Di Maio : Stop all’apertura domenicale dei negozi

di Annalisa Pirastu

E’ arrivata alla Commissione Attività produttive della Camera,  la proposta di legge della maggioranza di governo che intende abolire le aperture di negozi e centri commerciali di domenica e nei giorni festivi. Se la proposta di legge passasse capovolgerebbe il decreto cosiddetto Salva Italia voluto dal governo Monti che invece  liberalizzava gli orari degli esercizi commerciali.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, ha cercato di fare chiarezza e di fugare le perplessità che aleggiano sul decreto. Di Maio ha spiegato che l’utente sarà in grado di fare la spesa e le compere grazie alla turnazione. La percentuale del 25% dei negozi resterebbe aperto. Sarebbe decisa con apposita legge la turnazione, previo consenso dei vari sindaci che consulterebbero  i commercianti.

Di Maio in un intervista all’ Aria che tira ha voluto evidenziare che la proposta della maggioranza di governo è una proposta anche del Pd, forse in risposta alle dichiarazioni di Renzi che avrebbe parlato invece di  una proposta illiberale.

Nella proposta del governo sarebbe inserito un distinguo per le zone turistiche che non dovrebbero sottostare alla normativa. Sarebbe un suicidio economico pensare che la domenica nelle citta turistiche e d’arte di cui l’ Italia è piena, gli esercizi commerciali chiudano. Si potrebbe chiudere a turno durante i giorni della settimana, come da proposta della Lega.

Il disegno di legge fa discutere anche il mondo imprenditoriale.

Enrico Postacchini, delegato per le Politiche commerciali di Confcommercio  punta a valorizzare il modello italiano fatto di piccole, medie e grandi imprese per assicurare il massimo del servizio e della qualità agli utenti.

Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, intervistato dal “Corriere della Sera”, è su posizioni decisamente più critiche perché le chiusure domenicali potrebbero dare un giro di vite a consumi  già limitati o in certi casi bloccati. Come conseguenza di questa perdita di incentivi al consumo ci  sarebbero tra i 30 e i 40 mila posti di lavoro in pericolo. Sono circa 4,7 milioni gli italiani che solitamente lavorano la domenica.

Gradara interpreta anche le perplessità dei grandi gruppi imprenditoriali che rimangono in attesa di capire come si evolverà la situazione prima di impegnarsi con gli investimenti nel nostro paese. Una situazione di stallo per il momento che a seconda dei risultati potrebbe creare non pochi problemi.

La vocazione turistica del paese sembrerebbe fortemente penalizzata da una legge cosi restrittiva. Il settore dove la presenza al lavoro di domenica è più elevata è quello degli alberghi e dei ristoranti. Le attività turistico-ricettive fanno da traino ad altri settori economici collegati, come l’agroalimentare, la ristorazione, i trasporti pubblici e privati, i servizi alla persona.

La Sardegna in particolare sembrerebbe penalizzata dal decreto infatti è prima in

Italia per numero di lavoratori occupati la domenica dopo la Val d’Aosta. Seguono la Sardegna, Puglia, Sicilia, Molise. Tutte regioni del sud dunque che pagherebbero il prezzo più alto se la legge passasse.

Da notare che in Italia la domenica, si lavora già meno rispetto ad altri Stati europei. Il nostro paese è quindi allo stato attuale in controtendenza rispetto alle politiche del resto d’Europa. Siamo infatti negli ultimi posti della classifica tra chi lavora di domenica.

 

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