società. In primis l’egoismo, l’indifferenza, l’individualismo che quotidianamente incontriamo; caratteristiche sicuramente non solo sarde ma, che da noi, forse a causa dell’insularità e di alcune vicende storiche, hanno assunto una significativa diffusione.

Infatti, oggi più che mai, grazie o per colpa della pandemia appare utile e doveroso restare in contatto – anche con l’uso della mascherina – per conoscerci e comunicare. Ma non per cazzeggiare dietro una tastiera di computer o sui social ma per ritrovare o dare senso alla nostra esistenza. A mio avviso questa Pandemia, che tanto male ci ha arrecato, ha avuto anche un aspetto positivo. Quello di obbligarci a guardarci dentro e comprendere il senso della vita e l’importanza dei veri rapporti umani. In altre parole il COVID 19 ci ha dato modo di farci soffermare sul senso delle cose aiutandoci nel desiderio di superare, tutti insieme, ognuno per quanto possibile, questo difficile momento e desiderare la comunità e l’incontro fisico delle persone e magari di spalmarci in un gruppo in cui immergersi e avere il piacere di annullarsi.

Proprio come è riuscita a fare Antonella che ha trovato una grande disponibilità, non solo dei relatori ma anche del pubblico che ha risposto a questa semplice, quanto sconvolgente proposta che non ha comportato alcun costo se non quello di andare a Torre degli ulivi con i propri mezzi, nonostante il grande caldo della giornata.

Fra gli attori dell’evento indichiamo in ordine di apparizione: il pubblico che “stoicamente” ha voluto per oltre 3 ore partecipare e gli intervenuti che in ordine di apparizione sono stati di:

-Antonella Fiori che con molta cordialità ha fatto una piccola presentazione dellì’evento illustrandone i motivi.

– Alessandro Baldasserini giornalista e Direttore responsabile della rivista #Go GeoturismoOnline ha manifestato la sua delusione in merito alla mancanza di strategia della Sardegna in fatto di valorizzazione delle sue risorse geoturistiche e ambientali di cui la classe politica regionale è responsabile. Nel corso del suo intervento ha indicato alcune delle possibili soluzioni da attuare, anche nel breve periodo, per ridare alla Sardegna una piena visibilità internazionale con il conseguente reinserimento del Geoparco della Sardegna, fra i siti UNESCO.

-Matteo Pitzalis presidente della coop. “Antarias” che gestisce le visite al Castello di Siliqua ha raccontato  le varie vicissitudini della iniziativa e quanto la passione per la cultura e l’amore per la propria terra possa animare le persone, nonostante i grandi sacrifici che questo comporta. La ricetta da lui proposta si può riassumere in tre parole passione, determinazione e impegno per se e per la Sardegna.

-Nicola Melis  presidente “Cammino 100 torri” un ingegnere, dal lungo e lungimirante respiro,  prestato ai “Cammini” e all’architettura umana ha parlato della sua iniziative e delle difficoltà incontrare per realizzare un cammino costiero della Sardegna di oltre 1200 kilometri e anche per far superare gli steriotipi culturali, psicologici, fisici e relazionali  che molte persone hanno nell’affrontare questo impegnativo percorso

-Piera Spissu ha parlato della sua esperienza di “Corpo e Mente” che porta avanti nella sua Palestra di Capoterra dove pratica una giovane disciplina importata dagli USA “Crossfit gymnastic” che ha parlato della sua passione che poi è quella di aiutare le persone a superare attraverso una particolare tipologia di ginnastica  i propri limiti psico fisici spesso precostituti da altri e di cui noi spesso siamo artefici e vittime allo stesso tempo.

-Giuseppe Masala Presidente della Associazione “Bridge Selargius” ha parlato di quanto questa disciplina sportiva aiuti le persone a migliorare se stessi, la propria psiche e per l’effetto rispettare gli altri e aiutare  farla socializzare e di quanto questa pratica sportiva si stia diffondendo in ogni fasce di genere e di età. Questa attività favorisce davvero la crescita delle persone anche attraverso lo sviluppo del principio “avversari nel gioco, fratelli per la vita”.

-Roberto Copparoni, docente, scrittore e giornalista che ha parlato della esperienza maturata con la Associazione Amici di Sardegna che da tanti anni propone iniziative sociali e culturali di “formazione permanente e di animazione territoriale” non solo a livello regionale ma anche internazionale, soffermandosi sulla necessità di conoscere prima di tutto la Sardegna attraverso  la propria cultura,  lingua, ambiente per generare e/o consolidare consapevolezza e sana identità nella popolazione. Due frasi sintetizzano il suo pensiero: “ Chi non ha cultura non ha futuro” e usando una frase di Paul Coelho “ Il futuro appartiene a che ha il coraggio di sognare”.

-Roberta Manca, presidente di una Associazione che è stata anche ONG con riconoscimento ministeriale, prima in provincia di Cagliari, con sede proprio a Capoterra che si occupa di cooperazione internazionale, ha, invece parlato di come e di quanta superficialità e indifferenza si parli di questi temi  e citando alcuni dei delle buone prassi esportate dalla Sardegna in campo internazionale e di quanto sia utile e necessario confrontarsi con gli altri popoli, non solo per condividerne le affinità ma, soprattutto, per comprenderne le ragioni delle diversità.

Nell’augurio che questa interessante iniziativa dia luogo a tanti altri incontri di questo genere ci permettiamo di segnalare un altro titolo per il prossimo evento, che poi è molto attuale nella nostra società: “Conosciamo i nostri profeti”, magari con un sottotitolo del tipo : testimonianze e vicissitudini di comuni cittadini resilienti che vogliono un futuro diverso e migliore.

Forse questo titolo, che va al di là della evocazione biblica, ha una grande fondo di amara verità ovvero l’indifferenza dei tanti profeti, liberi cittadini, gente comune che vengono quotidianamente ignorati, non ascoltati o che non hanno la possibilità di comunicare o tantomeno beneficiare dei favori dei media e che hanno delle semplici quanto utili proposte e che vogliono gridare, nonostante tutto: “UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE”

A cura della Redazione di Sardegna Magazine

La Torre degli Ulivi dove è stato presentato l’evento nel locale “Sotto la Torre”
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Restiamoincontatto https://www.sardegnamagazine.net/restiamoincontatto/ https://www.sardegnamagazine.net/restiamoincontatto/#respond Mon, 27 Jul 2020 10:06:01 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18982 “Un viaggio raccontato attraverso gli occhi e le parole di Persone che con il loro entusiasmo cambiano ogni giorno il punto di vista di qualcuno”
‘La vita è ciò che facciamo di essa.’ (F. Pessoa)

Restimoincontatto (https://www.facebook.com/events/983899768709919/) è un evento spontaneo, che si terrà a Capoterra giovedi 30 luglio con inizio alle ore 19,30 presso la struttura “Sotto la Torre” a Torre degli Ulivi. Questo evento è nato dalla voglia di comunicare e condividere la propria passione, la quale genera sempre positività negli altri. Ne parla Antonella Fiori, laureata in Scienza naturali e istruttrice di Yoga ideatrice di questo evento che ci ha detto:

“Ho utilizzato il termine ‘restiamo’ per il significato che ha la parola : io resto, ci sono, mi impegno; restiamo per mantenere e alimentare i contatti tra le persone.
L’evento sarà di breve durata, circa un’ora e mezzo se non ci saranno domande da parte del pubblico presente che magari prolungheranno i tempi degli interventi dei partecipanti, i quali avranno da 1 a 15 minuti per raccontare e mandare un messaggio su quello che probabilmente all’inizio era un semplice interesse poi sfociato in una passione che ha coinvolto tutta la loro vita e ‘contagiato’ con tanta positività altre persone.Fra gli interventi ci sarnno quelli di:
-Alessandro Baldasserini è un giornalista, Direttore Responsabile del Magazine #GO GeoturismoOnline, che illustra la bellezza e la valorizzazione dei geoparchi minerari: col suo intervento ci racconterà il patrimonio geominerario della Sardegna, che rappresenta un’ eccellenza sarda e italiana, e ci spiegherà quanto l’ingresso nei beni Patrimonio dell’Unesco sarebbe importante, oltre che motivo di grandissimo orgoglio, per la nostra Isola.
-Matteo Pitzalis, con la sua Società Cooperativa Antarias, è riuscito a valorizzare il Castello di Acquafredda a Siliqua, occupandosi in tutti questi anni del suo recupero: per noi tutti è una bellissima soddisfazione assistere finalmente all’arrivo di tanti turisti per la visita al Maniero del Conte Ugolino.
-Nicola Melis, ingegnere, ha sempre amato camminare; ha fatto insieme al padre il periplo della Sardegna seguendo la costa, e da lì ha cominciato a ‘contagiare’ gli amici a partecipare a questo cammino che permette di godere della bellezza incontaminata delle nostre coste: dal 2016 ha creato ‘Cammino 100 Torri’, evento al quale sono invitate a partecipare persone di qualsiasi età, per il puro piacere di camminare, anche solo per un tratto, lungo un percorso di 1280 km, occasione per stare con se stessi e l’ambiente che ci circonda.
-Giuseppe Masala è il fondatore e Presidente dell’Associazione ‘Bridge Selargius’. La sua passione lo ha portato a far nascere ‘Bridge Selargius’ e grazie al suo impegno non solo l’associazione è cresciuta come numero di associati, ma è sopratutto cresciuta la consapevolezza di quanto sia importante la concentrazione che richiede il Bridge, come l’impegno e il rispetto verso le persone: Un uomo capace di dare un grande supporto alla crescita individuale.
-Piera Spissu, CrossFit gymnastic, è una donna, un’ atleta, che ha investito insieme al compagno tutte le sue energie nel trasformare un “semplice” box di CrossFit in un gruppo di persone motivate giornalmente a dare il meglio di se stesse nello sport come nella vita.
-Roberto Copparoni, Presidente della Associazione di volontariato ‘Amici di Sardegna’ ETS è un uomo da sempre impegnato a ricercare e valorizzare le risorse presenti nella nostra isola; un grande conoscitore del territorio, della cultura e delle persone, che attraverso l’organizzazione di eventi, anche internazionali, volti a far conoscere per esempio siti archeologici, usi e costumi della Sardegna, ha dato opportunità a tanti giovani di trasformare la passione della propria terra in qualcosa di più: diventare guida turistica.
-Roberta Manca, Presidente E.T.S. ASECON ONG, da sempre ha messo a disposizione la sua vita per la vita degli altri; si occupa di cooperazione internazionale nei paesi in via di sviluppo e della promozione del sostegno a distanza.

Vorrei inoltre far presente che l’evento in questione non prevede alcun supporto cartaceo essendo 100% paper free nel rispetto totale del nostro territorio e del pianeta”.

https://www.facebook.com/events/983899768709919/

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Presentazione di una barca nuragica a Arbatax https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-di-una-barca-nuragica-a-arbatax/ https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-di-una-barca-nuragica-a-arbatax/#respond Mon, 27 Jul 2020 09:01:19 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18973
Sabato 25 Luglio presso il porticciolo turistico “Stella del mare” di Arbatax – Tortolì (OG) alla presenza di un folto pubblico (nonostante il gran caldo) si è tenuta la presentazione della barca nuragica realizzata con tanto impegno da Andrea Loddo Presidente della Fondazione NURNET. Il padrino dell’inaugurazione è stato il velista Andrea Mura.
Il progetto ” Barca Nuragica “, nasce e si sviluppa tramite Andrea Loddo e la sua Ass. Storico, Culturale, ” Sulle Tracce di Dan” e l’amico di Stintino il Prof. Dott. Gerolamo Barabino, esperto velista e appassionato di archeologia.
La serata è stata accompagnata dalle melodie delle luneddas suonate da Alessandro Podda di Loceri.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività del progetto “Nuragicamente” finanziato dalla Fondazione di Sardegna e viene realizzato in collaborazione con altri partner fra cui:
CSR4, le Associazioni Amici di Sardegna, ACENTRO, Antonello Gregorini, CASCOM Impresa de Sardigna, Itinerari di luce, Urbanchallengers events lda.
A fine serata Nurnet ha offerto un brindisi con Amistral (Mestrale), il bianco di Cannonau delle Tenute Gebelias di Nicola Loddo (Og).
Si ricorda che nel corso dell’anno saranno realizzati numerosi sopralluoghi e servizi giornalistici allo scopo di coinvolgere nelle attività il maggior numero di comunità locali. Fra queste oltre Sarroch, Tortolì, Arbatax vi saranno anche Villaverde, Cagliari, Goni, Ittireddu, Orgosolo, Nuxis, Montessu e altre ancora. L’evento è stato trasmesso in diretta su
https://www.facebook.com/NURNET2013 e ha riscosso alcune migliaia di visualizzazioni.

Ora si attende a metà Agosto per il vero e proprio varo dell’imbarcazione con una breve traversata delle coste ogliastrine in compagnia di Andrea Loddo e Andrea Mura.

La locandina dell’evento è stata realizzata da Antonio Palumbo

Le altre foto sono state realizzate da Simone Cirina

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Da Cagliari parte il progetto “Resilienze culturali” https://www.sardegnamagazine.net/da-cagliari-parte-il-progetto-resilienze-culturali/ https://www.sardegnamagazine.net/da-cagliari-parte-il-progetto-resilienze-culturali/#respond Thu, 09 Jul 2020 18:35:36 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18967 Dopo una serie di ritardi dovuti ai problemi generati dalla Pandemia del Corona virus parte da Cagliari la prima tappa del progetto “Resilienze culturali” alla ricerca della sardità perduta…

Il progetto, realizzato dalla Associazione Amici di Sardegna è finanziato dalla Fondazione di Sardegna, con cui il sodalizio collabora da diversi anni con lusinghieri risultati, si svilupperà in diverse località della Sardegna per ritrovare ciò che resta delle nostre matrici culturali che, nonostante tutto, resistono al tempo, alla incuria e alla miopia di alcune Istituzioni e alla indifferenza di molti che pensano allo sviluppo senza memoria.

Nel corso della prima tappa si farà visita a un dei siti meno conosciuti e valorizzati della Sardegna. Tuvixeddu. Area archeologica legata al culto dei morti praticato dai punici in questa area fra il VI e il III secolo a. C. che, assai probabilmente, stabilirono la loro principale necropoli nella stessa area in cui i fenici, loro predecessori, praticarono le sepolture con una tecnica diversa e di superficie. I punici invece in questo periodo hanno privilegiato le sepolture ipogeiche a pozzo con camera funeraria sul fondo per conservare il corpo inumato (quasi sempre) di una sola persona. Ma più della storia della necropoli e delle civiltà che l’hanno espressa si parlerà della valorizzazione di questo sito che, nonostante sia il più esteso del bacino Mediterraneo e ben potrebbe diventare sito UNESCO. versa in uno stato di “eterna stasi”. Una attesa, un ristagno che né il tempo, né il buon senso possono oramai tollerare. Ma cosa è che impedisce a questo sito di potersi esprimere? Perché non si sostengono progetti di economia civile legati alla promozione della cultura; cultura che può dare tanto lavoro e stabile occupazione, nonché contribuire a migliorare i comportamenti e la sensibilità diffuse dei residenti. Queste sono alcune delle domande a cui domani si cercherà di dare delle risposte come esempio di “resilienze culturali” che nonostante tutto resistono e lentamente si diffondono radicandosi sempre più nel cuore di tanti sardi ma non solo…

Il progetto è realizzato in collaborazione con altri partner fra cui: Unpli Sardegna, Associazione Sa Facciola, APS Viviscout, Start Uno, Anci Sardegna, Forum Sad, Urbanchallengend event, Consorzio del Parco Geomineario e Storico Ambientale della Sardegna e ultimo ma non ultimo CSV Sardegna Solidale odv. Appuntamento venerdi 10 luglio dalle ore 19,30 per la diretta dalla pagina di facebook: https://www.facebook.com/www.amicidisardegna.it/

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Presentazione del Progetto NuragicaMente https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-del-progetto-nuragicamente/ https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-del-progetto-nuragicamente/#respond Fri, 03 Jul 2020 17:03:32 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18954 Venerdi 3 luglio avrà inizio il progetto della Fondazione Nurnet “NuragicaMente” finanziato dalla Fondazione di Sardegna.

Anni orsono lo studioso Marcello Serra scrisse una delle più significative pubblicazioni sulla Sardegna dal titolo “Sardegna quasi un Continente” e prendendo spunto da questo libro si intende contribuire a generare e consolidare nel popolo sardo una consapevolezza sulla importanza che la Sardegna e la sua storia ha avuto nel corso dei secoli. Il progetto si articola con una serie di attività ed eventi itineranti incentrati nel coinvolgere e appassionare un pubblico più vasto possibile, sardo e non, con l’obiettivo di diffondere con un linguaggio semplice e chiaro, la conoscenza e l’interesse sulle antiche civiltà neolitiche e nuragiche per valorizzare i territori e le comunità di riferimento. Le iniziative proposte tendono a far avvicinare le persone alla storia e all’archeologia e più in generale alla cultura, in modo diretto e informale, utilizzando differenti canali comunicativi e sensoriali. La cultura è in grado di produrre positivi cambiamenti nella società. Occorre crearne le condizioni favorendo la conoscenza e il dialogo dal basso nell’ottica della sussidiarietà e della implementazione delle varie componenti della nostra variegata società, nella convinzione che la cultura è di tutti e per tutti.

In considerazione di quanto avvenuto con la pandemia, il progetto originario è stato rimodulato allo scopo di evitare assembramenti e si è privilegiato il sistema della comunicazione a distanza, mediante dirette sui social network e video all’interno di contesti fortemente evocativi e suggestivi come nel nuraghe Domu e s’Orku di Sarroch da dove il 3 luglio prenderà avvio la manifestazione. La diretta da Facebook inizierà alle ore 10,00. Nel corso delle riprese il pubblico avrà anche la possibilità di interagire direttamente in trasmissione e contribuire a arricchire i contenuti dei servizi che si realizzeranno.

Il progetto è finanziato dalla Fondazione di Sardegna e viene realizzato in collaborazione con altri partner fra cui:

CSR4, le Associazioni Amici di Sardegna, S’Arrocca Onlus, ACENTRO, Antonio Gregorini, CASCOM, Itinerari di luce, Urbanchallengers events lda.

Nel corso dell’anno saranno realizzati numerosi sopralluoghi e servizi giornalistici allo scopo di coinvolgere nelle attività il maggior numero di comunità locali. Fra queste: Sarroch, Tortolì, Arbatax, Villaverde, Cagliari, Goni, Ittireddu, Orgosolo, Nuxis, Montessu e altre ancora.

Ringraziando per l’attenzione e confidando nella vostra collaborazione è gradita l’occasione per porgere cordiali saluti

Il referente di progetto

Roberto Copparoni

3383187899

PS: Il link per seguire la diretta è: https://www.facebook.com/NURNET2013

Le fotografie sono di Simone Cirina

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L’alba del cinema a Cagliari (1896 – 1901) – Le Storie dei Nuovi Percorsi Culturali https://www.sardegnamagazine.net/lalba-del-cinema-a-cagliari-1896-1901-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/ https://www.sardegnamagazine.net/lalba-del-cinema-a-cagliari-1896-1901-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/#respond Fri, 17 Apr 2020 15:59:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20298 Siamo arrivati al terzo documentario della serie “Le Storie dei Nuovi Percorsi Culturali” dedicato all’arrivo del Cinema a Cagliari.

Seguiremo gli inizi di questa nuova forma di intrattenimento moderna nella nostra città, dalla prima apparizione delle “immagini in movimento” al loro successo dei primi del Novecento.

Buona visione.

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I bombardamenti del Settecento su Cagliari (1707 – 1717 – 1793) – Le Storie dei Nuovi Percorsi Culturali https://www.sardegnamagazine.net/i-bombardamenti-del-settecento-su-cagliari-1707-1717-1793-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/ https://www.sardegnamagazine.net/i-bombardamenti-del-settecento-su-cagliari-1707-1717-1793-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/#respond Fri, 13 Mar 2020 16:57:57 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20295 Ecco il secondo documentario della serie “Le Storie dei Nuovi Percorsi Culturali” dedicato ai bombardamenti su Cagliari del Settecento. Ricostruiremo le vicende legate ai tre bombardamenti del 1707, 1717 e 1793.

Con la più viva speranza che possa ritornare presto la normalità vi presentiamo il nostro secondo documentario delle Storie dei Nuovi Percorsi Culturali sui bombardamenti del ‘700 su Cagliari.

Per tranquillizzare chi ci segue ed evitare possibili polemiche dovute ai tempi difficili che stiamo vivendo vogliamo rassicurarvi che le riprese sono state effettuate nel periodo ante-virus e conseguenti restrizioni. Buona visione a tutti

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Un disastro annunciato https://www.sardegnamagazine.net/un-disastro-annunciato/ https://www.sardegnamagazine.net/un-disastro-annunciato/#respond Wed, 11 Mar 2020 10:53:56 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18878 In questi giorni stiamo vivendo un vero e proprio incubo che ben potrebbe riferirsi a una serie televisiva che diversi anni fa è stata trasmessa dalla RAI, si chiamava “Ai confini della realtà”. Chi se la ricorda?

In verità nessuno di noi poteva immaginare che il male oscuro manifestatosi nella lontana Cina, potesse giungere da noi in così poco tempo e con queste devastanti proporzioni.

Infatti in relazione alla popolazione siamo il primo Paese al mondo per numero di persone contagiate e decedute.

Come può essere arrivato e come si possa essere diffuso il virus è ancora da stabilirsi, certo che è tutto molto strano e surreale, come lo sono le nostre città dove si respira un aria di preoccupazione e di angoscia.

Certo che la prevenzione dovrebbe essere maggiormente considerata per dare a tutti i cittadini le stesse opportunità. Ma così non è…Infatti essa cambia da Regione a Regione.

Infatti se osservate il prospetto della Protezione civile, pubblicato sul loro sito, noterete che il numero di tamponi utilizzati in Sardegna è assai basso. . Come mai? Il discorso non regge anche facendo le debite comparazioni con il numero di abitanti delle varie regioni.

Vorrei che qualcuno chiarisse questo dato…

Peraltro lo Stato sta facendo quello che può, anche in considerazione delle particolari caratteristiche della popolazione che vive questo Paese, ovvero gli italiani un popolo fatto di santi, pensatori, navigatori e quant’altro

Si, il nostro popolo è assai particolare, pieno di distinguo e di performazioni, nonché e di scarso senso civico. Ne sono esempio le tante manifestazioni a cui quotidianamente assistiamo come la ressa sui mezzi di trasporto, nei supermercati, la fuga dai Comuni colpiti da questo male e tante altre cose. Per non parlare poi di quelli che si meravigliano perché il virus non colpisca gli extracomunitari, anziché gli italiani che sono di nobile stirpe.

Qualcuno diceva: prima i lombardi…pare che il destino abbia assecondato questo desiderio della Lega modificando solo una parola: Primi i lombardi. Infatti il Corona Virus ha colpito proprio questa regione facendola diventare prima per numero di persone contagiate e decedute.

Certo su questi temi non si deve scherzare, ma per fortuna molti di noi non la pensano in questo modo e si stanno attivando con ogni mezzo per aiutare se stessi e le comunità specie del nord che hanno bisogno di aiuto e che rischiano il collasso. Per questo meritano un sincero ringraziamento le strutture sanitarie, medici e infermieri, la protezione civile, le forze dell’ordine, il mondo del volontariato, i lavoratori di tutti i comparti dei servizi di pubblica necessità e anche i molti imprenditori, commercianti e artigiani che hanno deciso di chiudere le proprie attività per non diffondere ulteriormente le possibilità di contagio. Ultimi, ma non ultimi, i tanti cittadini, donne e uomini di buon senso che con i loro comportamenti quotidiani stanno facendo tanto per arginare e per sconfiggere questo male.

Qualcuno ha detto che non tutti i mali vengono per nuocere e che anche da questa triste esperienza possiamo cogliere delle positività e delle opportunità. Qualcuno infatti, prendendo alla lettere il particolare momento, si è messo a commerciare Amuchina e mascherine con prezzi da usura, approfittando della confusione generale e dello stato di necessità in cui molti vivono…Per fortuna, però, ci sono tante altre persone che si sono fermate a riflettere sugli stili di vita, su ciò che siamo, sui nostri valori e su quello che dovremmo essere, nella convinzione che “dopo la tempesta c’è sempre un nuovo giorno!””

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Le slot-machine sono le sirene moderne https://www.sardegnamagazine.net/le-slot-machine-sono-le-sirene-moderne/ https://www.sardegnamagazine.net/le-slot-machine-sono-le-sirene-moderne/#respond Mon, 02 Mar 2020 09:08:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20282 di Massimo Dotta

Sono stati pubblicati il 13 febbraio, sulla rivista Addiction, i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Alberta, concentrato sugli stimoli sonori e visivi prodotti dalle slot-machine, e su come questi possano attrarre verso questi giochi e, quindi, indurre al gioco d’azzardo.
Tutte le combinazioni di luci cangianti e suoni costituiscono una sorta di ipnotico richiamo, e accrescono in chi le guarda il desiderio di giocare o di riprovare ancora e ancora.

Oltre alle luci intermittenti e le immagini del simbolo del dollaro, i suoni che attraggono ovviamente di più sono quelli delle monete, cosa che rende le vincite, quando accadono, “indimenticabili”, un evento da ricercare con bramosia. Come scrive Marcia Spetch la ricercatrice autrice dell’articolo: “Tali segnali sono prevalenti nei casinò e probabilmente aumentano il fascino del gioco d’azzardo delle slot machine”.

Interessante il fatto che gli stessi ricercatori si trovavano ad essere soggetti al fascino delle lucine e preferivano decisamente giocare su slot-machine più ricche di segnali e suoni, indipendentemente dal fatto che in qualche modo erano coscienti della pressione psicologica che questi suoni o effetti visivi portavano.

Delle vere e proprie sirene che, come nella migliore tradizione classica, conducono l’uomo verso la rovina.

Questo potente effetto attrattivo, assicura la Spetch, non si limita alle macchinette fisiche, cioè quelle che si trovano in molti locali, ma è valido anche per le slot-machine virtuali, quelle che si trovano, in modo molto diffuso, in rete.

Una pressione psicologica sicuramente non sana, visti i rischi a cui espone la ludopatia, che porta l’individuo a una rovina economica e psicologica devastante.
Le persone dovrebbero essere consapevoli che la loro attrazione e il senso di vittoria possono essere di parte”, ammonisce il co-autore dell’articolo e dello studio, Christopher Madan, ricercatore dell’Università di Nottingham.

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Cada Die ricorda i bombardamenti su Cagliari https://www.sardegnamagazine.net/cada-die-ricorda-i-bombardamenti-su/ https://www.sardegnamagazine.net/cada-die-ricorda-i-bombardamenti-su/#respond Sun, 01 Mar 2020 19:14:50 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18872 Con la “Famiglia Puddu” il Cada Die ricorda i bombardamenti su Cagliari Pierpaolo Piludu, attore- regista del Cada Die Teatro, ha offerto una magnifica prova della sua bravura e sensibilità, descrivendo ancora una volta un argomento a lui caro, i fatti che caratterizzarono la città di Cagliari nel corso della seconda guerra mondiale, in particolare durante i bombardamenti del 1943.

Il 29 febbraio ha presentato nell’Aula magna dell’Istituto professionale “ Sandro Pertini” di Cagliari  il suo spettacolo “Famiglia Puddu”, un soggetto originale da lui scritto, diretto e interpretato, ambientato nel capoluogo sardo durante la guerra.

In questa rappresentazione il regista ridicolizza e ironizza sulla figura grottesca di Giovanni Battista Puddu, un individuo sguaiato e ignorante, nel quale si vuol mettere in ridicolo e satireggiare il cittadino medio dell’epoca fascista, che ripete a memoria gli slogan del regime, anche senza comprendere pienamente il senso. Assolutamente convinto delle sue opinioni, tanto da far battezzare il figlio col nome del duce per meglio sottolineare la sua cieca fedeltà e appartenenza al regime, è a questo punto che l’uomo deve affrontare una situazione inattesa: il bambino si rivelerà affetto da un ritardo mentale. L’unico pensiero del padre è quello di nasconderlo agli occhi della società, tenendolo segregato in casa, seguendo pedissequamente il pensiero politico del regime di non accettazione del “diverso” e di non riconoscerne i diritti umani, fino  alla tragedia finale che concluderà la vicenda. La raffigurazione del bambino vuole essere un omaggio a tutti i cagliaritani morti sotto i bombardamenti del ’43, quali vittime innocenti e dimenticate, che hanno pagato un alto tributo di sangue al secondo conflitto mondiale.

Oltre a voler preservare e tramandare la memoria storica dei fatti drammatici che riguardarono la città di Cagliari nel corso dell’ultimo evento bellico,  un motivo non secondario della messa in scena dello spettacolo è stato anche il fatto che Piludu si è reso conto come sino a pochi decenni fa i giovani non sapessero nulla o quasi di questi fatti. Ciò lo spinse a  realizzare la maggior parte dei suoi spettacoli teatrali ambientati in quel periodo storico, per far conoscere alle nuove generazioni questo aspetto di un’epoca che culminò con la seconda guerra mondiale e tutte le sue tragiche conseguenze, prima che ne andasse perduta la memoria. A questo fine, in apertura della rappresentazione, il regista ha mandato in onda un filmato di circa 20 minuti in cui ha raccolto le testimonianza delle persone sopravvissute ai bombardamenti della città, in cui raccontano la loro toccante esperienza. Un documento prezioso per conoscere quegli aspetti della guerra non contemplati nei libri di storia, ma che sono di enorme importanza per conoscere e comprendere ciò che accadde in quei terribili anni e affinché non vengano mai scordati in futuro.

Paolo Piu

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Pratobello nella poesia degli orgolesi per la cultura sarda https://www.sardegnamagazine.net/pratobello-nella-poesia-degli-orgolesi-per-la-cultura-sarda/ https://www.sardegnamagazine.net/pratobello-nella-poesia-degli-orgolesi-per-la-cultura-sarda/#respond Sun, 01 Mar 2020 18:02:43 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18867 Bannantoni Busio di Orgosolo ha ricevuto un importante riconoscimento “Premio Speciale della Giuria” in occasione della 60° edizione  del Premio di Poesia Ozieri, la cui prima manifestazione risale al 1956

Il suo componimento è intitolato Pratobello, luogo che nell’immaginario collettivo dei sardi evoca sempre un grande ricordo.  Un esempio di determinazione e di civiltà che la popolazione di Orgosolo ha dato e di cui tutta la Sardegna deve esserne grata e fiera. Peraltro ci dispiace vedere che il Borgo di Pratobello non venga recuperato anche per dargli quella giusta importanza che merita per la Sardegna e sul quale si potrebbe realizzare un polo turistico culturale identitario di rilevanza internazionale, così come l’Associazione Amici di Sardegna anni fa avevano proposto al Comune.

Ma ritornando alla poesia… l’autore è riuscito con un breve e significativo componimento, fortemente evocativo, a far rivivere quei giorni terribili e di grande tensione. La sua lirica è essenziale, realistica e allo stesso tempo venata da un approccio romantico e nostalgico per quanto venne fatto allora e, fors’anche, per quanto si sarebbe potuto fare dopo…

Dalla sua narrazione emerge la positività della popolazione di Orgosolo che ha saputo vivere in quei terribili giorni del giugno del 1969 quando una piccola ma determinata comunità di orgolesi ha fermato la supponenza di uno Stato troppo e tanto lontano dalle istanze della popolazione di un Paese simbolo della Sardegna.

Un esempio di civile protesta, non comune nella storia della nostra regione. Una protesta fatta senza armi e violenza ma solo con la forza della ragione insieme a tanta determinazione di una piccola comunità che, dall’oggi al domani, avrebbe dovuto cambiare vita e rinnegare se stessa.

Una manifestazione che dovrebbe ancor oggi essere studiata e fatta conoscere ai tanti sardi che spesso non conoscono o che dimenticano i contenuti della nostra cultura e la storia dei luoghi della Sardegna;  cultura, simboli e tradizioni che, al contrario, affascinano e colpiscono l’interesse di tanti non sardi, a molti dei quali dobbiamo essere eternamente riconoscenti per quanto fatto per noi…Penso a Max Leopold Wagner,  Alberto La Marmora, Maurice Le Lannou e a tanti altri.*

Bene ha fatto Bannantoni a cui si unisce l’apprezzamento della nostra Redazione e di tutti i nostri lettori.

* Ci piacerebbe pensare che i sardi possano ancora essere in grado di riuscire a realizzare altre manifestazioni di civile protesta come quella di Pratobello.

Ce ne sarebbe ancora tanto bisogno…

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Quartu: “Dove eravamo rimasti ?” https://www.sardegnamagazine.net/quartu-dove-eravamo-rimasti/ https://www.sardegnamagazine.net/quartu-dove-eravamo-rimasti/#respond Sun, 01 Mar 2020 16:26:19 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18852 Il nuovo inizio di Quartu Sant’Elena riparte da Graziano Milia con l’Associazione Rinascita, nata per sviluppare una generale e partecipata riflessione sul futuro di questo grande centro del Campidano

Alla convention organizzata domenica 1° marzo presso la Casa Olla in via Eligio Porcu, Graziamo Milia ha esordito con una frase di Enzo Tortore, fortemente evocativa e ricca di significato: “Dove eravamo rimasti”

E’ stato un modo assai suggestivo per riprendere il discorso, da lui interrotto e suo malgrado, con la terza Città della Sardegna che a suo tempo aveva mostrato dei positivi riscontri non solo per il decoro della città ma anche per la qualità della vita degli stessi residenti, ma non solo.

Grazie alle indubbie doti oratorie Milia ha catalizzato l’attenzione dei tanti presenti che per circa un’ora hanno seguito con estrema attenzione il suo articolato discorso, arricchito da aneddoti, testimoianza di personali vicende di vita, nonché citazioni di personaggi molto cari alla pubblica opinione, come Martin Luther King, Nereide Rudas, Gino Paoli,

Il taglio dato al suo intervento, appassionato e lucido allo stesso tempo, presenta diverse chiavi di lettura. La prima di tipo emozionale ha colpito lo spirito dei presenti, toccando il comune desiderio di rilancio, di riscatto della città e della sua cultura. Poi ha colto nel segno andando sui contenuti parlando delle occasioni e opportunità che Quartu ha avuto e che le contrapposizioni di partito e di vari personaggi hanno fatto perdere alla comunità.

Opportunità per rivitalizzare il Comune, il suo centro storico e soprattutto il rapporto con le periferie, prima fra tutti Flumini di Quartu che nella futura Giunta avrà anche uno specifico assessorato;

opportunità legate alla valorizzazione dei sapere umani e professionali dei quartesi;

opportunità legate al rilancio della viabilità e dei collegamenti funzionali con Cagliari ma non solo;

opportunità legate al turismo delle spiagge e al turismo ambientale di Molentargius condizionato da una visione cagliaricentrica e soffocato da rendite di posizione.

opportunità che potranno essere colte solo con l’impegno di tutti i cittadini quartesi, andando anche al di là delle appartenenze e dei credo di partito.

Nel suo discorso Milia non ha detto di essere contro i partiti e non ha rinnegato il suoi trascorsi, anzi ne ha riconosciuto l’importanza e l’utilità ma, ciononostante, chiede alla collettività di fare uno sforzo per il bene supremo, per un comune e condiviso eccezionale programma di rilancio della città di Quartu, anteponendo i contenuti di programma ai riferimenti ideologici.

Quartu ha bisogno di interventi eccezionali e le risposte che l’amministrazione dovrà dare dovranno essere altrettanto eccezionali.

Come ad esempio il recupero di aree degradate e studiare le opportunità che la Cassa Depositi e Prestiti offre alle amministrazioni locali per far ripartire il sistema economico e produttivo della città. Per questo è opportuno aiutare le imprese e gli artigiani a rinnovarsi, favorire nuove start-up e valorizzare i saperi e la formazione dei giovani.

Città che deve guardare oltre i suoi ambiti localistici e operare dentro la città metropolitana con dei collegamenti adeguati, per offrire servizi e prodotti e acquisire investimenti che valorizzino le risorse e i saperi presenti a Quartu.

La città, quindi, deve essere ripensata con il contributo di tutti facendo uno sforzo comune e collettivo per il rilancio di questa grande città che per la prima volta in questi ultimi decenni, segna una flessione dei cittadini residenti, così come risulta dai dati dell’ISTAT. Certo questo fenomeno non riguarda solo Quartu ma l’impoverimento e l’abbandono dei centri urbani e dei paesi riguarda tutta la Sardegna.

E’ venuto il momento di ripensare la città anche per questo, da subito senza far trascorrere altro tempo, facendo tesoro anche le negative esperienze e dagli errori da tutti commessi. Pertanto occorre ripartire e Graziano Milia ha tutte le carte in regola per condurre questa rinascita.

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Sardinprogress, progetto di inclusione sociale e promozione del dialogo interculturale https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress-progetto-di-inclusione-sociale-e-promozione-del-dialogo-interculturale/ https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress-progetto-di-inclusione-sociale-e-promozione-del-dialogo-interculturale/#respond Sun, 01 Mar 2020 15:17:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18923 Si è concluso lo scorso febbraio 2020 con la Festa dei popoli di Monserrato il
progetto di inclusione sociale e promozione del dialogo interculturale chiamato “Sardinprogress: Conoscenza, dialogo e confronto fra antiche, attuali e diverse culture“, ideato e realizzato dalla “Rete Sarda della Cooperazione internazionale” e realizzato con il contributo della “Fondazione di Sardegna“. Un ciclo di sei incontri, tutti gratuiti, che si sono svolti dal sud al nord della Sardegna, passando per il centro, toccando le città di Cagliari, Sassari, Oristano e Monserrato.

Eventi realizzati con la collaborazione dei migranti residenti in Sardegna, e aperti alla comunità locale, con lo scopo di scoprire e valorizzare le differenze culturali presenti in una Sardegna sempre più multi etnica. Il tutto attraverso svariate attività come musica, video e degustazioni di cibi tipici. Una particolare attenzione è stata riservata all’artigianato e alle tradizioni locali, autentici linguaggi universali che favoriscono la comprensione tra popoli e culture.

Durante gli eventi la guida turistica Massimo Dotta, ha tenuto, fino a dicembre 2019, dei tour multiculturali belle varie località toccate dal progetto Sardinprogress, aventi come obbiettivo una lettura interculturale del territorio. In buona sostanza per capire come la geografia e la morfologia del territorio abbiano favorito la nascita e lo sviluppo di una determinata cultura, capace col tempo di accogliere e confrontarsi con influenze esterne di vario tipo. Le visite hanno infatti avuto questo scopo: trovare i segni di contaminazioni fra culture diverse attraverso l’arte, la musica, l’architettura, l’artigianato, la gastronomia, la spiritualità.

Incontri:

  • 30 maggio 2019 – Cagliari (Hostel Marina) – Incontro dedicato al Kenya
  • 26 luglio 2019 – Incontro dedicato ai paesi del Maghreb: Tunisia, Algeria e Marocco
  • 07 ottobre – Riunione organizzativa e monitoraggio dei risultati ottenuti
  • 26 ottobre 2019 – Sassari – incontro dedicato al Senegal
  • 7 dicembre 2019 – Oristano – incontro dedicato alla Nigeria
  • 20 febbraio 2020 – Monserrato – Incontro dedicato alle Filippine
  • 22 e 23 febbraio 2020 – Monserrato – Festa dei popoli (evento conclusivo)

La Sardegna infatti, grazie al suo ruolo geograficamente e storicamente centrale nel Mediterraneo occidentale è stato un luogo nel quale le sponde opposte del Mare Nostrum si sono spesso incontrate e influenzate vicendevolmente. Un ruolo che diviene ancora una volta centrale al giorno d’oggi, con i nuovi flussi di migranti e rifugiati che sbarcano anche sulle nostre coste dopo un viaggio di fortuna in alto mare.

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Quando non c’era ancora Abbanoa: una visita guidata esclusiva https://www.sardegnamagazine.net/quando-non-cera-ancora-abbanoa-una-visita-guidata-esclusiva/ https://www.sardegnamagazine.net/quando-non-cera-ancora-abbanoa-una-visita-guidata-esclusiva/#respond Thu, 27 Feb 2020 06:48:19 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18848 Sabato 29 febbraio 2020 l’associazione Amici senza confini(A.SE.CON) e la DIVO Sardegna, in collaborazione con Amici di Sardegna, organizzano una passeggiata in un giorno particolare, il 29 febbraio che cade ogni 4 anni, per trattare un argomento particolare: l’acqua.
Questo bene prezioso, che oggi possiamo procurarci senza tanta fatica, aprendo semplicemente il rubinetto, un tempo come e dove si poteva prendere?
Andremo alla scoperta di sorgenti, cisterne, pozzi e fontane, testimoni di un’architettura dell’acqua che oltre ad avere una funzione pratica, nella storia ha rappresentato il simbolo del potere di una corporazione o di una sezione della società che ne patrocina o se ne riserva il primo uso.

L’escursione avrà inizio alle 15,30 a piazza Indipendenza (Castello) e terminerà al Bastione di S. Remy.

Quota di partecipazione 10 euro. I bambini sotto i 12 anni non pagano.
Ad accompagnarci in questo percorso ci saranno le guide turistiche regolarmente iscritte al registro Regionale G.T. Dottoressa Emilia Canto e Dottor Massimo Dotta e ci assisterà Roberta Manca presidente dell’ ASECON.
E’ gradita la prenotazione. Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattateci al numero 3913169649 – oppure agli indirizzi di posta elettronica amicisenzaconfini@hotmail.it divosardegna@gmail.com.

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Guglielmo di Massa – Le Storie dei Nuovi Percorsi Culturali https://www.sardegnamagazine.net/guglielmo-di-massa-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/ https://www.sardegnamagazine.net/guglielmo-di-massa-le-storie-dei-nuovi-percorsi-culturali/#respond Mon, 17 Feb 2020 16:39:25 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=20292 Come previsto nel progetto Nuovi Percorsi Culturali, abbiamo realizzato dei piccoli documentari su fatti e personaggi della storia di Cagliari.

Ecco il primo nato delle “Storie dei Nuovi Percorsi Culturali” dedicato a Guglielmo di Massa.

Cercheremo di ripercorrere brevemente le fasi principali della sua vita, raccontando gli accadimenti che portarono alla costruzione del castello pisano nel cuore del Giudicato di Cagliari.

Buona visione.

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Migrantour: incontro a Monserrato https://www.sardegnamagazine.net/migrantour-incontro-a-monserrato/ https://www.sardegnamagazine.net/migrantour-incontro-a-monserrato/#respond Sat, 15 Feb 2020 17:22:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18832 A distanza di circa due anni dall’avvio del primo progetto in Sardegna di Migrantour “Le nostre città invisibili”, promosso a livello europeo da ACRA e da Viaggi solidali e finanziato dall’AICS. L’incontro si è tenuto a Monserrato presso il Centro Polisportive Giovanili Salesiane di via Capo Comino dovei partecipanti e sostenitori del progetto si sono dati appuntamento per fare un consuntivo delle attività e condividere un pranzo multietnico.

Per l’occasione ha partecipato anche una gradita ospite dell’Acra di Roma, Francesca De Stefano, che è venuta in Sardegna per effettuare il monitoraggio di fine attività.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche della prosecuzione del progetto per non disperdere la preziosa esperienza maturata in questi ultimi due anni. In questo periodo infatti circa 15 giovani in prevalenza extraeuropei si sono cimentati nel racconto di una città invisibile a molti cittadini, come il quartiere di Marina quello vissuto da tante persone che spesso incontriamo per strada ma che non conosciamo o peggio presumiamo di conoscere…

Migrantour infatti ha proprio permesso a tanti di scoprire sotto altra luce luoghi e persone che si conoscevano poco o solo superficialmente.

Grazie a Migrantour inoltre si è avuto modo di favorire il dialogo e contribuire al superamento di pregiudizi e stereotipi che sempre più spesso prendono corpo nella nostra società.Speriamo dunque che il progetto prosegua e riscuota sempre maggiore successo.

GRAZIE MIGRANTOUR E GRAZIE… AMICI DI SARDEGNA

Si ringrazia per il sostegno ricevuto da il CSV Sardegna Solidale

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Le Filippine e la Sardegna https://www.sardegnamagazine.net/le-filippine-e-la-sardegna/ https://www.sardegnamagazine.net/le-filippine-e-la-sardegna/#respond Sat, 15 Feb 2020 06:40:09 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18822 Nell’ambito del progetto “Sardinprogress”, finanziato dalla Fondazione di Sardegna alla Rete Sarda della Cooperazione Internazionale, giovedi 20 febbraio si terrà un interessante incontro con la comunità dei filippini che presenteranno il proprio Paese per raccontare luci e ombre del loro inserimento in Sardegna portando la propria esperienza.

Nel corso della giornata saranno presentati anche dei prodotti tipici.

L’evento si terrà a Monserrato presso in Centro Polisportive Giovanili Salesiane di Via Capo Comino in località Riu Saliu dalle ore 17,00 alle ore 20,00. Nel corso dell’incontro saranno presentate delle slides e dei prodotti tipici delle Filippine con una degustazione.

L’ingresso è gratuito

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Presentazione a Cagliari del progetto “Nuovi Percorsi Culturali”. Turismo e divulgazione storica in forme nuove e aggiornate https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-a-cagliari-del-progetto-nuovi-percorsi-culturali-turismo-e-divulgazione-storica-con-forme-nuove-e-aggiornate/ https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-a-cagliari-del-progetto-nuovi-percorsi-culturali-turismo-e-divulgazione-storica-con-forme-nuove-e-aggiornate/#respond Mon, 10 Feb 2020 16:45:24 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=19119 di Massimo Dotta

E’ stato inaugurato oggi nella sede di A.se.con, il progetto dei «Nuovi percorsi culturali» nasce dalla collaborazione di quattro diverse realtà associative isolane: l’A.se.con., la Di.vo. Sardegna, Istoria de pedra e Amici di Sardegna con l’intento di proporre una visione nuova e moderna della città di Cagliari ai suoi cittadini e a chiunque fosse interessato a conoscerla meglio.

I Nuovi Percorsi Culturali nascono da un esperienza decennale nel campo storico e turistico del capoluogo, proprio per superare le ripetizioni imposte da una narrazione della storia di Cagliari, e dei suoi quartieri storici, ormai cristallizzata in forme limitate e ripetitive.

Un’altra motivazione importante che ha spinto alla creazione del progetto è il rinnovato interesse per la conoscenza della cultura locale, che sta richiamando una platea sempre più vasta di persone interessate alla storia della propria città.

Questo interesse va intercettato, secondo le finalità del progetto, attraverso modalità di comunicazione nuove e moderne, che utilizzino il più immediato linguaggio audio visivo, per diffondere tramettere nozioni non banali, per la riscoperta del patrimonio culturale diffuso nel territorio.

Le attività dei Nuovi percorsi culturali, si basano sulle ricerche più attuali, come studi specialistici e atti dei convegni recenti, per rispondere a questa crescente curiosità verso la storia e la cultura di Cagliari. Cercare di organizzare queste conoscenze in una nuova narrazione aggiornata e non frammentaria della storia locale è uno degli obiettivi del progetto.

Nuove istanze culturali, quindi, che richiedono nuove forme e nuovi mezzi per la costruzione di itinerari nuovi di storia pubblica.

La possibilità di offrire gli esiti della ricerca universitaria ad un numero di persone molto più alto rispetto ai soli studiosi e ricercatori, addetti ai lavori, ha spinto all’elaborazione di strumenti narrativi adeguati alle più diverse circostanze.

Si tratta di divulgazione storica e turismo ma anche del desiderio dei cittadini di partecipare a itinerari speciali capaci di trovare i punti focali della nuova dimensione culturale e monumentale.

Divulgazione quindi, ma moderna e di buon livello attraverso diversi tipi di attività.

Con questi obbiettivi abbiamo pensato di utilizzare anche piccoli documentati, che hanno la capacità di coinvolgere anche emozionalmente gli spettatori, facendogli rivivere la propria storia come se fossero presenti in quel preciso momento. Il linguaggio immediato dei video, di durata contenuta in modo da non stancare, grazie alla dinamicità delle immagini, offre la possibilità di una diffusione più ampia di temi di interesse storico-culturali nel pubblico in generale.

I vari documentari che saranno realizzati racconteranno fatti e figure interessanti, che poi si ritroveranno lungo gli itinerari, ma di cui spesso non si ha il tempo di approfondire.

Per raccogliere tutto il materiale del progetto verranno utilizzati vari mezzi come il canale youtube creato appositamente per accoglierà i video, in questo modo sempre disponibili alla visione, affiancato da un canale facebook per notizie, foto e articoli. Ma si realizzeranno anche articoli su riviste online e una possibile pubblicazione finale, al termine del progetto.

E quindi storie, racconti e memorie veicolati da escursioni tematiche, documentari e articoli possono così creare un nuovo sistema di relazioni tra il territorio e la cittadinanza, generando una nuova geografia e una nuova visione del patrimonio ambientale della nostra bellissima città. Materiale che può essere valido anche a livello didattico, non esistendo manuali scolastici aggiornati dedicati nello specifico alla storia locale sarda e cagliaritana.

Secondo la filosofia di usare più media e i video, è stata realizzato per la presentazione del progetto un filmato, disponibile alla visione seguendo questo link.

Seguite questo bel progetto, che ci assicurerà delle novità interessanti per tutto il 2020 e oltre.

per ulteriori informazioni scrivete a:

amicisenzaconfini@hotmail.it

divosardegna@gmail.com

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A proposito di tesserini, ma non solo… https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-tesserini-ma-non-solo/ https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-tesserini-ma-non-solo/#respond Sat, 08 Feb 2020 17:29:55 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18817 Ecco il comunicato che è stato inviato agli Organi di stampa…

Gentile Redazione,

Abbiamo letto articoli e seguito i TG, restando come basiti per il fatto che le notizie inerenti le lamentele dell’Associazione ARGTS, contro il rilascio dei nuovi tesserini per le guide turistiche da parte dell’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna, abbiamo trovato così tanto spazio, come se a parlare di questi argomenti fosse sempre legittimata solo la signora Mura e/o la presidente dell’Associazione Argts che, di fatto, non rappresenta tutte le guide turistiche isolane, anzi, solo di una piccola parte. E da quella parte ci preme prendere pubblicamente le distanze! Pertanto chiediamo, in base alla deontologia professionale dell’Ordine dei giornalisti, di voler pubblicare cortesemente le seguenti dichiarazioni.Grazie!

Marcello Polastri Già presidente delegato regionale per la Sardegna, GTI, Guide turistiche italiane.

Roberto Copparoni, presidente Associazione Amici di Sardegna

Concetta Pistolesi del Direttivo, presidente di Percorsi Alternativi, insieme ai tanti colleghi Guide Turistiche e GAE della Sardegna, ma non solo, e infine Guide turistiche nazionali.

COMUNICATO STAMPA: GTI e Guide isolane esprimono un plauso alla Regione Sarda.

Da ARGTS solo polemiche per avere visibilità e ritornare indietro alla preistoria del turismo!

Nel leggere le dichiarazioni dell’Associazione ARGTS, parrebbe che solo loro siano titolati a esternare giudizi e opinioni sull’universo mondo delle Guide Turistiche, investendosi in virtù di una rappresentanza che, di fatto, non hanno. Nel merito, si rileva che la Legge 97/2013 è entrata in vigore il 4 settembre 2013, ed è Legge dello Stato, anche se carente dei decreti attuativi, pur tuttavia questa non è di certo una eccezione nel panorama legislativo italiano.

Le affermazioni della Signora Mura, di fatto non tengono conto della realtà, e che nell’era in cui la globalizzazione è totale, più che trincerarsi su recinti pseudo-ideologici che poi nei fatti sono steccati neocorporativi, appare necessario confrontarsi e competere sui contenuti, così come sulle reali capacità dei professionisti.

In forza di ciò le sue argomentazioni, qualora avessero seguito, ci farebbero fare un salto indietro nei tempi passati, nella preistoria del turismo, allontanando così la Sardegna dal ”Continente“ Europeo e Mediterraneo.

Del resto, la storia, ci ha insegnato qualcosa in fatto di conoscenza e di valorizzazione della cultura e dell’ambiente sardo, anche da parte di non sardi. Non è infatti giusto pensare che solo i sardi possano raccontare la propria isola. Sarebbe inoltre anti-democratico!

Oggi è giusto che tutti lo possano fare se ne hanno le competenze. Anche i non sardi. Se poi vogliamo ascoltarla da chi se la canta e se la suona… va bene così!

Del resto anche noi, avendone le competenze possiamo lavorare nella penisola e in Europa e questo grazie alla notizia diffusa ieri dall’assessore al turismo della Regione Sardegna che ha scelto in favore di un restyling dei patentini turistici, rendendoli quindi validi così come fatto da altre regioni, non solo per la Sardegna bensì per l’Italia e non solo.

Ne consegue dunque che una guida turistica sarda possa esercitare a Napoli così come a Roma, o altrove e ci e dunque viceversa, una collega guida romana o francese possa lavorare in Sardegna. Sarà la concorrenza leale e soprattutto la competenza, a far sì che tra le guide emerga sempre e comunque la migliore professionalità al servizio del turismo, e dell’identità della località nella quale si opera.

E infatti, la migliore verifica delle competenze delle Guide, sono i giudizi e il gradimento dei turisti, a vantaggio anche di una diversificazione di contenuti, che i singoli professionisti proporranno nei loro tour, evitando, però, inutili rendite di posizione.

Si deve infine ricordare che la Guida nazionale non deve conoscere tutti i siti turistici e le attrazioni dell’Italia, bensì, solamente, delle regioni o aree in cui opera. Del resto, quando si va a Barumini o a Nora le locali Guide turistiche non ci parlano dei bronzi di Riace o della Capitale di Ravenna, della Battaglia di Canne o del Misterioso sangue di San Gennaro.

Quanto ai medici citati erroneamente da associazioni come ARGTS, che di fatto non rappresentano la totalità delle guide turistiche isolane, occorre precisare che l’Italia non è uno Stato federale, ma fino a prova contraria uno Stato unitario che fa parte della Unione Europea: dunque non si comprende perché un libero professionista non possa lavorare al di fuori della propria Regione o Stato, se ne ha le competenze linguistiche e conoscenze e capacità umane e professionali. L’esempio non è dei più felici perché gli ambiti sono diversi e poi chi impedisce a un bravo medico di cambiare tipologia di pazienti? Tutti lo possono farlo, basta solo che siano in grado di fare bene.

Quindi, in conclusione ed in attesa della Legge di riordino delle professioni a livello nazionale, ben venga il ripristino della L.R. n. 20/2006, magari apportandovi solo qualche piccola modifica che in tal senso, ci vedrà impegnati in prima linea.

Marcello Polastri Già presidente delegato regionale per la Sardegna, GTI, Guide turistiche italiane.

Roberto Copparoni, presidente di Amici di Sardegna

Concetta Pistolesi presidente di Percorsi Alternativi, insieme ai tanti colleghi Guide Turistiche e GAE della Sardegna, ma non solo.

Nella foto l’On.le Gianni Chessa Assessore del Turismo RAS mentre mostra alla stampa i nuovi tesserini

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GTI, su patentino regionale Sardegna https://www.sardegnamagazine.net/gti-su-patentino-regionale-sardegna/ https://www.sardegnamagazine.net/gti-su-patentino-regionale-sardegna/#respond Wed, 05 Feb 2020 18:49:18 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18814 «Abbiamo letto con stupore le dichiarazioni della Presidente dell’associazione regionale delle guide turistiche, Michela Mura, sulle novità introdotte dalla Regione Sardegna, che ha annunciato un patentino ‘unitario’, indicante, tra le altre cose, l’uso delle lingue straniere, per mettere ordine in una materia caotica e combattere l’abusivismo. Fa specie l’auspicio della Presidente che nel tesserino non si faccia riferimento alla legge nazionale del 2013, che di fatto istituiva appunto le guide nazionali». Così, il direttivo di GTI, Guide Turistiche Italiane, presieduto da Simone Fiderigo Franci, commenta le dichiarazioni di Mura all’indomani dell’annuncio, da parte dell’assessore regionale competente, Gianni Chessa, del nuovo provvedimento. «La legge del 2013 è la stessa che permetterebbe ai colleghi sardi che oggi lavorano in Campania come nel Lazio o nel Veneto o in Puglia, di continuare a farlo senza problemi. Perché degli 6 mila addetti citati, non tutti, va riconosciuto, operano nella sola Sardegna. La difesa a oltranza della territorialità non è produttiva ma limitante. Noi – rimarca GTI – siamo per la guida nazionale, in presenza di un percorso di studi adeguato, con requisiti di accesso come il possesso della laurea almeno triennale in materie specifiche – dalla storia all’archeologia – e l’aggiornamento professionale obbligatorio. E’ questo l’unico strumento per difendere la qualità della professione dall’improvvisazione. Contro l’abusivismo siamo tutti – il monito – ma per il lavoro, allo stesso modo, dovremmo essere tutti. Senza battaglie al ‘ribasso territoriale’ tra colleghi».

Camilla Ghedini Giornalista Professionista

Consulente Comunicazione Ufficio Stampa info@ufficiostampacomunicazione.com

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Nuovi tesserini per gli operatori del Turismo https://www.sardegnamagazine.net/nuovi-tesserini-per-gli-operatori-del-turismo/ https://www.sardegnamagazine.net/nuovi-tesserini-per-gli-operatori-del-turismo/#respond Wed, 05 Feb 2020 15:13:38 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18806 Questa mattina l’Assessore Regionale del Turismo della RAS On.le Gianni Chessa ha presentato i nuovi tesserini che la Regione Sardegna ha predisposto per il riconoscimento delle seguenti figure turistiche:

Guide Turistiche, Guide Ambientali Escursionistiche, Guide Turistiche Sportive, Direttore Tecnico di Agenzia di Viaggio,

Attualmente risultano iscritti circa 6200 operatori fra i vari Registri istituiti ai sensi della L.R. n. 20/2006, anche se la maggior parte degli iscritti non risiede in Sardegna o non lavora nel settore del Turismo.

Da oggi, pertanto questi operatori potranno ricevere un tesserino di riconoscimento anche per contrastare il forte abusivismo che è presente nel settore delle professioni turistiche.

Questo tesserino darà agli operatori la possibilità di esercitare non solo in tutta l’Italia ma anche nell’ambito dei Paesi della U.E.

Erano anni che gli operatori attendevano questo documento che faciliterà l’esercizio della professione senza limitazioni, fatta eccezione per lo Stato del Vaticano, all’interno del quale per poter svolgere la Guida presso i Musei occorre avere un apposito tesserino di riconoscimento.

Ora si attende che la vigente normativa regionale venga rivista e attualizzata, nelle more di approvazione del riordino delle professioni turistiche a livello nazionale, perché dal 2017 l’accesso alla professione di Guida turistica è stato bloccato con un inopportuno provvedimento, inserito nella legge finanziaria. Infatti da oltre 3 anni gli operatori nazionali attendono questo riordino e alcune Regioni, a causa di tali ritardi, hanno deciso di continuare a regolamentare l’accesso alle professioni turistiche con proprie leggi regionali. A tale riguardo l’Assessore Chessa e il Presidente della V Commissione On. Piero Maieli, hanno manifestato la propria disponibilità, così come le Onorevoli Carla Cuccu e Elena Fancello entrambe componenti della medesima Commissione del Consiglio Regionale. Ora si attende solo di vedere una bozza del nuovo testo normativo per le opportune valutazioni del caso.

Per avere ulteriori informazioni: https://sus.regione.sardegna.it/sus/searchprocedure/details/5272;jsessionid=7378A91ACF1D3705AEED086E2E6E2301.sus2?fbclid=IwAR2NDvevzJgRQClSP9ZvsmHh6ujYyAFV95TQVvOC91B7eF2MSy6TDa5SKZ4

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Conferenza sulle diaspore in Sardegna https://www.sardegnamagazine.net/conferenza-sulle-diaspore-in-sardegna/ https://www.sardegnamagazine.net/conferenza-sulle-diaspore-in-sardegna/#respond Mon, 03 Feb 2020 15:57:43 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18784

Sabato 1° e domenica 2 febbraio si è tenuto un interessante convegno sulla costituzione di un coordinamento delle diaspore in Sardegna. L’evento che ha ottenuto la collaborazione del CSV Sardegna Solidale odv, ha visto la partecipazione di diverse associazioni operanti in Sardegna, si è tenuto presso l’Hotel Panorama di Cagliari. Nel corso delle due giornate si sono avvicendati numerosi e qualificati operatori fra cui la Prof.ssa Annamaria Baldussi dell’Università di Cagliari, Don Marco Lai Responsabile della Caritas e rappresentante della Diocesi di Cagliari, la Dott.ssa Anita Curatola del Forun SaD, i referenti del CSV Sardegna Solidale ODV Nanda Sedda, Stefano Porcu e Roberto Copparoni, i referenti della Rete Sarda della Cooperazione internazionale, Ahmed Naciri e Roberta Manca.

I lavori sono stati coordinati da Felix C.C. Adandedjan, Elizabeth Rijo e da Zoraide De la Rosa. Nel pomeriggio di domenica si sono tenuti due interessanti laboratori di cooprogettazione; uno sul mondo della scuola e istruzione e il secondo sulla cooperazione.

Al termine dei lavori i partecipanti hanno realizzato una plenaria con la quale si sono focalizzati gli obiettivi e stabiliti i termini della futura programmazione.

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Relazioni del Mediterraneo https://www.sardegnamagazine.net/relazioni-del-mediterraneo/ https://www.sardegnamagazine.net/relazioni-del-mediterraneo/#respond Sun, 02 Feb 2020 19:24:58 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18775 Importante seminario sul tema della cultura democratica con approfondimenti socio economici e politici. La Fondazione di Sardegna in prima linea con il progetto Formed.

Sabato 1° febbraio si è tenuta una interessante conferenza presso la sede della Fondazione di Sardegna sulla cooperazione mediterranea.

L’incontro è stato organizzato dalla ACCUS Associazione per la Cooperazione Culturale in Sardegna e dalla Fondazione Unipolis “Cultura, Ricerca, Sicurezza e Democrazia”,

Ha coordinato e introdotto i lavori il Dott. Carlo Salis presidente dell’ACCUS che nella sua presentazione ha illustrato l’importanza di un confronto e dialogo con i Paesi del Nord Africa e più in generale dei Paesi di tutta la costa sud del Mediterraneo. In particolare grazie al Progetto Formed la Fondazione di Sardegna ha permesso di portare in Sardegna, presso le Università di Cagliari e di Sassari oltre cento studenti della Tunisia, Algeria e Marocco.

Il progetto ha due obiettivi. Il primo è di sostenere la internazionalizzazione delle Università della Sardegna. Il secondo obiettivo è quello di favorire nei giovani la conoscenza, il confronto e il dialogo con i Paesi vicini. I sardi con i giovani della sponda africana e questi ultimi con i giovani sardi e della penisola. In questo modo un domani, assi ravvicinato si potranno creare le condizioni per creare una classe dirigente in grado di affrontare i problemi comuni insieme Problemi comuni che riguardano una molteplicità di ambiti e favorire il consolidamento di una coscienza e cultura mediterranea e creare dei cittadini che vivano attivamente la vita politica, economica e democratica dei rispettivi Paesi.

Poco dopo ha preso la Parola il Prof. Gianfranco Bottazzi dell’Università di Cagliari che ha tenuto un brillante intervento socio economico soffermandosi sulla necessità del superamento del PIL quale misuratore di ricchezza di una nazione. Successivamente è intervenuto il Prof. Christian Rossi dell’Università di Cagliari che ha illustrato il lungo e complesso percorso della unità europea, dalla sua genesi fino alle attuali criticità presentate dalla Brexit.

Il pubblico presente ha seguito con grande interesse i lavoro della conferenza, confermando la necessità di ricevere una costante informazione per discutere e confrontarsi su questi vitali temi che sono alla base del nostro futuro e della pacifica convivenza fra i popoli partendo, magari, anche dal Mediterraneo…

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Avvio di un nuovo progetto con la Tunisia: Geo Med Gis https://www.sardegnamagazine.net/avvio-di-un-nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/ https://www.sardegnamagazine.net/avvio-di-un-nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/#respond Tue, 28 Jan 2020 19:24:17 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18764 Il 23 gennaio è stato presentato a Tunisi il nuovo progetto di cooperazione internazionale Geo Med Gis, proposto dall’A.Se.Con. e finanziato dalla RAS con la legge regionale n. 19/96. Partner del progetto sono: L’ONM Office National des Mines della Tunisia; il Geoparco della Sardegna; il CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano; il Comune di Masullas e il Comune di Gadoni e l’Associazione Amici di Sardegna.

Alla Manifestazione organizzata presso la sede centrale di Tunisi dell’ONM erano presenti per l’ONM: il Direttore Generale  Mohamed Ben Salem , il Direttore Tecnico centrale Faouzi Dhaha, il Direttore della Geologia  Ridha.Maamri, il Direttore del Geo Parco del Dahar Mohsen Ben Hassine

Per l’A.Se.Con. : il Direttore Alberto Marini

Nella foto da destra: la Dottoressa Barbara Aldighieri, il Prof. Alberto Marini, il Direttore Generale ONM Mohamed Ben Salem, il Prof. Roberto Copparoni, Il Dott. Fabio Minniti.

Per il CNR di Milano: Barbara Aldighieri

Per l’Associazione Amici di Sardegna: Roberto Copparoni

Per l’AICS di Tunisi: Il responsabile Ufficio Sviluppo Fabio Minniti

Il progetto è rivolto all’area del futuro parco del Dahar che ricade nei Governatorati di Medenine, Tataouine e Gabes.

Il progetto che avrà una durata di un anno si concluderà nel mese di novembre 2020 e consentirà di realizzare una mappa multimediale che illustrerà in modo accessibile i principali geositi dell’area con una serie di informazioni di contesto georeferenziate. Questo importante strumento permetterà di rendere più funzionale e accessibile l’offerta di questo bellissimo territorio anche attraverso l’esperienza che i partner regionali hanno acquisito in questi anni in fatto di promozione dei rispettivi ambiti. In particolare il Geoparco della Sardegna, il Comune di Masullas e il Comune di Gadoni.

Il progetto prevede una serie di iniziative che si articoleranno in tutto il 2020 e fra queste: attività di ricerca, monitoraggio, formazione, scambio di esperienze, divulgazione dei risultati, conferenze, eventi e visite delle rispettive delegazioni.

Nella prima foto in alto a sinistra: da destra Prof. Roberto Copparoni, Dott,ssa Barbara Aldighieri, Dott, Fabio Minniti, Dott, Mohsen Ben Assine e il Prof. Alberto Marini. Nella foto centrale da destra la Dott.ssa Barbara Aldighieri, e il Dott. Mohsen Ben Assine.

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L’Enoturismo: una proposta buona ma difficile https://www.sardegnamagazine.net/lenoturismo-una-proposta-buona-ma-difficile/ https://www.sardegnamagazine.net/lenoturismo-una-proposta-buona-ma-difficile/#respond Sat, 18 Jan 2020 07:12:55 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18760 di Gianfranco Leccis

La proposta di un’attività “turismo + enologia” sembra splendida ma è di difficile attuazione: non è chiaro come realizzarla, chi se ne deve occupare, è necessario trovare chi se ne intende.

Nella lettera-articolo precedente ho fatto qualche osservazione su una proposta per lo sviluppo del turismo. Innanzitutto che significa l’implicita ammissione – per la partecipazione di diversi Assessorati – che questa attività è quella che può dare i migliori risultati in termini di aumento della ricchezza (PIL) e del lavoro. Da molto tempo sostengo che gli altri assessorati debbono operare in accordo per ottenere risultati positivi.

Ora continuo l’esame. La proposta riguarda l’ ”Enoturismo”  cioè associare al turismo l’Enologia (coltivazioni, produzione, visita alle cantine ed alle zone vinicole, degustazioni, vendita) con il doppio intento di aumentare la capacità d’attrazione, magari con la destagionalizzazione (aumento del periodo di lavoro turistico che attualmente è poco più di 3-4 mesi) e valorizzazione e vendita dei vini. Non è una novità  – vi sono già stati vari esempi in passato in Sardegna ed è abbastanza diffusa in alcune regioni italiane – quel che vi è di nuovo e interessante sarebbe la creazione di un’orga­nizzazione. Questo non è stato detto esplicitamente: si è parlato dei pregi di un sistema coordinato ma non come attuarlo. Vi possono essere diversi modi: la creazione di un ente unico oppure di più enti a carattere locale per zone vinicole o per aree geografiche. Può anche consistere nel dare un contributo alle aziende vinicole perché realizzino la parte dell’ospitalità.

Sembra che l’orientamento sia verso dei bandi, cioè delle proposte fatte dagli interessati, sotto l’egida e il controllo delle Camere di Commercio, che francamente non ci sembra il soggetto migliore. Meraviglia che qualche tempo fa l’Assessore al Turismo aveva dichiarato che non intendeva assolutamente conferire i fondi dell’Assessorato per la DMO a Enti o altri organismi diversi dalla struttura regionale.

Hanno partecipato alla conferenza vari Assessorati. Scontata la partecipazione dei Trasporti, del Lavoro e dell’Agricoltura (strettamente legati), stupisce invece l’Industria, in passato quasi mai collegata. Peraltro anche questo settore ha competenze validissime per ampliare l’interesse turistico il pacchetto di offerta: per esempio le miniere, le acque minerali e soprattutto l’internazionalizzazione (brutta espressione, significherebbe esportazione? parola che fa il paio con “turismo esistenziale” e altre alla moda).

In effetti non è ben chiaro di chi siano alcune competenze: in particolare questo Assessorato lo sarebbe solo su miniere o cave in attività e non sulle miniere non più in esercizio; non si capisce però come mai l’Assessora abbia fatto recentemente un intervento di promozione sulla grotta di Santa Barbara, nella miniera di San Giovanni. Inoltre l’Assessora­to è unico azionista per conto della Regione dell’Igea. E la Carbosulcis? E i Cammini, quello minerario di Santa Barbara?

Dipende dalla forza di iniziativa della responsabile?

Con l’Assessorato al Lavoro ci sono evidenti interessi comuni: istruzione, formazione, oltre alla discutibile “più turismo più lavoro” (contributi per l’estensione della stagione turistica), e la recentissima originale proposta di realizzare dei modelli di nuraghi nelle piazze delle località dove risiedono emigrati sardi.

Mancavano gli Assessori all’Ambiente e alla Cultura, per cui non si sa se nelle proposte promozionali verranno inserite le peculiarità naturali, monti, boschi, grotte. fiumi, laghi, i sentieri, le arrampicate.

E la cultura?  Siti e monumenti archeologici:  la cultura nuragica è unica al mondo, è di straordinario interesse, noi sardi ci lamentiamo che non venga adeguatamente considerata ma non siamo capaci neppure di proporre delle opere eccezionali come le statue di Monte Prama, ci fermiamo a dibattere se devono essere esposte a Cabras o qualcuna anche a Cagliari .

Per quanto riguarda l’Agricoltura, i punti di contatto sono numerosi. C‘è una forte integrazione: se questo del vino è un polo di attrazione importante ve ne sono diversi altri: pane, formaggi, olio, agrumi, ortofrutticoli, zafferano. Per non dire dei prodotti animali.

Le responsabilità nel comparto agricolo sono molte e gravose. E’ tutto un mondo da governare, dove le difficoltà sono enormi. E’ vero che c’è un Ente dipendente, Laore, erede dell’Etfas, molto attivo e competente, con una lunga tradizione e personale qualificato benché non esperto nel turismo.

Tornando all’enoturismo e alla sua realizzazione operativa si ritiene che la Laore sia in grado di farlo?

Per quanto ne sappiamo l’Ente si occupa di agricoltura abbastanza bene, ma qui si tratta di fargli fare molto di più, problemi di organizzazione non solo degli aspetti tecnici del tour operator, della promozione, della valorizzazione del prodotto Sardegna, dell’introdu­zione in un mercato nuovo e diverso come quello turistico. Non c’è dubbio che abbia la capacità di inventarsi e trasformarsi ma con quale personale, con quali costi, con quali probabilità di successo al di là delle affermazioni demagogiche?

C’è una cosa che accomuna tutti: la mancanza di informazioni non superficiali. E’ difficilissimo conferire con i responsabili o con funzionari di livello, anche privati, avere dati o informazioni qualificate. Nell’am­bi­to dei prodotti agroalimentari, non si sa neanche quanto si produce ed il relativo valore. Non bastano comunicati soprattutto quando vi sono in ballo soldi per le famose risorse. Tener presente che si tratta di fondi pubblici e che tutti hanno diritto di conoscere e partecipare alle relative scelte. Non ci devono essere scelte riservate a pochi. Il carico fiscale e il disavanzo hanno raggiunto un  livelli inaccettabile ed il motivo è proprio la facilità e inutilità di certe spese pubbliche.                

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Nuovo progetto con la Tunisia: Geo Med Gis https://www.sardegnamagazine.net/nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/ https://www.sardegnamagazine.net/nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/#respond Fri, 17 Jan 2020 17:23:36 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18746 Il progetto Geo Med GIS: GIS per lo sviluppo sostenibile di un territorio, ha come obiettivo generale il miglioramento dell’occupazione e dello sviluppo economico nei territori del futuro Geo-parco del Dahar che ricadono nei Governatorati di Gabes, Medenine e Tataouine. Il progetto finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna con L.R. n.19/96 anno 2019 si propone di accrescere la capacità nei giovani e nella popolazione locale di utilizzare il territorio in maniera sostenibile, incentivando il turismo locale, nazionale ed estero. In altre parole favorire la gestione attiva del territorio e dell’ambiente con competenza e professionalitàLa collaborazione con il partner estero l’Office National des Mines – O.N.M., unita all’incontro e agli accordi con il partner locale Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, agli studi condotti dall’O.N.M. sulla strategia di sviluppo turistico del futuro geo-parco tunisino e l’identificazione dei bisogni effettuata dall’ascolto degli stakeholders, ha permesso l’individuazione delle azioni e dei beneficiari diretti, indiretti e indotti a cui il presente progetto si rivolge.

Il gruppo di progetto è cosi’ composto: A.Se.Con (Amici Senza Confini)  Capofila

Partner: ONM (Office National des Mines) di Tunisi, Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, CNR di Milano, Comune di Masullas, Comune di Gadoni, Associazione Amici di Sardegna

La prima fase del progetto, prevede la realizzazione di una banca dati del geo-parco e la messa in rete della Webapp, del futuro Geo-parco del Dahar. Il Web-GIS è uno strumento che attraverso la rappresentazione cartografica di un territorio, permette una lettura semplice e immediata delle informazioni, sia ai fini di una gestione del territorio che per finalità di promozione del patrimonio naturale, storico, culturale, materiale e immateriale presente. Il ricercatore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria – Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) sezione di Milano, si recherà in missione in Tunisia, dove insieme ai responsabili e agli operatori dell’O.N.M. concettualizzerà il modello, costruendolo e organizzando i layer e i vincoli per sviluppare il WebGIS assieme agli operatori A.Se.Con. e Amici di Sardegna. Si inizieranno allo stesso tempo i corsi di formazione per 30 giovani in possesso di adeguati titoli di studio, selezionati dall’ONM, per acquisire le capacità di reperire e gestire le informazioni georeferenziate e implementare la banca dati del Web-GIS inserendo tutte le informazioni già raccolte dai dipartimenti di Geologia, Paleontologia dell’O.N.M.

Nel corso delle attività si effettueranno 9 educationals tour di una intera giornata (divisi per Governatorato: 3 per Tataouine; 3 per Medenine e 3 per Gabès) a cui parteciperanno studenti, funzionari, attori territoriali, donne delle zone rurali a cui si mostreranno le potenzialità del territorio attraverso una visita guidata da esperti dell’ONM che consentirà a circa 500 persone di essere sensibilizzate sulla conoscenza del grande valore che il parco del Dahar possiede. A queste escursioni parteciperanno anche i beneficiari del corso realizzato sulla Web-GIS, per illustrare e raccontare tutto il lavoro fatto per l’organizzazione della piattaforma, e il suo utilizzo anche tramite semplici telefonini e tablet con al Webapp. Inoltre si organizzeranno 4 workshop per la diffusione dei contenuti e la descrizione dei risultati alla presenza delle Istituzioni pubbliche e private locali. L’obiettivo di questo/i evento/i sarà quello di stimolare la partecipazione e la collaborazione delle varie realtà locali con il futuro ente del parco. Nella attivazione dei Work-shop, parteciperanno il Presidente del Geo-Parco della Sardegna, un rappresentante del Comune di Masullas, uno del Comune di Gadoni, e i referenti dei partner aggiuntivi che illustreranno come le rispettive amministrazioni interagiscono con l’Ente Parco nella valorizzazione del loro territorio e quali procedure vengono adottate per la progettazione e realizzazione delle manifestazioni promozionali e turistiche.

Concluso il lavoro di progettazione e implementazione si procederà a due eventi di presentazione ufficiale: uno in Tunisia e uno a Cagliari. L’evento in Tunisia si svolgerà in occasione dell’ultimo dei workshop previsti e avrà lo scopo di promuovere il nuovo strumento Web-GIS presso le comunità locali e la società civile, indicando anche le procedure di inserimento delle proprie attività all’interno della piattaforma. Successivamente si terrà un evento conclusivo in Sardegna per presentare il progetto nella sua globalità e si mostrerà la funzionalità dello strumento Web-GIS creato, nonché la rete di collaborazioni realizzate tra la Sardegna e la Tunisia per la nascita del Geo-parco del Dahar. Dopo questa serie di attività verranno raccolti tutti i risultati e dati acquisiti durante il progetto, verranno organizzate una serie di conferenze stampa sia in Sardegna che in Tunisia per presentare i risultati del progetto e il nuovo Web-GIS realizzato sarà messo in rete con dei costi di gestione assai contenuti, per un periodo di quattro anni.

Le attività progettuali proposte sono coerenti con il Bando L.R. 19/96 in quanto le attività proposte favoriranno uno sviluppo socio economico sostenibile nel medio e lungo periodo, con la nascita del Geo-parco. Esse, peraltro, sostengono politiche di decentramento e di rafforzamento della governance locale, favoriscono la creazione di intese istituzionali tra i territori, l’istruzione anche con nuove prospettive di formazione, e promuovono la realizzazione di interventi in materiale di Economia sociale e solidale. Inoltre le attività rientrano nei programmi della Cooperazione Bilaterale tra Italia e Tunisia e con gli obiettivi SDGs (Agenda 2030) e relativi target.

A livello nazionale tunisino, le azioni proposte rientrano nel piano nazionale per la creazione del Geoparc Unesco del sud-est tunisino, e promosso dal Governo Tunisino e dalla Confederazione Svizzera. Si segnala che nell’area del Dahar è stata recentemente costituita la prima DMO dell’Africa e il presente progetto si pone in piena armonia con quanto è in fase di realizzazione.Inoltre all’interno delle azioni proposte rientreranno le attività e i progetti finanziati dall’A.I.C.S. e da bandi locali per la cooperazione, come il progetto “Creazione di microimprese nei governatorati di Medenine e Tataouine”, finanziato dalla Cooperazione italiana con un importo di circa 1,7 milioni e come il progetto TATAOUI dove un gruppo di giovani donne volenterose e motivate ha contribuito a dare vita al marchio TATAOUI, che raggruppa prodotti tessili, cosmetici e agroalimentari di 5 villaggi berberi della zona (Rass el Oued, El Ferch, Duiret, Bir Thlathine e Bir Amir). Inoltre il presente progetto valorizzerà anche le esperienze maturate dalle Organizzazioni sarde che in questi anni hanno operato in Tunisia, grazie alla L.R. n. 19/96 L.R. 19/96 nell’ambito della cooperazione internazionale.

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Concerto per il Capodanno Ortodosso https://www.sardegnamagazine.net/concerto-per-il-capodanno-ortodosso/ https://www.sardegnamagazine.net/concerto-per-il-capodanno-ortodosso/#respond Mon, 13 Jan 2020 18:06:35 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18741 Grande concerto al Conservatorio di Cagliari per celebrare il Capodanno ortodosso

di Paolo Piu

Anche quest’anno il capoluogo sardo ha dedicato un intero pomeriggio alla celebrazione del capodanno ortodosso, nell’ambito del Progetto “Rete per la conoscenza e aggregazione” a cura dell’Associazione Cittadini del Mondo e all’attività del Console onorario della Repubblica Belarus Giuseppe Carboni, che ormai da ben 8 anni, si attiva affinché questa festività sia celebrata e condivisa sia dagli Slavi che da tanti anni ormai vivono e lavorano nella nostra isola, sia dai Sardi che intendono condividere un momento di gioia e di festa con questa non piccola comunità. Il 12 gennaio dopo il saluto delle autorità presenti all’evento presso il Conservatorio “Pierluigi da Palestrina”, il gruppo artistico bielorusso “Marou”  della città di Brest, ha eseguito una serie di brani della tradizione slava, reinterpretandoli in chiave più moderna, alcuni dei quali ben noti anche al pubblico occidentale, tra cui “Kalinka”, “Those were the days” “Ochi chyornye” e l’immancabile “Katiusha”, che verso le 18.00 ha concluso la bella serata durata oltre 2 ore. I musicisti bielorussi sono stati  accompagnati da alcuni docenti del conservatorio di Cagliari che hanno anche inaugurato il concerto, arricchito dalla partecipazione del Maestro Luigi Lai alle launeddas.

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Sciamanesimo: fra mito e realtà https://www.sardegnamagazine.net/sciamanesimo-fra-mito-e-realta/ https://www.sardegnamagazine.net/sciamanesimo-fra-mito-e-realta/#respond Sun, 12 Jan 2020 15:00:15 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18733 In viaggio tra i nativi del Nord America

Di Cristiana Sarritzu

“Un giorno mi chiesi che cosa mi avrebbe reso felice e dopo un anno di riflessioni decisi di andare nella terra dei Nativi americani all’avventura. Non avevo niente e non sapevo niente”. Paolo Piu Cortis, giornalista e docente di lingua e civiltà inglese, per undici anni di seguito si è recato nelle riserve irochesi e algonchine del Canada nell’aerea dei Grandi Laghi, per conoscere quei popoli e la loro cultura, partecipando alle cerimonie, le danze, studiando la lingua d’origine, la storia, le tradizioni. Di questo ha parlato qualche giorno fa, nella sede dell’associazione culturale” Emozionamente” a Cagliari, dove ha tenuto la conferenza su “Sciamanesimo tra rito e realtà”, e presentato i suoi saggi. “Il pubblico ha partecipato con entusiasmo e interesse”, ha detto lo studioso, che durante la serata ha anche coinvolto i presenti in un momento di meditazione con il tamburo. Un intermezzo che ha suscitato curiosità e il desiderio di continuare. A tal proposito Piu Cortis annuncia che presto terrà un corso ad hoc sempre nella sede del centro culturale e che in occasione della Giornata della Memoria, il 26 alle 18, terrà un’altra conferenza su “Il Nazismo occulto”, nella stessa sede.

 “Uno s’immagina che sia un popolo di guerrieri ma quando arrivi lì ti accorgi che è un popolo spirituale”. Sui Nativi americani si sa ben poco e la maggior parte delle idee nasce dalla visione dei films holliwoodiani, i quali comunicano una realtà molto lontana dal vero. Piu è uno dei pochi ad averne fatto esperienza diretta. Nelle tradizioni e nella loro cultura si legge una sentita tendenza all’accoglienza, il desiderio di condividere saperi e cose, il dono, la spiritualità. Un sentire che esprimono in tutto ciò che fanno. La loro saggezza trae fondamento dall’osservazione della natura e del mondo degli animali in particolare. Un insegnamento che il giornalista ha compreso e fatto suo vivendo fra loro.  “Dicono che non sarebbero sopravvissuti alla decimazione subita se non fossero stati dotati di spiritualità”.  Chi mostra sincero interesse e una conoscenza approfondita della tradizione e della cultura dei nativi americani può essere adottato all’interno di un clan o di una tribù. Nel corso del suo terzo viaggio Piu Cortis è stato adottato come fratello nel clan della Tartaruga, uno dei più importanti e prestigiosi, che tra i vari compiti ha anche quello di recare conforto a chi soffre.Quando gli chiesero come mai fosse così interessato alla loro cultura, rispose: Perché mi sono reso conto che i modelli assunti dagli occidentali non portano da nessuna parte. Li ho abbandonati tempo fa. Per fortuna ho incontrato voi, mi avete riportato al giusto equilibrio. Mi avete ridonato la vita”. Organizza incontri culturali e conferenze sulla cultura e le loro tradizioni nelle scuole, Università   e nei centri culturali, mostra e officia le cerimonie tradizionali. E’ stato ospite di alcuni programmi televisivi in cui ha trattato questi argomenti e ha pubblicato articoli su riviste nazionali ed estere. Ha scritto due saggi, nel primo, “Viaggio nella terra dei Nativi del Nord America”, descrive quel che ha visto e vissuto, le cerimonie, le danze, le leggende, la sua ricerca storica; nel secondo, “Sciamanesimo, Miti e Tradizioni”, esamina l’origine e il significato simbolico delle feste e tradizioni popolari del mondo occidentale e americano, ricercando l’origine comune, il filo conduttore. 

Nelle foto: sotto Paolo Piu ripreso con Al Loft e a lato l’autore nel corso dell’ultima presentazione

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2020 l’anno che verrà https://www.sardegnamagazine.net/2020-lanno-che-verra/ https://www.sardegnamagazine.net/2020-lanno-che-verra/#respond Tue, 31 Dec 2019 07:32:28 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18725 Cari amici vi scrivo….

Riprendendo le parole della nota canzone di Lucio Dalla ho pensato di scrivere alcune riflessioni sull’anno che è stato e su quello che verrà.

Parto da una personale valutazione. Negare che la politica non incida nella nostra qualità di vita e staccare la spina dal sistema non è a mio avviso un giusto atteggiamento. Specie in questo periodo di generale assopimento consumistico delle menti. Anche se bisogna dire che gli esempi che ci offrono gli attuali interpreti della politica (partiti e rispettivi leader) non sono certo incoraggianti a far avvicinare e a far vivere la politica alla popolazione e far dialogare elettori e eletti.

Indipendentemente dall’area ideologica di provenienza non possiamo dire che l’attuale scenario dei partiti non sia assai confuso. Per anni si è cercato di raccogliere i consensi all’interno di 2/3 partiti ma a quanto pare il tentativo è andato male, visto che oggi ci sono più partiti di quelli che si volevano eliminare. Per non parlare delle varie esperienza indipendentiste e/o statualiste che si sono parcellizzate in mille rivoli senza mai ottenere tangibili risultati.

In realtà siamo pieni di distinguo e di particolarità fino a dire: “Sono d’accordo…però…”.

Certo il pluralismo in democrazia è vita ma a tutto ci deve essere un limite. Con questo non voglio dire che il maggioritario sia la panacea di ogni male. Peraltro il populismo avanza facendo leva sul grande senso di insicurezza che avvertono molti cittadini. Parlo di lavoro, pensioni, sanità, inquinamento, povertà e ultimi, ma non ultimi, di migranti e soprattutto di ….cultura. Si proprio di cultura. Perché quella che avevamo la stiamo perdendo e a quanto pare la nuova cultura dominante ritiene superfluo che si conosca il valore della lingua di un popolo, la conoscenza della sua preistoria e storia, delle sue più autentiche tradizioni. La conoscenza del suo ambiente

Molti in questo periodo guardano sempre più a ciò che esiste fuori dalla Sardegna, meglio se collegato alle più sofistica tecnologie e si trasferiscono all’estero per motivi di lavoro e per cercare una nuova opportunità, sovente senza neppure cercare di investire in se stessi e nella Sardegna. Questo è una manifestazione di profonda sfiducia. Per un verso sarà anche vero che i nostri mali endemici fatti di gelosia, invidia e individualismo sono difficili da estirpare ma è anche pur vero che ci sarà un motivo per cui questi mali continuano a essere così presenti, radicati e diffusi. Ma  non dobbiamo rassegnarci. Io credo che buona parte di questi mali derivi da un generale senso di sfiducia in se stessi, stato d’animo che affievolisce la consapevolezza sui propri mezzi e capacità e distorce la conoscenza delle vere risorse che la Sardegna possiede e offre.

Per altro verso questo senso di sfiducia e di inadeguatezza sembra come ben tollerato da una buona parte della nostra classe dominante che fa finta di cambiare tutto per non cambiare niente. Il problema di fondo è poi quello di sempre: una più equa distribuzione della ricchezza, presenza di opportunità soprattutto per i giovani e garanzie per coloro che più giovani non sono. Questi temi sono drammaticamente presenti.

A questo proposito ricordo le parole di un noto politico sardo che, quando alla mia proposta di dare lavoro ai giovani diplomati degli Istituti superiori turistici, così come aveva fatto la Regione Calabria con l’istituzione di una nuova figura professionale “Guardia turistica, mi disse: vedi Roberto tu non capisci nulla di politica…Io i problemi non li devo risolvere, semmai creare! Altrimenti chi verrà più da me per chiedermi favori?

Certo con questo non voglio dire che siano tutti così…ce ne possono essere anche di peggio. Ma scherzi a parte le cose oggi non sono molto cambiate da allora. Sono cambiati i contesti, i linguaggi, le procedure ma i risultati non si discostano di molto. Sicuramente è migliorata la scolarizzazione ma questa non è andata di pari passo con l’acquisizione di competenze trasversali, sensibilità diffuse e di padronanza territoriale.

Dico questo perché non basta nascere o vivere in Sardegna per affermare di essere sardi. La Sardegna ha bisogno di essere conosciuta, compresa e curata. Per questo non occorrono particolari titoli di studio basta l’impegno, la passione e il senso civico, poi il resto verrà da solo.

E allora dobbiamo rassegnarci?

Tutt’altro, semmai trovare nuovo slancio per colmare queste lacune che penalizzano il futuro di tutti.

Per iniziare smettiamo di farci gli affari nostri e preoccupiamoci anche di quelli di interesse generale visto che, comunque, facciamo parte di una comunità e che il bene comune, il bene pubblico è di tutti, quindi anche nostro. Educhiamoci a fare questo.

Dovremmo darci delle priorità, dotarci di sana curiosità e impegnarci quotidianamente a conoscere meglio la nostra terra a tutto campo per individuarne i suoi punti di forza e di debolezza, magari privilegiando gli aspetti che ci sono più congeniali, ma sempre senza trascurare i rispettivi contesti di riferimento.  Poi fare quello di cui abbiamo bisogno, ovvero offrire i servizi che sono assenti o scarsamente presenti, sia per noi che per coloro che trascorrono in Sardegna le vacanze: i turisti.

In realtà i primi turisti della Sardegna dovrebbero essere i residenti che più e meglio di altri avrebbero diritto e dovere di conoscere e sapere ma che per il solo fatto di viverci…spesso rimandano a domani.

Si perché sono fermamente convinto che il Turismo possa dare alla collettività dei grandi risultati anche nel breve-medio periodo. Turismo soft, sostenibile non certamente Turismo aggressivo o di massa.

Del resto molti sardi pare non abbiano capito una cosa. La Sardegna piace proprio perché è così diversa da tanti altri luoghi del mondo. Ma facciamo attenzione a non esasperarne la unicità, semmai evidenziamo sapientemente le sue diversità. In altre parole dobbiamo imparare a saper comunicare ciò che la Sardegna realmente è senza chiudere gli occhi sul resto del Mediterraneo e del mondo. Oggi più che mai bisogna agire localmente e pensare globalmente. Ma per fare in modo che questa strategia abbia un senso occorre colmare le lacune di cui sopra parlavo e riempire di contenuti il gap culturale che si è realizzato in Sardegna fra gli anni 50’ e 70’ quando in ragione del progresso e del benessere abbiamo rinnegato tutto quello che di più caro e autentico possedevamo, ovvero la identità e la dignità. I piani di sviluppo hanno come resettato questi valori nella errata convinzione che la modernità dell’industrializzazione petrolchimica ci avrebbe fatto solo del bene.  Oggi siamo come rassegnati e assuefatti alle grandi bugie di un manipolo di spregiudicati imprenditori che a distanza di anni continuano, imperterriti a inseguire il proprio business con il raggiro dei CIP 6. Per questa chimera e salvo eroiche eccezioni abbiamo abbandonato la campagna, la pastorizia, l’artigianato, la pesca e il turismo dando un duro colpo a quelle che erano e che ancor oggi a mio avviso sono la nostra grande vera unica risorsa. Recuperiamo dunque il tempo trascorso iniziando a studiare sin dalla scuola di infanzia la storia della Sardegna e dei sardi e non solo quella dei fenici, punici, romani, bizantini, vandali, pisani, catalani, spagnoli, austriaci e piemontesi. Solo attraverso la conoscenza della Sardegna, delle sue caratteristiche, risorse ambientali, produzioni tipiche e del nostro importante passato potranno derivare le competenze e le sensibilità necessarie per fare del bene a noi stessi, alla Sardegna e al suo popolo e cosa ancor più bella …senza essere obbligati a emigrare.

Sono fiducioso che nell’anno che verrà qualcosa di buono in tal senso arriverà.

Roberto Copparoni per gli Amici della Sardegna

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