Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – via Francesco Gemelli

 Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

Via Francesco Gemelli è una corta via a senso unico parallela  a via Scano.dove si trova la chiesa dei Santi Martiri Giorgio e Caterina e il tennis club.

Francesco Gemelli  nasce ad Orta  in provincia di Novara, il 1 aprile 1736 da Giovanni Antonio, di nobile e antica famiglia ghibellina e dalla seconda moglie Maria Caterina Fortis Maffioli.

Dalle prime nozze del padre erano nati una femmina, che si fece monaca, e il primogenito Girolamo, erede del maggiorasco di famiglia, cioè di tutte le proprietà di famiglia, e futuro autore di un Ragionamento avuto in barca passando da Omegna a Orta sopra l’antichità di quella popolazione ed altre memorie di quei dintorni, del 1774.

Francesco fu educato nel collegio di Arona dei padri gesuiti, e seguì il destino dei cadetti del tempo, pronunciando i voti definitivi a Sassari nel 1769.

Completati i corsi di umanità e di filosofia, insegnò nelle scuole torinesi dell’Ordine. Il suo battesimo letterario avvenne con la pubblicazione dell’Orazione da lui pronunciata a Milano, per la canonizzazione di Jeanne-Françoise Frémiot.

In quegli anni era in corso una radicale operazione di riforma dell’Università di Sassari, dove alcune branche dell’insegnamento erano appannaggio della Compagnia, che vi esercitava il diritto di nomina sugli insegnanti.

Il conte Giovanni Battista Bogino, dal 1759 ministro per la Sardegna, si impose affinchè tali scelte fossero sottoposte alla regia approvazione, per portare avanti l’operazione già  iniziata dai gesuiti di diffusione della lingua italiana nell’isola e di preparazione delle riforme che il Bogino stesso intendeva attuare.

Nel 1768 padre Berlendis fu trasferito da Sassari a Cagliari e il Gemelli lo sostituì e venne trasferito al collegio di S. Giuseppe di Sassari.

In procinto di lasciare Torino gli era staro suggerito di scrivere la storia e la cultura della Sardegna. Attraverso un carteggio col Bogino si concretizzava un progetto per uno studio della storia, dell’economia e della cultura sarde con particolare attenzione per l’agricoltura e l’allevamento, principali risorse che il Ministro Bogino voleva modernizzare

Il Bogino aveva in mente  un’opera di divulgazione con intenti pratici da distribuire ai proprietari terrieri sardi. Gemelli invece  cominciò  una ricerca che avrebbe portato a un’opera approfondita ma teorica.

Nonostante i tentativi del Bogino di raddrizzare l’impostazione del lavoro che seguiva esaminando via via le parti che il Gemelli gli inviava, Francesco proseguì nell’impostazione teorica.

Le tristi condizioni della Sardegna l’avevano colpito. Il Nord del Sassarese in particolare versava in condizioni che richiedevano interventi urgenti, specialmente a causa dell’atteggiamento vessatorio della nobiltà feudale, attaccata agli antichi usi, che lasciava incolti territori immensi a vantaggio di un’arretrata pastorizia.

La prima parte del lavoro del Gemelli era dedicata a un’analisi dell’economia sarda, che l’autore riteneva possibile far rifiorire. L’isola secondo lui era ricca, fiorente e molto più popolata di quanto si credesse. Studi posteriori hanno evidenziato come egli, ignorando alcune fonti, avesse sopravvalutato i dati

Nella primavera del 1771 il Gemelli effettuò una ricognizione di studio viaggiando per tutta l’isola e ciò gli permise di individuare le cause dell’ arretratezza.

Oltre all’enorme estensione delle terre incolte e agli abusi feudali c’era la mancanza di abitazioni sui territori coltivati  tanto che i contadini risiedevano spesso lontanissimi dai loro campi. Le colture inoltre erano esposte al calpestio e ai guasti delle greggi, prive di stalle e di pascoli definiti.  C’era poi la radicata tradizione della comunanza delle terre, estratte a sorteggio annualmente, che impediva rapporti durevoli e costruttivi fra contadini e terra, impedendo gli investimenti.

Gli attrezzi agricoli erano arcaici, i vini inadatti a subire il trasporto, gli ulivi e i gelsi scarsi, l’irrigazione inesistente, i buoi da lavoro mal curati,

Il Bogino fu molto colpito da queste osservazioni, e  diede al Gemelli più libertà, facendolo nominare professore d’eloquenza nell’Università di Sassari. Gli manifestò però perplessità per la franchezza con cui attaccava i difetti della nazione, comportamento che secondo il Bogino poteva irritare anziché persuadere.

La società sassarese infatti si mostrò ostilissima al Gemelli disertando le sue “accademie agrarie”.  Gemelli confidava sull’ arrivo a Sassari del nuovo arcivescovo Incisa Beccaria che aveva fama di essere aperto al rinnovamento. Ma con l’arrivo di quest’ultimo nulla cambiò.

La terza e ultima parte del lavoro del Gemelli era dedicata ai metodi per correggere la situazione attuale, ma necessitava di dati e statistiche che erano in possesso del viceré, specialmente di quelli sulle esportazioni di grani e formaggi. Il vicerè rifiutò di fornire i dati, e anche il Bogino, al quale il Gemelli ricorse, confermò con lettera quel rifiuto, spiegandogli che era dovuto a motivi di fiscalità che la politica, ancora mercantilistica, imponeva.

Gemelli concluse l’opera e nel gennaio del 1773 si recò a Torino per la stampa. La morte di Carlo Emanuele il 20 febbraio successivo, pose fine alla carriera politica del Bogino e ai progetti del Gemelli.

Gemelli rientrò a Sassari, e pronunciò un elogio funebre per il re. Il 21 luglio 1773 la soppressione della Compagnia di Gesù sconvolse la sua vita. Il governo sardo si mostrò riguardoso con lui, ma il Gemelli non volle restare in Sardegna e rientrò sulla penisola  col manoscritto. Ne presentò un estratto all’Accademia dei Georgofili a Firenze, ricevendo attestazioni di grande apprezzamento. Finalmente l’opera vide la luce con il titolo, Rifiorimento della Sardegna proposto nel miglioramento della sua agricoltura, libri tre.

L’attenzione degli economisti e degli studiosi di agronomia fu vivissima e lusinghiera, anche fuori dall’Italia. Da alcuni fu sottolineato il carattere eccessivamente teorico del trattato, che difficilmente avrebbe potuto trovare applicazione pratica nel contesto sardo del tempo.

Come temeva il Bogino, in Sardegna non mancarono oppositori alla teoria del Gemelli che, per risanare l’economia dell’isola, si dovessero liquidare le antiquate strutture vigenti.

Gemelli si stabilì a Milano nella speranza di un impiego conveniente stringendo amicizia con alcuni distinti personaggi, come l’archeologo  Ferrari, erudito ex gesuita e l’astronomo Cesaris. Mantenne una fitta corrispondenza con molti ex gesuiti esuli, specialmente spagnoli,

A Milano frequentò la società e la corte e pubblicò alcune operette minori: Laudatio funebris marchionis Ioannis Conradi de Olivera Senatus Mediolanensis praesidis del 1784,Iosepho II Caesare Insubriam iterum invisenti carmen nel 1784 in occasione della visita dell’imperatore a Milano, composizione colma di lodi per la sua politica di riforme.

Nel 1787 l’eredità della madre alleviò la sua scomoda condizione di letterato esule, e gli consentì qualche viaggio. Si recò a Modena per visitare il Tiraboschi, e a Firenze per incontrare il famoso matematico Ximenes.

Nel 1791, per intervento della Corte di Torino gli fu conferita una prebenda canonicale del capitolo di Novara. Si trasferì in quella città, vicina alla sua patria d’origine, nella quale si integrò, tanto da divenire il paladino delle prerogative della Chiesa novarese con la pubblicazione di Dell’unica e costantemente unica chiesa cattedrale di Novara. Dissertazione apologetico-storico-critica del  1798, in polemica col canonico J.M. Francia.

Divenne anche apprezzato consigliere del vescovo Melano, conosciuto in Sardegna. Si rese popolare quando, essendo la città stata sconvolta da moti e saccheggi nel 1797, si precipitò a Torino e riuscì, grazie ai suoi appoggi a corte, a scagionare la popolazione, ottenendo il perdono regio.

Diede alla luce altre pubblicazioni, tra tutte la Dissertazione didattico-apologetica sulla scienza geografica di Virgilio del  1791, scritta anche in latino.

Gemelli fu membro di molte importanti accademie: oltre a quella dei Georgofili, dell’Agraria di Brescia, della Patriotica di Milano, di quelle di Cagliari, di Torino, di Madrid e di Livorno.

Dei suoi ultimi anni si hanno pochissime notizie. Il più recente e attendibile dei suoi biografi, Venturi, scrive che morì a Novara all’età di 70 anni il 21 agosto 1806.

Quasi tutte le fonti precedenti stabiliscono la data della sua morte al 21 agosto 1808.

 

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