Sardegna Magazine https://www.sardegnamagazine.net Il Quotidiano dell'Area Metropolitana di Cagliari Fri, 31 Jul 2020 11:26:09 +0000 it-IT hourly 1 Dopo il COVID Restiamoincontatto https://www.sardegnamagazine.net/dopo-il-covid-restiamoincontatto/ https://www.sardegnamagazine.net/dopo-il-covid-restiamoincontatto/#respond Fri, 31 Jul 2020 11:23:56 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18993 Restiamoincontatto è il titolo dato a un semplice, piccolo grande evento fortemente voluto da Antonella Fiori Laureata in Scienze Naturali e istruttrice di Yoga, una bella persona, solare e positiva, che il 30 luglio ha organizzato questo evento a Torre degli Ulivi presso il locale Sotto la Torre.

Scopo della iniziativa è stato quello di raccogliere le testimonianze di diverse persone che a vario titolo si sono raccontate per testimoniare le proprie passioni, i loro desideri e le delusioni incontrate nel corso del loro operare. In altre parole dar voce a quella che dovrebbe essere una cosa normale: la ricerca di benessere personale e delle società di riferimento

Che poi tanto normale non è visto quanto il servizio informativo sia legato al potere politico e ai potentati massonici e industriali

Storie diverse dunque, da contesti e ruoli differenti, ma tutte convergenti verso un unico grande obiettivo: migliorare la qualità della propria vita e quella delle rispettive comunità di appartenenza. Dagli interventi sono emersi numerosi spunti di riflessione anche su quello che dovrebbe essere il futuro della Sardegna, passando attraverso la miopia della nostra classe politica e dei dirigenti di enti pubblici e privati, attraverso i limiti del nostro modo di fare e vivere la società. In primis l’egoismo, l’indifferenza, l’individualismo che quotidianamente incontriamo; caratteristiche sicuramente non solo sarde ma, che da noi, forse a causa dell’insularità e di alcune vicende storiche, hanno assunto una significativa diffusione.

Infatti, oggi più che mai, grazie o per colpa della pandemia appare utile e doveroso restare in contatto – anche con l’uso della mascherina – per conoscerci e comunicare. Ma non per cazzeggiare dietro una tastiera di computer o sui social ma per ritrovare o dare senso alla nostra esistenza. A mio avviso questa Pandemia, che tanto male ci ha arrecato, ha avuto anche un aspetto positivo. Quello di obbligarci a guardarci dentro e comprendere il senso della vita e l’importanza dei veri rapporti umani. In altre parole il COVID 19 ci ha dato modo di farci soffermare sul senso delle cose aiutandoci nel desiderio di superare, tutti insieme, ognuno per quanto possibile, questo difficile momento e desiderare la comunità e l’incontro fisico delle persone e magari di spalmarci in un gruppo in cui immergersi e avere il piacere di annullarsi.

Proprio come è riuscita a fare Antonella che ha trovato una grande disponibilità, non solo dei relatori ma anche del pubblico che ha risposto a questa semplice, quanto sconvolgente proposta che non ha comportato alcun costo se non quello di andare a Torre degli ulivi con i propri mezzi, nonostante il grande caldo della giornata.

Fra gli attori dell’evento indichiamo in ordine di apparizione: il pubblico che “stoicamente” ha voluto per oltre 3 ore partecipare e gli intervenuti che in ordine di apparizione sono stati di:

-Antonella Fiori che con molta cordialità ha fatto una piccola presentazione dellì’evento illustrandone i motivi.

– Alessandro Baldasserini giornalista e Direttore responsabile della rivista #Go GeoturismoOnline ha manifestato la sua delusione in merito alla mancanza di strategia della Sardegna in fatto di valorizzazione delle sue risorse geoturistiche e ambientali di cui la classe politica regionale è responsabile. Nel corso del suo intervento ha indicato alcune delle possibili soluzioni da attuare, anche nel breve periodo, per ridare alla Sardegna una piena visibilità internazionale con il conseguente reinserimento del Geoparco della Sardegna, fra i siti UNESCO.

-Matteo Pitzalis presidente della coop. “Antarias” che gestisce le visite al Castello di Siliqua ha raccontato  le varie vicissitudini della iniziativa e quanto la passione per la cultura e l’amore per la propria terra possa animare le persone, nonostante i grandi sacrifici che questo comporta. La ricetta da lui proposta si può riassumere in tre parole passione, determinazione e impegno per se e per la Sardegna.

-Nicola Melis  presidente “Cammino 100 torri” un ingegnere, dal lungo e lungimirante respiro,  prestato ai “Cammini” e all’architettura umana ha parlato della sua iniziative e delle difficoltà incontrare per realizzare un cammino costiero della Sardegna di oltre 1200 kilometri e anche per far superare gli steriotipi culturali, psicologici, fisici e relazionali  che molte persone hanno nell’affrontare questo impegnativo percorso

-Piera Spissu ha parlato della sua esperienza di “Corpo e Mente” che porta avanti nella sua Palestra di Capoterra dove pratica una giovane disciplina importata dagli USA “Crossfit gymnastic” che ha parlato della sua passione che poi è quella di aiutare le persone a superare attraverso una particolare tipologia di ginnastica  i propri limiti psico fisici spesso precostituti da altri e di cui noi spesso siamo artefici e vittime allo stesso tempo.

-Giuseppe Masala Presidente della Associazione “Bridge Selargius” ha parlato di quanto questa disciplina sportiva aiuti le persone a migliorare se stessi, la propria psiche e per l’effetto rispettare gli altri e aiutare  farla socializzare e di quanto questa pratica sportiva si stia diffondendo in ogni fasce di genere e di età. Questa attività favorisce davvero la crescita delle persone anche attraverso lo sviluppo del principio “avversari nel gioco, fratelli per la vita”.

-Roberto Copparoni, docente, scrittore e giornalista che ha parlato della esperienza maturata con la Associazione Amici di Sardegna che da tanti anni propone iniziative sociali e culturali di “formazione permanente e di animazione territoriale” non solo a livello regionale ma anche internazionale, soffermandosi sulla necessità di conoscere prima di tutto la Sardegna attraverso  la propria cultura,  lingua, ambiente per generare e/o consolidare consapevolezza e sana identità nella popolazione. Due frasi sintetizzano il suo pensiero: “ Chi non ha cultura non ha futuro” e usando una frase di Paul Coelho “ Il futuro appartiene a che ha il coraggio di sognare”.

-Roberta Manca, presidente di una Associazione che è stata anche ONG con riconoscimento ministeriale, prima in provincia di Cagliari, con sede proprio a Capoterra che si occupa di cooperazione internazionale, ha, invece parlato di come e di quanta superficialità e indifferenza si parli di questi temi  e citando alcuni dei delle buone prassi esportate dalla Sardegna in campo internazionale e di quanto sia utile e necessario confrontarsi con gli altri popoli, non solo per condividerne le affinità ma, soprattutto, per comprenderne le ragioni delle diversità.

Nell’augurio che questa interessante iniziativa dia luogo a tanti altri incontri di questo genere ci permettiamo di segnalare un altro titolo per il prossimo evento, che poi è molto attuale nella nostra società: “Conosciamo i nostri profeti”, magari con un sottotitolo del tipo : testimonianze e vicissitudini di comuni cittadini resilienti che vogliono un futuro diverso e migliore.

Forse questo titolo, che va al di là della evocazione biblica, ha una grande fondo di amara verità ovvero l’indifferenza dei tanti profeti, liberi cittadini, gente comune che vengono quotidianamente ignorati, non ascoltati o che non hanno la possibilità di comunicare o tantomeno beneficiare dei favori dei media e che hanno delle semplici quanto utili proposte e che vogliono gridare, nonostante tutto: “UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE”

A cura della Redazione di Sardegna Magazine

La Torre degli Ulivi dove è stato presentato l’evento nel locale “Sotto la Torre”
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Restiamoincontatto https://www.sardegnamagazine.net/restiamoincontatto/ https://www.sardegnamagazine.net/restiamoincontatto/#respond Mon, 27 Jul 2020 10:06:01 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18982 “Un viaggio raccontato attraverso gli occhi e le parole di Persone che con il loro entusiasmo cambiano ogni giorno il punto di vista di qualcuno”
‘La vita è ciò che facciamo di essa.’ (F. Pessoa)

Restimoincontatto (https://www.facebook.com/events/983899768709919/) è un evento spontaneo, che si terrà a Capoterra giovedi 30 luglio con inizio alle ore 19,30 presso la struttura “Sotto la Torre” a Torre degli Ulivi. Questo evento è nato dalla voglia di comunicare e condividere la propria passione, la quale genera sempre positività negli altri. Ne parla Antonella Fiori, laureata in Scienza naturali e istruttrice di Yoga ideatrice di questo evento che ci ha detto:

“Ho utilizzato il termine ‘restiamo’ per il significato che ha la parola : io resto, ci sono, mi impegno; restiamo per mantenere e alimentare i contatti tra le persone.
L’evento sarà di breve durata, circa un’ora e mezzo se non ci saranno domande da parte del pubblico presente che magari prolungheranno i tempi degli interventi dei partecipanti, i quali avranno da 1 a 15 minuti per raccontare e mandare un messaggio su quello che probabilmente all’inizio era un semplice interesse poi sfociato in una passione che ha coinvolto tutta la loro vita e ‘contagiato’ con tanta positività altre persone.Fra gli interventi ci sarnno quelli di:
-Alessandro Baldasserini è un giornalista, Direttore Responsabile del Magazine #GO GeoturismoOnline, che illustra la bellezza e la valorizzazione dei geoparchi minerari: col suo intervento ci racconterà il patrimonio geominerario della Sardegna, che rappresenta un’ eccellenza sarda e italiana, e ci spiegherà quanto l’ingresso nei beni Patrimonio dell’Unesco sarebbe importante, oltre che motivo di grandissimo orgoglio, per la nostra Isola.
-Matteo Pitzalis, con la sua Società Cooperativa Antarias, è riuscito a valorizzare il Castello di Acquafredda a Siliqua, occupandosi in tutti questi anni del suo recupero: per noi tutti è una bellissima soddisfazione assistere finalmente all’arrivo di tanti turisti per la visita al Maniero del Conte Ugolino.
-Nicola Melis, ingegnere, ha sempre amato camminare; ha fatto insieme al padre il periplo della Sardegna seguendo la costa, e da lì ha cominciato a ‘contagiare’ gli amici a partecipare a questo cammino che permette di godere della bellezza incontaminata delle nostre coste: dal 2016 ha creato ‘Cammino 100 Torri’, evento al quale sono invitate a partecipare persone di qualsiasi età, per il puro piacere di camminare, anche solo per un tratto, lungo un percorso di 1280 km, occasione per stare con se stessi e l’ambiente che ci circonda.
-Giuseppe Masala è il fondatore e Presidente dell’Associazione ‘Bridge Selargius’. La sua passione lo ha portato a far nascere ‘Bridge Selargius’ e grazie al suo impegno non solo l’associazione è cresciuta come numero di associati, ma è sopratutto cresciuta la consapevolezza di quanto sia importante la concentrazione che richiede il Bridge, come l’impegno e il rispetto verso le persone: Un uomo capace di dare un grande supporto alla crescita individuale.
-Piera Spissu, CrossFit gymnastic, è una donna, un’ atleta, che ha investito insieme al compagno tutte le sue energie nel trasformare un “semplice” box di CrossFit in un gruppo di persone motivate giornalmente a dare il meglio di se stesse nello sport come nella vita.
-Roberto Copparoni, Presidente della Associazione di volontariato ‘Amici di Sardegna’ ETS è un uomo da sempre impegnato a ricercare e valorizzare le risorse presenti nella nostra isola; un grande conoscitore del territorio, della cultura e delle persone, che attraverso l’organizzazione di eventi, anche internazionali, volti a far conoscere per esempio siti archeologici, usi e costumi della Sardegna, ha dato opportunità a tanti giovani di trasformare la passione della propria terra in qualcosa di più: diventare guida turistica.
-Roberta Manca, Presidente E.T.S. ASECON ONG, da sempre ha messo a disposizione la sua vita per la vita degli altri; si occupa di cooperazione internazionale nei paesi in via di sviluppo e della promozione del sostegno a distanza.

Vorrei inoltre far presente che l’evento in questione non prevede alcun supporto cartaceo essendo 100% paper free nel rispetto totale del nostro territorio e del pianeta”.

https://www.facebook.com/events/983899768709919/

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Presentazione di una barca nuragica a Arbatax https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-di-una-barca-nuragica-a-arbatax/ https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-di-una-barca-nuragica-a-arbatax/#respond Mon, 27 Jul 2020 09:01:19 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18973
Sabato 25 Luglio presso il porticciolo turistico “Stella del mare” di Arbatax – Tortolì (OG) alla presenza di un folto pubblico (nonostante il gran caldo) si è tenuta la presentazione della barca nuragica realizzata con tanto impegno da Andrea Loddo Presidente della Fondazione NURNET. Il padrino dell’inaugurazione è stato il velista Andrea Mura.
Il progetto ” Barca Nuragica “, nasce e si sviluppa tramite Andrea Loddo e la sua Ass. Storico, Culturale, ” Sulle Tracce di Dan” e l’amico di Stintino il Prof. Dott. Gerolamo Barabino, esperto velista e appassionato di archeologia.
La serata è stata accompagnata dalle melodie delle luneddas suonate da Alessandro Podda di Loceri.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività del progetto “Nuragicamente” finanziato dalla Fondazione di Sardegna e viene realizzato in collaborazione con altri partner fra cui:
CSR4, le Associazioni Amici di Sardegna, ACENTRO, Antonello Gregorini, CASCOM Impresa de Sardigna, Itinerari di luce, Urbanchallengers events lda.
A fine serata Nurnet ha offerto un brindisi con Amistral (Mestrale), il bianco di Cannonau delle Tenute Gebelias di Nicola Loddo (Og).
Si ricorda che nel corso dell’anno saranno realizzati numerosi sopralluoghi e servizi giornalistici allo scopo di coinvolgere nelle attività il maggior numero di comunità locali. Fra queste oltre Sarroch, Tortolì, Arbatax vi saranno anche Villaverde, Cagliari, Goni, Ittireddu, Orgosolo, Nuxis, Montessu e altre ancora. L’evento è stato trasmesso in diretta su
https://www.facebook.com/NURNET2013 e ha riscosso alcune migliaia di visualizzazioni.

Ora si attende a metà Agosto per il vero e proprio varo dell’imbarcazione con una breve traversata delle coste ogliastrine in compagnia di Andrea Loddo e Andrea Mura.

La locandina dell’evento è stata realizzata da Antonio Palumbo

Le altre foto sono state realizzate da Simone Cirina

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Da Cagliari parte il progetto “Resilienze culturali” https://www.sardegnamagazine.net/da-cagliari-parte-il-progetto-resilienze-culturali/ https://www.sardegnamagazine.net/da-cagliari-parte-il-progetto-resilienze-culturali/#respond Thu, 09 Jul 2020 18:35:36 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18967 Dopo una serie di ritardi dovuti ai problemi generati dalla Pandemia del Corona virus parte da Cagliari la prima tappa del progetto “Resilienze culturali” alla ricerca della sardità perduta…

Il progetto, realizzato dalla Associazione Amici di Sardegna è finanziato dalla Fondazione di Sardegna, con cui il sodalizio collabora da diversi anni con lusinghieri risultati, si svilupperà in diverse località della Sardegna per ritrovare ciò che resta delle nostre matrici culturali che, nonostante tutto, resistono al tempo, alla incuria e alla miopia di alcune Istituzioni e alla indifferenza di molti che pensano allo sviluppo senza memoria.

Nel corso della prima tappa si farà visita a un dei siti meno conosciuti e valorizzati della Sardegna. Tuvixeddu. Area archeologica legata al culto dei morti praticato dai punici in questa area fra il VI e il III secolo a. C. che, assai probabilmente, stabilirono la loro principale necropoli nella stessa area in cui i fenici, loro predecessori, praticarono le sepolture con una tecnica diversa e di superficie. I punici invece in questo periodo hanno privilegiato le sepolture ipogeiche a pozzo con camera funeraria sul fondo per conservare il corpo inumato (quasi sempre) di una sola persona. Ma più della storia della necropoli e delle civiltà che l’hanno espressa si parlerà della valorizzazione di questo sito che, nonostante sia il più esteso del bacino Mediterraneo e ben potrebbe diventare sito UNESCO. versa in uno stato di “eterna stasi”. Una attesa, un ristagno che né il tempo, né il buon senso possono oramai tollerare. Ma cosa è che impedisce a questo sito di potersi esprimere? Perché non si sostengono progetti di economia civile legati alla promozione della cultura; cultura che può dare tanto lavoro e stabile occupazione, nonché contribuire a migliorare i comportamenti e la sensibilità diffuse dei residenti. Queste sono alcune delle domande a cui domani si cercherà di dare delle risposte come esempio di “resilienze culturali” che nonostante tutto resistono e lentamente si diffondono radicandosi sempre più nel cuore di tanti sardi ma non solo…

Il progetto è realizzato in collaborazione con altri partner fra cui: Unpli Sardegna, Associazione Sa Facciola, APS Viviscout, Start Uno, Anci Sardegna, Forum Sad, Urbanchallengend event, Consorzio del Parco Geomineario e Storico Ambientale della Sardegna e ultimo ma non ultimo CSV Sardegna Solidale odv. Appuntamento venerdi 10 luglio dalle ore 19,30 per la diretta dalla pagina di facebook: https://www.facebook.com/www.amicidisardegna.it/

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Presentazione del Progetto NuragicaMente https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-del-progetto-nuragicamente/ https://www.sardegnamagazine.net/presentazione-del-progetto-nuragicamente/#respond Fri, 03 Jul 2020 17:03:32 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18954 Venerdi 3 luglio avrà inizio il progetto della Fondazione Nurnet “NuragicaMente” finanziato dalla Fondazione di Sardegna.

Anni orsono lo studioso Marcello Serra scrisse una delle più significative pubblicazioni sulla Sardegna dal titolo “Sardegna quasi un Continente” e prendendo spunto da questo libro si intende contribuire a generare e consolidare nel popolo sardo una consapevolezza sulla importanza che la Sardegna e la sua storia ha avuto nel corso dei secoli. Il progetto si articola con una serie di attività ed eventi itineranti incentrati nel coinvolgere e appassionare un pubblico più vasto possibile, sardo e non, con l’obiettivo di diffondere con un linguaggio semplice e chiaro, la conoscenza e l’interesse sulle antiche civiltà neolitiche e nuragiche per valorizzare i territori e le comunità di riferimento. Le iniziative proposte tendono a far avvicinare le persone alla storia e all’archeologia e più in generale alla cultura, in modo diretto e informale, utilizzando differenti canali comunicativi e sensoriali. La cultura è in grado di produrre positivi cambiamenti nella società. Occorre crearne le condizioni favorendo la conoscenza e il dialogo dal basso nell’ottica della sussidiarietà e della implementazione delle varie componenti della nostra variegata società, nella convinzione che la cultura è di tutti e per tutti.

In considerazione di quanto avvenuto con la pandemia, il progetto originario è stato rimodulato allo scopo di evitare assembramenti e si è privilegiato il sistema della comunicazione a distanza, mediante dirette sui social network e video all’interno di contesti fortemente evocativi e suggestivi come nel nuraghe Domu e s’Orku di Sarroch da dove il 3 luglio prenderà avvio la manifestazione. La diretta da Facebook inizierà alle ore 10,00. Nel corso delle riprese il pubblico avrà anche la possibilità di interagire direttamente in trasmissione e contribuire a arricchire i contenuti dei servizi che si realizzeranno.

Il progetto è finanziato dalla Fondazione di Sardegna e viene realizzato in collaborazione con altri partner fra cui:

CSR4, le Associazioni Amici di Sardegna, S’Arrocca Onlus, ACENTRO, Antonio Gregorini, CASCOM, Itinerari di luce, Urbanchallengers events lda.

Nel corso dell’anno saranno realizzati numerosi sopralluoghi e servizi giornalistici allo scopo di coinvolgere nelle attività il maggior numero di comunità locali. Fra queste: Sarroch, Tortolì, Arbatax, Villaverde, Cagliari, Goni, Ittireddu, Orgosolo, Nuxis, Montessu e altre ancora.

Ringraziando per l’attenzione e confidando nella vostra collaborazione è gradita l’occasione per porgere cordiali saluti

Il referente di progetto

Roberto Copparoni

3383187899

PS: Il link per seguire la diretta è: https://www.facebook.com/NURNET2013

Le fotografie sono di Simone Cirina

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Un disastro annunciato https://www.sardegnamagazine.net/un-disastro-annunciato/ https://www.sardegnamagazine.net/un-disastro-annunciato/#respond Wed, 11 Mar 2020 10:53:56 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18878 In questi giorni stiamo vivendo un vero e proprio incubo che ben potrebbe riferirsi a una serie televisiva che diversi anni fa è stata trasmessa dalla RAI, si chiamava “Ai confini della realtà”. Chi se la ricorda?

In verità nessuno di noi poteva immaginare che il male oscuro manifestatosi nella lontana Cina, potesse giungere da noi in così poco tempo e con queste devastanti proporzioni.

Infatti in relazione alla popolazione siamo il primo Paese al mondo per numero di persone contagiate e decedute.

Come può essere arrivato e come si possa essere diffuso il virus è ancora da stabilirsi, certo che è tutto molto strano e surreale, come lo sono le nostre città dove si respira un aria di preoccupazione e di angoscia.

Certo che la prevenzione dovrebbe essere maggiormente considerata per dare a tutti i cittadini le stesse opportunità. Ma così non è…Infatti essa cambia da Regione a Regione.

Infatti se osservate il prospetto della Protezione civile, pubblicato sul loro sito, noterete che il numero di tamponi utilizzati in Sardegna è assai basso. . Come mai? Il discorso non regge anche facendo le debite comparazioni con il numero di abitanti delle varie regioni.

Vorrei che qualcuno chiarisse questo dato…

Peraltro lo Stato sta facendo quello che può, anche in considerazione delle particolari caratteristiche della popolazione che vive questo Paese, ovvero gli italiani un popolo fatto di santi, pensatori, navigatori e quant’altro

Si, il nostro popolo è assai particolare, pieno di distinguo e di performazioni, nonché e di scarso senso civico. Ne sono esempio le tante manifestazioni a cui quotidianamente assistiamo come la ressa sui mezzi di trasporto, nei supermercati, la fuga dai Comuni colpiti da questo male e tante altre cose. Per non parlare poi di quelli che si meravigliano perché il virus non colpisca gli extracomunitari, anziché gli italiani che sono di nobile stirpe.

Qualcuno diceva: prima i lombardi…pare che il destino abbia assecondato questo desiderio della Lega modificando solo una parola: Primi i lombardi. Infatti il Corona Virus ha colpito proprio questa regione facendola diventare prima per numero di persone contagiate e decedute.

Certo su questi temi non si deve scherzare, ma per fortuna molti di noi non la pensano in questo modo e si stanno attivando con ogni mezzo per aiutare se stessi e le comunità specie del nord che hanno bisogno di aiuto e che rischiano il collasso. Per questo meritano un sincero ringraziamento le strutture sanitarie, medici e infermieri, la protezione civile, le forze dell’ordine, il mondo del volontariato, i lavoratori di tutti i comparti dei servizi di pubblica necessità e anche i molti imprenditori, commercianti e artigiani che hanno deciso di chiudere le proprie attività per non diffondere ulteriormente le possibilità di contagio. Ultimi, ma non ultimi, i tanti cittadini, donne e uomini di buon senso che con i loro comportamenti quotidiani stanno facendo tanto per arginare e per sconfiggere questo male.

Qualcuno ha detto che non tutti i mali vengono per nuocere e che anche da questa triste esperienza possiamo cogliere delle positività e delle opportunità. Qualcuno infatti, prendendo alla lettere il particolare momento, si è messo a commerciare Amuchina e mascherine con prezzi da usura, approfittando della confusione generale e dello stato di necessità in cui molti vivono…Per fortuna, però, ci sono tante altre persone che si sono fermate a riflettere sugli stili di vita, su ciò che siamo, sui nostri valori e su quello che dovremmo essere, nella convinzione che “dopo la tempesta c’è sempre un nuovo giorno!””

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Cada Die ricorda i bombardamenti su Cagliari https://www.sardegnamagazine.net/cada-die-ricorda-i-bombardamenti-su/ https://www.sardegnamagazine.net/cada-die-ricorda-i-bombardamenti-su/#respond Sun, 01 Mar 2020 19:14:50 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18872 Con la “Famiglia Puddu” il Cada Die ricorda i bombardamenti su Cagliari Pierpaolo Piludu, attore- regista del Cada Die Teatro, ha offerto una magnifica prova della sua bravura e sensibilità, descrivendo ancora una volta un argomento a lui caro, i fatti che caratterizzarono la città di Cagliari nel corso della seconda guerra mondiale, in particolare durante i bombardamenti del 1943.

Il 29 febbraio ha presentato nell’Aula magna dell’Istituto professionale “ Sandro Pertini” di Cagliari  il suo spettacolo “Famiglia Puddu”, un soggetto originale da lui scritto, diretto e interpretato, ambientato nel capoluogo sardo durante la guerra.

In questa rappresentazione il regista ridicolizza e ironizza sulla figura grottesca di Giovanni Battista Puddu, un individuo sguaiato e ignorante, nel quale si vuol mettere in ridicolo e satireggiare il cittadino medio dell’epoca fascista, che ripete a memoria gli slogan del regime, anche senza comprendere pienamente il senso. Assolutamente convinto delle sue opinioni, tanto da far battezzare il figlio col nome del duce per meglio sottolineare la sua cieca fedeltà e appartenenza al regime, è a questo punto che l’uomo deve affrontare una situazione inattesa: il bambino si rivelerà affetto da un ritardo mentale. L’unico pensiero del padre è quello di nasconderlo agli occhi della società, tenendolo segregato in casa, seguendo pedissequamente il pensiero politico del regime di non accettazione del “diverso” e di non riconoscerne i diritti umani, fino  alla tragedia finale che concluderà la vicenda. La raffigurazione del bambino vuole essere un omaggio a tutti i cagliaritani morti sotto i bombardamenti del ’43, quali vittime innocenti e dimenticate, che hanno pagato un alto tributo di sangue al secondo conflitto mondiale.

Oltre a voler preservare e tramandare la memoria storica dei fatti drammatici che riguardarono la città di Cagliari nel corso dell’ultimo evento bellico,  un motivo non secondario della messa in scena dello spettacolo è stato anche il fatto che Piludu si è reso conto come sino a pochi decenni fa i giovani non sapessero nulla o quasi di questi fatti. Ciò lo spinse a  realizzare la maggior parte dei suoi spettacoli teatrali ambientati in quel periodo storico, per far conoscere alle nuove generazioni questo aspetto di un’epoca che culminò con la seconda guerra mondiale e tutte le sue tragiche conseguenze, prima che ne andasse perduta la memoria. A questo fine, in apertura della rappresentazione, il regista ha mandato in onda un filmato di circa 20 minuti in cui ha raccolto le testimonianza delle persone sopravvissute ai bombardamenti della città, in cui raccontano la loro toccante esperienza. Un documento prezioso per conoscere quegli aspetti della guerra non contemplati nei libri di storia, ma che sono di enorme importanza per conoscere e comprendere ciò che accadde in quei terribili anni e affinché non vengano mai scordati in futuro.

Paolo Piu

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Pratobello nella poesia degli orgolesi per la cultura sarda https://www.sardegnamagazine.net/pratobello-nella-poesia-degli-orgolesi-per-la-cultura-sarda/ https://www.sardegnamagazine.net/pratobello-nella-poesia-degli-orgolesi-per-la-cultura-sarda/#respond Sun, 01 Mar 2020 18:02:43 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18867 Bannantoni Busio di Orgosolo ha ricevuto un importante riconoscimento “Premio Speciale della Giuria” in occasione della 60° edizione  del Premio di Poesia Ozieri, la cui prima manifestazione risale al 1956

Il suo componimento è intitolato Pratobello, luogo che nell’immaginario collettivo dei sardi evoca sempre un grande ricordo.  Un esempio di determinazione e di civiltà che la popolazione di Orgosolo ha dato e di cui tutta la Sardegna deve esserne grata e fiera. Peraltro ci dispiace vedere che il Borgo di Pratobello non venga recuperato anche per dargli quella giusta importanza che merita per la Sardegna e sul quale si potrebbe realizzare un polo turistico culturale identitario di rilevanza internazionale, così come l’Associazione Amici di Sardegna anni fa avevano proposto al Comune.

Ma ritornando alla poesia… l’autore è riuscito con un breve e significativo componimento, fortemente evocativo, a far rivivere quei giorni terribili e di grande tensione. La sua lirica è essenziale, realistica e allo stesso tempo venata da un approccio romantico e nostalgico per quanto venne fatto allora e, fors’anche, per quanto si sarebbe potuto fare dopo…

Dalla sua narrazione emerge la positività della popolazione di Orgosolo che ha saputo vivere in quei terribili giorni del giugno del 1969 quando una piccola ma determinata comunità di orgolesi ha fermato la supponenza di uno Stato troppo e tanto lontano dalle istanze della popolazione di un Paese simbolo della Sardegna.

Un esempio di civile protesta, non comune nella storia della nostra regione. Una protesta fatta senza armi e violenza ma solo con la forza della ragione insieme a tanta determinazione di una piccola comunità che, dall’oggi al domani, avrebbe dovuto cambiare vita e rinnegare se stessa.

Una manifestazione che dovrebbe ancor oggi essere studiata e fatta conoscere ai tanti sardi che spesso non conoscono o che dimenticano i contenuti della nostra cultura e la storia dei luoghi della Sardegna;  cultura, simboli e tradizioni che, al contrario, affascinano e colpiscono l’interesse di tanti non sardi, a molti dei quali dobbiamo essere eternamente riconoscenti per quanto fatto per noi…Penso a Max Leopold Wagner,  Alberto La Marmora, Maurice Le Lannou e a tanti altri.*

Bene ha fatto Bannantoni a cui si unisce l’apprezzamento della nostra Redazione e di tutti i nostri lettori.

* Ci piacerebbe pensare che i sardi possano ancora essere in grado di riuscire a realizzare altre manifestazioni di civile protesta come quella di Pratobello.

Ce ne sarebbe ancora tanto bisogno…

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Quartu: “Dove eravamo rimasti ?” https://www.sardegnamagazine.net/quartu-dove-eravamo-rimasti/ https://www.sardegnamagazine.net/quartu-dove-eravamo-rimasti/#respond Sun, 01 Mar 2020 16:26:19 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18852 Il nuovo inizio di Quartu Sant’Elena riparte da Graziano Milia con l’Associazione Rinascita, nata per sviluppare una generale e partecipata riflessione sul futuro di questo grande centro del Campidano

Alla convention organizzata domenica 1° marzo presso la Casa Olla in via Eligio Porcu, Graziamo Milia ha esordito con una frase di Enzo Tortore, fortemente evocativa e ricca di significato: “Dove eravamo rimasti”

E’ stato un modo assai suggestivo per riprendere il discorso, da lui interrotto e suo malgrado, con la terza Città della Sardegna che a suo tempo aveva mostrato dei positivi riscontri non solo per il decoro della città ma anche per la qualità della vita degli stessi residenti, ma non solo.

Grazie alle indubbie doti oratorie Milia ha catalizzato l’attenzione dei tanti presenti che per circa un’ora hanno seguito con estrema attenzione il suo articolato discorso, arricchito da aneddoti, testimoianza di personali vicende di vita, nonché citazioni di personaggi molto cari alla pubblica opinione, come Martin Luther King, Nereide Rudas, Gino Paoli,

Il taglio dato al suo intervento, appassionato e lucido allo stesso tempo, presenta diverse chiavi di lettura. La prima di tipo emozionale ha colpito lo spirito dei presenti, toccando il comune desiderio di rilancio, di riscatto della città e della sua cultura. Poi ha colto nel segno andando sui contenuti parlando delle occasioni e opportunità che Quartu ha avuto e che le contrapposizioni di partito e di vari personaggi hanno fatto perdere alla comunità.

Opportunità per rivitalizzare il Comune, il suo centro storico e soprattutto il rapporto con le periferie, prima fra tutti Flumini di Quartu che nella futura Giunta avrà anche uno specifico assessorato;

opportunità legate alla valorizzazione dei sapere umani e professionali dei quartesi;

opportunità legate al rilancio della viabilità e dei collegamenti funzionali con Cagliari ma non solo;

opportunità legate al turismo delle spiagge e al turismo ambientale di Molentargius condizionato da una visione cagliaricentrica e soffocato da rendite di posizione.

opportunità che potranno essere colte solo con l’impegno di tutti i cittadini quartesi, andando anche al di là delle appartenenze e dei credo di partito.

Nel suo discorso Milia non ha detto di essere contro i partiti e non ha rinnegato il suoi trascorsi, anzi ne ha riconosciuto l’importanza e l’utilità ma, ciononostante, chiede alla collettività di fare uno sforzo per il bene supremo, per un comune e condiviso eccezionale programma di rilancio della città di Quartu, anteponendo i contenuti di programma ai riferimenti ideologici.

Quartu ha bisogno di interventi eccezionali e le risposte che l’amministrazione dovrà dare dovranno essere altrettanto eccezionali.

Come ad esempio il recupero di aree degradate e studiare le opportunità che la Cassa Depositi e Prestiti offre alle amministrazioni locali per far ripartire il sistema economico e produttivo della città. Per questo è opportuno aiutare le imprese e gli artigiani a rinnovarsi, favorire nuove start-up e valorizzare i saperi e la formazione dei giovani.

Città che deve guardare oltre i suoi ambiti localistici e operare dentro la città metropolitana con dei collegamenti adeguati, per offrire servizi e prodotti e acquisire investimenti che valorizzino le risorse e i saperi presenti a Quartu.

La città, quindi, deve essere ripensata con il contributo di tutti facendo uno sforzo comune e collettivo per il rilancio di questa grande città che per la prima volta in questi ultimi decenni, segna una flessione dei cittadini residenti, così come risulta dai dati dell’ISTAT. Certo questo fenomeno non riguarda solo Quartu ma l’impoverimento e l’abbandono dei centri urbani e dei paesi riguarda tutta la Sardegna.

E’ venuto il momento di ripensare la città anche per questo, da subito senza far trascorrere altro tempo, facendo tesoro anche le negative esperienze e dagli errori da tutti commessi. Pertanto occorre ripartire e Graziano Milia ha tutte le carte in regola per condurre questa rinascita.

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Sardinprogress, progetto di inclusione sociale e promozione del dialogo interculturale https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress-progetto-di-inclusione-sociale-e-promozione-del-dialogo-interculturale/ https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress-progetto-di-inclusione-sociale-e-promozione-del-dialogo-interculturale/#respond Sun, 01 Mar 2020 15:17:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18923 Si è concluso lo scorso febbraio 2020 con la Festa dei popoli di Monserrato il
progetto di inclusione sociale e promozione del dialogo interculturale chiamato “Sardinprogress: Conoscenza, dialogo e confronto fra antiche, attuali e diverse culture“, ideato e realizzato dalla “Rete Sarda della Cooperazione internazionale” e realizzato con il contributo della “Fondazione di Sardegna“. Un ciclo di sei incontri, tutti gratuiti, che si sono svolti dal sud al nord della Sardegna, passando per il centro, toccando le città di Cagliari, Sassari, Oristano e Monserrato.

Eventi realizzati con la collaborazione dei migranti residenti in Sardegna, e aperti alla comunità locale, con lo scopo di scoprire e valorizzare le differenze culturali presenti in una Sardegna sempre più multi etnica. Il tutto attraverso svariate attività come musica, video e degustazioni di cibi tipici. Una particolare attenzione è stata riservata all’artigianato e alle tradizioni locali, autentici linguaggi universali che favoriscono la comprensione tra popoli e culture.

Durante gli eventi la guida turistica Massimo Dotta, ha tenuto, fino a dicembre 2019, dei tour multiculturali belle varie località toccate dal progetto Sardinprogress, aventi come obbiettivo una lettura interculturale del territorio. In buona sostanza per capire come la geografia e la morfologia del territorio abbiano favorito la nascita e lo sviluppo di una determinata cultura, capace col tempo di accogliere e confrontarsi con influenze esterne di vario tipo. Le visite hanno infatti avuto questo scopo: trovare i segni di contaminazioni fra culture diverse attraverso l’arte, la musica, l’architettura, l’artigianato, la gastronomia, la spiritualità.

Incontri:

  • 30 maggio 2019 – Cagliari (Hostel Marina) – Incontro dedicato al Kenya
  • 26 luglio 2019 – Incontro dedicato ai paesi del Maghreb: Tunisia, Algeria e Marocco
  • 07 ottobre – Riunione organizzativa e monitoraggio dei risultati ottenuti
  • 26 ottobre 2019 – Sassari – incontro dedicato al Senegal
  • 7 dicembre 2019 – Oristano – incontro dedicato alla Nigeria
  • 20 febbraio 2020 – Monserrato – Incontro dedicato alle Filippine
  • 22 e 23 febbraio 2020 – Monserrato – Festa dei popoli (evento conclusivo)

La Sardegna infatti, grazie al suo ruolo geograficamente e storicamente centrale nel Mediterraneo occidentale è stato un luogo nel quale le sponde opposte del Mare Nostrum si sono spesso incontrate e influenzate vicendevolmente. Un ruolo che diviene ancora una volta centrale al giorno d’oggi, con i nuovi flussi di migranti e rifugiati che sbarcano anche sulle nostre coste dopo un viaggio di fortuna in alto mare.

sardinprogress_incontro_filippine_cagliari
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Quando non c’era ancora Abbanoa: una visita guidata esclusiva https://www.sardegnamagazine.net/quando-non-cera-ancora-abbanoa-una-visita-guidata-esclusiva/ https://www.sardegnamagazine.net/quando-non-cera-ancora-abbanoa-una-visita-guidata-esclusiva/#respond Thu, 27 Feb 2020 06:48:19 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18848 Sabato 29 febbraio 2020 l’associazione Amici senza confini(A.SE.CON) e la DIVO Sardegna, in collaborazione con Amici di Sardegna, organizzano una passeggiata in un giorno particolare, il 29 febbraio che cade ogni 4 anni, per trattare un argomento particolare: l’acqua.
Questo bene prezioso, che oggi possiamo procurarci senza tanta fatica, aprendo semplicemente il rubinetto, un tempo come e dove si poteva prendere?
Andremo alla scoperta di sorgenti, cisterne, pozzi e fontane, testimoni di un’architettura dell’acqua che oltre ad avere una funzione pratica, nella storia ha rappresentato il simbolo del potere di una corporazione o di una sezione della società che ne patrocina o se ne riserva il primo uso.

L’escursione avrà inizio alle 15,30 a piazza Indipendenza (Castello) e terminerà al Bastione di S. Remy.

Quota di partecipazione 10 euro. I bambini sotto i 12 anni non pagano.
Ad accompagnarci in questo percorso ci saranno le guide turistiche regolarmente iscritte al registro Regionale G.T. Dottoressa Emilia Canto e Dottor Massimo Dotta e ci assisterà Roberta Manca presidente dell’ ASECON.
E’ gradita la prenotazione. Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattateci al numero 3913169649 – oppure agli indirizzi di posta elettronica amicisenzaconfini@hotmail.it divosardegna@gmail.com.

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Migrantour: incontro a Monserrato https://www.sardegnamagazine.net/migrantour-incontro-a-monserrato/ https://www.sardegnamagazine.net/migrantour-incontro-a-monserrato/#respond Sat, 15 Feb 2020 17:22:00 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18832 A distanza di circa due anni dall’avvio del primo progetto in Sardegna di Migrantour “Le nostre città invisibili”, promosso a livello europeo da ACRA e da Viaggi solidali e finanziato dall’AICS. L’incontro si è tenuto a Monserrato presso il Centro Polisportive Giovanili Salesiane di via Capo Comino dovei partecipanti e sostenitori del progetto si sono dati appuntamento per fare un consuntivo delle attività e condividere un pranzo multietnico.

Per l’occasione ha partecipato anche una gradita ospite dell’Acra di Roma, Francesca De Stefano, che è venuta in Sardegna per effettuare il monitoraggio di fine attività.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche della prosecuzione del progetto per non disperdere la preziosa esperienza maturata in questi ultimi due anni. In questo periodo infatti circa 15 giovani in prevalenza extraeuropei si sono cimentati nel racconto di una città invisibile a molti cittadini, come il quartiere di Marina quello vissuto da tante persone che spesso incontriamo per strada ma che non conosciamo o peggio presumiamo di conoscere…

Migrantour infatti ha proprio permesso a tanti di scoprire sotto altra luce luoghi e persone che si conoscevano poco o solo superficialmente.

Grazie a Migrantour inoltre si è avuto modo di favorire il dialogo e contribuire al superamento di pregiudizi e stereotipi che sempre più spesso prendono corpo nella nostra società.Speriamo dunque che il progetto prosegua e riscuota sempre maggiore successo.

GRAZIE MIGRANTOUR E GRAZIE… AMICI DI SARDEGNA

Si ringrazia per il sostegno ricevuto da il CSV Sardegna Solidale

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Le Filippine e la Sardegna https://www.sardegnamagazine.net/le-filippine-e-la-sardegna/ https://www.sardegnamagazine.net/le-filippine-e-la-sardegna/#respond Sat, 15 Feb 2020 06:40:09 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18822 Nell’ambito del progetto “Sardinprogress”, finanziato dalla Fondazione di Sardegna alla Rete Sarda della Cooperazione Internazionale, giovedi 20 febbraio si terrà un interessante incontro con la comunità dei filippini che presenteranno il proprio Paese per raccontare luci e ombre del loro inserimento in Sardegna portando la propria esperienza.

Nel corso della giornata saranno presentati anche dei prodotti tipici.

L’evento si terrà a Monserrato presso in Centro Polisportive Giovanili Salesiane di Via Capo Comino in località Riu Saliu dalle ore 17,00 alle ore 20,00. Nel corso dell’incontro saranno presentate delle slides e dei prodotti tipici delle Filippine con una degustazione.

L’ingresso è gratuito

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A proposito di tesserini, ma non solo… https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-tesserini-ma-non-solo/ https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-tesserini-ma-non-solo/#respond Sat, 08 Feb 2020 17:29:55 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18817 Ecco il comunicato che è stato inviato agli Organi di stampa…

Gentile Redazione,

Abbiamo letto articoli e seguito i TG, restando come basiti per il fatto che le notizie inerenti le lamentele dell’Associazione ARGTS, contro il rilascio dei nuovi tesserini per le guide turistiche da parte dell’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna, abbiamo trovato così tanto spazio, come se a parlare di questi argomenti fosse sempre legittimata solo la signora Mura e/o la presidente dell’Associazione Argts che, di fatto, non rappresenta tutte le guide turistiche isolane, anzi, solo di una piccola parte. E da quella parte ci preme prendere pubblicamente le distanze! Pertanto chiediamo, in base alla deontologia professionale dell’Ordine dei giornalisti, di voler pubblicare cortesemente le seguenti dichiarazioni.Grazie!

Marcello Polastri Già presidente delegato regionale per la Sardegna, GTI, Guide turistiche italiane.

Roberto Copparoni, presidente Associazione Amici di Sardegna

Concetta Pistolesi del Direttivo, presidente di Percorsi Alternativi, insieme ai tanti colleghi Guide Turistiche e GAE della Sardegna, ma non solo, e infine Guide turistiche nazionali.

COMUNICATO STAMPA: GTI e Guide isolane esprimono un plauso alla Regione Sarda.

Da ARGTS solo polemiche per avere visibilità e ritornare indietro alla preistoria del turismo!

Nel leggere le dichiarazioni dell’Associazione ARGTS, parrebbe che solo loro siano titolati a esternare giudizi e opinioni sull’universo mondo delle Guide Turistiche, investendosi in virtù di una rappresentanza che, di fatto, non hanno. Nel merito, si rileva che la Legge 97/2013 è entrata in vigore il 4 settembre 2013, ed è Legge dello Stato, anche se carente dei decreti attuativi, pur tuttavia questa non è di certo una eccezione nel panorama legislativo italiano.

Le affermazioni della Signora Mura, di fatto non tengono conto della realtà, e che nell’era in cui la globalizzazione è totale, più che trincerarsi su recinti pseudo-ideologici che poi nei fatti sono steccati neocorporativi, appare necessario confrontarsi e competere sui contenuti, così come sulle reali capacità dei professionisti.

In forza di ciò le sue argomentazioni, qualora avessero seguito, ci farebbero fare un salto indietro nei tempi passati, nella preistoria del turismo, allontanando così la Sardegna dal ”Continente“ Europeo e Mediterraneo.

Del resto, la storia, ci ha insegnato qualcosa in fatto di conoscenza e di valorizzazione della cultura e dell’ambiente sardo, anche da parte di non sardi. Non è infatti giusto pensare che solo i sardi possano raccontare la propria isola. Sarebbe inoltre anti-democratico!

Oggi è giusto che tutti lo possano fare se ne hanno le competenze. Anche i non sardi. Se poi vogliamo ascoltarla da chi se la canta e se la suona… va bene così!

Del resto anche noi, avendone le competenze possiamo lavorare nella penisola e in Europa e questo grazie alla notizia diffusa ieri dall’assessore al turismo della Regione Sardegna che ha scelto in favore di un restyling dei patentini turistici, rendendoli quindi validi così come fatto da altre regioni, non solo per la Sardegna bensì per l’Italia e non solo.

Ne consegue dunque che una guida turistica sarda possa esercitare a Napoli così come a Roma, o altrove e ci e dunque viceversa, una collega guida romana o francese possa lavorare in Sardegna. Sarà la concorrenza leale e soprattutto la competenza, a far sì che tra le guide emerga sempre e comunque la migliore professionalità al servizio del turismo, e dell’identità della località nella quale si opera.

E infatti, la migliore verifica delle competenze delle Guide, sono i giudizi e il gradimento dei turisti, a vantaggio anche di una diversificazione di contenuti, che i singoli professionisti proporranno nei loro tour, evitando, però, inutili rendite di posizione.

Si deve infine ricordare che la Guida nazionale non deve conoscere tutti i siti turistici e le attrazioni dell’Italia, bensì, solamente, delle regioni o aree in cui opera. Del resto, quando si va a Barumini o a Nora le locali Guide turistiche non ci parlano dei bronzi di Riace o della Capitale di Ravenna, della Battaglia di Canne o del Misterioso sangue di San Gennaro.

Quanto ai medici citati erroneamente da associazioni come ARGTS, che di fatto non rappresentano la totalità delle guide turistiche isolane, occorre precisare che l’Italia non è uno Stato federale, ma fino a prova contraria uno Stato unitario che fa parte della Unione Europea: dunque non si comprende perché un libero professionista non possa lavorare al di fuori della propria Regione o Stato, se ne ha le competenze linguistiche e conoscenze e capacità umane e professionali. L’esempio non è dei più felici perché gli ambiti sono diversi e poi chi impedisce a un bravo medico di cambiare tipologia di pazienti? Tutti lo possono farlo, basta solo che siano in grado di fare bene.

Quindi, in conclusione ed in attesa della Legge di riordino delle professioni a livello nazionale, ben venga il ripristino della L.R. n. 20/2006, magari apportandovi solo qualche piccola modifica che in tal senso, ci vedrà impegnati in prima linea.

Marcello Polastri Già presidente delegato regionale per la Sardegna, GTI, Guide turistiche italiane.

Roberto Copparoni, presidente di Amici di Sardegna

Concetta Pistolesi presidente di Percorsi Alternativi, insieme ai tanti colleghi Guide Turistiche e GAE della Sardegna, ma non solo.

Nella foto l’On.le Gianni Chessa Assessore del Turismo RAS mentre mostra alla stampa i nuovi tesserini

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GTI, su patentino regionale Sardegna https://www.sardegnamagazine.net/gti-su-patentino-regionale-sardegna/ https://www.sardegnamagazine.net/gti-su-patentino-regionale-sardegna/#respond Wed, 05 Feb 2020 18:49:18 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18814 «Abbiamo letto con stupore le dichiarazioni della Presidente dell’associazione regionale delle guide turistiche, Michela Mura, sulle novità introdotte dalla Regione Sardegna, che ha annunciato un patentino ‘unitario’, indicante, tra le altre cose, l’uso delle lingue straniere, per mettere ordine in una materia caotica e combattere l’abusivismo. Fa specie l’auspicio della Presidente che nel tesserino non si faccia riferimento alla legge nazionale del 2013, che di fatto istituiva appunto le guide nazionali». Così, il direttivo di GTI, Guide Turistiche Italiane, presieduto da Simone Fiderigo Franci, commenta le dichiarazioni di Mura all’indomani dell’annuncio, da parte dell’assessore regionale competente, Gianni Chessa, del nuovo provvedimento. «La legge del 2013 è la stessa che permetterebbe ai colleghi sardi che oggi lavorano in Campania come nel Lazio o nel Veneto o in Puglia, di continuare a farlo senza problemi. Perché degli 6 mila addetti citati, non tutti, va riconosciuto, operano nella sola Sardegna. La difesa a oltranza della territorialità non è produttiva ma limitante. Noi – rimarca GTI – siamo per la guida nazionale, in presenza di un percorso di studi adeguato, con requisiti di accesso come il possesso della laurea almeno triennale in materie specifiche – dalla storia all’archeologia – e l’aggiornamento professionale obbligatorio. E’ questo l’unico strumento per difendere la qualità della professione dall’improvvisazione. Contro l’abusivismo siamo tutti – il monito – ma per il lavoro, allo stesso modo, dovremmo essere tutti. Senza battaglie al ‘ribasso territoriale’ tra colleghi».

Camilla Ghedini Giornalista Professionista

Consulente Comunicazione Ufficio Stampa info@ufficiostampacomunicazione.com

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Nuovi tesserini per gli operatori del Turismo https://www.sardegnamagazine.net/nuovi-tesserini-per-gli-operatori-del-turismo/ https://www.sardegnamagazine.net/nuovi-tesserini-per-gli-operatori-del-turismo/#respond Wed, 05 Feb 2020 15:13:38 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18806 Questa mattina l’Assessore Regionale del Turismo della RAS On.le Gianni Chessa ha presentato i nuovi tesserini che la Regione Sardegna ha predisposto per il riconoscimento delle seguenti figure turistiche:

Guide Turistiche, Guide Ambientali Escursionistiche, Guide Turistiche Sportive, Direttore Tecnico di Agenzia di Viaggio,

Attualmente risultano iscritti circa 6200 operatori fra i vari Registri istituiti ai sensi della L.R. n. 20/2006, anche se la maggior parte degli iscritti non risiede in Sardegna o non lavora nel settore del Turismo.

Da oggi, pertanto questi operatori potranno ricevere un tesserino di riconoscimento anche per contrastare il forte abusivismo che è presente nel settore delle professioni turistiche.

Questo tesserino darà agli operatori la possibilità di esercitare non solo in tutta l’Italia ma anche nell’ambito dei Paesi della U.E.

Erano anni che gli operatori attendevano questo documento che faciliterà l’esercizio della professione senza limitazioni, fatta eccezione per lo Stato del Vaticano, all’interno del quale per poter svolgere la Guida presso i Musei occorre avere un apposito tesserino di riconoscimento.

Ora si attende che la vigente normativa regionale venga rivista e attualizzata, nelle more di approvazione del riordino delle professioni turistiche a livello nazionale, perché dal 2017 l’accesso alla professione di Guida turistica è stato bloccato con un inopportuno provvedimento, inserito nella legge finanziaria. Infatti da oltre 3 anni gli operatori nazionali attendono questo riordino e alcune Regioni, a causa di tali ritardi, hanno deciso di continuare a regolamentare l’accesso alle professioni turistiche con proprie leggi regionali. A tale riguardo l’Assessore Chessa e il Presidente della V Commissione On. Piero Maieli, hanno manifestato la propria disponibilità, così come le Onorevoli Carla Cuccu e Elena Fancello entrambe componenti della medesima Commissione del Consiglio Regionale. Ora si attende solo di vedere una bozza del nuovo testo normativo per le opportune valutazioni del caso.

Per avere ulteriori informazioni: https://sus.regione.sardegna.it/sus/searchprocedure/details/5272;jsessionid=7378A91ACF1D3705AEED086E2E6E2301.sus2?fbclid=IwAR2NDvevzJgRQClSP9ZvsmHh6ujYyAFV95TQVvOC91B7eF2MSy6TDa5SKZ4

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Conferenza sulle diaspore in Sardegna https://www.sardegnamagazine.net/conferenza-sulle-diaspore-in-sardegna/ https://www.sardegnamagazine.net/conferenza-sulle-diaspore-in-sardegna/#respond Mon, 03 Feb 2020 15:57:43 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18784

Sabato 1° e domenica 2 febbraio si è tenuto un interessante convegno sulla costituzione di un coordinamento delle diaspore in Sardegna. L’evento che ha ottenuto la collaborazione del CSV Sardegna Solidale odv, ha visto la partecipazione di diverse associazioni operanti in Sardegna, si è tenuto presso l’Hotel Panorama di Cagliari. Nel corso delle due giornate si sono avvicendati numerosi e qualificati operatori fra cui la Prof.ssa Annamaria Baldussi dell’Università di Cagliari, Don Marco Lai Responsabile della Caritas e rappresentante della Diocesi di Cagliari, la Dott.ssa Anita Curatola del Forun SaD, i referenti del CSV Sardegna Solidale ODV Nanda Sedda, Stefano Porcu e Roberto Copparoni, i referenti della Rete Sarda della Cooperazione internazionale, Ahmed Naciri e Roberta Manca.

I lavori sono stati coordinati da Felix C.C. Adandedjan, Elizabeth Rijo e da Zoraide De la Rosa. Nel pomeriggio di domenica si sono tenuti due interessanti laboratori di cooprogettazione; uno sul mondo della scuola e istruzione e il secondo sulla cooperazione.

Al termine dei lavori i partecipanti hanno realizzato una plenaria con la quale si sono focalizzati gli obiettivi e stabiliti i termini della futura programmazione.

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Relazioni del Mediterraneo https://www.sardegnamagazine.net/relazioni-del-mediterraneo/ https://www.sardegnamagazine.net/relazioni-del-mediterraneo/#respond Sun, 02 Feb 2020 19:24:58 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18775 Importante seminario sul tema della cultura democratica con approfondimenti socio economici e politici. La Fondazione di Sardegna in prima linea con il progetto Formed.

Sabato 1° febbraio si è tenuta una interessante conferenza presso la sede della Fondazione di Sardegna sulla cooperazione mediterranea.

L’incontro è stato organizzato dalla ACCUS Associazione per la Cooperazione Culturale in Sardegna e dalla Fondazione Unipolis “Cultura, Ricerca, Sicurezza e Democrazia”,

Ha coordinato e introdotto i lavori il Dott. Carlo Salis presidente dell’ACCUS che nella sua presentazione ha illustrato l’importanza di un confronto e dialogo con i Paesi del Nord Africa e più in generale dei Paesi di tutta la costa sud del Mediterraneo. In particolare grazie al Progetto Formed la Fondazione di Sardegna ha permesso di portare in Sardegna, presso le Università di Cagliari e di Sassari oltre cento studenti della Tunisia, Algeria e Marocco.

Il progetto ha due obiettivi. Il primo è di sostenere la internazionalizzazione delle Università della Sardegna. Il secondo obiettivo è quello di favorire nei giovani la conoscenza, il confronto e il dialogo con i Paesi vicini. I sardi con i giovani della sponda africana e questi ultimi con i giovani sardi e della penisola. In questo modo un domani, assi ravvicinato si potranno creare le condizioni per creare una classe dirigente in grado di affrontare i problemi comuni insieme Problemi comuni che riguardano una molteplicità di ambiti e favorire il consolidamento di una coscienza e cultura mediterranea e creare dei cittadini che vivano attivamente la vita politica, economica e democratica dei rispettivi Paesi.

Poco dopo ha preso la Parola il Prof. Gianfranco Bottazzi dell’Università di Cagliari che ha tenuto un brillante intervento socio economico soffermandosi sulla necessità del superamento del PIL quale misuratore di ricchezza di una nazione. Successivamente è intervenuto il Prof. Christian Rossi dell’Università di Cagliari che ha illustrato il lungo e complesso percorso della unità europea, dalla sua genesi fino alle attuali criticità presentate dalla Brexit.

Il pubblico presente ha seguito con grande interesse i lavoro della conferenza, confermando la necessità di ricevere una costante informazione per discutere e confrontarsi su questi vitali temi che sono alla base del nostro futuro e della pacifica convivenza fra i popoli partendo, magari, anche dal Mediterraneo…

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Avvio di un nuovo progetto con la Tunisia: Geo Med Gis https://www.sardegnamagazine.net/avvio-di-un-nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/ https://www.sardegnamagazine.net/avvio-di-un-nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/#respond Tue, 28 Jan 2020 19:24:17 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18764 Il 23 gennaio è stato presentato a Tunisi il nuovo progetto di cooperazione internazionale Geo Med Gis, proposto dall’A.Se.Con. e finanziato dalla RAS con la legge regionale n. 19/96. Partner del progetto sono: L’ONM Office National des Mines della Tunisia; il Geoparco della Sardegna; il CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano; il Comune di Masullas e il Comune di Gadoni e l’Associazione Amici di Sardegna.

Alla Manifestazione organizzata presso la sede centrale di Tunisi dell’ONM erano presenti per l’ONM: il Direttore Generale  Mohamed Ben Salem , il Direttore Tecnico centrale Faouzi Dhaha, il Direttore della Geologia  Ridha.Maamri, il Direttore del Geo Parco del Dahar Mohsen Ben Hassine

Per l’A.Se.Con. : il Direttore Alberto Marini

Nella foto da destra: la Dottoressa Barbara Aldighieri, il Prof. Alberto Marini, il Direttore Generale ONM Mohamed Ben Salem, il Prof. Roberto Copparoni, Il Dott. Fabio Minniti.

Per il CNR di Milano: Barbara Aldighieri

Per l’Associazione Amici di Sardegna: Roberto Copparoni

Per l’AICS di Tunisi: Il responsabile Ufficio Sviluppo Fabio Minniti

Il progetto è rivolto all’area del futuro parco del Dahar che ricade nei Governatorati di Medenine, Tataouine e Gabes.

Il progetto che avrà una durata di un anno si concluderà nel mese di novembre 2020 e consentirà di realizzare una mappa multimediale che illustrerà in modo accessibile i principali geositi dell’area con una serie di informazioni di contesto georeferenziate. Questo importante strumento permetterà di rendere più funzionale e accessibile l’offerta di questo bellissimo territorio anche attraverso l’esperienza che i partner regionali hanno acquisito in questi anni in fatto di promozione dei rispettivi ambiti. In particolare il Geoparco della Sardegna, il Comune di Masullas e il Comune di Gadoni.

Il progetto prevede una serie di iniziative che si articoleranno in tutto il 2020 e fra queste: attività di ricerca, monitoraggio, formazione, scambio di esperienze, divulgazione dei risultati, conferenze, eventi e visite delle rispettive delegazioni.

Nella prima foto in alto a sinistra: da destra Prof. Roberto Copparoni, Dott,ssa Barbara Aldighieri, Dott, Fabio Minniti, Dott, Mohsen Ben Assine e il Prof. Alberto Marini. Nella foto centrale da destra la Dott.ssa Barbara Aldighieri, e il Dott. Mohsen Ben Assine.

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L’Enoturismo: una proposta buona ma difficile https://www.sardegnamagazine.net/lenoturismo-una-proposta-buona-ma-difficile/ https://www.sardegnamagazine.net/lenoturismo-una-proposta-buona-ma-difficile/#respond Sat, 18 Jan 2020 07:12:55 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18760 di Gianfranco Leccis

La proposta di un’attività “turismo + enologia” sembra splendida ma è di difficile attuazione: non è chiaro come realizzarla, chi se ne deve occupare, è necessario trovare chi se ne intende.

Nella lettera-articolo precedente ho fatto qualche osservazione su una proposta per lo sviluppo del turismo. Innanzitutto che significa l’implicita ammissione – per la partecipazione di diversi Assessorati – che questa attività è quella che può dare i migliori risultati in termini di aumento della ricchezza (PIL) e del lavoro. Da molto tempo sostengo che gli altri assessorati debbono operare in accordo per ottenere risultati positivi.

Ora continuo l’esame. La proposta riguarda l’ ”Enoturismo”  cioè associare al turismo l’Enologia (coltivazioni, produzione, visita alle cantine ed alle zone vinicole, degustazioni, vendita) con il doppio intento di aumentare la capacità d’attrazione, magari con la destagionalizzazione (aumento del periodo di lavoro turistico che attualmente è poco più di 3-4 mesi) e valorizzazione e vendita dei vini. Non è una novità  – vi sono già stati vari esempi in passato in Sardegna ed è abbastanza diffusa in alcune regioni italiane – quel che vi è di nuovo e interessante sarebbe la creazione di un’orga­nizzazione. Questo non è stato detto esplicitamente: si è parlato dei pregi di un sistema coordinato ma non come attuarlo. Vi possono essere diversi modi: la creazione di un ente unico oppure di più enti a carattere locale per zone vinicole o per aree geografiche. Può anche consistere nel dare un contributo alle aziende vinicole perché realizzino la parte dell’ospitalità.

Sembra che l’orientamento sia verso dei bandi, cioè delle proposte fatte dagli interessati, sotto l’egida e il controllo delle Camere di Commercio, che francamente non ci sembra il soggetto migliore. Meraviglia che qualche tempo fa l’Assessore al Turismo aveva dichiarato che non intendeva assolutamente conferire i fondi dell’Assessorato per la DMO a Enti o altri organismi diversi dalla struttura regionale.

Hanno partecipato alla conferenza vari Assessorati. Scontata la partecipazione dei Trasporti, del Lavoro e dell’Agricoltura (strettamente legati), stupisce invece l’Industria, in passato quasi mai collegata. Peraltro anche questo settore ha competenze validissime per ampliare l’interesse turistico il pacchetto di offerta: per esempio le miniere, le acque minerali e soprattutto l’internazionalizzazione (brutta espressione, significherebbe esportazione? parola che fa il paio con “turismo esistenziale” e altre alla moda).

In effetti non è ben chiaro di chi siano alcune competenze: in particolare questo Assessorato lo sarebbe solo su miniere o cave in attività e non sulle miniere non più in esercizio; non si capisce però come mai l’Assessora abbia fatto recentemente un intervento di promozione sulla grotta di Santa Barbara, nella miniera di San Giovanni. Inoltre l’Assessora­to è unico azionista per conto della Regione dell’Igea. E la Carbosulcis? E i Cammini, quello minerario di Santa Barbara?

Dipende dalla forza di iniziativa della responsabile?

Con l’Assessorato al Lavoro ci sono evidenti interessi comuni: istruzione, formazione, oltre alla discutibile “più turismo più lavoro” (contributi per l’estensione della stagione turistica), e la recentissima originale proposta di realizzare dei modelli di nuraghi nelle piazze delle località dove risiedono emigrati sardi.

Mancavano gli Assessori all’Ambiente e alla Cultura, per cui non si sa se nelle proposte promozionali verranno inserite le peculiarità naturali, monti, boschi, grotte. fiumi, laghi, i sentieri, le arrampicate.

E la cultura?  Siti e monumenti archeologici:  la cultura nuragica è unica al mondo, è di straordinario interesse, noi sardi ci lamentiamo che non venga adeguatamente considerata ma non siamo capaci neppure di proporre delle opere eccezionali come le statue di Monte Prama, ci fermiamo a dibattere se devono essere esposte a Cabras o qualcuna anche a Cagliari .

Per quanto riguarda l’Agricoltura, i punti di contatto sono numerosi. C‘è una forte integrazione: se questo del vino è un polo di attrazione importante ve ne sono diversi altri: pane, formaggi, olio, agrumi, ortofrutticoli, zafferano. Per non dire dei prodotti animali.

Le responsabilità nel comparto agricolo sono molte e gravose. E’ tutto un mondo da governare, dove le difficoltà sono enormi. E’ vero che c’è un Ente dipendente, Laore, erede dell’Etfas, molto attivo e competente, con una lunga tradizione e personale qualificato benché non esperto nel turismo.

Tornando all’enoturismo e alla sua realizzazione operativa si ritiene che la Laore sia in grado di farlo?

Per quanto ne sappiamo l’Ente si occupa di agricoltura abbastanza bene, ma qui si tratta di fargli fare molto di più, problemi di organizzazione non solo degli aspetti tecnici del tour operator, della promozione, della valorizzazione del prodotto Sardegna, dell’introdu­zione in un mercato nuovo e diverso come quello turistico. Non c’è dubbio che abbia la capacità di inventarsi e trasformarsi ma con quale personale, con quali costi, con quali probabilità di successo al di là delle affermazioni demagogiche?

C’è una cosa che accomuna tutti: la mancanza di informazioni non superficiali. E’ difficilissimo conferire con i responsabili o con funzionari di livello, anche privati, avere dati o informazioni qualificate. Nell’am­bi­to dei prodotti agroalimentari, non si sa neanche quanto si produce ed il relativo valore. Non bastano comunicati soprattutto quando vi sono in ballo soldi per le famose risorse. Tener presente che si tratta di fondi pubblici e che tutti hanno diritto di conoscere e partecipare alle relative scelte. Non ci devono essere scelte riservate a pochi. Il carico fiscale e il disavanzo hanno raggiunto un  livelli inaccettabile ed il motivo è proprio la facilità e inutilità di certe spese pubbliche.                

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Nuovo progetto con la Tunisia: Geo Med Gis https://www.sardegnamagazine.net/nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/ https://www.sardegnamagazine.net/nuovo-progetto-con-la-tunisia-geo-med-gis/#respond Fri, 17 Jan 2020 17:23:36 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18746 Il progetto Geo Med GIS: GIS per lo sviluppo sostenibile di un territorio, ha come obiettivo generale il miglioramento dell’occupazione e dello sviluppo economico nei territori del futuro Geo-parco del Dahar che ricadono nei Governatorati di Gabes, Medenine e Tataouine. Il progetto finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna con L.R. n.19/96 anno 2019 si propone di accrescere la capacità nei giovani e nella popolazione locale di utilizzare il territorio in maniera sostenibile, incentivando il turismo locale, nazionale ed estero. In altre parole favorire la gestione attiva del territorio e dell’ambiente con competenza e professionalitàLa collaborazione con il partner estero l’Office National des Mines – O.N.M., unita all’incontro e agli accordi con il partner locale Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, agli studi condotti dall’O.N.M. sulla strategia di sviluppo turistico del futuro geo-parco tunisino e l’identificazione dei bisogni effettuata dall’ascolto degli stakeholders, ha permesso l’individuazione delle azioni e dei beneficiari diretti, indiretti e indotti a cui il presente progetto si rivolge.

Il gruppo di progetto è cosi’ composto: A.Se.Con (Amici Senza Confini)  Capofila

Partner: ONM (Office National des Mines) di Tunisi, Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, CNR di Milano, Comune di Masullas, Comune di Gadoni, Associazione Amici di Sardegna

La prima fase del progetto, prevede la realizzazione di una banca dati del geo-parco e la messa in rete della Webapp, del futuro Geo-parco del Dahar. Il Web-GIS è uno strumento che attraverso la rappresentazione cartografica di un territorio, permette una lettura semplice e immediata delle informazioni, sia ai fini di una gestione del territorio che per finalità di promozione del patrimonio naturale, storico, culturale, materiale e immateriale presente. Il ricercatore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria – Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) sezione di Milano, si recherà in missione in Tunisia, dove insieme ai responsabili e agli operatori dell’O.N.M. concettualizzerà il modello, costruendolo e organizzando i layer e i vincoli per sviluppare il WebGIS assieme agli operatori A.Se.Con. e Amici di Sardegna. Si inizieranno allo stesso tempo i corsi di formazione per 30 giovani in possesso di adeguati titoli di studio, selezionati dall’ONM, per acquisire le capacità di reperire e gestire le informazioni georeferenziate e implementare la banca dati del Web-GIS inserendo tutte le informazioni già raccolte dai dipartimenti di Geologia, Paleontologia dell’O.N.M.

Nel corso delle attività si effettueranno 9 educationals tour di una intera giornata (divisi per Governatorato: 3 per Tataouine; 3 per Medenine e 3 per Gabès) a cui parteciperanno studenti, funzionari, attori territoriali, donne delle zone rurali a cui si mostreranno le potenzialità del territorio attraverso una visita guidata da esperti dell’ONM che consentirà a circa 500 persone di essere sensibilizzate sulla conoscenza del grande valore che il parco del Dahar possiede. A queste escursioni parteciperanno anche i beneficiari del corso realizzato sulla Web-GIS, per illustrare e raccontare tutto il lavoro fatto per l’organizzazione della piattaforma, e il suo utilizzo anche tramite semplici telefonini e tablet con al Webapp. Inoltre si organizzeranno 4 workshop per la diffusione dei contenuti e la descrizione dei risultati alla presenza delle Istituzioni pubbliche e private locali. L’obiettivo di questo/i evento/i sarà quello di stimolare la partecipazione e la collaborazione delle varie realtà locali con il futuro ente del parco. Nella attivazione dei Work-shop, parteciperanno il Presidente del Geo-Parco della Sardegna, un rappresentante del Comune di Masullas, uno del Comune di Gadoni, e i referenti dei partner aggiuntivi che illustreranno come le rispettive amministrazioni interagiscono con l’Ente Parco nella valorizzazione del loro territorio e quali procedure vengono adottate per la progettazione e realizzazione delle manifestazioni promozionali e turistiche.

Concluso il lavoro di progettazione e implementazione si procederà a due eventi di presentazione ufficiale: uno in Tunisia e uno a Cagliari. L’evento in Tunisia si svolgerà in occasione dell’ultimo dei workshop previsti e avrà lo scopo di promuovere il nuovo strumento Web-GIS presso le comunità locali e la società civile, indicando anche le procedure di inserimento delle proprie attività all’interno della piattaforma. Successivamente si terrà un evento conclusivo in Sardegna per presentare il progetto nella sua globalità e si mostrerà la funzionalità dello strumento Web-GIS creato, nonché la rete di collaborazioni realizzate tra la Sardegna e la Tunisia per la nascita del Geo-parco del Dahar. Dopo questa serie di attività verranno raccolti tutti i risultati e dati acquisiti durante il progetto, verranno organizzate una serie di conferenze stampa sia in Sardegna che in Tunisia per presentare i risultati del progetto e il nuovo Web-GIS realizzato sarà messo in rete con dei costi di gestione assai contenuti, per un periodo di quattro anni.

Le attività progettuali proposte sono coerenti con il Bando L.R. 19/96 in quanto le attività proposte favoriranno uno sviluppo socio economico sostenibile nel medio e lungo periodo, con la nascita del Geo-parco. Esse, peraltro, sostengono politiche di decentramento e di rafforzamento della governance locale, favoriscono la creazione di intese istituzionali tra i territori, l’istruzione anche con nuove prospettive di formazione, e promuovono la realizzazione di interventi in materiale di Economia sociale e solidale. Inoltre le attività rientrano nei programmi della Cooperazione Bilaterale tra Italia e Tunisia e con gli obiettivi SDGs (Agenda 2030) e relativi target.

A livello nazionale tunisino, le azioni proposte rientrano nel piano nazionale per la creazione del Geoparc Unesco del sud-est tunisino, e promosso dal Governo Tunisino e dalla Confederazione Svizzera. Si segnala che nell’area del Dahar è stata recentemente costituita la prima DMO dell’Africa e il presente progetto si pone in piena armonia con quanto è in fase di realizzazione.Inoltre all’interno delle azioni proposte rientreranno le attività e i progetti finanziati dall’A.I.C.S. e da bandi locali per la cooperazione, come il progetto “Creazione di microimprese nei governatorati di Medenine e Tataouine”, finanziato dalla Cooperazione italiana con un importo di circa 1,7 milioni e come il progetto TATAOUI dove un gruppo di giovani donne volenterose e motivate ha contribuito a dare vita al marchio TATAOUI, che raggruppa prodotti tessili, cosmetici e agroalimentari di 5 villaggi berberi della zona (Rass el Oued, El Ferch, Duiret, Bir Thlathine e Bir Amir). Inoltre il presente progetto valorizzerà anche le esperienze maturate dalle Organizzazioni sarde che in questi anni hanno operato in Tunisia, grazie alla L.R. n. 19/96 L.R. 19/96 nell’ambito della cooperazione internazionale.

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Concerto per il Capodanno Ortodosso https://www.sardegnamagazine.net/concerto-per-il-capodanno-ortodosso/ https://www.sardegnamagazine.net/concerto-per-il-capodanno-ortodosso/#respond Mon, 13 Jan 2020 18:06:35 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18741 Grande concerto al Conservatorio di Cagliari per celebrare il Capodanno ortodosso

di Paolo Piu

Anche quest’anno il capoluogo sardo ha dedicato un intero pomeriggio alla celebrazione del capodanno ortodosso, nell’ambito del Progetto “Rete per la conoscenza e aggregazione” a cura dell’Associazione Cittadini del Mondo e all’attività del Console onorario della Repubblica Belarus Giuseppe Carboni, che ormai da ben 8 anni, si attiva affinché questa festività sia celebrata e condivisa sia dagli Slavi che da tanti anni ormai vivono e lavorano nella nostra isola, sia dai Sardi che intendono condividere un momento di gioia e di festa con questa non piccola comunità. Il 12 gennaio dopo il saluto delle autorità presenti all’evento presso il Conservatorio “Pierluigi da Palestrina”, il gruppo artistico bielorusso “Marou”  della città di Brest, ha eseguito una serie di brani della tradizione slava, reinterpretandoli in chiave più moderna, alcuni dei quali ben noti anche al pubblico occidentale, tra cui “Kalinka”, “Those were the days” “Ochi chyornye” e l’immancabile “Katiusha”, che verso le 18.00 ha concluso la bella serata durata oltre 2 ore. I musicisti bielorussi sono stati  accompagnati da alcuni docenti del conservatorio di Cagliari che hanno anche inaugurato il concerto, arricchito dalla partecipazione del Maestro Luigi Lai alle launeddas.

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Sciamanesimo: fra mito e realtà https://www.sardegnamagazine.net/sciamanesimo-fra-mito-e-realta/ https://www.sardegnamagazine.net/sciamanesimo-fra-mito-e-realta/#respond Sun, 12 Jan 2020 15:00:15 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18733 In viaggio tra i nativi del Nord America

Di Cristiana Sarritzu

“Un giorno mi chiesi che cosa mi avrebbe reso felice e dopo un anno di riflessioni decisi di andare nella terra dei Nativi americani all’avventura. Non avevo niente e non sapevo niente”. Paolo Piu Cortis, giornalista e docente di lingua e civiltà inglese, per undici anni di seguito si è recato nelle riserve irochesi e algonchine del Canada nell’aerea dei Grandi Laghi, per conoscere quei popoli e la loro cultura, partecipando alle cerimonie, le danze, studiando la lingua d’origine, la storia, le tradizioni. Di questo ha parlato qualche giorno fa, nella sede dell’associazione culturale” Emozionamente” a Cagliari, dove ha tenuto la conferenza su “Sciamanesimo tra rito e realtà”, e presentato i suoi saggi. “Il pubblico ha partecipato con entusiasmo e interesse”, ha detto lo studioso, che durante la serata ha anche coinvolto i presenti in un momento di meditazione con il tamburo. Un intermezzo che ha suscitato curiosità e il desiderio di continuare. A tal proposito Piu Cortis annuncia che presto terrà un corso ad hoc sempre nella sede del centro culturale e che in occasione della Giornata della Memoria, il 26 alle 18, terrà un’altra conferenza su “Il Nazismo occulto”, nella stessa sede.

 “Uno s’immagina che sia un popolo di guerrieri ma quando arrivi lì ti accorgi che è un popolo spirituale”. Sui Nativi americani si sa ben poco e la maggior parte delle idee nasce dalla visione dei films holliwoodiani, i quali comunicano una realtà molto lontana dal vero. Piu è uno dei pochi ad averne fatto esperienza diretta. Nelle tradizioni e nella loro cultura si legge una sentita tendenza all’accoglienza, il desiderio di condividere saperi e cose, il dono, la spiritualità. Un sentire che esprimono in tutto ciò che fanno. La loro saggezza trae fondamento dall’osservazione della natura e del mondo degli animali in particolare. Un insegnamento che il giornalista ha compreso e fatto suo vivendo fra loro.  “Dicono che non sarebbero sopravvissuti alla decimazione subita se non fossero stati dotati di spiritualità”.  Chi mostra sincero interesse e una conoscenza approfondita della tradizione e della cultura dei nativi americani può essere adottato all’interno di un clan o di una tribù. Nel corso del suo terzo viaggio Piu Cortis è stato adottato come fratello nel clan della Tartaruga, uno dei più importanti e prestigiosi, che tra i vari compiti ha anche quello di recare conforto a chi soffre.Quando gli chiesero come mai fosse così interessato alla loro cultura, rispose: Perché mi sono reso conto che i modelli assunti dagli occidentali non portano da nessuna parte. Li ho abbandonati tempo fa. Per fortuna ho incontrato voi, mi avete riportato al giusto equilibrio. Mi avete ridonato la vita”. Organizza incontri culturali e conferenze sulla cultura e le loro tradizioni nelle scuole, Università   e nei centri culturali, mostra e officia le cerimonie tradizionali. E’ stato ospite di alcuni programmi televisivi in cui ha trattato questi argomenti e ha pubblicato articoli su riviste nazionali ed estere. Ha scritto due saggi, nel primo, “Viaggio nella terra dei Nativi del Nord America”, descrive quel che ha visto e vissuto, le cerimonie, le danze, le leggende, la sua ricerca storica; nel secondo, “Sciamanesimo, Miti e Tradizioni”, esamina l’origine e il significato simbolico delle feste e tradizioni popolari del mondo occidentale e americano, ricercando l’origine comune, il filo conduttore. 

Nelle foto: sotto Paolo Piu ripreso con Al Loft e a lato l’autore nel corso dell’ultima presentazione

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2020 l’anno che verrà https://www.sardegnamagazine.net/2020-lanno-che-verra/ https://www.sardegnamagazine.net/2020-lanno-che-verra/#respond Tue, 31 Dec 2019 07:32:28 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18725 Cari amici vi scrivo….

Riprendendo le parole della nota canzone di Lucio Dalla ho pensato di scrivere alcune riflessioni sull’anno che è stato e su quello che verrà.

Parto da una personale valutazione. Negare che la politica non incida nella nostra qualità di vita e staccare la spina dal sistema non è a mio avviso un giusto atteggiamento. Specie in questo periodo di generale assopimento consumistico delle menti. Anche se bisogna dire che gli esempi che ci offrono gli attuali interpreti della politica (partiti e rispettivi leader) non sono certo incoraggianti a far avvicinare e a far vivere la politica alla popolazione e far dialogare elettori e eletti.

Indipendentemente dall’area ideologica di provenienza non possiamo dire che l’attuale scenario dei partiti non sia assai confuso. Per anni si è cercato di raccogliere i consensi all’interno di 2/3 partiti ma a quanto pare il tentativo è andato male, visto che oggi ci sono più partiti di quelli che si volevano eliminare. Per non parlare delle varie esperienza indipendentiste e/o statualiste che si sono parcellizzate in mille rivoli senza mai ottenere tangibili risultati.

In realtà siamo pieni di distinguo e di particolarità fino a dire: “Sono d’accordo…però…”.

Certo il pluralismo in democrazia è vita ma a tutto ci deve essere un limite. Con questo non voglio dire che il maggioritario sia la panacea di ogni male. Peraltro il populismo avanza facendo leva sul grande senso di insicurezza che avvertono molti cittadini. Parlo di lavoro, pensioni, sanità, inquinamento, povertà e ultimi, ma non ultimi, di migranti e soprattutto di ….cultura. Si proprio di cultura. Perché quella che avevamo la stiamo perdendo e a quanto pare la nuova cultura dominante ritiene superfluo che si conosca il valore della lingua di un popolo, la conoscenza della sua preistoria e storia, delle sue più autentiche tradizioni. La conoscenza del suo ambiente

Molti in questo periodo guardano sempre più a ciò che esiste fuori dalla Sardegna, meglio se collegato alle più sofistica tecnologie e si trasferiscono all’estero per motivi di lavoro e per cercare una nuova opportunità, sovente senza neppure cercare di investire in se stessi e nella Sardegna. Questo è una manifestazione di profonda sfiducia. Per un verso sarà anche vero che i nostri mali endemici fatti di gelosia, invidia e individualismo sono difficili da estirpare ma è anche pur vero che ci sarà un motivo per cui questi mali continuano a essere così presenti, radicati e diffusi. Ma  non dobbiamo rassegnarci. Io credo che buona parte di questi mali derivi da un generale senso di sfiducia in se stessi, stato d’animo che affievolisce la consapevolezza sui propri mezzi e capacità e distorce la conoscenza delle vere risorse che la Sardegna possiede e offre.

Per altro verso questo senso di sfiducia e di inadeguatezza sembra come ben tollerato da una buona parte della nostra classe dominante che fa finta di cambiare tutto per non cambiare niente. Il problema di fondo è poi quello di sempre: una più equa distribuzione della ricchezza, presenza di opportunità soprattutto per i giovani e garanzie per coloro che più giovani non sono. Questi temi sono drammaticamente presenti.

A questo proposito ricordo le parole di un noto politico sardo che, quando alla mia proposta di dare lavoro ai giovani diplomati degli Istituti superiori turistici, così come aveva fatto la Regione Calabria con l’istituzione di una nuova figura professionale “Guardia turistica, mi disse: vedi Roberto tu non capisci nulla di politica…Io i problemi non li devo risolvere, semmai creare! Altrimenti chi verrà più da me per chiedermi favori?

Certo con questo non voglio dire che siano tutti così…ce ne possono essere anche di peggio. Ma scherzi a parte le cose oggi non sono molto cambiate da allora. Sono cambiati i contesti, i linguaggi, le procedure ma i risultati non si discostano di molto. Sicuramente è migliorata la scolarizzazione ma questa non è andata di pari passo con l’acquisizione di competenze trasversali, sensibilità diffuse e di padronanza territoriale.

Dico questo perché non basta nascere o vivere in Sardegna per affermare di essere sardi. La Sardegna ha bisogno di essere conosciuta, compresa e curata. Per questo non occorrono particolari titoli di studio basta l’impegno, la passione e il senso civico, poi il resto verrà da solo.

E allora dobbiamo rassegnarci?

Tutt’altro, semmai trovare nuovo slancio per colmare queste lacune che penalizzano il futuro di tutti.

Per iniziare smettiamo di farci gli affari nostri e preoccupiamoci anche di quelli di interesse generale visto che, comunque, facciamo parte di una comunità e che il bene comune, il bene pubblico è di tutti, quindi anche nostro. Educhiamoci a fare questo.

Dovremmo darci delle priorità, dotarci di sana curiosità e impegnarci quotidianamente a conoscere meglio la nostra terra a tutto campo per individuarne i suoi punti di forza e di debolezza, magari privilegiando gli aspetti che ci sono più congeniali, ma sempre senza trascurare i rispettivi contesti di riferimento.  Poi fare quello di cui abbiamo bisogno, ovvero offrire i servizi che sono assenti o scarsamente presenti, sia per noi che per coloro che trascorrono in Sardegna le vacanze: i turisti.

In realtà i primi turisti della Sardegna dovrebbero essere i residenti che più e meglio di altri avrebbero diritto e dovere di conoscere e sapere ma che per il solo fatto di viverci…spesso rimandano a domani.

Si perché sono fermamente convinto che il Turismo possa dare alla collettività dei grandi risultati anche nel breve-medio periodo. Turismo soft, sostenibile non certamente Turismo aggressivo o di massa.

Del resto molti sardi pare non abbiano capito una cosa. La Sardegna piace proprio perché è così diversa da tanti altri luoghi del mondo. Ma facciamo attenzione a non esasperarne la unicità, semmai evidenziamo sapientemente le sue diversità. In altre parole dobbiamo imparare a saper comunicare ciò che la Sardegna realmente è senza chiudere gli occhi sul resto del Mediterraneo e del mondo. Oggi più che mai bisogna agire localmente e pensare globalmente. Ma per fare in modo che questa strategia abbia un senso occorre colmare le lacune di cui sopra parlavo e riempire di contenuti il gap culturale che si è realizzato in Sardegna fra gli anni 50’ e 70’ quando in ragione del progresso e del benessere abbiamo rinnegato tutto quello che di più caro e autentico possedevamo, ovvero la identità e la dignità. I piani di sviluppo hanno come resettato questi valori nella errata convinzione che la modernità dell’industrializzazione petrolchimica ci avrebbe fatto solo del bene.  Oggi siamo come rassegnati e assuefatti alle grandi bugie di un manipolo di spregiudicati imprenditori che a distanza di anni continuano, imperterriti a inseguire il proprio business con il raggiro dei CIP 6. Per questa chimera e salvo eroiche eccezioni abbiamo abbandonato la campagna, la pastorizia, l’artigianato, la pesca e il turismo dando un duro colpo a quelle che erano e che ancor oggi a mio avviso sono la nostra grande vera unica risorsa. Recuperiamo dunque il tempo trascorso iniziando a studiare sin dalla scuola di infanzia la storia della Sardegna e dei sardi e non solo quella dei fenici, punici, romani, bizantini, vandali, pisani, catalani, spagnoli, austriaci e piemontesi. Solo attraverso la conoscenza della Sardegna, delle sue caratteristiche, risorse ambientali, produzioni tipiche e del nostro importante passato potranno derivare le competenze e le sensibilità necessarie per fare del bene a noi stessi, alla Sardegna e al suo popolo e cosa ancor più bella …senza essere obbligati a emigrare.

Sono fiducioso che nell’anno che verrà qualcosa di buono in tal senso arriverà.

Roberto Copparoni per gli Amici della Sardegna

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Feste e note di colore… https://www.sardegnamagazine.net/feste-e-note-di-colore/ https://www.sardegnamagazine.net/feste-e-note-di-colore/#respond Fri, 27 Dec 2019 12:04:05 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18716 Le solenni festività e l’approssimarsi di un nuovo anno ci portano a fare dei buoni propositi. Più che scrivere grandi discorsi abbiamo pensato di lasciare al vostro giudizio e commento una serie di immagini sulle quali speriamo possa esserci un vostro riscontro. Trovate voi le criticità. Buona analisi…

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Bona Paskixedda a tottusu https://www.sardegnamagazine.net/bona-paskixedda-a-tottusu/ https://www.sardegnamagazine.net/bona-paskixedda-a-tottusu/#respond Tue, 24 Dec 2019 18:04:21 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18710 Da parte di tutta la redazione porgiamo ai nostri lettori i migliori auguri di serene festività e un positivo anno nuovo!

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Da Oristano un segnale di dialogo con l’Africa, passando per la Nigeria https://www.sardegnamagazine.net/da-oristano-un-segnale-di-dialogo-con-lafrica-passando-per-la-nigeria/ https://www.sardegnamagazine.net/da-oristano-un-segnale-di-dialogo-con-lafrica-passando-per-la-nigeria/#respond Sun, 08 Dec 2019 16:42:30 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18702 Ieri a Oristano presso la sede del Sa.Sol Point  in via Carlo Meloni, si è tenuta una conferenza nell’ambito del Progetto “SardInprogrss” progetto finanziato dalla Fondazione di Sardegna. All’evento hanno partecipato diverse associazioni che convergono nella rete Sarda della cooperazione internazionale.

L’incontro è stato preceduto da una breve visita guidata multiculturale realizzata nel centro storico di Oristano allo scopo di ritrovare i segni e le tracce di contaminazione della comunità locale con altre culture, soffermandosi in modo particolare sull’artigianato e sulla gastronomia ambiti nei quali sono significative le testimonianze di contatto fra culture diverse.
Dopo l’intervento del Presidente della Rete Sarda della Cooperazione  Ahmed Naciri il quale ha fatto un quadro della situazione e dell’importanza del dialogo fra i popoli e intervenuto Roberto Copparoni dell’Associazione Amici di Sardegna, Associazione che da tempo porta avanti progetti importanti per il dialogo fra la Sardegna e il nord Africa.
L’ultimo lor progetto che è in fase di conclusione è stato il progetto TuniSard.
Successivamente è intervenuto il Presidente della CASCOM Associazione Sindacale Sarda,  Antonio Pranteddu che da anni ha aperto una interlocuzione con l’Africa del nord e promuove la cooperazione fra la Sardegna e il resto del mondo e l’OSVIC di Oristano in Persona del suo Presidente Maria Colomba Cabras che ha parlato delle attività svolte dalla sua organizzazione, sia in Sardegna che nel resto del mondo.
La riunione promossa dalla rete della cooperazione di cui fanno parte numerose associazioni Sarde ha avuto come contenuto principale la presentazione dell’associazione dei Nigeriani in Sardegna,“On Nigerian Unity Culture Association Sardinia”“ONUCAS O.D.V.” i relatori sono stati due giovani nigeriani che da tempo sono presenti nell’isola prima della grande emigrazione. Essi sono: Kigslei e Timoti

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Loro sono venuti circa 15 anni fa Timoti il relatore principale è giocatore di hockey nel CAGLIARI ed è sposato con Martina, una ragazza Sarda che fa la cantante lirica, hanno un bimbo di due anni ed ha analizzato bene la situazione nel suo paese.
Fra le cose che ha detto ne riportiamo alcune:
“…Io provengo dal nord della Nigeria, la gente dalle mie parti non emigra resta lì anche nella povertà, ma con atteggiamento dignitoso , e quando vogliono andare via non hanno in mente l’Europa, bensì il medio-oriente e l’Arabia Saudita.
Diverso è il sud del paese dove si spostano con frequenza e hanno in testa l’Occidente non solo l’Europa ma anche gli Stati Uniti, dove la nostra comunità gioca un ruolo importante con professionisti importanti che ricoprono non ruoli secondari in quella società.
Diverso e qui da noi dove Nigeriano è sinonimo di delinquenza e sfruttamento della prostituzione!
Basta dire nigeriano e ti guardano come un criminale!
In questura sono andato per il passsaporto mi hanno chiesto da dove arrivavo, ho detto dalla Nigeria 🇳🇬 mi hanno trattato in un modo che non vi dico!
Questa associazione l’abbiamo promossa per dialogare con voi Sardi e per andare in Nigeria per dire ai giovani di non imbarcarsi in questi mega viaggi attraverso la Libia, ma dobbiamo dire loro che restino dove sono anche perché per la maggior parte delle persone che affrontano questo viaggio ci sono più problemi che benefici.
Il dialogo può dare una speranza di pace e di prosperità fra i popoli”.
Subito dopo gli interventi è stata offerta una degustazione di piatti tipici con del the della Nigeria.  Una bella serata è un avvio di collaborazione proficua per tutti.


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Sardinprogress: a Oristano si presenta la Nigeria https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress-a-oristano-si-presenta-la-nigeria/ https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress-a-oristano-si-presenta-la-nigeria/#respond Fri, 06 Dec 2019 15:06:38 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18698 Nell’ambito del progetto “Sardinprogress” , finanziato dalla Fondazione di Sardegna,  sabato 7 dicembre alle ore 17,00 si terrà a Oristano un evento presso i locali del Sa.Sol Point in via Carlo Meloni 2/A.nel quale si presenterà la Nigeria in una suggestiva cornice di musiche, luci, sapori e colori. Per l’occasione sarà presentata anche la nuova associazione oristanese  “ONUCAS O.D.V. – On Nigerian Unity Culture Association Sardinia”, recentemente iscritta al Registro Generale delle Associazioni di Volontariato della RAS.

La manifestazione sarà introdotta da alcuni interventi del Presidente delle Rete Sarda della Cooperazione internazionale, Ahmed Naciri,, del Presidente di Amici di Sardegna, Roberto Copparoni, del Presidente della C.A.S.Com. Antonio Pranteddu e del Presidente della ONUS ODV Kingslei Onouca .

Per l’occasione si esporranno una serie di pannelli fotografici di Mauro Liggi e si presenterà un power Point cui seguirà un dibattito con il pubblico. Alla fine della serata sarà offerta una degustazione di piatti tipici e bevande della Nigeria. Alle ore 15 è stata organizzata una visita guidata multiculturale nel centro storico di Oristano con ritrovo presso la sede dell’incontro.
E’ particolarmente gradita la vostra presenza.

In attesa si ringrazia porgendo cordiali saluti

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Turismo: iniziative promozionali discutibili https://www.sardegnamagazine.net/turismo-iniziative-promozionali-discutibili/ https://www.sardegnamagazine.net/turismo-iniziative-promozionali-discutibili/#respond Mon, 02 Dec 2019 19:04:37 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18695 Sembra sia stia scoprendo il turismo come maggior possibilità di crescita in Sardegna. Forse è diventato un luogo comune ma tanti Assessorati stanno avviando iniziative per lo sviluppo.

Da sempre i collegamenti da e per la Sardegna sono deficitari

Quest’ultimo periodo (dopo l’estate) vi sono diverse iniziative nel settore turistico (e oltre), in parte discutibili. Alcune sono ripetitive, per esempio quelle dell’olio, dello zafferano e delle lumache, ma soprattutto una gran numero di feste locali, sagre religiose, oppure “autunno in Barbagia”. Non manca neppure un cammino religioso.

L’Assessorato al Turismo, pressato dalla mancata  assegnazione dei contributi di cui alla L. 7, ha reso noto che immediatamente prima delle ultime elezioni regionali era stato emesso un bando nel quale venivano promessi  contributi e che erano state presentate numerose domande, per una cifra complessiva attorno ai 15 milioni di €uro, assorbendo gran parte delle disponibilità. Vorrei fare alcune osservazioni: innanzitutto che per capire le delibere emesse dalla Regione (finanziamenti e contributi in questo caso, ma più o meno per tutto), occorre una preparazione particolare: i termini usati, l’inte­ro impianto, sono sempre complicati, direi volutamente e inutilmente complicati, in pieno linguaggio burocratico.     

A parte questo, sorgono moltissimi dubbi sulla validità di questo tipo di iniziative al fine dello sviluppo turistico. Temo che per la maggior parte servano per poter creare un’occasione di lavoro e guadagno per chi che non ha altre possibilità. E questo rende maledettamente triste discuterne con serenità. Infatti i fondi per la promozione non devono essere spesi né per sostenere le aziende del settore della ricettività né quelle per l’attrazione.Purtroppo le possibilità di lavoro normali sono modestissime e ci si attacca a quello che si può. Il principio di valorizzare quanto disponibile è valido ed importante, quel che è discutibile è che si tratta di iniziative sparse, non coordinate: è da chiedersi quale sarà il risultato, a chi perverranno le comunicazioni, chi potrà esser indotto a fare un viaggio piuttosto complesso e costoso per una iniziativa che è certamente molto interessante per la popolazione locale ma non certo per turisti che devono arrivare da fuori, da lontano, non credo che si tratti di eventi tali da invogliarli. Per questo appare discutibile che vengano dati contributi per eventi locali e di interesse solo locale. Sono moltissime le sagre locali, feste di paesi, quello  autunnale è il periodo in cui la maggior parte si svolge. Basta guardare le pubblicità delle TV locali.

Tuvixeddu è la necropoli punica più estesa del Mediterraneo. Perchè non la si vuole far diventare Monumento UNESCO?

Ancora, basta con i contributi  a fondo perduto, va bene sostenere le iniziative ma con mutui a tasso agevolato, da restituire, se non si vuole veramente fare solo assistenza. Un caso molto interessante è “Autunno in Barbagia”, l’evento organizzato da una società della Camera di Commercio di Nuoro in una ventina circa di centri della zona. Ogni domenica in uno o più paesi si svolge una festa per mostrare le più belle caratteristiche locali. Sono molto frequentate, si calcola che vi partecipino almeno 500 mila persone. E’ una felice iniziativa, il problema è che i visitatori provengono da tutta la Sardegna ma non vi sono, o sono pochissimi, i turisti provenienti da fuori (altre regioni italiane o straniere). C’è stato un tentativo in anni passati di organizzare viaggi completi (volo+auto+sog­gior­no) con un costo molto attraente, che purtroppo ha avuto scarso successo.

Facciamo un altro esempio: pochi anni fa si è svolta in Sardegna parte del Giro d’Italia. Quanto è costato, che contributi ha ricevuto? Quanto ha reso? Altrettanto per vari eventi sportivi e non, o per feste come S. Efisio (con pochissimi turisti, come documentato pochi anni fa). Quando si finanzia un’iniziativa bisogna fare bene i conti, si debbono verificare tutte le varie iniziative di tipo culturale, sportivo o folkloristico  e vedere quali sono stati i risultati. La Regione ha i mezzi per farlo esaminando attentamente le statistiche. Basta volerlo.Il problema è quello della valorizzazione o forse meglio di un’ampia informazione, che serva a portare qui “turisti” cioè persone che arrechino un beneficio economico, con un’attività efficace e diffusa, Certamente non bastano manifesti o altro negli aeroporti e porti locali. Recentemente l’Assessorato ha avviato un’iniziativa con l’Unione Camere Commercio proprio per la promozione. In effetti si sta riprendendo una iniziativa del passato con attori diversi. Un tempo vi era l’Esit che soprattutto agli inizi lavorò molto bene, era un Ente autonomo, ben diretto e con personale qualificato. L’Esit venne abolito e creata un’Agenzia  che ha avuto scarso successo e breve durata. Ora si pensa – non è molto chiaro ma sembra essere così – di fare qualcosa di analogo con le Camere di Commercio che in genere sono enti burocratici, e fortemente  politicizzati, non molto competenti (tra essi il Centro Servizi riesumato a Cagliari che, a quanto risulta, non è più operativo da molto). Lo scopo è la partecipazione a Fiere internazionali e la promozione.

Il Turismo della Sardegna non può essere solo legato al mare

Si capisce l’esigenza di fare qualcosa di valido presto ma si dovrebbe chiamare a partecipare all’inizia­tiva giovani, anche privati, anche operatori che dimostrano grandi capacità operative, o di fare dei bandi o un concorso scegliendo persone capaci e e introdotte. Purtroppo in Sardegna sono pochi ma attingiamo fuori se serve. Abbiamo perso almeno una classe di specialisti, ora ricuperare è difficile. L’impressione è che si sia orientati verso ambiti politicizzati o peggio, purché sardi, benché questo da solo non dovrebbe essere un vantaggio.Un’altra cosa: si è decisamente orientati verso la promo­zione digitale, è inevitabile. Penso però che non si possa rinunciare completamente alla carta stampata, cioè a pubblicazioni ben fatte e non costose, da utilizzare nelle fiere e in ogni occasione (i turisti che sbarcano nei porti sardi con le crociere), qualcosa che resti.

Il Turismo minerario è un valore aggiunto per le zone interne della Sardegna. Vedasi ad esempio la miniera Funtana raminosa di Gadoni

Un fatto positivo è che altri Assessorati si stanno muovendo, svolgendo un lavoro promozionale nell’ambito delle proprie competenze. Ne riparleremo, sperando si tratti di un lavoro coordinato per lo sviluppo del settore.

02/12/2019                             Gianfranco Leccis

Note del direttore

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Da Gadoni una speranza per un futuro di benessere e sostenibilità https://www.sardegnamagazine.net/da-gadoni-una-speranza-per-un-futuro-di-benessere-e-sostenibilita/ https://www.sardegnamagazine.net/da-gadoni-una-speranza-per-un-futuro-di-benessere-e-sostenibilita/#comments Sun, 01 Dec 2019 19:23:44 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18677 In occasione della manifestazione Prendas de Jerru tenutasi a Gadoni dal 30 novembre al 1° dicembre si è tenuto un interessante convengno sul tema del rilancio turistico dei piccoli paesi dell’interno della Sardegna anche per arginare il problema dello spopolamento dei piccoli centri.

Gadoni è un paese posto nel cuore della Sardegna in una area ricca di ambienti e paesaggi davvero suggestivi. La sua storia spesso è stata legata alle ricchezze del suo sottosuolo dove, fin dai tempi remoti, veniva estratto il rame. In questo ambito le sorti della miniera di Funtana raminosa hanno condizionato la storia di questo Paese che dai 1628 abitanti del 1961 è passato agli odierni 749 abitanti.

Se questo trend si dovesse confermare nel giro di mezzo secolo il paese sarà cancellato.

Il Ponte sul Flumendosa

Non da oggi ci si è posti il problema ma da oggi forse si è iniziato a analizzare le cause comprenderne gli effetti e porvi dei credibili rimedi.

Molte di queste valutazioni sono scaturite grazie a un convegno che si è tenuto nella sala polifunzionale di Gadoni dove, in una bella cornice di pubblico, si sono confrontati amministratori, politici, tecnici e operatori di settore.

Il Coro di Gadoni e sotto il pubblico che ha partecipato alla conferenza

L’evento condotto dal bravo Ottavio Nieddu è stato fortemente voluto dal Sindaco di Gadoni Francesco Peddio che ha chiamato a discutere gli ospiti sul tema: Tra spopolamento e Turismo Riconversione e prospettive.

Dagli interventi sono emersi una serie di riflessioni assai interessanti. Primo fra tutti garantire l’apertura al pubblico del sito di Funtana raminosa e realizzare tutta una serie di attività e di iniziative volte a diversificare l’offerta del territorio, sviluppando delle azioni di rete con le altre comunità presenti nel territorio. In altre parole occorre uscire dalla visione di una sterile campanilismo e sviluppare intese e collaborazioni con gli altri paesi del circondario. Inoltre fino a quando le reti stradali e i collegamenti ferroviari saranno così penalizzanti occorrerà offrire una adeguata ospitalità (anche per i fine settimana) sviluppando la così detta ospitalità diffusa anche presso i centri vicini con i quali è necessario rapportarsi per generare occasioni di collaborazione. Del resto tutta questa zona ha risorse di grande valore naturalistico ambientale e storico archeologico. Bisogna solo organizzarsi e saper comunicare l’offerta. Con l’aiuto di tutti si potranno realizzare dei percorsi di fruizione davvero suggestivi e appaganti in grado di rispondere alle aspettative del pubblico e di determinare le condizioni per ottenere delle ricadute occupazionali e di profitto per gli operatori coinvolti.

Miniera di Funtana raminosa

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Attraverso i tuoi occhi: Migrantour Cagliari in immagini https://www.sardegnamagazine.net/attraverso-i-tuoi-occhi-migrantour-cagliari-in-immagini/ https://www.sardegnamagazine.net/attraverso-i-tuoi-occhi-migrantour-cagliari-in-immagini/#respond Tue, 12 Nov 2019 06:59:30 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18669 Migrantour Cagliari arriva al suo primo anno di vita in città, e vuole festeggiarlo insieme a tutti voi, a partire da domenica 17 novembre, alle ore 17, in una delle tappe del primo itinerario interculturale sviluppato sul territorio, l’Hostel Marina di Cagliari.

Tutti invitati nello storico ostello dunque, all’inaugurazione della mostra fotografica #Attraversoituoiocchi, che nasce dall’incontro tra la passione e generosità di Mauro Liggi ed il progetto Le nostre città invisibili.
Sarà il momento per condividere emozioni ed immagini di un anno di passeggiate interculturali, conoscenza e incontro insieme a chi ha reso questo percorso possibile, dagli accompagnatori interculturali ai partner locali fino ai tanti partecipanti alle passeggiate.

Negli scatti leggeremo particolari dei volti e luoghi che incrociamo ogni giorno, visti attraverso gli occhi degli accompagnatori interculturali, protagonisti, assieme alla città, di un progetto che è ormai solido in tante città italiane ed europee (più info su www.migrantour.org).

La mostra rimarrà in esposizione sino al termine del mese, ma ci piacerebbe incontrarvi tutti (o quasi!) il giorno della sua inaugurazione, vi aspettiamo dunque domenica, dalle 17 all’Hostel Marina!

Il progetto Le nostre città invisibili: incontri e narrazioni del mondo in città, è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e cofinanziato localmente dal CSV Sardegna Solidale.
E’ realizzato a Cagliari dall’associazione Amici di Sardegna.
Ha per capofila Fondazione Acra, in collaborazione con Viaggi Solidali, ed è realizzato da Oxfam Italia, Casba Società Cooperativa Sociale, Trame di Quartiere, Progetto Con-Tatto, Fondazione Ismu, Next Generation Italy, Pubblicità Progresso, Comune di Milano, Comune di Torino e Università di Bologna.

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Marce per la pace nel Mediterraneo e non solo https://www.sardegnamagazine.net/marce-per-la-pace-nel-mediterraneo-e-non-solo/ https://www.sardegnamagazine.net/marce-per-la-pace-nel-mediterraneo-e-non-solo/#respond Sun, 10 Nov 2019 19:44:58 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18664 MEDITERRANEO, MARE DI PACE E LIBERO DA ARMI NUCLEARI

Peace Boat – Barcellona – 5 novembre 2019 – Cagliari 10 novembre 2019

Il progetto Mediterraneo Mare di Pace, rotta marittima della “2ª Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza” è nato in Spagna da Mundosinguerras y sin violencia ed è stato sviluppato a Palermo in Italia e Pirano in Slovenia dov’è stata ideata la Marcia a vela sul mare giunta ora a Barcellona.

  Ci proponiamo di impostare un percorso tra diverse esperienze, unite nel comune desiderio per un Mediterraneo di pace, col fine di interconnettere le iniziative territoriali in un contesto globale.

  Obiettivi del viaggio

  – Promuovere la solidarietà tra paesi costieri per trovare soluzioni a problemi e conflitti del contesto mediterraneo

  – Creare le condizioni per un’area d’integrazione tra i popoli millenari che lo abitano

  – Giungere a un Trattato per un Mare di pace libero da armi nucleari

  Il disarmo nucleare è uno dei temi principali della Marcia.

  Esistono vaste aree del pianeta in cui il disarmo nucleare è divenuto concreto: America Latina e Caraibi, Sud Pacifico, Sud-Est asiatico, Africa, Antartide, Spazio, Fondali marini. Con questo spirito e in sinergia con ICAN, Campagna internazionale Premio Nobel per la pace 2017, la 2a Marcia mondiale sostiene il nuovo Trattato ONU di proibizione delle armi nucleari.

  Sul Mediterraneo convergono Culture diverse che talvolta si affrontano in guerra. È divenuto mare di morte, abisso tra Africa Medioriente ed Europa per la perdita colpevole di vite umane migranti.

  “Mediterranean Mar de Paz” mira a trasformare queste acque, culla di molte culture in un luogo di dialogo e integrazione tra i popoli.

  La barca a vela Bamboo della Fondazione Exodus guidata dai marinai di Nave di Carta, è partita dal porto di Genova dove a maggio 2019 portuali e pacifisti hanno bloccato con la nonviolenza un carico d’armi verso la guerra in Yemen.

  La Bamboo ha sostato a Marsiglia, città di storia e relazioni sul Mediterraneo, verso la quale domani si dirigerà la Peace Boat, situata nei pressi del porto nucleare militare francese di Tolone. Abbiamo incontrato gli attivisti che accoglieranno la Peace Boat a Marsiglia e avuto un ottimo scambio di idee e proposte con loro.

  Nella bella città catalana di Barcellona è stata firmata nel1995 la Dichiarazione EuroMediterranea per il disarmo – anche nucleare – la cooperazione e l’ambiente, a livello di Stati. Qui oggi incontriamo la Peace Boat, dell’ong giapponese che racconta l’olocausto atomico di Hiroshima e Nagasaki, viaggiando sui mari del mondo.

  Meteo permettendo, saremo prossimamente a Tunisi sede del World Social Forum 2013, e a Palermo dove il sindaco Orlando ha lanciato una rete d’Ambasciate per la Pace tra città Mediterranee. Proposta che ha inviato a diversi colleghi, tra i quali l’alcaldesa di Barcellona Ada Colau. 

  Coi nostri incontri vogliamo nel tempo gettare le basi per queste Ambasciate, nate dall’esperienza degli anni Novanta in Iraq e Balcani, quando moltissime persone si mobilitarono nella resistenza nonviolenta alla guerra.

  Queste iniziative possono divenire un riferimento e affermare il diritto universale alla pace, assieme alle campagne che lo promuovono in Europa Maghreb e Medio Oriente.

La Marcia sul Mare terminerà a Livorno, porto nucleare militare italiano che rifornisce le guerre del Mediterraneo, con le armi del più grande arsenale situato fuori dagli Stati Uniti.

  Dopo il viaggio sul Mediterraneo occidentale intendiamo farne un’altro ad oriente, a partire dal golfo che ospita due porti nucleari di transito, Trieste in Italia e Koper in Slovenia; dove cercheremo di implementare il Trattato di Pace tra Italia e Paesi vincitori della seconda guerra mondiale, che previde un Territorio smilitarizzato e neutrale, ora diviso fra Italia Slovenia e Croazia.

 Applicando la risoluzione nº16 del Consiglio di Sicurezza e sulla base del nuovo Nuclear Ban Treaty, proponiamo la denuclearizzazione di Trieste e Koper e una Nuclear Free Zone del Mediterraneo.

  I viaggi nel Mediterraneo, occidentale e orientale, mirano a costruire una diplomazia dei movimenti e delle città, indispensabile ad affrontare con la nonviolenza i conflitti esistenti, mentre le guerre in Ucraina Siria Libia e Palestina causano tragedie e migrazioni ulteriori.

 Sulle coste adriatiche, incontreremo la marcia gandhiana Jai Jagat, che arriverà questa estate dall’India in Europa attraverso i Balcani, e ad ottobre parteciperemo in Italia alla tradizionale Marcia per la pace Perugia / Assisi.

  Una volta costituita la prima rete d’Ambasciate, e partiti i contatti a livello istituzionale, lavoreremo per contribuire a una Conferenza Mediterranea di Pace, da realizzare se possibile sulla Peace Boat, bellissima cruiser d’epoca costruita ai cantieri navali di Monfalcone, presso Trieste.

  Mediterraneo Mar ei Paz è un progetto a lungo termine. Andiamo per terra e per mare per la pace e la nonviolenza, chiedendo la vostra collaborazione.

 Grazie a Alessandro Capuzzo e a tutto l’equipaggio.

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Importanti scambi con la Tunisia https://www.sardegnamagazine.net/importanti-scambi-con-la-tunisia/ https://www.sardegnamagazine.net/importanti-scambi-con-la-tunisia/#respond Wed, 06 Nov 2019 08:48:45 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18621 Siglati importanti accordi di collaborazione fra la Sardegna e la Tunisia.

In occasione della recente visita effettuata dal 28 ottobre al 3 novembre, una delegazione tunisina in Sardegna, composta da:

– Prof. Messaoud Yamoun – Esperto di sviluppo territoriale, Presidente della AMTT

– Prof.. Nejib Bouabidi – Direttore dell’Università ISET di Djerba

–  Signora Olfa Geudidi – Sindaca di Ghomrassen,

– Prof.ssa  Mariem Boufalgha – Docente di lingua italiana presso il Centro di formazione di Tataouine

ha avuto una serie di incontri e perfezionato degli accordi di collaborazione.

In particolare l’iniziativa è inserita nel progetto di Cooperazione internazionale “TuniSard” finanziato dalla R.A.S. con la legge regionale n. 19/96 e realizzato dalla Associazione Amici di Sardegna di Cagliari, in persona del suo Presidente Roberto Copparoni

Nel corso della settimana di soggiorno la delegazione ha incontrato:

–              Il Presidente del Consiglio comunale di Cagliari Edoardo Tocco, il Presidente della Commissione sicurezza del Comune di Cagliari, Marcello Polastri e il Presidente della CAS.COM Sardegna Antonello Pranteddu, l’imprenditore Andrea Caldart con i quali si è discusso di consolidare i rapporti fra le opposte rive del Mediterraneo intensificando i collegamenti e di realizzare una serie di incontri a tema.

–              Il Presidente del Consiglio regionale della Sardegna Dott. Michele Pais con il quale di sono illustrate le finalità del progetto Tunisard e il potenziamento dei collegamenti fra la Sardegna e la Tunisia, per favorirne gli scambi.

–              Il Presidente del CSV Sardegna Solidale (Partener di progetto), Prof. Giampiero Farru, e la coordinatrice del Sasol Point 1 di Cagliari, Nanda Sedda, con i quali si è parlato di futuri progetti di cooperazione sociale mediterranea e della necessità di consolidare i rapporti mediterranei

–              la Vice Rettore della Università di Cagliari Prof. ssa Alessandra Carucci e il Prof. Stefano Usai Presidente della Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Poltiche e il Prof. Giovanni Sistu Docente della Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Poltiche e il Prof. Nicola Melis Ricercatore – Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni (partner di progetto) con i quali si è discusso di alcune proposte di collaborazione e della stipula di protocolli di intesa par favorire lo scambio di docenti e di allievi fra i rispettivi Atenei. All’incontro hanno partecipato anche il Segretario regionale della CAS:COM Antonello Pranteddu e l’imprenditore ogliastrino Gian Paolo Lioni

–              la Dottoressa Giovanna Medde Direttrice del Dipartimento Relazioni internazionali della Presidenza della R.A.S. e il Dott. Marco Crotti Funzionario del Dipartimento Relazioni internazionali della R.A.S. con i quali si è parlato dei risultati raggiunti dal progetto TuniSard e di prospettive future

–              I funzionari della Cooperazione territoriale europea della RAS,  Europe Direct Regione Sardegna, Dottoressa Rossella Marocchi e Dott. Antonio Mura con cui ci si è soffermati sulla possibilità di accedere alle provvidenze della U e sviluppare delle fattive collaborazioni

–              Il sindaco di Senorbi Dott. Alessandro Pireddu con il quale è stato siglato nella sala consiliare un importante accordo di collaborazione fra il Comune di Senorbi e il Comune di Ghomrassen. Nel corso della visita a Senorbi si è fatta una visita all’Istituto di Istruzione Superiore Einaudi (Partner di progetto) accolti dal Dirigente scolastico Prof. Rosario Manganello e dove il Prof. Giuseppe Bullegas ha illustrato i lavori realizzati dagli alunni dell’Istituto della classe IV A Turismo. Successivamente si sono incontrati alcuni operatori locali fra cui il Presidente della Pro Loco, Gianluigi Cuccu e la Responsabile del Museo MADN, Dottoressa Elisabetta Frau e i Responsabili della Cantina Sociale della Trexenta. Hanno partecipato alla giornata alcuni amministratori fra cui l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Paola Erriu, l’Assessore ai Servizi Sociali, Dottoressa Sara Mascia e il Capogruppo di maggioranza consiliare, Sonia Mascia che, in questi mesi hanno curato le attività progettuali.

–              Il Presidente del Geoparco della Sardegna Dott. Tarcisio Agus con cui ci è soffermati a parlare delle risorse minerarie e geologiche che il parco del Dahar e quello della Sardegna possiedono e sulla possibilità di sviluppare accordi di collaborazione.

–              le Dirigenti scolastiche del Pertini (Partner di Progetto) Prof. Anna Maria Maullu e la vicaria Prof.ssa Pierpaola Deidda e dell’IPSAR Gramsci Prof.ssa Maria Beatrice Pili, con le quali si è parlato della possibilità di perfezionare scambi fra docenti e studenti dei vari Istituti e delle opportunità che la UE mette a disposizione per realizzare programmi internazionali

Hanno collaborato per la realizzazione dell’evento il Presidente della Rete Sarda della Cooperazione Internazionale Ing. Ahmed Naciri (Partner di progetto), la Dott.ssa Marina Greco dell’ANCI Sardegna (Partner di progetto), il rappresentante dei tunisini in Sardegna Chabaani Abderazak e i corsisti del progetto Migrantour di Cagliari fra cui la Dott.ssa Imen Ben Attia che è anche coordinatrice del progetto Tunisard.

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Visita della Delegazione tunisina a Cagliari e a Senorbi https://www.sardegnamagazine.net/visita-della-delegazione-tunisina-a-cagliari-e-a-senorbi/ https://www.sardegnamagazine.net/visita-della-delegazione-tunisina-a-cagliari-e-a-senorbi/#respond Thu, 24 Oct 2019 17:26:19 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18614

L’Associazione Amici di Sardegna, nell’ambito delle attività programmate dal Progetto di cooperazione internazionale “Tunisard” finanziato dalla Regione Sardegna ai sensi della L.R. n. 19/96, presenterà la Delegazione della Tunisia che si fermerà in Sardegna dal 28 ottobre a 3 novembre.

Fanno parte della Delegazione:

Prof. Messaoud Yamoun – Esperto di sviluppo territoriale

Dott. Nejib Bouabidi – Direttore dell’Università ISETT di Djerba

–  Signora Olfa Geudidi – Sindaca di Ghomrassen,

– Prof.ssa  Mariem Boufalgha – Docente di lingua italiana

Nel corso del soggiorno si terranno una serie di incontri con i rappresentanti del mondo politico, istituzionale, universitario, scolastico e imprenditoriale, così come dal programma che si allega.

Una rappresentanza del gruppo folk di Senorbi a Tataouine in Tunisia

Il giorno 28 alle ore 16,30 si terrà una conferenza stampa presso la Sala del Retablo presso il Palazzo civico di Cagliari.

Questo è il programma delle giornate:

-Lunedi 28 Arrivo nel pomeriggio. Sistemazione in albergo. Ore 16,30 Comune di Cagliari, via Roma. Conferenza stampa di presentazione del progetto Tunisard. Il Presidente del Consiglio comunale di Cagliari, On. Edoardo Tocco,  incontra la Delegazione della Tunisina e i Partner di Progetto, Comune di Senorbi, AMTT, Università di Cagliari, Anci Sardegna, Istituto Professionale “Pertini” di Cagliari e Istituto Superiore “Einaudi” di Senorbi, CSV Sardegna Solidale, La rete Sarda della Cooperazione internazionale. Saranno presenti anche i rappresentanti residenti tunisini dell’area vasta di Cagliari e della Trexenta.

Ore 18,00 Incontro con il Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna, On. Michele Pais e con l’On. Laura Caddeo.

Ore 19,00 CSV Sardegna Solidale (Partner di progetto) Incontro con il Prof. Giampiero Farru (Presidente) e con i responsabili di settore. La progettualità sociale internazionale

-Martedi 29 Ore 10,00 Università di Cagliari. Rettorato. Appuntamento con la Pro Rettrice all’Internazionalizzazione, Prof. Alessandra Carucci. Incontro con i Professori Giovanni Sistu, Annamaria Baldussi, Nicola Melis e Patrizia Manduchi. Proposte di collaborazione. Incontro con il Presidente della Cascom Sardegna Dott. Antonello Pranteddu.

Ore 11,30 Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche (Partner di progetto). Appuntamento con il Presidente Prof. Stefano Usai e il referente di Progetto Prof. Nicola Melis. Proposte di collaborazione e protocolli di intesa.

Ore 13,00 Appuntamento presso la Presidenza della Giunta Regionale della Sardegna Ufficio Cooperazione internazionale. Incontro con la Dottoressa Giovanna Medde (Dirigente di Servizio), Dottoressa Simona Pilleri e Dott. Marco Crotti. Presentazione dei progetti finanziati dalla RAS in Tunisia con la L.R. 19/96 e discussione sul progetto e analisi dei risultati del progetto Tunisard.

Martedi pomeriggio  MEM Ore 15,00 Incontro presso l’Europe Direct Regione Sardegna, Dott. Antonello Chessa e Dott. Antonio Mura. Ore 16,30 Istituto Professionale di Stato Sandro Pertini (Partner di progetto). Incontro con la Dirigente scolastica Prof. ssa Anna Maria Maullu e con la Delegata Prof. ssa Pierpaola Deidda.. Ore 18,00 Visita al Lazzaretto per la Mostra del cosmopolitismo, a seguire concerto

-Mercoledi 30 Senorbi. Incontri con i Partner di Progetto. Ore 9,00 Visita al Municipio e firma dell’accordo di collaborazione fra i Comuni di Senorbi  e Ghomrassen (Tataouine Tunisia). Ore 10,00 visita all’Istituto Einaudi Ore 11,00 Visita al Museo Archeologico “Sa Domu Nosta” MADN. Ore 12,00 Visita al Parco Archeologico di  Monte Luna. Ore 13,00 Pranzo. Ore 15,30 Visita al Molino Secci. Ore 16,30 Visita alla Cantina Sociale della Trexenta. Ore 18,00 Cagliari Basilica di San Saturnino concerto di musica (coro polifonico). Chiusura delle celebrazioni “Sulle orme di San Saturnino” manifestazione organizzata dall’Associazione Athanatos. Ore 20,00 Mari Sardegna (Ammiragliato) Rinfresco offerto dalla Coldiretti Donne Impresa Sardegna.

-Giovedi 31 Geoparco della Sardegna Iglesias (Masua e Nebida). Ore 9,30 Incontro con il Presidente del Geoparco della Sardegna, Dott. Tarcisio Agus e visita al Museo minerario Asproni. Proposte di collaborazione.

-Venerdi 1 novembre Giornata libera (Pranzo di lavoro).

-Sabato 2 novembre  Ore 9,30  IPSAR Gramsci di Monserrato con la Dirigente Prof.ssa Maria Beatrice Pisu. Possibilità di protocolli di intesa. Pranzo di lavoro.

-Domenica 3 novembre partenza per l’aeroporto       

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Passeggiando tra Tuvumannu e Tuvixeddu https://www.sardegnamagazine.net/passeggiando-tra-tuvumannu-e-tuvixeddu/ https://www.sardegnamagazine.net/passeggiando-tra-tuvumannu-e-tuvixeddu/#respond Tue, 08 Oct 2019 07:24:27 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18610 Sabato 12 ottobre l’associazione Amici di Sardegna in collaborazione con le WebComunity di SardegnaSotterranea e SardegnaEscursioni organzza un’escursione su uno dei colli meno conosciuti del sistema collinare di Cagliari.
L’evento rappresenta solo l’inizio di un percorso di conoscenza e approfondimento sulla città del Sole, del Sale e dei 10 colli.
Il nostro percorso inizierà con i colli di Tuvumannu e Tuvixeddu, proprio il colle di Tuvumannu, probabilmente identificabile col cosiddetto Monte della Pace, era uno dei colli più alti di Cagliari. Attualmente esso costituisce un colle a sé stante, ma un tempo era collegato a quello di Tuvixeddu da una comune area di deflusso delle acque piovane provenienti dai due opposti versanti che può essere oggi individuata lungo il percorso dell’attuale via Is Maglias.
Anche su questo colle, devastato come quello di Tuvixeddu da un’intensa attività di scavo, erano presenti testimonianze storiche ed archeologiche di varia datazione delle quali sono state trovate tracce in passato.
Appuntamento sabato 12 novembre alle ore 15,00 in piazza Darmi (fronte Magistero), abbigliamento comodo, scarpe da tennis, fine passegggiata intorno alle 17,00; Quota di partecipazione 8 euro.
Per info e prenotazioni Associazione Amici di Sardegna tel. 3383187899; mail: amicidisardegna@tiscali.it; info@massimilianodeidda.it; WhatSapp/tel 3273672366

Foto di Tvuvumannu tratta dal sito del Comune di Cagliari

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A Cagliari I Festival dell’Oriente https://www.sardegnamagazine.net/a-cagliari-i-festival-delloriente/ https://www.sardegnamagazine.net/a-cagliari-i-festival-delloriente/#respond Wed, 02 Oct 2019 13:01:35 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18605 Paolo Piu Finalmente anche il pubblico sardo ha potuto partecipare dal 20 al 22 settembre al Festival dell’Oriente, presso la Fiera di Cagliari dove, per la prima volta in Sardegna, decine di artisti cinesi, mongoli, coreani e indiani, per citare solo alcuni dei partecipanti, hanno offerto ai numerosi spettatori presenti una dimostrazione dei propri canti e danze tradizionali. In altri padiglioni gli spettatori hanno potuto assistere o prender parte a varie dimostrazioni sulle antiche arti orientali come quella lo yoga, il massaggio thailandese o le varie arti marziali e partecipare alle attività proposte dalle numerose scuole e associazioni presenti ]]>

.di >Paolo Piu

Finalmente anche il pubblico sardo ha potuto partecipare dal 20 al 22 settembre al Festival dell’Oriente, presso la Fiera di Cagliari dove, per la prima volta in Sardegna, decine di artisti cinesi, mongoli, coreani e indiani, per citare solo alcuni dei partecipanti, hanno offerto ai numerosi spettatori presenti una dimostrazione dei propri canti e danze tradizionali. In altri padiglioni gli spettatori hanno potuto assistere o prender parte a varie dimostrazioni sulle antiche arti orientali come quella lo yoga, il massaggio thailandese o le varie arti marziali e partecipare alle attività proposte dalle numerose scuole e associazioni presenti nell’isola. Di particolare rilievo sono state la cerimonia del tè presentata secondo lo stile tradizionale della Cina e del Giappone e la costruzione del mandala con la sabbia colorata ad opera dei monaci tibetani, con la distruzione finale dello stesso al termine dell’ultima giornata, per ricordare il principio base del buddhismo, e cioè l’impermanenza di tutte le cose. Non sono mancati gli spazi culturali, in cui relatori di varie scuole o associazioni presenti anche sul territorio della Sardegna, hanno offerto al pubblico un esempio di un diverso modo di vivere, influenzato direttamente o indirettamente dalle culture asiatiche. La degustazione di cibi tipici dell’oriente, la vendita di prodotti d’artigianato, insieme ai suoni, ai colori e ai profumi d’oriente, hanno arricchito la manifestazione, ricreando per l’occasione un assaggio dell’antico sapere orientale che, a causa della globalizzazione imperante, tende sempre più a scomparire anche nei luoghi stessi in cui ha avuto origine.

Giunge a Cagliari il primo Festival dell'Oriente
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Notte alla Torre della IV Regia a Sa Scafa https://www.sardegnamagazine.net/notte-alla-torre-della-iv-regia-a-sa-scafa/ https://www.sardegnamagazine.net/notte-alla-torre-della-iv-regia-a-sa-scafa/#respond Wed, 28 Aug 2019 13:42:36 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18593 In occasione di Notti colorate l’Associazione Amici di Sardegna, in collaborazione con Percorsi Alter-Nativi, Web Community Sardegna Sotterranea e la Cooperativa di Pesca Lo squalo, organizza per giovedì 29 agosto una visita guidata alla Torre della IV Regia con degustazione di frutti di mare. Coloro che fossero interessati possono prenotare fino a mercoledì 28 inviando un messaggio al 3383187899 con i propri dati. Il contributo di partecipazione è di 10 euro. L’appuntamento è alle ore 18,30 alla torre della IV Regia a Sa Scafa.

Ecco la Torre della IV Regia a Sa Scafa
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50 anni fa Woodstock… https://www.sardegnamagazine.net/50-anni-fa-woodstock/ https://www.sardegnamagazine.net/50-anni-fa-woodstock/#respond Thu, 15 Aug 2019 14:14:58 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18582 tre giorni di pace, amore e musica

di Paolo Piu

Non sembra vero che siano passati già cinquant’anni da quei mitici giorni di agosto del 1969 che a Woodstock, presso Bethel (Stato di New York), contribuirono a cambiare la cultura e il costume della società americana e successivamente di quella del mondo occidentale del periodo. Quei tre giorni, che poi divennero 4, dal 15 al 18 agosto, entrarono nella leggenda e furono visti come l’inizio di una nuova epoca, ma che in realtà segnarono anche la fine dell’ideologia del sogno e della cultura hippy, la quale vide in quell’evento il suo momento culminante, ma anche l’inevitabile declino.

Nato come un festival di contro-tendenza e come protesta contro lo star-system americano, infatti è stata notata l’assenza dei grandi nomi degli artisti famosi già affermati, il concerto vide la partecipazione di 32 band e cantanti solisti che divennero delle leggende all’epoca e i cui nomi sono ricordati e apprezzati ancora oggi. Tra i protagonisti ricordiamo Joe Cocker, oggi simbolo del festival stesso, che divenne celebre cantando With a little Help from my Friends in una versione blues anche più bella e appassionata della versione dei Beatles; Jimi Hendrix, la cui morte l’anno successivo lo fece entrare nell’olimpo degli dei della musica a causa dei suoi virtuosismi con la chitarra elettrica, al tempo una novità assoluta; e poi Santana con i suoi ritmi latino-americani, Joan Baez, emblema vivente del pacifismo, The Who che presentarono brani del musical Tommy, la loro opera rock più famosa, Crosby, Stills and Nash i quali si esibirono soltanto a notte fonda a causa del ritardo legato al traffico, i Jefferson Airplane che cantavano contro la guerra del Viet Nam con la voce impareggiabile di Grace Slick e Janis Joplin, altra grande icona dell’epoca. Nomi già conosciuti grazie al Festival di Monterey tenutosi in California solo due anni prima, che ebbe l’opportunità di lanciare quei cantanti e musicisti che a Woodstock furono i protagonisti indiscussi. Tutti costoro entrarono nella storia del rock, plasmandola a loro immagine e diventando un punto di riferimento per le generazioni successive grazie alla nuova musica e alla cultura che rappresentavano.

Tutto a Woodstock venne assunto come simbolo: anche la pioggia e le scivolate nel fango per puro divertimento assunsero un significato caratteristico, divenendo parte dello spettacolo stesso, di cui anche gli spettatori, (se ne aspettavano 50 mila, ne arrivarono 500 mila), furono una parte integrante.

Giorni irripetibili, per la novità, l’unicità e lo spirito con cui furono vissuti,  che in vano si è cercato di ripetere con altri concerti, simili all’apparenza, ma privi di quella spontaneità che il pubblico creò insieme a quella generazione di musicisti, che fecero di Woodstock un evento unico e straordinario nella storia della musica e del costume. Tempo fa Michael Lang, uno degli organizzatori del concerto storico, dichiarò in un’intervista: “Woodstock è la prova che un mondo più pacifico, giusto e altruista è possibile, ieri come oggi”. 

A partire dal 1994 vennero organizzati dei concerti che in qualche modo tentarono di far rivivere il mito di Woodstock, con nuove band emergenti, le quali portavano avanti una musica sperimentale e il pubblico che cercava di imitare i comportamenti della generazione precedente, ma quei concerti non ebbero un successo minimamente paragonabile a quello del ‘69, perché quello fu un evento irripetibile.

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A proposito di Maghreb https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-maghreb/ https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-maghreb/#respond Sat, 27 Jul 2019 10:26:39 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18565 Riflessioni su un interessante incontro organizzato dalla Rete Sarda della Cooperazione Internazionale con il contributo della Fondazione di Sardegna venerdi 26 luglio a Cagliari presso l’Hostel Marina

Bona die a tottus,Irisero a merie ses fattu s’attobiu inue haus foeddau de Saldigna-Tunisia-Algeria-Marocco.Du haiada gente de: s’Universidade de Casteddu ( uffitziu internazionale), archeologos, imprendidores, istudendes de inie ci istudianta innoxe, unu funtzionariu Saldu ci hada trabaxau 35 annos in Africa po s’ONU, socios de s’associatzione Amigos de Saldigna, sa cumpagnia aerea ci bolet a bolare de Saldigna a inie.Du hada istetiu tres arrexonamentos unu po ogni natzione, hada cumentzau su relatore marocchinu ci si narat Ahmed, igninneri ci ha trabaxau Medas annos in Italia, a su cumentzu a gofiu narre ca issos non funti arabos ma berberos! Comente noso seus Saldos e no Italianos! Ca este beniu in Saldigna ca haiat connottu unu piccioccu ci si narat Andria, canno in Saldigna  megada a paltire su portu canale e ca issu inie pentzada de trabaxare, fines ca pariada ca paltiada sa zona franca! Invece nudda! In su mattessi periudu in Marocco hanta pentzau de fare paltire Tangeri, ci este diventada  s’iscalu marittimu su prusu importante de tottu su mediterraneu. Cussu Andria (Saldu)  ci haia connottu s’inneste hannau a inie, oe movimentanta 7 miliones de containers! In is arrexonamentos suos narat seus a duos passos e po annare de Saldigna  bia josso, po fare 200km depeus pagare cantu unu viaggiu intercontinentale!Imprusu non du hada ne naves ne aereoso, seus propriu abbandonaos, accabbanno a nau no si depeus movere noso!Su Kistionu po s’Algeria naraiat sa mattessi cosa, ca teneus relatziones millenarias, ca s’Algeria este de Frealgiu ci este trumentada ca bolet a ci ogare custu regime militare, po tennere unu Sistema democraticu .
S’arrexonamentu po sa Tunisia d’ha fattu una picciocca de inie ci hada bintu una borsa de istudiu in s’universitade de Casteddu, po iere is principios attivos de is elbas officinales e biere ci funti sa mattessi cosa in sa propriu ispecie in Tunisia e innoxe,  po interessos de buttekaria.A narau innoxe in Saldigna mi seo agattada bene meda m’intenno in domo, seus sa mattessi gente, issa puru comente a is’atteros reladores  hada kistionau de sa cultura, de s’istoria de su pappare issoro, este torrada  a su problema de is trasportos naranno ca non ne du hada e ixi du e funti, funti caros che fogu!Su Presidente de Amigos de Saldigna a nau ca seus marginales e nixunu bolet fare cosa po noso, etanno no si depeus movere noso! Cicanno de attobiare tottus is istrutturas e is Associatziones ci feus attividades cun issoso.Una picciocca de s’Universidade de Casteddu a nau ca ogni annu arribanta 50 giovonoso po istudiare innoxe cun borsas de istudiu! E funti paroccios annos faennoddu!Un’archeologa ha kistionau de is trabaxos ci funti faenno in su nord-Africa sia po s’istoria romana che preromana, a nau ca de punicu s’agatta pagu, ca is romanos dos hanta annientaos, issa puru ses lamentada de is trasportos!Seo interveniu Deo puru naranno s’impegnu su ci seus ponemmo po fare crexere is relatziones fra is populos nostros! Andrea Caldart venetu, Saldu de adotzione, su mere de sa cumpagnia aerea in is arrexonamentos sighios a is trabaxos a nau : ca unios e parisi cedda feusu fare a bolare in Tunisia e in nord Africa de Saldigna! tottus depeus trabaxare po fare cumprennere a isistituziones de innoxe e de inie ca este interessu de is bixinos a annare Parisi po bivire megnus innoxe e inie.D’haus serrada pappanno cus cus ci hada fattu Imen sa ci ha kistionau po sa Tunisia.Este istetia una bella die de kufrontu.Iscusaemi ci seo istetiu longu!Saludos Antoni Pranteddu Presidente de C.A.S.COM impresas de Sardigna Inviato da iPhone

Antonello Pranteddu dell’ASCOM nel corso del suo intervento
Da sinistra Imen Ben Attia che ha relazionato sulla Tunisia, Sara Naciri che ha parlato del Marocco e Veronica Polizza che ha parlato del Maghreb

D sinistra Ahmed Naciri che ha parlato dell’Algeria e Michele Demontis presidente della Rete Sarda della Cooperazione internazionale che ha coordinato i lavori

A fine serata gli invitati hanno potuto gustare delle pietanze tipiche della Tunisia preparate da Imen Ben Attia
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I misteri di Santa Gilla https://www.sardegnamagazine.net/i-misteri-di-santa-gilla/ https://www.sardegnamagazine.net/i-misteri-di-santa-gilla/#respond Fri, 19 Jul 2019 09:53:41 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18545 di Cinzia Arrais

Pubblichiamo un interessante articolo in esclusiva di Cinzia Arrais valente studiosa di Capoterra che da anni sta effettuando delle accurate ricerche sulla storia del compendio lagunare e della sua città giudicale: Santa Igia

Tutto ha avuto inizio nel 2015, quando a seguito di un corso per guide ambientali il professore Roberto Copparoni mi ha assegnato una tesi sul villaggio “fantasma” di Santa Maria Maddalena, nel Comune di  Capoterra. Trattandosi dunque di una villa medievale scomparsa e non avendo trovato inizialmente abbastanza materiale bibliografico per poter scrivere un elaborato di poche righe, mi sono iscritta all’Archivio di Stato di Cagliari e, successivamente, all’Archivio Diocesano. In questi archivi ho trovato gli atti che indicano l’ubicazione esatta della chiesa di S. Maria Maddalena che si credeva scomparsa, ma della quale, tuttavia, resistono ancora le vestigia nella località di Maramura. In seguito ho trovato altri atti che citano la chiesa di S. Giorgio, costruita in epoca sabauda nella località della Residenza del Sole. Nel 2015 altri documenti importanti rivelano alcune verità sull’antica storia di Giorgino. Infine, sempre nel 2015 ho trovato lei, la mappa che indica la chiesa di S. Gilla. Ho fatto subito richiesta di questa mappa pagando i diritti di pubblicazione, in quanto ricordavo di non averla mai vista in nessun testo. Così, ho continuato le mie indagini di ricerca e ho letto e riletto molti libri che raccontano la storia di S. Igia; tuttavia nessuno riporta questa mappa ed è forse l’unica al momento che ne indica l’ubicazione esatta. Il suo autore- cartografo, anonimo purtroppo, ha disegnato le chiese con accurata precisione: la chiesa di S. Gilla ha la sagoma più grossa rispetto alle chiese di S. Paolo,S. Pietro e S. Simone, diversamente la chiesa di S. Pietro è piccolissima rispetto alle altre e viene segnata con un puntino. Invece in questa mappa non riesco a vedere la chiesa di S. Avendrace e, allo stesso tempo, non leggo la citazione della stessa, che forse viene indicata con un semplice puntino come per la chiesa di S. Pietro,la quale si confonde tra le figure geometriche che bordano la via S. Avendrace. La chiesa di S. Simone, invece, sembra essere la seconda in grandezza e possiede una croce più grande rispetto alle altre chiese, come se fosse di nuova fattura. Abbiamo sempre saputo che un tempo esistevano le chiese riportate nella mappa; si sapeva del crollo della chiesa di S. Paolo nel 1854, secondo il Canonico Spano, ma non ero a conoscenza, ad esempio, del fatto che le dimensioni della chiesa di S. Paolo fossero più grandi rispetto a quelle della chiesa di S. Pietro.

Credo che nessuno abbia mai notato questi particolari, oltre ad altri che non posso elencare perché meritano un approfondito studio paleografico. Ma se nessuno ha mai fatto caso a questa mappa, sarà forse perché questa si trova nel Fondo Tipi e Profili dell’Archivio di Stato di Cagliari, quello che ho soprannominato “il fondo delle anime perse nel dimenticatoio”. In questo fondo,o reparto d’archivio, vengono riposti tutti gli atti sciolti e di dubbia collocazione, come le pergamene che si sono staccate da qualche volume o faldone. Ma il risultato della mia ricerca sull’area di S. Gilla, che spero si concluda con la pubblicazione di un articolo (forse per  scongiurare qualche piccolo intoppo alla memoria storica, o per ovviare probabili danni patrimoniali latenti sotto terra), questo cercherò di spiegarlo al lettore con un breve saggio/articolo, senza per questo avere la presunzione di insegnare niente a nessuno. Mi servirò di alcune citazioni riportate nelle pubblicazioni storico-archeologiche per far capire che nell’area di via Brenta, via Simeto e aree limitrofe, c’è stato anche un insediamento medievale pertinente all’antica città giudicale di S. Gilla. Però, i recenti studi di Raimondo Pinna e Corrado Zedda, non la includono nella ipotetica forma urbis di S. Gilla [ 1] racchiusa in due figure geometriche ogivali (vedi foto), distanti diverse centinaia di metri dalle sponde lagunari e dal punto dove sono stati rinvenuti i reperti di epoca medievale

 Ora cercherò di spiegare come, secondo il mio punto di vista, nell’area di S. Gilla non c’è stato solo un insediamento fenicio, punico e romano. Certo, non c’è dubbio che intorno all’ VIII sec. a.C. vi sia stato uno stanziamento  fenicio che ha intitolato la nostra città col nome di KRLY. La stessa città è stata poi occupata dai Punici intorno al IV e III secolo a.C..Nel 238 a.C. KRLY viene occupata dai romani e, durante il dominio della Roma Repubblicana, prende il nome di Karali. In età tardo- repubblicana, però, Kalari si sposta gradualmente verso est rispetto al principale insediamento fenicio- punico. Di qui la Cagliari romana indossava una nuova veste con un piano urbanistico ben preciso: una Urbs con il suo centro nella piazza del Carmine, dove sorgeva il foro romano; a monte della piazza, invece, sorgevano le aree a destinazione abitativa, estese sino all’attuale quartiere della Marina. In seguito all’aumento demografico,come riporta la dott.ssa Mongiu,l’iscrizione di Domiziano illustra l’espansione edilizia e urbanistica della città in fase imperiale,che l’archeologia documenta come intensa alla fine del I sec. e soprattutto nella II metà del II secolo d.Cristo,[2] con la nascita di due sobborghi adiacenti all’Urbe: uno ad est che partiva dal limite dell’attuale quartiere della Marina (delimitato dai lacerti rinvenuti in via XX Settembre) e che  proseguiva verso la zona di Bonaria; l’altro ad ovest verso S. Avendrace, parte dell’Urbs dove si presume inoltre che fosse racchiusa la Villa di Tigellio, la quale probabilmente ne segnava anche il limite coincidente con il suburbio ovest. La Cagliari romana si è quindi espansa, prendendo il nome di Karales.

Tra il 456- 466 d.C. Cagliari e tutta la Sardegna vengono occupate dai Vandali e, nel 534, la Sardegna passa all’Impero Bizantino. Ma su questo periodo faccio un’attenta analisi di ciò che è stato pubblicato; mi sembra ovvio che l’assetto geomorfologico della nostra città abbia subito dei cambiamenti. Tra il VI-VII secolo anche in Sardegna si afferma un profondo spirito culturale greco; sono di questo periodo le corrispondenze epistolari tra gli ecclesiasti cagliaritani e papa Gregorio Magno, dove vengono citati gli oratori dedicati ai santi Vito, Erma, Giuliano ( secondo l’Angius, si trovano presso lo stagno di Quartu S. Elena)e, sempre nel corso dell’età bizantina, vengono edificate le chiese di S. Andrea e S. Anania de portu; già esistenti invece, S. Lucia, San Leonardo de civita e S. Salvatore de civita de bagnaria. Esisteva anche un monastero non citato da Gregorio Magno, dedicato a S. Lorenzo. Ai margini dell’area urbana, sfruttando la conformazione geologica, erano presenti  anche la cripte di S. Anastasia ( forse si trovava a Stampace nel convento di S. Francesco), la grotta di S. Elemu ( probabilmente sorgeva  presso l’attuale clinica Aresu e, secondo le indicazioni dello Spano, in origine era una comunità di Eremiti di S. Guglielmo). Altre chiese tutt’oggi esistenti sono S. Restituta (madre di S. Eusebio) e San Pietro dei pescatori, la quale viene indicata in agro di cluso de portu o litum maris.

Nel VI sec. ha inizio anche la devozione per i santi militari, forse perché legato allo stanziamento delle truppe nel gran progetto di difesa dei confini voluto da Giustiniano [3]. Agli inizi del VII sec. la città ha un buon numero di piccoli centri culturali. Ben più scarse, invece, le attestazioni documentarie e monumentali relative ai secoli successivi (VII-IX), di cui spiegherò il perché. Indicativamente però, questo quadro agiografico ci mostra quelle aree abitate nel VI secolo; a tal riguardo, le mura di cinta rinvenute dagli scavi archeologici e datate più o meno a quel periodo, potrebbero essere le più esaustive. Sfugge il percorso delle mura nella zona settentrionale della città, dove l’anfiteatro romano veniva usato come cava e area di sepoltura; ma in uno spoglio del 2015,la studiosa Martorelli riporta: (…)un circuito urbico delimitava a nord l’area urbana, sotto alla via Manno attuale, detta fin nell’Ottocento Sa Costa,in quanto costone della città(…) [4]. Sono state rinvenute le cinta murarie in piazza Yenne,Via Azuni e Corso V. Emanuele. [ 5]

Appartengono a questo periodo alcuni lacerti rinvenuti in vico Portoscalas, sotto la chiesa di S. Michele a Stampace. Queste antiche mura sono formate da materiali di spoglio a seguito dei diversi rifacimenti dell’epoca e sono databili intorno al VI-XI  sec.d.C. Altre mura di fortificazione sono state rinvenute in via Caprera e, dai dati stratigrafici e i materiali rinvenuti, si  data  l’impianto al VI sec. d.C. Altri lacerti si trovano  sotto il Palazzo civico[ 6]. Sull’altro versante della città, nel Viale Regina Margherita, è forse possibile tracciare la linea muraria- difensiva che segue l’andamento della roccia naturale sino al lacerto rinvenuto presso ” la scala di ferro”. Da qui in poi e successivamente verso la costa, le mura si congiungerebbero a quelle rinvenute in via XX Settembre, dove sono stati trovati altri lacerti sotto l’edificio IMPS che, a loro volta, avrebbero dovuto cingere il bacino portuale. Nell’area di Vico III Lanusei c’era un cimitero, in uso  dall’età romana fino alla fine del VII sec.[7 ]. Sul lato ovest, rispetto alla Piazza del Carmine,il limite della città sarebbe dato dalle mura di via Caprera; ciò indicherebbe un restringimento dell’area urbana e il conseguente spostamento della linea del suburbio di età romana, che all’epoca veniva individuata nel colle di Tuvixeddu. Questo si accorderebbe con la dislocazione extraurbana delle sepolture databili al V-VI sec. disposte lungo il viale Trieste e nelle vicinanze della chiesa S. Pietro. Nella piana sottostante il colle di Tuvixeddu, in continuità con le testimonianze romane, sono state individuate altre sepolture   datate VI- VII sec. rinvenute nella via S. Gilla, Italcementi, Agip, Pernis, via Tevere, via Arno, Via Brenta e viaFangario. [8]. La necropoli di Tuvixeddu,non ha restituito tracce in questo senso oltre l’età romana, diversamente da  quella di Bonaria, che invece si prestava con le sue grotte naturali all’uso cimiteriale e culturale,attestato con certezza alla metà del IV sec. [9]

In riferimento a questi ultimi dati si pongono le basi delle  mie riflessioni: le sepolture del VI-VII sec. nell’area di S. Gilla sono dislocate in un punto decisamente suburbano rispetto alle aree funerarie del IV- V sec.,le quali un tempo coincidevano nei pressi di viale Trieste. Sono importantissime le aree pertinenti alle sepolture in epoca bizantina(così come riporta la tavola IV mappata dalla studiosa Maria Luisa), perché mi aiutano a comprendere che siano state sicuramente popolate nel VII secolo data la loro presenza e per il fatto che siano concentrate in particolar modo tra il Fangario e il quartiere di S. Avendrace. A tal riguardo,in un convegno del 2018, Marco Cadinu ipotizza la probabile esistenza di un Villa, ossiaun piccolo paese che già sorgeva in epoca tardo-antica. Ma continuo le mie frenetiche ricerche per capire quale fosse il criterio delle sepolture e scopro che,  già dal V, VI e VII secolo, a Roma, le inumazioni avvenivano in Urbe, quindi dentro la città e non più fuori dai centri urbani com’era tassativo al tempo dei romani. [10]

L’inumazione in Urbe forse era in uso anche a Cagliari e il fatto coinciderebbe con una lettera del VII secolo di Papa Gregorio Magno inviata al vescovo di Cagliari, dove il prelato viene ammonito riguardo alla compravendita delle sepolture, citando come luogo di seppellimento la “vostra chiesa”[11]. Di qui anche la studiosa Martorelli ci fa sapere: ” Dopo l’VIII secolo è presumibile che si seppellisse presso le chiese, come attestato dalle fonti a S. Maria di Cluso, S. Eulalia, S. Sepolcro. Le trasformazioni più evidenti nell’assetto topografico di Cagliari si hanno nel momento in cui la città si sposta definitivamente  verso la laguna di S. Gilla, determinando un’inversione del polo urbano e quindi in parte del suburbio: l’abitato si colloca all’estremità occidentale, mentre l’area dell’antica civitas, ormai tutt’uno con l’antico suburbio, diventa “periurbana”[12 ]Sempre dalla Martorelli apprendo che già dalle incursioni dei barbari prima e degli arabi poi ( queste ultime si registrano in Sardegna dall’ VIII sec. fino all’ XI sec.), si verificò l’allontanamento graduale dei cagliaritani dal centro dell’antica città romana verso zone più protette, con un trasferimento progressivo ad ovest, nell’area di S. Gilla[ 13].

L’estremità occidentale del suburbio di età antica diventa quindi un’area  urbana, con un’occupazione che presenta caratteri nuovi, non di continuità. L’area ad est di S. Gilla può forse considerarsi suburbana senza soluzione di continuità fino al colle di Bonaria, dato l’abbandono pressoché totale della città, che un tempo si disponeva tra la piazza del Carmine e il quartiere della Marina [14]. Nell’area settentrionale della città si può forse riconoscere una sostanziale continuità nell’uso degli insediamenti rupestri da parte delle continuità monastiche : S. Restituta, S. Efiso, S. Anastasia e S. Giorgio. Questo quadro riassuntivo di dati archeologici e agiografici mi aiutano a capire come la nostra città, per necessità difensive, abbia cambiato ubicazione già dal VII-IX secolo, per poi consolidare nella Villa S. Ilia lo status politico-difensivo nel corso del periodo giudicale.

– Ma perché al “tramonto” dell’era bizantina, l’antica città fortificata è stata abbandonata per poi, nel periodo giudicale,  dislocare tutti i cagliaritani nella Villa S. Igia in mezzo alle paludi malsane?- Ce lo domandiamo in tanti.- 

A parer mio già i Romani, durante il loro dominio, non si ponevano più di tanto il problema di fortificare le città posizionandole sulla cime rocciose, o nelle zone lagunari per preservarle dall’attacco massiccio delle invasioni: erano loro gli ” Invasori”, i dominatori di un vasto Impero d’Oriente  e d’Occidente. La priorità assoluta, per Cagliari, era l’approvvigionamento idrico; è questa la ragione per la quale i romani hanno scelto di ubicare l’ Urbes nella parte di Cagliari ricca di cunicoli e cavità sotterranee atte alla conservazione  dell’acqua. Le esigenze cambiarono poi con le invasioni barbariche e, di seguito, con il costante attacco degli arabi. Come abbiamo visto nel periodo bizantino esisteva una cinta muraria, ma forse non bastava per preservare la nostra città. Pertanto, si doveva realizzare una cortina muraria nelle strette vicinanze della battigia  lagunare che, probabilmente, cingeva le chiese di S. Pietro, S. Paolo e S. Gilla fino alla Darsena; le mura, inoltre, bordavano la parte restante della città, che però si distanziava di diversi metri dal costone roccioso del colle di Tuvixeddu, per dare spazio al fossato profondo. Questa fortificazione avrebbe dovuto impedire il posizionamento delle macchine da guerra sia sul fossato, probabilmente colmo d’acqua, che sul limo lagunare, tanto da conferire all’antica città quell’aspetto geomorfologico di un’ insula inespugnabile sino alla sua distruzione: 1257/58. Non vi è dubbio che ci siano stati dei fossati attorno alle mura della città di S. Gilla, in quanto questi vengono citati più volte negli antichi atti.

Voglio precisare al lettore che le mie considerazioni personali prendono spunto dalla mappa delle sepolture allegata alla  tesi della dott.ssa  Mura Lucia: nel sobborgo di S. Avendrace le aree che inglobano le sepolture sono quelle fuxia, dove possiamo notare che in prossimità dell’attuale via S. Avendrace il loro margine si discosta di diversi metri dalla parete rocciosa del colle di Tuvixeddu. Probabilmente qui sorgeva il fossato ed è questa forse la ragione per la quale non vi sono sepolture lungo quel tratto e neanche sul colle di Tuvixeddu.

Dal IX secolo in poi, con la nascita dei 4 giudicati sardi, S. Gilla  diventa la capitale del giudicato di Cagliari sino alla sua capitolazione (1257-58).

Santa Gilla ha le sue varianti:  Igia, Gilia, Ygie/Ygia  e S. Ilia.[15] Quest’ultimo viene riportato nell’atto più antico, scritto in lingua sarda e risalente ai tempi delle donazioni di Torchitorio de Ugunali che, unitamente a sua moglie Vera e a suo figlio Costantino, concedono all’arcivescovo di Cagliari “in manu de sarchiepiscopadu nostru Maistru Alfrede”, un certo numero di ville con i rispettivi abitanti ” liberus de Paniliu”. [16]Non conosciamo la data di questo documento, ma sappiamo che lo stesso Judex Torchitorio de Ugunali, fece un’altra donazione il 5 maggio 1066. Riferimenti importanti questi, che indicativamente attestano l’esistenza di Santa Gilla attorno  a quegli anni, ma non è arbitrario pensare che sia stata fondata molto prima e credo che S. Gilla nell’ VIII- IX secolo fosse già strutturata. S. Ilia dunque, città giudicale che ha abbandonato il vecchio toponimo romano Karalie.  Altri atti del XIII secolo citano la villa di S. Gilla e, secondo le recenti ipotesi, Ilia sarebbe il troncamento di S. Cecilia. Le prime notizie che ci raccontano la sua storia sono quelle dello storico Giovanni Fara. Secondo l’autore nel  XVI secolo esisteva ancora il castello nel paese di Santa Igia,  ma versava in uno stato di rudere. inoltre ci fa sapere che S. Gilla è stata fondata dal marchese longobardo Gillo nel 1093. Nel ‘600 Bonfant ci indica l’esistenza di 2 chiese: S. Cecilia e S. Gilla. Le reliquie della chiesa di S. Cecilia, sono state rinvenute dalla basilica di S. Saturnino. L’autore ci fa sapere che un tempo a S. Gilla era dedicato un tempio grandissimo, di cui rimanevano le rovine in un campo di proprietà di Martin del Condado [17 ] Bonfant 1635, p. 169.

La chiesa di S. Cecilia è stata dedicata dai cagliaritani alla santa nei primi secoli della pace della chiesa; era simile alla chiesa di S. Saturnino e distante  una lega da questa, si trovava vicino al territorio chiamato Fangar, più precisamente, nella proprietà di Nicolas Isca. Questa chiesa è stata  poi distrutta dai Saraceni, ma i Pisani riutilizzarono il materiale edile della chiesa di S. Cecilia per ricostruirne una nuova sulla cima del monte. Probabilmente l’autore si riferisce alla cima di Castel di Castro. Di seguito Giorgio Aleo, storico del Seicento, così riporta: ” Esta villa estava, en los campos, que quedan en medio de las ultimas casas, del arrabal, que hoi llamamos de San Avendrace, que en essos tiempos aun no estava fundado; y la orilla del estanque, donde aun se ben los cimientos, y rastros de los antiguos edificios, y en el mismo sito se ha conservado hasta el dia de hoi el nombre de Santa Gilla; los terminos, y territorios que tenia esta villa, se estandian, por los campos, de las Iglesias de los Apostole S. Pedro y S. Paolo, con todo lo que ocupa el dicio arrabal de S. Avendrace, y los campos, que estan à la parte de estanque, hasta llegar al fangar, y de alli se entrava hazia adentro, por los campos que oy estan plantados a vinas hasta llegar al piè del Castillo de S. Miguel [18]

Quindi riassumendo, la villa si trovava nei campi coltivati a vigne tra le ultime case della periferia di St. Avendrace; sorgeva vicina alla rive dello stagno. Nel ‘600 si conservavano ancora le fondamenta degli antichi edifici; nello stesso luogo si manteneva il toponimo di S. Gilla. La villa di S. Gilla si estendeva lungo i campi di San Pietro e San Paolo e tutto il territorio compreso tra la periferia di S. Avendrace  fino a raggiungere il Fangar ( Fangariu/o),dove Aleo sembrerebbe indicare un accesso. Di seguito l’autore ci fa sapere che l’estensione dei vigneti pertinenti a quell’area, si protrae sino ai piedi del Castello di S. Michele. Sempre Aleo però, ci lascia altre osservazioni importanti: “cita il quartiere del Fangario come abitato dall’antichità e noto anche col nome di S. Cecilia, a causa della presenza della chiesa metropolitana intitolata alla stessa santa. Secondo l’autore i ruderi della chiesa di S. Cecilia sono stati smantellati per ricavarne materiale da costruzione [19 ] Aleo 1648,pp.28-281. Distingue inoltre un altro quartiere detto di S. Gilla, dal nome della santa martire cagliaritana, il cui corpo è stato trovato nella basilica di S. Saturnino e traslato nel santuario della Cattedrale. Questa cattedrale  si trovava all’estremità del quartiere di S. Avendrace; a sinistra andando verso lo stagno permanevano vestigia di antichi edifici e, in essi, si trovavano i palazzi sede dei giudici e degli arcivescovi” [20 ] Cfr. M.Lucia p. 196. Aleo 1684, pp. 278-281. Nell’ 800 Angius, nel suo itinerario, traccia i confini della villa di S. Igia, delimitata a ovest dallo stagno, a est dalla strada del Fangario, ad austro dalla chiesa di S. Avendrace e a tramontana poco oltre il borgo di S. Avendrace [21]

Lo Spano, nella seconda metà dell’800, identifica il sito dell’antica cattedrale dedicata a S. Cecilia con la vigna del cav. Sepulveda e localizza vicino al cosiddetto porto, o campo Scipione, alcune rovine interpretate come appartenenti al castello o palazzo dei giudici, presso il quale, aggiunge, dovevano essere anche S. Maria di Clusi e la cattedrale [22]. Sempre lo Spano, tuttavia, sdoppia il sito in due ville, quella di S. Cecilia e quella di S. Gilla, dove ubicare i palazzi dei giudici e del vescovo[23]. Dal XIX al XX secolo, alcuni lavori archeologici di scavo hanno portato alla luce diversi reperti di epoche differenti; ma qui mi pongo davanti al quesito: – Perché dalla fine dell’Ottocento sino agli anni ’80 del Novecento, non sono mai stati rinvenuti reperti di epoca medievale? Gli archeologi Nicola Dessi e Maria G. Aru mi fanno notare che gli archeologi, soltanto negli anni ’70, iniziavano a servirsi del metodo di scavo stratigrafico: le testimonianze o evidenze rivelano i diversi strati del sottosuolo che comprendono spesso manufatti, cioè oggetti utilizzati, prodotti o modificati dagli esseri umani, ma anche gli ecofatti, ovvero i resti organici ed ambientali che pur non essendo prodotti dagli umani possono fornire informazione sulle loro attività. Manufatti ed ecofatti coesistono nei siti archeologici e sono le “spie” di datazione di un insediamento. Infatti sono questi i metodi di scavo che hanno permesso di datare anche i reperti medievali, mentre prima degli anni Ottanta del XX sec. non si riconoscevano. Quindi non è arbitrario pensare che nell’area di S. Gilla potevano sorgere stabili di epoca medievale,anche laddove sono stati rinvenuti i reperti di epoca fenicia, punica, romana prima degli anni Ottanta. Infatti si spiega perchè tra il 1984 e il 1986, in via Brenta, durante gli scavi per la costruzione della strada sopraelevata, emergono le antiche vestigia di alcuni edifici medievali, con numerosi materiali e frammenti ceramici. Dal saggio di Elisabetta Garau (nel testo “Città, Territorio Produzioni e Commerci nella Sardegna Meridionale “a cura di Rossana Martorelli), ho apprezzato il suo importante  studio delle ceramiche decorate a pettine datate X-XIII secolo, rinvenute  dagli scavi di via Brenta. Il suo contributo fornisce ulteriori dati sulla frequentazione di quell’area dal X al XIII secolo. Ricordiamo al lettore che, gli scavi, vennero allora limitati alla verifica delle fosse di posa dei piloni per realizzare la strada sopraelevata di via Brenta e non vennero poi estesi nelle aree limitrofe. Dal quadro generale delle stratificazioni, a partire dalle fosse n° 6 alla fossa n° 10, sono state accertate attestazioni d’età  medievale risalenti al XI- XIII sec. d.C. Tra le ” pile” dei fossati (chiamate così convenzionalmente), l’intervento di scavo, nella pila n° 10, ha messo in luce i resti di una struttura fortificata a Ovest, della quale è stato individuato un tratto murario sulla cui parete interna residuava un intonaco dipinto a finta opera isodoma, ossia un tipo di decorazione che nel Medioevo denunciava committenze funzionali di potere [24]. Per quanto riguarda lo studio archeologico dei cocci rinvenuti durante gli scavi di via Brenta, Elisabetta Garau ci fa sapere che l’elevata frammentarietà dei reperti non ha consentito né di identificare le forme intere, a parte rari casi, né di risalire alla capacità di detti contenitori ceramici. Tuttavia sottolinea comunque l’importantissima presenza della ceramica savonese, toscana e maiolica islamica: orli e frammenti di anfore, anforette, olle, boccali e catini [25] hanno un  preciso quadro cronologico  di riferimento e, a tal proposito scrive : (…) Ai fini dell’inquadramento cronologico della produzione ceramica in oggetto, per il quale si dispone del terminus ante quem, il 1257, cioè l’anno della caduta di S. Igia, risulta perciò determinante l’associazione nelle stratigrafie cagliaritane, delle ceramiche di importazione sopra menzionate: dette produzioni, già saldamente ancorate dal punto di vista cronologico, consentono di collocare la ceramica comune “a pettine” esaminata in questa sede, nella prima metà del XIII secolo d.C. e più precisamente tra il primo e il secondo venticinquennio del secolo. La presenza del materiale di importazione, oltre a fornire importanti indicazioni di ordine cronologico, pone in risalto problematiche relative ai traffici e alla rete di scambi tra la Sardegna e i paesi del Mediterraneo Occidentale nei secoli centrali del Medioevo: é noto che nei secoli XII e XIII gli scambi commerciali tra la Sardegna e il mondo islamico erano particolarmente intensi (…) [26]. Altro particolare,a parer mio interessante, riguarda la datazione di  alcuni cocci rinvenuti negli scavi di via Brenta; olle e anfore, collocabili tra la fine del X e la seconda metà del XIII secolo. Di seguito elenco i suddetti ritrovamenti:

-n° 2 Orli di anforette per i quali è istituibile un confronto con un esemplare pisano attestato in strati  datati tra la seconda metà del X secolo e la metà del XIII secolo; [27]

-n°2 Olle databili tra il X e XII secolo. Sulle indagini relative ai materiali rinvenuti in via Brenta, la Martorelli scrive: ” Alcune indagini condotte negli anni Ottanta del Novecento in via Brenta hanno restituito tra le altre testimonianze anche fosse di scarico in cui giacevano materiali ceramici e vitrei, databili all’ XI-XIII secolo, che non si trovano per il momento nei contesti cagliaritani ” [ 28]

Fra tutti gli scavi effettuati prima degli anni Ottanta, il dato più sconcertante è che i metodi archeologici interdisciplinari non possono essere ripetuti dall’indagatore, sopratutto laddove siano stati effettuati i vecchi scavi che hanno demolito i livelli stratigrafici, dove si son perse per sempre una grande quantità di informazioni. Inoltre gli archeologi mi fanno sapere che, prima degli anni ’80, l’interesse di ricerca era centrato sul ritrovamento dei reperti più datati, mentre i cocci di epoca medievale e aragonese (tranne quelli in stato di conservazione ottimale), non venivano considerati e tanto meno classificati. Comunque sia, entrambi gli archeologi concordano sulla tesi che i reperti di epoca medievale rinvenuti a S. Gilla non siano una testimonianza labile[ 29]. Inoltre, la mappa che riporta l’ubicazione esatta della chiesa di S. Gilla, aggiunge un altrotassello alle citazioni riportate dagli studiosi; a  partire dallo storico Fara sino agli autori dell’800, tutti indicavano la chiesa di S. Gilla nei pressi del Fangario o nella zona periferica del borgo di S. Avedrace, ma  alla fine del XX secolo molti autori, però, hanno ipotizzato che le loro teorie fossero influenzate dai Falsi d’Arborea. Allora resterebbero “fuori dalla critica” Fara, Bonfant, Aleo,Viadal e questa mappa del 1822, perché l’anonimo che l’ha disegnata non ha conosciuto lo “scandalo” delle Carte d’Arborea:  Ignazio Pillito,dirigente dell’Archivio di Stato e conosciuto come il “falsario”, nel 1822 aveva l’età di 16 anni. Ma anche le teorie dello Spano e del generale La Marmora a questo punto, sono da rivalutare: entrambi sostenevano di individuare i ruderi dell’antica città giudicale nello stesso punto indicato nella mappa del 1822.

( vedi sotto la mappa del La Marmora)


Per le ragioni riportate sopra, mi sovviene un dubbio: noi cerchiamo le verità negli atti degli archivi, nelle fonti bibliografiche più antiche… ma certe “verità”, chi meglio di un cartografo può rivelarle. Chi ha lavorato per il genio civile può darci informazioni e ubicazioni più precise. E così di seguito prendo in esame altre mappe: una del 1919, levata nel 1885, che riporta una croce sul punto coincidente con la chiesa di S. Gilla della mappa del 1822 (vedi sotto)

Archivio Storico di Ca-F°. 234 della Carta d’Italia- IV.S.E. Autore: Croveris- N°inventario 1.A.B.  Di seguito uno studioso, Corrado Fenu, mi fa notare che esiste un’altra mappa che riporta la stessa croce e sullo stesso punto ( vedi sotto)

Il F°234 riporta altre croci dello stesso tipo in diverse zone: Cagliari colle Bonaria (vedi sotto

Viale Marconi (vedi sotto)

Quartu S.E. (vedi sotto )

Queste Croci “vacanti” (croci non collegate ad una figura quadrangolare chiusa che indicano il costrutto delle chiese esistenti), forse indicavano le chiese scomparse,le edicole votive, una proprietà della chiesa o cos’altro? Ma continuo le mie ricerche e trovo quest’altra mappa che disegna lo stabile del casotto del dazio in coincidenza con la linea di demarcazione della peschiera (dotata di calici)che si ricongiunge sempre all’isolotto di S.Simone.

Questo tratto è speculare alle altre mappe, dove si notano altri edifici preesistenti agli stabili della Montecatini( 1929). Anche nella mappa riportata sotto si contano due edifici nello stesso tratto

Forse la chiesa di S. Gilla sorgeva in questi stabili? Intanto cerco di capire com’erano concepite le linee daziali e, grazie agli studi di Raimondo Pinna, riesco a farmi una vaga idea su ciò che riporta, anche se purtroppo nelle sue pubblicazioni riporta una mappa daziaria( realizzata dallo stesso Raimondo Pinna) che non include il casotto del dazio di S.Gilla ( vedi mappa sottostante)


Però, la raccolta delle spese daziali che lui estrapola dal fondo d’Archivio- Regolamenti e Tariffe- potrebbe tornarci molto utile. Intanto lo stesso autore ci fa sapere che non sappiamo quando, nell’800,  è sorto il primo edificio del dazio nella nostra città, ma sappiamo che dopo la demolizione delle mura di cinta della città c’è stato un allargamento della linea daziaria che delimitava, con uno spazio chiuso, il cuore della città e i suoi antichi sobborghi con le rispettive aree agreste. Ora, sappiamo che le cinta murarie sono state abbattute, anno dopo anno, nella seconda metà del ‘800: eliminare le barriere serviva a migliorare  quel continuum ideale tra città e campagna e, nel contempo, l’aumento delle aree soggette ai dazi favoriva al regno un maggior introito fiscale.Le linee daziarie vennero abolite nel 1930. Al 31 luglio 1855 risale il primo elenco dei casotti, sono in tutto 8: quello di Botanica( nel punto detto stretto, di S. Benedetto, di Istelladas, di S. Avendrace, is Mirrionis, di cotta, della Scafa. In genere erano dei semplici edifici/ gabbiotti, di forma rettangolare; dotati di una porta d’accesso e almeno una finestra e si registrano diversi interventi di imbiancatura. Gli arredi contano giusto uno sgabello, un tavolo-scrivania, insomma lo stretto necessario per garantire un riparo alla guardia della Civica Gabella. Nel 1872, in occasione del bando per l’appalto del dazio,viene registrato lo stato attuale degli edifici e 19 punti daziari: Riva S. Agostino, Riva Bagni, Scaffa, Stazione ferroviaria, Botanica,Crociera al Macello, Stretto, S. Benedetto, S. Rocco, Is Stelladas, S. Pietro, Is Mirrionis, Cotta, S. Avendrace, Riva Gesus,S. Bartolomeo, del Molo, Dogana civica e ufficio principale nella loggetta. Si aggiudicò l’appalto per un quinquennio ( 1901- 1905) la ditta Vernier [33]. Durante i moti di piazza del 1906, vennero distrutti molti casotti dei dazi in segno di protesta e si registrano manutenzioni straordinarie per il ripristino degli stessi. Raimondo Pinna stila una sorta di database di tutte le spese sostenute per ogni singolo casotto, cercando poi  localizzarli nella sua mappa daziaria. Nello specifico, riporta molte spese dei casotti di S. Gilla nell’elenco da lui elaborato dal titolo “ Punto dazio S. Paolo”. In questo elenco riporta anche un dato che dovrebbe essere pertinente al casotto del dazio posto all’angolo della darsena di S. Gilla, così si legge:(…) In data 10/03/1922, il sig. Nino Fanni- Cocco di Cagliari inviava una lettera alla Direzione del dazio di consumo sollecitando il pagamento dell’affitto dell’area occupata dal casotto daziario di Santa Gilla per il 1921. Chiedeva anche che si demolisse il casotto così da permettergli di tornare nuovamente padrone dell’area (…). Forse il sig. Nino Fanni- Cocco potrebbe essere uno spunto per le ricerche future. Intanto sembra di capire che l’edificio del dazio di S.Gilla ( quello riportato nella mappa d’Archivio)non compaia nei registri delle spese sostenute per la sua edificazione, domanda: forse perché il dazio è stato adattato ad una struttura edile preesistente? Se fosse così, questo spiegherebbe perché R. Pinna non l’ha incluso nella sua linea daziaria.   

Ritornando alla mappa del 1822, osservandola attentamente, mi viene il dubbio che questa mappa possa essere più antica e che qualcuno si sia servito della stessa per riportare in appendice i vincoli di pesca datati 1822, con una grafia non totalmente conforme ai toponimi riportati in essa, ma rimando queste mie riflessioni a chi ha competenze paleografiche. Intanto, sospinta da questo dubbio, nel mese di settembre del 2016, chiesi al funzionario della Soprintendenza dei Beni Architettonici di Cagliari, Ing. Gabriele Tola, di darmi la possibilità di accedere all’archivio della chiesa di S. Pietro, inventariato agli inizi degli anni ’90. Molti atti di questa chiesa sono stati riposti nell’Archivio di Stato di Ca. e, forse, questa mappa si trovava lì un tempo come probabile ragione di chi non l’aveva mai vista prima. Ricordo quel giorno in modo nitido: nell’ufficio del gremio dei pescatori, c’erano il presidente del gremio (Giovanni Troya), due pescatori, il dott. Tola e un imprenditore edile che lo accompagnava. Il Dott. Tola ha voluto vedere la mappa dal mio pc e scettico mi ha detto: – La chiesa di S. Gilla non sorgeva in quel punto, ma tra via Nazario Sauro e viale Trieste. Inoltre, è troppo vicina allo stagno. Chi l’ha disegnata in questa mappa si sarà fatto influenzare dallo Spano e dagli altri autori: gli storici di un tempo non erano archeologi.

– Non erano archeologi, ma riportano ciò che hanno visto con i propri occhi; gli archeologi degli anni ’80 hanno pubblicato ciò che hanno rinvenuto in quell’area.- Ho risposto con un filo di voce perché mi sono sentita a disagio. Di seguito ho continuato:

-Per quanto riguarda l’ubicazione della chiesa, le faccio notare che tutte le altre chiese riportate in questa mappa sorgevano vicine alla sponda lagunare.- Di qui sono partite le repliche e mi sono accorta però che il tono della voce del dott. Tola fosse un po’ “secco”. Nella discussione è intervenuto anche l’impresario che, secondo la sua esperienza, ha cercato di farmi capire che la chiesa non poteva sorgere in quel punto, in quanto lui aveva lavorato per realizzare i palazzi del plesso UCI Cinemas e aveva dovuto bonificare quell’area paludosa versando diversi m3 di terra.   I pescatori sono rimasti ammutoliti e, ogni tanto, qualcuno si è affacciato da fuori per capire cosa stesse succedendo all’interno dell’ufficio. Sono rientrata a casa quella sera e non esprimo quale fosse il mio stato d’animo; non ricordo se abbia ricevuto la telefonata del dottor Tola la sera stessa oppure dopo qualche giorno, il quale dopo i soliti convenevoli, riassumendo a grandi linee, mi ha detto:

– Tengo in considerazione la sua mappa, ma altri studiosi hanno trovato un atto che cita la sede arcivescovile distante un km e mezzo da Castel di Castro, quindi nè S. Gilla nè nessun’altra chiesa poteva sorgere oltre il raggio di un km o un km e mezzo al massimo dall’area di Castello. Glielo dico con assoluta certezza, perché, sulla base di questi dati, stiamo elaborando un progetto per realizzare le social house nell’ex mattatoio di via Po.-

– Dove trovo questo atto? Gli ho domandato.

– A breve uscirà una pubblicazione di Corrado Zedda e troverà ciò che le occorre.-

Ho aspettato quella pubblicazione e, un anno dopo,  sono andata personalmente alla presentazione del libro. Era vero che l’autore esponesse le sue teorie e ipotizzasse la presenza della chiesa di S. Gilla nei pressi di via Nazario Sauro, e S.Maria di Cluso nell’ex manifattura tabacchi, sulla base di un calcolo matematico che, partendo dalla Torre d’Elefante ingloba l’urbs giudicale nel raggio di un km e mezzo. Tuttavia, dopo aver esaminato quell’atto attentamente, posso dire che si tratta di una missiva del XIII sec., inviata al re Giacomo II d’Aragona che recita:

In Calari Archiepiscopatus Calaritanus et distat Archiepiscopatus a Castello di Castri forte per unum vel duo miliaria et est Pisanorum. In sintesi cosa ci dice: partendo dall’arcivescovado Cagliaritano di S. Gilla e andando verso est, al Castel di Castri, la distanza di percorrenza si aggira intorno ad un miglio o due, che corrisponde all’equivalente di un km e mezzo o 3 km, diversamente da quanto riporta Corrado Zedda nel testo:

(…) Una Santa Ilia che pare localizzarsi in un’area molto più prossima all’odierno centro storico di quanto non si pensasse prima: un documento degli inizi del Trecento rivela che l’arcivescovado cagliaritano si trovava a circa un chilometro e mezzo dalle mura di Castel di Castro( e questo potrebbe suggerire delle mirate indagini archeologiche). La capitale, insomma, rimase sempre nel solito posto, più o meno spopolata, più o meno destrutturata, più o meno mal ridotta, ma che godette di una parziale riqualificazione urbana durante il regno di Guglielmo. Appare un po’ bizzarro supporre che nel XII secolo si sia abbandonato il sito secolare in cui si era sviluppato il centro più importante dell’isola per andare a costruirne uno ex novo in mezzo a paludi e cannetti, come vuole la tradizione del canonico Spano XIX secolo. Lo studioso individuò una città, in un’area molto eccentrica, verso il Fangario, oltre l’odierno quartiere di Sant’ Avendrace, e in essa riconobbe Santa Ilia, ma oggi sappiamo che il centro individuato era in realtà un importante insediamento punico, sul quale si erano stratificati altri insediamenti, fra cui, anche alcuni di epoca medievale, sicuramente importanti ma che non costituiscono il cuore della capitale (…)[30]

Anche partendo dalla premessa che le miglia romane di allora non corrispondessero perfettamente all’attuale sistema metrico decimale, secondo i miei calcoli, la  città di S. Gilla poteva  sorgere  benissimo anche nell’attuale area di via Brenta; la linea tracciata dall’immagine satellitare che unisce la torre dell’Elefante al Centro Commerciale Auchan, non da errori di calcolo perché conta 2,562 Km, pari a 1.592 miglia.

Per quanto riguarda la chiesa di S. Maria di Cluso (consacrata nel 1212),sede arcivescovile a S. Gilla che, secondo le ipotesi dell’autore doveva sorgere nell’attuale ex manifattura tabacchi, dalle mie osservazioni invece, partendo da quest’ultima e proseguendo verso est per un miglio, o due, arriveremo di certo nei pressi della chiesa di Bonaria. Penso a questo punto, che la chiesa di S. Maria di Cluso si trovasse nell’area di S. Gilla.

Per tornare all’ultima parte delle ipotesi di Corrado Zedda che, come sostiene l’autore vengono condivise anche da altri, personalmente non so quale fosse il cuore della capitale giudicale ma credo, invece, che essasorgesse anche nell’area tra la centrale elettrica dismessa, l’Auchan, l’ex mattatoio di via Po e zone limitrofe. Indipendentemente dalla mappa del 1822 che testimonia la presenza della chiesa, sono non soltanto le testimonianze degli antichi autori (che a mio avviso non dovremmo sormontare con altre ipotesi più recenti senza addurre prove scientifiche) ma, soprattutto, gli scavi archeologici con le indagini sui reperti a comprovare la presenza dell’antica villa giudicale: le ceramiche rinvenute in via Brenta, datate all’ XI-XIII secolo, non sono mai state trovate in altri contesti della nostra città.Perché escludere anche questi dati? Non si può prescindere da tutto ciò che è scientificamente provato. Oltretutto sappiamo benissimo che in epoca medievale il piano urbanistico prevedeva una concentrazione di edifici racchiusi in un’unica cinta muraria( o più di una); gli unici edifici extra muro consentiti erano forse le chiese, ma non di certo le abitazioni civili. A questo punto non mi sembra arbitrario pensare che, oltre alle antiche vestigia giudicali  rinvenute in via Brenta, ci sia una continuità della città giudicale diramata sotto terra. Alla luce di questi dati e in vista del nuovo progetto di edificazione nell’area dell’ex mattatoio di Via Po,nel 2017 ho preferito segnalare la mappa del 1822 alla Soprintendenza dei Beni Archeologici di Ca, inviando diverse  mail ai funzionari di zona.   Ripensando a quella  che un tempo è stata un’imponente villa giudicale, tanto ambita e contesa dai Genovesi e dai Pisani, avvolta nel mistero e dal fascino di chi la racconta, dal Fara agli autori contemporanei, posso affermare che essi ci inducano a cercarla come una “madre scomparsa”, ponendoci così tante domande come si leggono sul web (“Sardegna Giudicale” e “Chiese Campestri”), tra le quali le più ricorrenti sono:

-Possibile che sia stata rasa al suolo a tal punto da non permettere agli abitanti di riviverla?

-Possibile che non si riesca a trovare neanche uno stemma di appartenenza alla nostra antica città giudicale?

-Se i Pisani non hanno rispettato gli accordi del trattato di pace, ripristinato le case di S. Gilla, liberato i prigionieri ( genovesi e cagliaritani) di cui molti venduti come schiavi, del resto tante altre città hanno subito la stessa sorte, ma hanno in seguito ripopolato lo stesso sito. Non sarà più probabile che questa città giudicale sorgesse altrove, più vicino al castello?

Quesiti difficili che demando a chi ha più competenze di me: archeologici, ricercatori storici…Ma da profana azzardo un’ipotesi che credo di non aver letto in altri testi: nei Patti della resa di Sant’Igia del 26 Luglio 1257, dove i Pisani promettevano quanto: (…) Item promiserunt, quod villa sancte Ygie fiat, et faciebunt aptari et amplificari, et curabunt eam amplificare, et non removere ipsam de suo solo, nec destruere, et in ipso statu ubi hobie quiesciet habere et tenere, salvo quod muri, et fossi, et porte destruantur (…). [31 ]. Come si leggerà poi, nell’epistola del Pontefice Alessandro IV del 5 dicembre 1258, i Pisani non hanno ottemperato ai loro obblighi e questo è vero [32]. Di qui, però, traggo le mie conclusioni: se i Pisani non hanno ripristinato gli edifici di S. Gilla(et faciebunt aptari et amplificari, et curabunt eam amplificare, et non removere ipsam de suo solo, nec destruere, et in ipso statu ubi hobie quiesciet habere et tenere), figuriamoci se poi avrebbero permesso agli stessi abitanti di ripristinare le mura di cinta, i fossati e le porte distrutte. Gli accordi, stipulati nel patto di resa del 26 Luglio 1257, non prevedevano assolutamente il ripristino delle mura di cinta, dei fossati e delle porte distrutte (salvo quod muri, et fossi, et porte destruantur ) e i Pisani l’avevano pensata bene! Ora  mi sembra ovvio che una città di quella portata senza le sue fortificazioni non avesse più ragione di  esistere, perché sarebbe stata saccheggiata dai Pisani e non solo, anche dalle continue incursioni della pirateria. Meglio cambiare sito quindi, per rassegnarsi a vivere ai “piedi” dei vincitori: Stampace.

Non vi è dubbio che la chiave di risposta che potrebbe colmare certi quesiti la si possa trovare in un attento studio di ricerca ma, soprattutto, negli interventi di scavo archeologico che dovrebbero proseguire laddove sono stati interrotti: far riemergere le antiche vestigia dal sottosuolo forse completerebbe il quadro storico; porterebbe alla luce ” giardini archeologici” di incalcolabile valore storico-culturale; fungerebbe inoltre da forte richiamo per i turisti, con la conseguente ricaduta economica specie nella zona di S. Avendrace che, in questi ultimi anni, registra un incremento delle nuove attività commerciali e produttive.

[1] R. Pinna, Santa Igia la città del Giudice Guglielmo, pp.168,169,170,171……C. Zedda…..)

[2] Cfr,Maria Antonietta Mongiu,

[ 3] R. Martorelli 2008- Culti e riti a Cagliari in età bizantina, p. 216-

[4 ]Martorelli- 2015- Cagliari  bizantina: alcune riflessioni dai dati archeologici, p. 184

[ 5]Martorelli, Cagliari tra passato e futuro- 2004- p.284, Mongiu 1995, pp. 16-17, Spani 1998, p.23.

[ 6]Martorelli- 2015- Ca. bizantina: alcune riflessioni dai dati archeologici, p. 183.

[7 ]Mura Lucia, Il suburbio di Cagliari dall’antichità alla caduta del giudicato omonimo (1258)- anno di pubblicazione 2009/10 pp. 193- 201

[ 8]Maria Lucia,come supra pp. 65-66.

[ 9]Raimondo Zucca, Osservazioni su alcuni documenti epigrafici delle aree funerarie orientali di karales di età Tardo-antica, pp.209-212.

[10]nota Treccani: L’archeologia delle pratiche funerarie. Periodo tardo-antico e medievale e mondo bizantino

[11 ] Gregorio. M., Ep.,VIII, 35, Cfr. Mura Lucia, p. 216

[12 ]Cfr. Mura Lucia,pp. 67-71

[ 13] Martorelli,Cagliari tra passato e futuro, 2004, pp. 288-291

[14]M. Lucia, Cfr. pag. 70

[15] P. Tola CDS, vol.I, pag.375-376

[16] A.A.C., Cod. cart. A. f. 101

[17 ] Bonfant 1635, p. 169.

[ 18] G. Aleo, Successo Generales de la Isla y Reyno de Sardena, vol. II, pag. 308

[19 ] Aleo 1648,pp.28-281

[20 ] Cfr. M.Lucia p. 196. Aleo 1684, pp. 278-281

[21 ] Cfr, come supra, p. 196

[22 ] Cfr,  come supra, p. 196

[23 ] Cfr, come supra, p.197

[24] così come riporta Pani Ermini nella pubblicazione “Giuntella del 1989, pag.75”

 [25] Città, Territorio Produzioni e Commerci della Sardegna Medievale 2002,cfr. E .Garau, pp. 324,325 e 327

[26] cfr. E. Garau, pag. 344 e Porcella 1993, p. 31

[ 27] Ivi, pag, 330

[ 28] Martorelli- Cagliari tra passato e futuro, 2004, p. 290

[ 29]Ringrazio Nicola Dessi e Maria Grazie Aru  per i preziosi  suggerimenti

[30]Corrado Zedda- Il Giudicato di Cagliari storia, società, evoluzione e crisi del regno sardo, 2017, pag.122

[31]P. Tola CDS, vol.I, pag.375-376

[32] P. Tola CDS, vol.I, pag.379

[33]”Il tesoro delle città”- Strenna dell’Associazione Storia della città- anno III 2005, Edizioni Kappa, Raimondo Pinna ” La Linea daziaria e gli uffici di barriera: il comune chiuso di Cagliari”, da pag. 420 a pag. 434

Cinzia Arrais  

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SardInprogress https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress/ https://www.sardegnamagazine.net/sardinprogress/#respond Sat, 13 Jul 2019 08:16:18 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18541 Venerdi 26 luglio si terrà un interessante e inedito incontro su un tema mai dibattuto abbastanza, ovvero i rapporti esistenti fra in Nord Africa e la Sardegna. La storia fra queste culture è stata troppo spesso condizionata da approcci di natura religiosa o economica. Con questo laico e informale incontro, dove si avrà modo di conoscere “Saperi e Sapori” di queste comunità, forse ne capiremo qualcosa di più. Appuntamento ore 16,00 per partecipare a una breve visita guidata multiculturale nel quartiere di Marina e alle ore 18,00 per l’evento presso l’Hostel Marina, scalette San Sepolcro a Cagliari. Al termine della serata sarà offerta una degustazione di piatti e bevande tipiche del Nord Africa

Nell’ambito del Progetto SardInprogress, La Rete Sarda della Cooperazione Internazionale, organizza un evento con il sostegno della Fondazione di Sardegna. Il progetto prevede una serie di incontri divulgativi in diverse località della Sardegna allo scopo si conoscere le altre culture che sono presenti in Sardegna per instaurare o consolidare i rapporti di confronto e dialogo e favorire la migliore convivenza. . Il mese scorso è stata presentata la comunità del Kenya e venerdi 26 luglio si presenteranno le comunità dell’Algeria, Marocco e Tunisia. Gli organizzatori confidano in un positivo riscontro della città città metropolitana e degli amministratori locali.

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“Cyber Challenge”: c’è anche Cagliari https://www.sardegnamagazine.net/cyber-challenge-ce-anche-cagliari/ https://www.sardegnamagazine.net/cyber-challenge-ce-anche-cagliari/#respond Mon, 08 Jul 2019 11:02:52 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18534 Di Paolo Piu

Dopo aver superato un programma di addestramento nel campo della sicurezza informatica, della durata di 3 mesi per giovani talenti, tutti tra i 16 e i 23 anni, quattro studenti sardi, Francesco Meloni, Matteo Cornacchia, Lorenzo Pisu della facoltà di ingegneria e Daniele Pusceddu, alunno dell’industriale “Scano”, coordinati dal Professor Giorgio Giacinto e coordinati dal Dottor Davide Maiorca della stessa facoltà, sono stati individuati per il “Cyber Challenge”, un progetto a cui hanno partecipato tremila studenti provenienti da 18 diverse università italiane. I quattro studenti selezionati si sono recati alla scuola dell’esercito “Stelmilit” a Chiavari, dove le 18 squadre si sono sfidate su tecniche di attacco e difesa sulla sicurezza informatica. All’evento finale era presente anche il Ministro della Difesa Trenta e l’onorevole Tofalo, sottosegretario di Stato alla Difesa con delega alla Cyber Security.

Sentiamo i commenti degli studenti, che sono stati i primi in Sardegna a partecipare a questo progetto: “È stata un’esperienza molto costruttiva. In poco tempo abbiamo costruito un’infrastruttura di attacco informatico contro le squadre avversarie, raggiungendo un buon risultato nei 3 giorni della competizione e ottenendo una grande soddisfazione sia a livello personale che professionale.” “Il confronto tra squadre diverse, caratterizzate da una maggior esperienza nel settore e da una notevole differenza di età tra i partecipanti, è stato molto positivo.” “La competizione è stata presentata come un gioco con simulazioni di rapidi attacchi e di difesa, ed è stata divertente e piacevole. È stato bello socializzare anche con gli altri partecipanti.” “È stata un’opportunità di crescita molto importante per gli studenti delle superiori, perché hanno potuto apprendere e realizzare cose che a scuola non sono state trattate” ha aggiunto il Dottor Maiorca. “Questa esperienza ha favorito anche lo sviluppo di nuove conoscenze e apprendimenti. Alcuni aspetti della sicurezza informatica analizzati in questo percorso non vengono trattati neanche nei corsi universitari. Inoltre è in grado di offrire delle opportunità lavorative in futuro”, ha concluso uno degli studenti. Questo progetto ha riscosso un grande entusiasmo da parte dei ragazzi coinvolti e verrà riproposto anche l’anno prossimo, sicuramente con un numero maggiore di partecipanti. Il fine ultimo è quello di individuare e formare persone esperte e specializzate anche nel nostro Paese nella difesa dagli attacchi informatici e non solo visto che un attacco di questo tipo può essere utilizzato anche come arma per distruggere centrali nucleari, impianti missilistici e altri obiettivi sia civili che militari. In qualche modo già preannuncia gli aspetti della guerra del futuro, basata più sull’impiego della tecnologia informatica che sugli scontri sul campo di battaglia.

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Dalla Europa una opportunità per i giovani https://www.sardegnamagazine.net/dalla-europa-una-opportunita-per-i-giovani/ https://www.sardegnamagazine.net/dalla-europa-una-opportunita-per-i-giovani/#respond Sat, 06 Jul 2019 14:49:22 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18523

Sulla sinistra la dottoressa Paola Pau Direttrice del Servizio Comunicazione Direzione Generale della RAS a lato la dottoressa Mariangela Corona Responsabile Centro di Coordinamento regionale

Interessante seminario a Cagliari organizzato del Centro Euro Desk istituito presso Ufficio Rapporti con il cittadino della Presidenza della Regione Sardegna sul tema: corpo europeo di solidarietà/Progetti di solidarietà.

Informare per progettare potrebbe essere il sottotitolo di questo interessante evento a cui abbiamo partecipato, nel quale sono stati illustrati gli adempimenti per partecipare e progettare delle azioni di solidarietà nei Paesi della U.E.

In particolare tutti i giovani di età compresa fra i 17 e i 30 anni possono partecipare, basta iscriversi al seguente indirizzo: europa.eu lsolirarity-corps

Gruppi di giovani possono presentare le loro idee attraverso l’azione denominata “Progetti di solidarietà” I progetti dovranno focalizzarsi su
tematiche locali connesse alla solidarietà ma con un valore aggiunto europeo
PROGETTI DI SOLIDARIETA’
communities located in rural, isolated or marginalised areas
Il gruppo di giovani contribuisce con una propria idea e in modo
innovativo alla crescita culturale, sociale della propria comunità locale,
lavorando su un tema di interesse comune ed europeo.

.Chi può partecipare? Gruppi di almeno 5 giovani di età compresa fra i 18 e i 30 anni
.Quanto durano? Dai 2 a 12 mesi
.Dove? I progetti devono svolgersi nel paese di residenza dei
partecipanti

Come partecipare
I giovani devono presentare il progetto, compilando il
formulario online, entro una delle tre scadenze indicate nella
Guida Erasmus+ Per questa azione non è richiesto alcun accreditamento.

FINANZIAMENTO: 500 euro al mese per la gestione e realizzazione delle attività

214 euro al giorno per il coach (per un massimo di 12 giorni)

finanziamento del 100% delle spese per la partecipazione di giovani con minori opportunità

Idee che diventano azioni. Giovani protagonisti in prima persona
Un’occasione unica per favorire la nascita di idee originali e trasformarle
in azioni concrete
Coinvolgimento concreto attraverso il quale maturare e raggiungere insieme i risultati prefissati
• spirito d’iniziativa
•creatività
• capacità personali

laboratorio musicale in quartiere a rischio
digital radio
assistenza a senzatetto
ESEMPI:Partecipazione giovanile

-partecipazione attiva alla vita della comunità locale

-educazione alla partecipazione attiva

QUALI VANTAGGI?
I vantaggi della partecipazione attiva sono numerosi e si riflettono in particolar modo nell’ acquisizione di competenze chiave come:
• Capacità organizzative
• Problem solving
• Competenze interculturali
• Sviluppo della capacità di influire su temi importanti per sé
• Imparare a fare cose nuove
• Esprimere la propria creatività e i propri interessi
•Lavorare in gruppi di coetanei che condividono le stesse prospettive
• Sviluppare il senso di responsabilità verso se stessi e nei confronti della comunità locale
• Competenze digitali

COME FACCIO A SAPERE SE LA MIA E’ UNA BUONA IDEA?

• Il mio progetto apporta un cambiamento nella comunità di riferimento?
• Chi nella comunità beneficerà del mio progetto?
• Quale supporto potrò ottenere dalla comunità locale?
• In che modo il gruppo comunicherà con il contesto locale?
• In che modo il progetto verrà condiviso con la comunità locale?
• Di quali supporti avrà bisogno il gruppo per raggiungere
l’impatto desiderato?

Scadenze 2019
La scadenza per presentare un progetto è:

1 ottobre 2019
PROGETTI DI SOLIDARIETA’

PUNTO DI INFORMAZIONE PER I GIOVANI
Informazioni sulle opportunità all’estero per igiovani italiani , per ciò che riguarda tirocini, lavoro stagionale, borse di studio, lavoro alla pari e tutto ciò che ha a che fare con le opportunità dell’asse Gioventù del programma Erasmus+ Erasmus+: Ex Servizio volontario europeo, Corpo europeo di Solidarietà, scambi di giovani e corsi di formazioni per animatori E’ suddiviso in 6 tematiche

www.portaledeigiovani.it

www.cagliari.eurodesk.it

Centro Eurodesk URP della Presidenza RAS
Viale Trento, 69 (piano terra)
Cagliari
Orari di ricevimento:
Martedì e Giovedì 15:30 17:30
Giovedì e Venerdì 10:00 14:00


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A proposito di Carola: Favorevoli o contrari? https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-karola-favorevoli-o-contrari/ https://www.sardegnamagazine.net/a-proposito-di-karola-favorevoli-o-contrari/#respond Wed, 03 Jul 2019 15:26:12 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18510
Foto tratta da Gazzetta del Sud On line

Premetto che non conosco la Capitana della Sea Watch, Carola Rackete,  e che non ho alcun pregiudizio nei confronti di nessuno ma ho visto tanti servizi giornalistici e letto tante cose su questa giovane donna che sento il bisogno di dire la mia.

In questi giorni si è detto di lei di tutto e di più…tralasciando i volgari e offensivi epiteti che le sono stati rivolti mi limito a rilevare che la sua azione è stata definita dai più, come: “Un atto da corsara”, “Azione terroristica”, “Azione di favoreggiamento della immigrazione clandestina”, “Azione di tentato naufragio di una nave da guerra italiana”, “ Azione che mette in pericolo la sicurezza nazionale” “Azione di grave offesa alla sovranità nazionale” e altro ancora…

Mi sorprende che quasi nessuno prenda posizione con pari fervore in relazione a altri fatti, forse anche di maggiore gravità, che quotidianamente si perpetuano in Italia, ma dei quali si preferisce non parlare perché danno lavoro, occupazione, voti e clientele. Penso all’ILVA di Taranto, alla centrale Enel termoelettrica a carbone Federico II di Cerano, in provincia di Brindisi, alla Saras di Sarroch, la raffineria più grande d’Italia, alla RWM la fabbrica di bombe di Domusnovas, per non parlare delle zone industriali di Portotorres e Portoscuso.

Perché di questi luoghi in cui non si rispetta la legge del diritto primario dell’individuo “il diritto alla salute”, non si parla e i media non si scatenano?

Si vuole condannare una donna perché ha salvato la vita di 40 disperati e si preferisce tacere o non vedere le migliaia di morti provocate dalla nostra indifferenza e utilitaristica visione. Per me la legge deve essere sempre rispettata, ma… fino a quando questo sia possibile.

Del resto se le cose fossero sempre andate bene con il pedissequo rispetto della legge, perché mai ci sarebbero state le rivoluzioni?

Ovvero se ho la necessità di salvare da un danno grave e attuale la mia persona o quella dei miei familiari o delle persone di cui ho la responsabilità, la legge può essere derogata a condizione che l’autore della presunta violazione se ne assuma la piena responsabilità. Peraltro tale circostanza, che deve ritenersi eccezionale, non toglie di certo forza e valore alla norma ma permette che il duro dettato normativo venga mitigato da oggettive circostanze che rimuovono l’antigiuridicità di un comportamento e/o di un’azione che, in difetto delle quali, costituirebbe reato.

Lo stato di necessità esiste, come esiste la legittima difesa. E questo il Governo lo sa bene, visto anche l’attenzione che ha mostrato su questo tema! Pertanto non capisco perché tanto clamore per un’azione che tutte le persone pensanti e di buon senso avrebbero fatto. A nulla rileva il fatto che Carola non sia italiana (non mi risulta che per gli stranieri vengano meno queste esimenti). La legge è uguale per tutti, non solo per gli italiani o prima gli italiani.

Se il giudice ha ritenuto che lo stato di necessità era presente al momento della violazione della legge. Così è. Punto.

Certo l’attuale momento politico non appare dei più favorevoli alla certezza del diritto nè tantomeno alla  tutela delle diversità etniche, religiose, sessuali, politiche e la magistratura stessa, proprio in questo periodo, attraversa un momento di grande confusione e conflittualità interna che non lascia immaginare nulla di buono nel breve periodo.

Io non so cosa ne pesate voi. Ma una cosa è certa mi sarebbe piaciuto avere il coraggio e la determinazione di questa giovane grande donna che, da sola, è riuscita a dimostrare che la salvaguardia della vita di un essere umano, chiunque esso sia, è e deve essere un valore assoluto per la nostra società.

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SARDI, POCHI, VECCHI E IN FUGA… https://www.sardegnamagazine.net/sardi-pochi-vecchi-e-in-fuga/ https://www.sardegnamagazine.net/sardi-pochi-vecchi-e-in-fuga/#respond Fri, 28 Jun 2019 14:43:12 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18497

Una società da ricostruire, una fiducia da ristabilire…Seminario su spopolamento, fuga di cervelli e ritorni in Sardegna all’Università di Cagliari

Secondo i demografi, alla metà di questo secolo la popolazione della Sardegna sarà tornata ai livelli degli anni Cinquanta del secolo scorso. Il tema dello spopolamento e  dell’abbandono dell’isola da parte delle giovani generazioni,

Da destra la Prof.ssa Annamaria Baldussi, il Dott. Aldo Aledda e la Consigliera Regionale Maria Laura Orrù

Questo tema ha costituito l’oggetto di un seminario che oggi si è svolto nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Cagliari, organizzato in collaborazione con altri attori istituzionali e centri studi. Nel corso dell’incontro, presentato dalla professoressa Annamaria Baldussi della medesima Università e moderato da Aldo Aledda, del Comitato 11 ottobre per gli italiani nel mondo, una nuova generazione di ricercatori – Francesca Mazzuzi, Martino Contu e Antonello Podda –ha presentato i dati e le dimensioni del fenomeno. Su questo interessante e attualissimo tema si sono confrontati esponenti politici e amministratori degli enti locali come Maria Laura Orrù, consigliere regionale ed essa stessa emigrata di “ritorno”, Antonia Cuccu, direttrice del servizio delle politiche per l’inclusione lavorativa della Regione Sardegna, e il presidente dell’ANCI regionale, Emiliano Deiana. E’ seguita una tavola rotonda, introdotta e moderata dal sociologo Gianfranco Bottazzi, a cui hanno partecipato studiosi come Gianni Loy e Marco Zurru, che nel corso degli anni hanno affrontato e dibattuto questi problemi, la presidente della FASI Serafina Mascia, accanto a diversi sindaci dei comuni della regione cui si sono alternati giovani che sono rientrati in Sardegna e hanno portato la loro esperienza di espatriati.

Dall’interessante incontro sono emerse una serie di significative proposte fra cui quella avere nuove politiche di settore che presentino il problema sotto una ottica diversa, ovvero dare centralità a una nuova stagione di politiche attive.

Infatti i circoli dei sardi nel mondo devono finire di essere semplici cartoline della Sardegna, come ha detto la Prof. ssa Baldussi, ma dei veri e propri centri di promozione e sviluppo della nostra regione e i piccoli comuni della Sardegna devono smettere di essere considerati in chiave di semplice svago folclorico per il turismo, come ha detto il Presidente dell’ANCI Sardegna Deiana. Bisogna investire nei veri assi portanti della nostra realtà e su questi sviluppare delle coerenti politiche di sviluppo anche con i contributi della UE come ha ricordato la Consigliera regionale Orrù.

Da tempo e proprio su questi temi l’ Associazione Amici di Sardegna propone un radicale cambiamento delle politiche di settore perchè il vero problema della Sardegna sono i suoi abitanti e le errate politiche sviluppate dagli amministratori  che da anni portano avanti assistenza  e autoreferenzialità che non giovano al rinnovamento degli assetti e allo sviluppo delle dinamiche socio economiche. Per questo occorre partire proprio dagli investimenti nella istruzione, nella formazione e nella cultura ma innovando strategie e contenuti per evitare di riproporre e replicare modelli che non portano sensibili benefici se non per coloro che li gestiscono e che consolidano lo “status quo”. La “Primavera della Sardegna” parte proprio da questo genere di interventi. L’ente pubblico non deve essere percepito come una controparte ma deve fare in modo di essere compartecipe di tutti quei progetti che intendono realmente innovare un sistema che, nel suo complesso, ha fatto il suo tempo, fra errori e contraddizioni.

Da destra la Ricercatrice Francesca Mazzuzzi, la Prof.ssa Annamaria Baldussi e il Dott. Aldo Aledda.

Inoltre secondo Amici di Sardegna in tutte le politiche di sviluppo occorre coinvolgere il Terzo settore non solo per fargli ratificare decisioni già prese ma per farlo concretamente concorrere a partecipare alla assunzione di strategie e decisioni in attuazione del principio di sussidiarietà.

L’analisi del Prof. Bottazzi ci dice infatti che nel giro di alcuni decenni molti dei piccoli Comuni della Sardegna spariranno, con buona pace della nostra autonomia e specialità.

La Sardegna si sta spopolando anche per questo…

Per ulteriori informazioni e contatti : ass.cedise@gmail.com

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Sansperarte: una visita davvero esclusiva https://www.sardegnamagazine.net/sansperarte-una-visita-davvero-esclusiva/ https://www.sardegnamagazine.net/sansperarte-una-visita-davvero-esclusiva/#respond Tue, 25 Jun 2019 14:34:22 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18477
Uno dei tanti murales famosi del paese

San Sperate, un paese a pochi chilometri da Cagliari, vi invita all’evento promosso dal locale centro di promozione turistica attraverso il quale potrete conoscere oltre 400 opere di arte contemporanea, Murales, Sculture, Installazioni, Strade e Fiumi ricchi di colori che ogni giorno si arricchiscono di nuove luci e contesti. Vi sono numerosi laboratori per grandi e piccini e uno spazio vendita dove trovare i segni dell’identità materiale e creativa dei valenti artisti e artigiani locali. Inoltre si potranno gustare i frutti della terra e i buonissimi prodotti locali rinomati in tutta la Sardegna e visitare il magico giardino sonoro dell’artista Pinuccio Sciola.

Per l’occasione sono stati organizzati anche dei percorsi storici che possono essere realizzati a piedi con delle audioguide o in Carrozza trainata da cavallo che Roberta Meloni e Roberto Marras hanno organizzato per piccoli gruppi di visitatori. Con questi percorsi Percorrendole vi immergerete in un mondo fatto di arte e tranquillità dove una comunità ospitale vi accoglierà con un sorriso.

Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola

 

Flumineddu, uno dei fiumi colorati del paese

Info e prenotazioni:

Tel. +390704599296

Cell. +393485557790

Pagina FB e Instagram @sansperate

Sito www.sansperarte.com

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Cagliari, da conoscere e valorizzare. Un’atto d’amore per una grande città. https://www.sardegnamagazine.net/cagliari-citta-da-conoscere-e-valorizzare/ https://www.sardegnamagazine.net/cagliari-citta-da-conoscere-e-valorizzare/#respond Fri, 21 Jun 2019 17:55:53 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18458 Sant’Avendrace è il primo quartiere storico di Cagliari e deve la sua importanza grazie alla presenza della laguna che ha dato sostentamento alle varie popolazioni che nei secoli si sono succedute.
Sicuramente in epoca preistorica vi erano degli insediamenti umani anche dentro la laguna, come risulta dal sito di Cuccuru Ibba, sito neolitico, che non è stato mai fatto oggetto di studio e di ricerca archeologica, fatta eccezione per alcuni sopralluoghi effettuati dall’Archeologo Prof. Enrico Atzeni che ne ha rilevato la storicità e l’importanza.
Diversi secoli dopo sulle rive nord occidentali della laguna sono approdati i fenici attorno al IX/IIIV sec. a. C. che, dopo aver realizzato degli scali commerciali, lasciarono ai cartaginesi la costruzione del primo centro urbanizzato di Cagliari. La città allora si chiamava Krly e si sviluppava grosso modo dove ora c’è la città mercato, l’edificio delle poste e l’ex mattatoio. Il porto molto probabilmente era ubicato proprio di fronte all’ ex centrale elettrica di Santa Gilla.

Villa Cossu, situata nella necropoli di Tuvixeddu in vico II Sant Avendrace, ormai abbandonata e abitata dai senza tetto


Gli stessi luoghi circa mille anni dopo hanno ospitato un altro importante insediamento medioevale: la città giudicale di Santa Igia. Essa sorgeva grosso modo nella stessa area della antica città di Krly, un poco spostata verso est in direzione campo Scipione/area di San Paolo. Una città estesa circa 20 ettari, abitata da alcune migliaia di persone, protetta da possenti mura e da decine di torri. Al suo interno vi erano diverse chiese fra cui Santa Maria di Cluso e Santa Cecilia. Assai probabilmente vi era anche un edificio ospedaliero e una sorta di università.
Fatta questa premessa vediamo quello che le prime civiltà storiche ci hanno lasciato come loro testimonianza. Parliamo dei fenici, punici e dei romani. Purtroppo possiamo risalire alla loro storia prevalentemente grazie alle sepolture che ci hanno lasciato, nel cui interno spesso si sono rinvenuti dei preziosi reperti archeologici utili per la ricostruzione delle rispettive civiltà con i loro usi e abitudini. Purtroppo degli antichi edifici civili, militari e religiosi non è rimasto praticamente nulla e ciò perché Cagliari da oltre 2500 anni vive e muore su se stessa nel senso che l’area della odierna città è il risultato della sovrapposizione ed espansione urbanistica che nel corso dei secoli essa ha avuto.

Interno di Villa Cossu, particolare tomba Romana, utilizzata come riparo dai senza tetto


Discorso a parte andrebbe fatto per le tracce lasciate dalle civiltà preistoriche, prima neolitiche e dopo nuragiche. Che Cagliari e il suo hinterland fossero abitate in tempi assai remoti è oramai assodato. Le tracce lasciate sono assi scarse e sicuramente non hanno mai avuto la giusta considerazione che avrebbero meritato. La cultura archeolgica sarda, almeno per un lungo periodo è stata sviluppata solo a vantaggio di fenico punici e romani. Solo da qualche decennio si è riacceso l’interesse su questo importante e misterioso pezzo di storia come “occultata”.
In questo discorso appare evidente che le varie amministrazioni che si sono succedute non hanno mai dato eccessiva importanza alla conservazione delle testimonianze del passato, sempre sacrificato per ragioni di ordine contingente e soprattutto elettorale sull’altare del progresso e del benessere.
Le foto che vi presentiamo sono una semplice testimonianza di quanto patrimonio archeologico e identitario vi sia ancora a Cagliari da scoprire e proteggere e che, per una serie di motivi, si cerca come di nascondere.
Il sommesso consiglio che diamo è quello di recuperare tutto quello che si può e rendere fruibile questa grande risorsa che i nostri antenati ci hanno lasciato, prima che sia davvero troppo tardi, nella convinzione che la cultura, se opportunamente perseguita e protetta, paga sempre.

Una delle facciate di Villa Cossu, ormai dimora dei senza tetto

 

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Accadde 75 anni fa… https://www.sardegnamagazine.net/accadde-75-anni-fa/ https://www.sardegnamagazine.net/accadde-75-anni-fa/#comments Thu, 06 Jun 2019 05:31:50 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18449 Il giorno più lungo della storia che cambiò il mondo

di Paolo Piu

Il Presidente degli Stati Uniti, in questi giorni in visita in Gran Bretagna e in Francia per ragioni di Stato, tra il 5 e il 6 giugno ricorderà il 75° anniversario dello sbarco in Normandia. In quel famoso giorno denominato il D-Day (secondo alcuni da interpretare come Decision Day, per altri semplicemente un nome in codice privo di significato), all’interno dell’operazione militare Overlord, venne effettuata più la grande impresa militare della seconda guerra mondiale, che ne accelerò la conclusione  e liberò l’Europa dal nazismo.  Organizzata dall’esercito degli Stati Uniti e da quello britannico con la collaborazione di altri Paesi, tra cui il Canada, la Francia e gli altri Stati europei invasi dalla Germania nazista.  

Il generale statunitense Dwight Eisenhower era al comando supremo dell’operazione; il generale britannico Bernard Montgomery comandava le forze di terra. La strategia di sbarco fu studiata nei minimi particolari. Innanzitutto doveva aver luogo durante la fase della luna piena, necessaria non solo per illuminare le tenebre durante la navigazione, ma soprattutto perché essa regola il flusso delle  maree, così da poter evitare le mine posizionate in mare e potersi avvicinare il più possibile alle spiagge coi mezzi da sbarco. Come data fu scelta quella del 5 giugno poi spostata al 6 a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Per poter attuare con successo l’operazione, venne allestita la più grande flotta da sbarco della storia, che contava oltre 5000 navi di ogni specie. Vennero impiegati centinaia di migliaia di uomini, decine di migliaia di carri armati e di veicoli militari. Mai nulla di simile si era visto prima di allora al mondo.

Al generale tedesco Erwin Rommel era stato affidato il compito di rafforzare il Vallo Atlantico, che si estendeva dalla Norvegia fino al confine con la Spagna. Fu lui a dare la definizione divenuta celebre (« … le prime ventiquattr’ore dell’invasione saranno decisive… per gli Alleati e per la Germania, sarà il giorno più lungo »). Egli aveva previsto inoltre che il luogo dello sbarco sarebbe stato la Normandia, andando contro l’opinione diffusa tra Hitler e gli altri ufficiali dello Stato Maggiore tedesco, i quali erano convinti che gli Alleati sarebbero sbarcati al Pas-de-Calais. Questa era la località in cui in origine intendevano sbarcare gli americani, ma era anche il punto dove i tedeschi avevano maggiormente rafforzato le difese perché si aspettavano un’azione militare proprio in quel luogo. Diverse finte operazioni di sbarco a Calais da parte degli Alleati consolidarono questa convinzione. Gli inglesi invece individuarono la Normandia come luogo strategicamente più adatto. Alla fine la decisione fu presa e vennero scelte le cinque spiagge comprese  lungo le 50 miglia della costa normanna.

Il giorno in cui avvenne lo sbarco Rommel si trovava in Germania per festeggiare il compleanno della moglie, rassicurato dal fatto che non ci sarebbe stato alcun pericolo date le pessime condizioni climatiche. Nulla faceva supporre che proprio quel giorno sarebbe stato scelto per la grande operazione, rimasta segreta fino all’ultimo momento. Quella data memorabile colse la Germania del tutto impreparata ad affrontare le forze avversarie, ma ancora una volta Hitler diede l’ordine di non muovere il grosso delle truppe, pensando si trattasse di una manovra distrattiva e che il luogo dello sbarco effettivo sarebbe stato Calais.

I nomi in codice dati alle spiagge della Normandia furono: Utah e Omaha, assegnate agli americani, Gold, Juno e Sword, agli inglesi e ai canadesi. Gli Alleati che sbarcarono su queste spiagge a partire dal 6 giugno 1944 furono in totale due milioni e ottocentomila, di cui più della metà statunitensi; gli altri erano prevalentemente inglesi, canadesi e francesi, ma ci fu anche la partecipazione, tra gli altri, degli australiani, dei belgi, dei norvegesi e degli olandesi.

Nella spiaggia di Sword, la più orientale delle cinque, furono lanciati i paracadutisti nel cuore della notte, ma a causa del buio e del forte vento essi atterrarono lontani dall’obiettivo prefissato. Nonostante ciò riuscirono a riunirsi e a conquistare la spiaggia prima dell’arrivo della fanteria alleata. Gli anglo-canadesi sbarcarono a Juno. Essa fu la seconda spiaggia a registrare il più alto numero di vittime: 1200 tra morti e feriti.

Anche a Utah l’82sima e la 101esima divisione statunitense aerotrasportata, composta da 13 mila paracadutisti, fu poco fortunata a causa del lancio effettuato nel corso della notte, una tattica che non venne più impiegata per il resto della guerra. Come risultato, il 45% delle unità fu dispersa su un vasto territorio e a causa di ciò fu incapace di riunirsi. Ad ogni modo, quando sul far del giorno arrivarono le truppe da sbarco, anche questa spiaggia era già stata conquistata. I paracadutisti dell’82sima divisione occuparono Sainte-Mère-Eglise, che fu così la prima città francese ad essere liberata dalle truppe alleate già prima dell’alba.

Invece tutto andò storto da subito in quei 6 km della spiaggia di Omaha, che era la meglio difesa fra tutte: i primi soldati sbarcarono troppo lontani dalla riva e morirono annegati a causa del pesante equipaggiamento. La difesa tedesca della 352° divisione cominciò a mitragliare in direzione dei mezzi da sbarco e molti soldati americani morirono prima ancora di aver toccato terra. Gli ufficiali in comando pensarono addirittura di tornare indietro e rinunciare all’operazione di sbarco. Inoltre gli aerei alleati avevano bombardato dietro la linea di difesa ma non sugli obiettivi o sulla spiaggia a causa della scarsa visibilità, per cui quando le truppe approdarono non trovarono neanche una buca in cui ripararsi dal fuoco nemico. Dopo 10 minuti dalla prima ondata di sbarco, in certi settori i soldati erano completamente allo sbando, perché tutti gli ufficiali e i sottufficiali erano morti o feriti. Ciò accadde perché, a differenza delle altre spiagge, le truppe non furono supportate  dagli Sherman, i carri armati anfibi creati per l’occasione, che a causa del forte vento e della corrente sbarcarono a diversi chilometri di distanza o affondarono in mare. Le vittime tra gli americani furono da 3 a 5 mila su un contingente di quasi 50 mila uomini.

Non va dimenticato il ruolo svolto dai Rangers del 2° e del 5° battaglione, che poco prima dell’alba riuscì a scalare con scale e corde, sotto un incessante fuoco nemico, le scogliere di Pointe du Hoc, alte dai 30 ai 100 metri, situate alle due estremità della spiaggia di Omaha, col fine di distruggere i pezzi di artiglieria nemica posti in cima. Quando i Rangers finalmente riuscirono a raggiungere la meta si accorsero che i temuti cannoni non c’erano. L’impresa costò loro perdite oltre il 70% del contingente. Il fotografo Robert Kapa fu un testimone d’eccezione di questi avvenimenti. Dobbiamo a lui la maggior parte delle foto che ritraggono lo sbarco proprio nella spiaggia di Omaha.

Alla fine la Normandia fu riconquistata e da lì ebbe inizio la liberazione dell’Europa. Ma il numero delle vittime su quelle spiagge fu altissimo: 10-12 mila tra gli Alleati, tra 4 e 9 mila fra i tedeschi. Rommel morì suicida quello stesso anno, mentre nel 1953 Eisenhower fu eletto 34° Presidente degli Stati Uniti.

Dopo il successo ottenuto grazie a questa operazione che accelerò la fine della guerra, gli americani raggiunsero l’apice della popolarità in ambito internazionale, che non riuscirono mai più a eguagliare nei decenni successivi.

Alcuni film hanno rievocato questa vicenda. Tra i più importanti ricordiamo: The longest Day (Il giorno più lungo), del 1962, tratto dal libro omonimo di Cornelius Ryan e Saving Private Ryan (Salvate il soldato Ryan) del 1998, per la regia di Steven Spielberg, entrambi vincitori del premio Oscar.

È importante tener presente che se ignoriamo gli avvenimenti accaduti nel passato, essi sono destinati a ripetersi. In questa data vogliamo commemorare e onorare le migliaia di vittime tra gli Alleati che, se non fossero riusciti nella loro impresa, l’Europa sarebbe rimasta ancora a lungo sotto

la dittatura nazista e il mondo sarebbe stato ben diverso da come noi oggi lo conosciamo.

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Cari simpatici vecchini https://www.sardegnamagazine.net/cari-simpatici-vecchini/ https://www.sardegnamagazine.net/cari-simpatici-vecchini/#respond Wed, 05 Jun 2019 05:11:14 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18446 Successo di pubblico per “Cari simpatici vecchini”  ultimo lavoro del Cada Die alla Vetreria di Pirri

Di Paolo Piu   (03.06.2019)

 “Divertitevi finché siete in tempo, che vi fa solo bene”. Questo è il messaggio dell’ultima creazione teatrale di Pierpaolo Piludu, sempre attento alle tematiche attuali, come nel caso di “Cari simpatici vecchini”, ultima fatica teatrale del regista, andata in scena il primo e il 2 giugno alla Vetreria di Pirri, dove amalgama la situazione di prevaricazione in cui gli ospiti di una casa di riposo vengono a trovarsi e i loro ricordi delle vessazioni subite durante il ventennio fascista, tema molto spesso presente nelle opere del regista, ad opera di maestre di scuola severe e inflessibili, sempre pronte a punire gli alunni per ogni minima infrazione.

È l’occasione per gli anziani personaggi della casa di riposo per guardarsi dentro, ma offre anche l’occasione agli spettatori di guardarsi allo specchio e riflettere  sulla propria vita e sugli errori commessi. Superato il momento della tristezza, il tono della rappresentazione si trasforma in maniera radicale, trasformando il clima, inizialmente cupo e angoscioso, in allegro e gioviale quando, grazie all’ilarità e al non prendersi troppo sul serio, l’atmosfera cambia e tutti, compresi gli assistenti, imparano ad affrontare la vita con leggerezza e col sorriso sulle labbra. Non per nulla, soltanto verso il finale si scopre che il nome della struttura è:  Casa di riposo “Anziani gaudenti”.

Gli spettatori hanno salutato con un lungo applauso la prova teatrale dei bravissimi attori del Cada Die, che grazie alla loro bravura, anche in questa occasione non hanno deluso le aspettative del pubblico in sala.

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INCONTRO ALL’UNIVERSITÀ DI CAGLIARI SUL TURISMO SOSTENIBILE https://www.sardegnamagazine.net/incontro-alluniversita-di-cagliari-sul-turismo-sostenibile/ https://www.sardegnamagazine.net/incontro-alluniversita-di-cagliari-sul-turismo-sostenibile/#respond Tue, 04 Jun 2019 09:48:45 +0000 https://www.sardegnamagazine.net/?p=18442 Grande successo per il Progetto Tunisard realizzato dalla Associazione Amici di Sardegna con finanziamento della RAS ai sensi della L.R. n. 19/96 che venerdi 31 maggio è stato presentato presso l’Aula Magna dell’Università di Cagliari. 
All’incontro hanno partecipato gli alunni della classe III A dell’Istituto di Istruzione superiore Einaudi di Senorbi e la classe V A SC dell’Istituto Professionale di Stato Pertini di Cagliari.
L’incontro verteva su due momenti. Il primo riferito alle attività svolte nel progetto di cooperazione internazionale Tunisard, di cui anche gli Istituti sono partner insieme alla AMTT di Tunisi, il CSV Sardegna Solidale, l’ANCI Sardegna, La rete Sarda della Cooperazione internazionale, il Comune di Senorbi il locale Museo MADN con la Pro Loco e l’Università di Cagliari 
Facoltà di Scienze economiche giuridico e politiche e il secondo rivolto ai lavori realizzati dagli alunni dei rispettivi Istituti. In particolare la VA del Pertini si è soffermata sulla possibilità di realizzare una DMO nella Sub regione della Trexenta (così come realizzato della regione del Dahar in Tunisia) e prodotto dei power point e dei depliant di promozione turistica delle eccellenze del territorio realizzati nel corso delle attività di ASL nel corrente anno scolastico.
Durante la interessante giornata si sono avvicendati sul palco, oltre agli alunni, i Professori Annamaria Baldussi e Nicola Melis dell’Università di Cagliari Facoltà di Scienze economiche giuridico e politiche, Marina Annis e Roberto Copparoni Docenti dell’Istituto Pertini, Prof. Giovannni Bullegas dell’Istituto di Istruzione Superiore Einaudi di Senorbi, il prof. Augusto Montisci dell’Università di Ingegneria di Cagliari, la dottoressa Imen Ben Attia Ricercatrice Biologa, l’Ing. Hamed Naciri, la studentessa Khadija Chehida. I lavorori sono stati ben coordinati dal giornalista Antonio Tore. 

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