Cagliari: San Bartolomeo non è  Sant’Elia? Ecco perché

Al centro di  San Bartolomeo si staglia possente nel quartiere  il mercato in muratura chiamato “Mercato di Sant’ Elia”  inaugurato nel  1997 , con  il nome quindi   del quartiere  confinante

 di Annalisa Pirastu

What’s in a name ? (Cosa c’è in un nome?)  lo chiedeva retoricamente Giulietta affacciata al suo balcone virginale, riflettendo sul fatto che una rosa,  anche chiamata in un altro modo, avrebbe sempre lo stesso profumo e le stesse caratteristiche. Che cosa significa  e che importanza  e veridicità ha  il nome  che si attribuisce a un quartiere? I quartieri  popolari con la gentrificazione (trasformazione di una zona popolare in una di pregio ndr) sono protagonisti  di  miglioramenti urbanistici e socio-culturali,  che sono il risultato dell’acquisto degli immobili da parte della popolazione benestante della classe media (se questa classe sociale esiste ancora). C’è un’eccezione  a questa regola ed è il quartiere San Bartolomeo di fronte all’ormai defunto stadio Sant’ Elia, che subisce ormai da tanti anni un’ involuzione nel suo decoro.

Siamo a San Bartolomeo ma si staglia possente nel quartiere, il mercato in muratura chiamato Mercato di Sant’ Elia inaugurato nel dicembre del 1997, cioè più o meno contemporaneamente  al momento in cui si sono vendute a Cagliaritani le case evidentemente ubicate nel quartiere di San Bartolomeo. Eccolo qua il motivo del contendere. Gli abitanti di Sant’Elia che frequentano la zona assiduamente, sono fermamente convinti con fatti e parole, tranne alcune eccezioni che non abbiamo ancora trovato, che si tratti di una succursale del quartiere Sant’Elia e così pure molte persone che vengono per cercare l’ufficio disoccupati o altri immobili ubicati invece a Sant’Elia.

Il quartiere  è diventato dunque territorio di chi, pur non abitandoci, crede di essere a Sant’Elia, forse per la vicinanza con quel quartiere, e ne rivendica  il diritto di “occupazione” ed “uso”, spesso improprio. Centro nevralgico della zona è il supermercato Gieffe, all’interno del quale c’è un bar e all’esterno del quale c’è un distributore di sigarette e gratta e vinci, che funziona tutta la notte.

Durante il giorno sui gradoni del Gieffe ci sono  ambulanti che vendono mitili  e ne sciacquano i rimasugli sul marciapiede;  il verduraio  che ti  indirizza  il suo rosario quotidiano di “pomodori, carciofi, zucchine” quando si passa ;  il tovagliaio che fuma una sigaretta dietro l’altra impregnando i portici di fumo ;  varie signore sedute sul marciapiede accanto all’immancabile arsellaio che ha sempre -oh ma proprio sempre- un amico dall’altra parte della strada alle 7 di mattina, con cui ha bisogno di comunicare, stando ai lati opposti della piazza;  macchine in tripla fila e un continuo suonare di clacson; i posteggi degli invalidi perennemente occupati da invalidi mentali e cassette di frutta impilate artisticamente sotto i portici di proprietà dei palazzi, dove vanno a far pipì i cani.

I nomi sono importanti perché designano un contenuto. In questo caso designano un quartiere rispettabile e che dovrebbe essere decoroso come tutti gli altri. Si ribattezzi  il mercato per quello che è,  Mercato di San Bartolomeo. Ben venga anche l’aver scelto un nome diverso per il nuovo stadio se serve a fare ulteriore chiarezza. L’uso inequivocabile del nome San Bartolomeo servirebbe forse a spiegare a tutti, compresa l’amministrazione che lascia il quartiere nell’incuria da più di vent’anni con marciapiedi rotti, problemi igienici, sporcizia,  e alla polizia, che non ha mai messo una multa qui, che periferia della città non significa necessariamente degrado e abbandono.

Forse gli abitanti di San Bartolomeo, fatta chiarezza a tutti, con i nomi  e, forti di un ripristino di “normalità”,  dato da un’attenzione dell’amministrazione comunale, potranno sentirsi a casa loro….a casa loro.

 

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