Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Raimondo Carta Raspi

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

Via Raimondo Carta Raspi si snoda lungo un lato del nuovo stadio, nella zona S. Elia/San Bartolomeo.

Raimondo Carta Raspi  nasce a Oristano il 21 maggio del 1983. Si laurea in e  Scienze Sociali a Firenze e nel 1922 si  stabilisce a Cagliari.

Il Fascismo andava coinvolgendo sempre più gli ambienti culturali e artistici sardi. Carta Raspi non aderì alla piega politica di queste tendenze anzi attivò una fronda letteraria chiamata “Federazione Mediterranea”.

Nel 1923 fondò, come strumento della Federazione, la casa editrice Il Nuraghe, e l’omonima rivista culturale che durò sino al 1930.La rivista ottenne nel 1924 il premio Merello, ospitando gli scritti degli  intellettuali non allineati con il filo-fascismo culturale.

La casa editrice redistribuì opere poco note ma importanti per la storia in generale e per la conoscenza e la storia della Sardegna in particolare, a partire dal “Viaggio in Sardegna” del Lamarmora.

Fra gli autori pubblicati, ci fu Max Leopold Wagner che tracciò le basi per lo studio della lingua sarda e Pietro Martini autore dei primi compendi di storia sarda.Il Raspi pubblicò raccolte di saggi ed immagini sulle tradizioni etnografiche, come ad esempio una rassegna del 1930, sui costumi sardi. La ripubblicazione che ne fece la casa editrice Nuraghe, salvò dall’oblio e dalla trascuratezza, opere fondamentali per la Sardegna.

“”Bergers et Bandits. Souvenirs d’un voyage en Sardaigne”” di Emanuel Domenech, invece venne ripubblicato con l’intento di dimostrare la cattiva informazione a volte trasmessa sull’Isola.

Nel 1930 con “Sardegna terra di poesia – Antologia poetica dialettale sarda”, Raimondo Carta Raspi  realizzò una delle prime raccolte della produzione in lingua sarda, sino ad allora snobbata editorialmente anche perché,solo la lingua italiana era consentita durante il fascismo per la unificazione anche linguistica.

Nel 1933 Carta Raspi scrisse e pubblicò “Castelli medioevali di Sardegna”, che resta un testo di riferimento per lo studio del sistema delle fortificazioni in età giudicale. Nel 1937  ripubblicò il Condaghe di Santa Maria de Bonarcado, un  documento del XIII annoverato tra i primi testi in lingua sarda, la cui testimonianza spiega lo sviluppo dei dialetti in seno al sardo.

Nel 1944 Carta Raspi scrisse ” Verso l’autonomia – la Sardegna dalla prima alla seconda guerra mondiale” dove esprime le sue idee autonomiste. Il Nuraghe, nel frattempo era divenuto una fondazione.Nel dopoguerra, Raimondo rafforzò l’intesa con il Partito Sardo D’Azione di Emilio Lussu per sostenere le istanze autonomistiche isolane.

Nel 1946 fondò la rivista Il Shardana, che terminò le pubblicazioni dopo 10 numeri, prendendo il nome dell’antico popolo degli  Shardana cui molti nell’isola, fanno risalire le origini del popolo dei Sardi. Carta Raspi compì anche uno studio compiuto sull’ipotesi del “grande cataclisma” del 1200 a. C.. Il cataclisma avrebbe portato ad importanti innalzamenti delle acque del Mediterraneo e alla conseguente sommersione di alcune antiche città fenicie come Nora.Queste teorie sono contigue a quelle che ipotizzano che la mitica Atlantide si debba rintracciare proprio in terra sarda.

Carta Raspi sostenne l’ipotesi di una città del VI secolo chiamata “Neapolis” individuata nel territorio comunale di Guspini, e di un’altra chiamata “Nure”, che sarebbe stato un porto nella zona di Alghero.

Carta Raspi morì a Cagliari nel 1965.

 

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