Digitalizzazione e siccità

di Giorgio PCA Mameli

La siccità toglie cibo, la digitalizzazione non ne porta. Vanno cambiate le priorità degli investimenti. Ci vogliono capitalisti intelligenti per capire un grande business come rammendare le periferie, avere treni pendolari confortevoli e tappare i buchi degli acquedotti. Ne abbiamo in Italia?

La domanda, provocatori il giusto, recita: «Che te fai della digitalizzazione quando c’è la siccità?».Già: se il 40% dell’acqua trasportata dagli acquedotti si disperde nel nulla causa i troppi buchi, le troppe crepe e le troppe rotture, se i ghiacciai si ritirano per l’effetto serra, se il Po non viene più alimentato dai suoi affluenti, se l’acqua salmastra risale la corrente e brucia la terra, se il grano e il mais e il riso non crescono più e se non piove da mesi cosa te fai dalla banda larga e del 5G?  E dei tre obiettivi nello stesso cellulare e della sua mega memoria? Qualche bonzo dell’università dei ragionieri protesterà parlando di oscurantismo e di anticrescitismo e aggiungerà di antimodernismo e di attacco allo sviluppo e di non comprensione delle dinamiche dei mercati. Se una volta il grido giustificatore di ogni nefandezza era “Dio lo vuole” oggi, più modestamente, diventa “i mercati lo vogliono”. E i mercati hanno un solo obiettivo: fare soldi anche a costo di inquinare, fare soldi anche a costo di affamare popolazioni, fare soldi anche a costo delle guerre. Non è demagogico populismo è la semplice verità. Ecco, al bonzo dell’università per ragionieri dovrebbe essere servito a colazione pranzo e cena un bel piatto di giga byte. Anzi dovrebbe essere lasciato a giga byte ed acqua a vita solo per vedere quanto tempo ci mette a far funzionare il cervello e a ragionare come la santa massaia di Voghera. Il tema non è nuovo, Pier Paolo Pasolini in interviste e scritti corsari l’ha posto tante volte: credere nel progresso è un conto mentre credere nello sviluppo è tutt’altra cosa. Perché il progresso è per tutti mentre lo sviluppo è solo per alcuni, di norma già ricchi di loro e comunque ben piazzati. A questi l’energia per i condizionatori o il gas per riscaldarsi non mancheranno mai, hanno fatto scorte. Progresso sta per soddisfazione di massa dei bisogni fisiologici e il primo bisogno è quello di nutrirsi per vivere. E per vivere, banalmente, ci vuole il cibo. E allora chissà se anche l’apotropaico camminatore sulle acque capirà quali sono le vere priorità dell’Italia, ma soprattutto della gente che vive in questo Paese a prescindere da quello che vogliono i mercati. E del profit hic et nunc.  Rammendare le periferie come avere treni confortevoli per i pendolari e tappare i buchi degli acquedotti, giusto per dirne tre, sono grandi business, ma ci vogliono capitalisti intelligenti per capirlo. Ne abbiamo in circolazione, di capitalisti intelligenti?

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