Emanuela Loi, prima donna  poliziotto  morta in servizio

Emanuela Loi era originaria di Sestu e aveva deciso di essere una donna poliziotto. Scelta difficile per una ragazza di ventiquattro anni che tuttavia continuava a voler essere una ragazza come tutte le altre. La sua storia è legata al delitto Borsellino perché Emanuela  è morta  19 luglio del 1992, dilaniata  in via D’Amelio insieme al giudice Paolo Borsellino e ai quattro colleghi della scorta.

di Annalisa Pirastu

La puntata di questa   domenica del ciclo “Liberi sognatori”, fiction su Canale delle 21, 15  sarà incentrata su Emanuela Loi  prima donna  poliziotto  morta in servizio, dilaniata dalla stessa bomba  che stroncò la missione di Paolo Borsellino. La fiction si concentra  sul coraggio e l’impegno civile contro la mafia.

L’idea della fiction è nata dal  produttore Pietro Valsecchi. La puntata di questa domenica si intitola La scorta di Borsellino-Emanuela Loi. Il cast prevede Greta Scarano nei panni di Emanuela,  Ivana Lotito è Claudia Lori e  Fabrizio Ferracane è Paolo Borsellino. Lorenza Indovina  interpreta Berta Loi e Riccardo Scamarcio recita nel ruolo di Montinaro.

Emanuela Loi era originaria di Sestu e aveva deciso di essere una donna poliziotto. Scelta difficile per una ragazza di ventiquattro anni che tuttavia continuava a voler essere una ragazza come tutte le altre. La sua storia è legata al delitto Borsellino perchè Emanuela  è morta  19 luglio del 1992, dilaniata  in via D’Amelio insieme al giudice Paolo Borsellino e ai quattro colleghi della scorta.

Emanuela quel giorno ha acquistato il triste primato di essere  la prima donna poliziotto, morta in servizio.

Emanuela era nata e aveva fatto i suoi studi in Sardegna. La direzione che voleva prendere era quella di insegnare ma, accompagnando la sorella  a un concorso per entrare nella  Polizia, venne scelta lei al posto della sorella.

Si arruola a vent’anni e dopo il diploma magistrale, comincia il suo percorso nella polizia, prima alla scuola allievi di Trieste e poi  a Palermo. Due anni dopo  viene affidata al commissariato di Palermo Libertà e comincia con i primi incarichi legati al territorio. Le viene affidato  il piantonamento al boss Francesco Madonia.

Manuela ha grandi capacità di adattamento e a Palermo è ben inserita, ha il suo gruppo di amicizie ed è appassionata del suo lavoro. Ama muoversi con il camper della polizia che le consentono di stare in mezzo alle persone. La stimola il lavoro delle scorte e stringe amicizia con  Antonio Molinaro che al tempo era il caposcorta di Falcone.

Dopo l’attentato di Capaci che lascia la nazione sbigottita, Emanuela decide, anche per onorare la memoria del suo amico Antonio Molinaro morto in quell’attentato,  di fare il grande passo e dare la sua disposizione per fare la scorta.

Le affidarono i piantonamenti a Villa Pajino a casa dell’onorevole Sergio Mattarella, fece la scorta alla senatrice Pina Masaino. Nel giugno del 1992 è solo da un mese che la poliziotta è incaricata di prestare sevizio come scorta. Solo poco tempo dopo le viene assegnata una delle scorte più difficili: quella al giudice Borsellino , nel mirino della Mafia. Emanuela era consapevole del rischio che un tale incarico comportava e per questo cercava di rassicurare la famiglia

Quella domenica del 19 luglio 1992 il giudice Borsellino vuole recarsi  a casa della madre che abita in via D’Amelio.

Il giudice saluta la famiglia e lui e la scorta partono per via d’Amelio. Dopo aver percorso il tragitto fin sotto la casa della madre, Emanuela scende dall’auto per controllare che la zona sia libera e sicura. Dopo questo controllo, il capo scorta dà il via libera perché il giudice possa uscire in sicurezza dall’auto blindata. Il magistrato si avvia verso il portone dell’appartamento della madre. Passa affianco a Emanuela e in quel momento la bomba scoppia. Una deflagrazione di un ordigno talmente potente  che il boato si sente in tutta la città.

La notizia della morte annunciata di Borsellino provoca uno  choc talmente forte che nessuno pensa alla  scorta, anch’essa completamente falciata dall’esplosione. Muoiono oltre ad Emanuela Walter eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina, e Vincenzo Li Muli.

Claudia Loi, sorella di Emanuela, alla presentazione della fiction si è augurata che ” i valori della legalità, giustizia e pace siano fortemente radicati e non ci sia bisogno di morire per difendere questi valori. Greta Scarano è stata bravissima e ha rappresentato Emanuela come l’abbiamo conosciuta: coraggiosa, solare ,gioiosa, positiva.”

Ad Emanuela Loi sono state intitolate moltissime scuole della penisola, vie e piazze nella penisola e in Sardegna e il ponte del Policlinico.

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