Sardegna:  Epatite C quasi arginata  dal farmaco Sofosbuvir, 2000 sardi guariti

Moltissimi sardi sono guariti dall’epatite C. riacquistando una buona qualità della vita grazie al farmaco innovativo Sofosbuvir. La Sardegna ha fatto un investimento economico,  trovando la copertura in danaro per arginare e domani debellare, questa insidiosa patologia

 di Annalisa Pirastu

Dati estremamente positivi nel  biennio 2015-2016 per la cura dell’epatite C in Sardegna. I dati sono stati presentati dall’asesosre della Sanità Luigi Arru in un conferenza stampa.   Per il 2017 sono già state apportate modifiche dei criteri AIFA che ampliano il bacino di utenti che hanno accesso alla cura. Vengono inclusi anche quelli non gravi. La Regione Sardegna opera sul bilancio assegnando  fondi per sradicare questo virus che vede la Sardegna tra le Regioni più colpite.

 Moltissimi sardi, circa 2000,  sono guariti dall’epatite C. riacquistando una buona qualità della vita grazie al farmaco innovativo Sofosbuvir. La Sardegna ha fatto un investimento economico ma anche eticamente condivisibile, trovando la copertura in danaro per arginare, e domani debellare, questa insidiosa patologia. Nel 2017 dopo i risultati più che incoraggianti, con il 98% dei pazienti trattati guariti, la Regione estende la possibilità  di cura a quelle persone che, non essendo gravi, non potevano accedere alle cure. Il 50% della ricchezza in Sardegna viene spesa per la sanità ma questo numero non spaventa perché è una garanzia per tutti i cittadini. Il  nuovo farmaco antivirale utilizzato nel biennio 2015/16  ha confermato la capacità di debellare il virus dell’epatite C. Le scelte politiche in questo caso sono sostenute dalle prove di efficacia per la tutela del cittadino.

Al tavolo della conferenza erano presenti i maggiori specialisti di epatologia dell’isola : Luchino Chessa, Roberto Ganga, i direttori di Sassari, Nuoro e Oristano. L’ uso del Sofosbuvir ha guarito 5000 pazienti inseriti nel sistema Aifa . La guarigione è stata al 98 %, persino nei cirrotici. L’effetto della cura non si limita a guarire il singolo ma ha una ricaduta sociale sulla popolazione e una ricaduta economica perché evita l’aggravarsi di varie patologie che graverebbero sul sistema sanitario. L ‘investimento che la Regione sta facendo ha un forte senso economico perchè l’epatite C curata per esempio non evolve in cirrosi epatica. Queste cure innovative esistono in altre parti d’Italia ma la Sardegna, per una querelle, non ha ricevuto nessun aiuto statale. L’Assessorato ha fatto uno sforzo enorme per garantire le cure a molti cittadini  gravando sul bilancio. Nel 2017 malgrado il grosso sforzo economico già sostenuto, la Giunta Pigliaru ha deciso  di aprire  i criteri di eleggibilità per la cura anche a chi non è in uno stato avanzato della malattia.

Prima del 1990 l’epatite C non aveva neppure un nome. Si chiamava epatite  non A e non B perchè non si conosceva il virus. Sono ottimisti gli specialisti che si occupano del protocollo per eradicare il virus perchè la loro generazione è stata investita  dal fenomeno crescente del virus ma sarà la stessa che  lo vedrà  debellato da questa nuova cura. Persino la terapia si semplifica : un ciclo di pastiglie per la durata di 3 mesi. Precedentemente la cura avveniva con un’associazione di farmaci tra cui l’interferone, che avevano forti effetti collaterali e i risultati erano molto inferiori a quelli odierni.

Per il dottor Ganga del  Brotzu che fa parte della stessa azienda dell’ospedale Microcitemico, la risposta dei talassemici alla cura è uguale a quella del resto della popolazione. Interessante notare che i talassemici così come i soli malati di Epatite C, migliorano complessivamente la loro salute generale una volta debellato il virus. Il virus infatti danneggia non solo il fegato ma altri organi come  i reni per esempio, provoca malattie infiammatorie dei vasi, linfomi e altera  i meccanismi che possono portare al diabete. La situazione si complica quando ci sono co-infettati cioè persone che hanno per esempio oltre all’epatite C  il virus dell’ Aids. Anche loro tuttavia traggono beneficio dalla eliminazione del virus dell’epatite C.

Il costo della cura è sceso a 9000  euro a paziente x terapia eradicante.

L’equipe del dottor Chessa al Policlinico  fa dei test prima e dopo la cura, e hanno verificato che il quadro clinico migliora rilevando un netto miglioramento dell‘apparato neuro-sensoriale. Non è un fatto psicologico ma organico. La testimonianza della Signora Nicoletta Fanni e di altri testimoni che si sono espressi, curati con la nuova terapia dimostra che non solo sono in salute ma hanno migliorato la loro qualità di vita. Le cure precedenti erano comunque costose e non garantivano gli eccellenti risultati di ora. I fondi che l’ assessorato mette a disposizione sono prelevati dal fondo sanitario indistinto. Il farmaco ha delle oscillazioni nel suo costo  a seconda del dato epidemiologico. Più malati ci sono meno costa. La Germania che ha meno malati per esempio lo acquista a un costo superiore dell’Italia.

L’Assessore e il team dei medici vogliono promuovere  la  prevenzione e  responsabilizzare della popolazione. Ricordano per esempio che  i donatori di sangue col testo NAT scoprono se hanno il virus. Il cambio che ha portato il Sobavirin nella cura di questa insidiosa malattia è epocale rimane però il problema del sommerso, cioè di coloro che non solo non sanno di avere la malattia ma sono veicolo di contagio.

 

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