Rubrica: ”Una Strada, un Personaggio, una Storia” Cagliari,  piazzetta Mundula

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia  della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

La piazzetta Mercede Mundula si trova vicino a via Pietro Martini a un passo dall’ ascensore di Castello da cui si gode una vista mozzafiato.

Mercede Mundula è stata una, saggista, scrittrice e poetessa sarda del Novecento. Le sue poesie e le sue biografie, alcune delle quali tradotte in lingua straniera, testimoniano la sua profondità intellettuale e la capacità di capire la personalità delle donne di cui ha scritto nella sua lunga attività letteraria.

Secondogenita del notaio Carlo Mundula e di Nepomucena Zuddas, nasce a Cagliari il 1° marzo 1890. Alla conclusione degli studi magistrali, riceve il diploma d’onore della Scuola Normale. Insieme alle sorelle Maria, Francesca, Teresa e Vittorina, crebbe in un’atmosfera intrisa di cultura classica, tanto cara al padre, presidente dell’ordine Notarile e segretario generale degli Ospedali Riuniti.  Mercede conobbe il futuro marito durante uno spettacolo teatrale. Dal  palco dove si trovavano le sorelle Mundula cadde giù un mazzo di fiori. Il giovane Attilio Caboni salì su per riportare i fiori e così conobbe le sorelle. Colpito da Mercede, dopo pochi mesi ne chiese la mano.  Il giovane avvocato di Cagliari dopo aver vinto un concorso ministeriale, si trasferì  a Roma con la moglie Mercede.

Con il matrimonio inizia l’attività culturale della scrittrice. A Roma, i coniugi Caboni frequentavano Antonio Scano, onorevole e zio delle Mundula. Scano era stato  testimone di nozze dei Caboni ed era un protettore di artisti. Fu lui a presentare a Mercede la già affermata scrittrice Grazia Deledda che viveva a Roma col marito. L’amicizia delle due artiste sebbene di età diverse, durò vent’anni, sino alla morte della Deledda. Con la nascita delle figlie, per sua stessa ammissione, Mercede sentì scaturire in sé la vena poetica. Nel 1918, pubblica sul giornale Il Tempo una serie di articoli sulle figure femminili nella narrativa della scrittrice nuorese Grazia  Deledda.

A 31 anni la Mundula pubblica il suo primo volume di poesie intitolate La piccola lampada. Una raccolta di versi che critici entusiasti  lodarono nei maggiori quotidiani:   Corriere della Sera, Giornale d’Italia, Donna di Milano, La Donna Italiana e Resto del Carlino. Nel 1927 inizia la collaborazione come recensionista a L’Unione Sarda, e l’anno successivo alla rivista letteraria L’Italia che scrive, dove la Mundula pubblica recensioni di testi e autori di primo piano nella letteratura italiana ; Bontempelli, Trilussa, Marinetti, Ada Negri, Gabriele D’Annunzio.

Le viene  attribuito in quegli anni il Premio Merello, riservato ai sardi che si fossero distinti fuori dall’isola. Nel 1931 pubblica lo studio su Santa Teresa d’Avila e, due anni dopo il secondo volume di poesie La collana di vetro. La Mundula analizzava nei suoi scritti, figure di donne della storia e della letteratura che studiava e ricercava negli archivi con cura e passione, tributando loro gli onori che si meritavano. Molte di queste ‘eroine’  venivano così strappate dall’oblio.

Il volume La moglie di Verdi: Giuseppina Strepponi, pubblicato nel 1938 ebbe una vasta eco anche fuori dai confini nazionali.   Nei primi anni Quaranta, dopo diverse pubblicazioni di articoli, studi e biografie,  e di un romanzo per ragazzi, Mercede Mundula tiene conferenze in tutta Italia su figure femminili di rilievo nella letteratura italiana.

La seconda guerra mondiale spezzò ogni legame tra Cagliari e la Capitale. Questo allontanamento forzato dagli affetti e dalle notizie sulla Sardegna, spinse la Mundula a scrivere anche poesie in sardo, inedite, in un’inaspettata e talvolta scherzosa competizione poetica con la sorella Teresa, anch’essa scrittrice.

Mercede Mundula muore prematuramente il  1° maggio del 1947 a soli 57 anni.

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