Accadde a Cagliari: Eretici in città

di Massimo Dotta

Il padre cappuccino Salvatore Vidal scrive nella sua Historia general de la isla y reyno de Sardena che «Cagliari ha, dentro le mura, molte fonti d’acqua dolce, e ancor più ne ha fuori di esse», e ci fornisce l’elenco delle fonti e dei pozzi esistenti in città nel 1641. A Stampace Vidal cita anche la fonte del Noviziato dei Gesuiti che, a metà del ‘600, si trovava in via San Michele. Il noviziato venne istituito da Gregorio XIII, e fu trasferito a Cagliari nel 1584, all’inizio presso la chiesa di S. Croce, poi trasferito nell’antico oratorio dei SS. Michele ed Egidio.

Nel 1600 il nuovo complesso ricevette diversi lasciti che permisero importanti lavori di ampliamento, alterando profondamente l’aspetto originario dell’area, su progetto conforme al prototipo del Collegio Romano del Tristano.

Ma i ritrovamenti archeologici degli anni ’80 del secolo scorso, avvenuti durante i lavori di ristrutturazione della chiesa di San Michele, ci raccontano una storia di eresia dimenticata avvenuta ben prima della costruzione del complesso dei gesuiti.

Durante la ristrutturazione della chiesa è emersa, sotto il pavimento di fronte all’altare, una vasca a gradoni e un ambiente più superficiale con intonaco policromo, purtroppo noti solo tramite poche immagini fotografiche riprese prima della sua sepoltura sotto la nuova chiesa.

Scavato frettolosamente e poi subito ricoperto durante i restauri della chiesa del secondo Novecento, è una testimonianza, quasi ignorata dalla letteratura, che presentava caratteristiche tipiche dell’architettura sacra dell’acqua, con un pozzo gradonato, e tratti di un muro sovrapposto in una fase precedente alla costruzione della chiesa.

San Michele, ambiente gradonato di epoca imprecisata, interpretato come “battistero”, sul quale nel tardo XVII secolo fu costruita la chiesa gesuita di San Michele di Stampace.
L’altare della nuova chiesa si eleva accanto al pozzo ed è visibile un muro sovrapposto alla vasca gradonata in una fase precedente la costruzione della chiesa (Immagini da ASCCa, Mostre, foto 344 e 355).

La vasca a pianta quasi quadrata, venne “riconosciuta quale battistero” dall’archeologa Letizia Pani Ermini, (Letizia Pani Ermini, Le città sarde tra tarda antichità e medioevo: uno studio appena iniziato in «Africa Romana», 5, Sassari 1987, pp. 437-8), e potrebbe essere stata parte di una chiesa ariana che sorgeva, secondo l’archeologa Rossana Martorelli, presso le mura non lontano dalla medievale porta “dell’Angelo”.

La Martorelli ci fornisce altri indizi per una possibile identificazione del sito descrivendo in Martiri e devozione nella Sardegna altomedievale e medievale (Cagliari: Pontificia Facoltà di Teologia della Sardegna) le ipotesi legate all’iconoclastia a Cagliari, e scrivendo a pagina 213 una notizia riferita al culto degli Angeli, molto diffuso in quei tempi tra i cristiani: «Michele è ritenuto, infatti, il principale nella corte degli angeli e arcangeli, figura polivalente che si crea come oggetto di culto in Oriente e poi si trasferisce in Occidente, legato in questi primi secoli a diversi fattori, che vanno dalla funzione taumaturgica di guaritore, dove si sostituisce spesso al dio pagano Asklepio, divinità salutifera venerata in luoghi prossimi a sorgenti».

E probabilmente all’Arcangelo Michele, era dedicata l’ecclesia s. Angeli in predio lustrensi, che ci riporta a un episodio documentato di eresia avvenuto a Cagliari durante il papato di Leone IV, che morì nel 855. Questa eresia o presenza di eretici conclamati in città era tanto rilevante in quel periodo che il papa stesso, in una missiva risalente al IX secolo, ordinava la distruzione dalle fondamenta di un altare e di una chiesa, perché inaugurati dall’archiepiscopo ariano Arsenio, e che se ne consacrasse al suo posto una nuova.

L’ordine perentorio del pontefice al vescovo di Cagliari di quel periodo, tale Johanni, raccomandava di distruggere «con le proprie mani» la chiesa e l’altare, segno di una notevole acredine tra le parti.

In effetti l’arianesimo è stata un eresia pericolosa nella storia della Chiesa nel IV secolo, prendendo il suo nome da Ario, un prete di Alessandria che visse fra fine III e inizi IV secolo. Questa dottrina aumentava la distinzione fra Padre e Figlio, affermando che Cristo non è pari al Padre ma a lui inferiore e subordinato. L’eresia si diffuse e in poco tempo la questione ariana, partendo dall’oriente e attraverso vicende assai complicate, investì tutto il mondo cristiano. Alla fine l’arianesimo fu condannato nel concilio di Nicea del 325, che impose la cosiddetta formula dell’homousios («identico per sostanza»), cioè del Figlio «uguale» al Padre quanto a sostanza.

I resti del sito collegato a questa vicenda ‘eretica’ potrebbero essere quelli trovati e poi sepolti sotto la chiesa di San Michele a Cagliari. E doveva essere un sito frequentato da una comunità numerosa, con un altare e una chiesa di cosi grande importanza da far muovere contro di essa il papa in persona, e di cui tale fu il lavoro di cancellazione dalla memoria che non ne rimane alcuna traccia nelle storie e nelle leggende locali.

L’ipotesi che il sito sotto la chiesa di San Michele corrisponda alla «ecclesiae S.Archangeli in praedio Lustrensi», con la sua architettura gradonata, potrebbe rappresentare un esempio, raro a Cagliari, di continuità d’uso di un area sacra legata ai culti delle acque, che come quella che si trova a San Salvatore di Sinis, a Oristano, ha attraversato, nel segno dell’acqua guaritrice, le epoche preistoriche, puniche, romane fino alla chiesa cristiana e al suo villaggio.

Anche Marco Cadinu, studioso e ricercatore di Storia dell’architettura, fa notare a questo proposito che le caratteristiche della gradonata sono molto simili a quelle che troviamo su reperti antichi, come il “Blocco di pozzetto in scisto”, proveniente dal sito nuragico di Gremanu, Fonni, ora è esposto al Museo Archeologico Nazionale “G. Asproni” di Nuoro.

“Blocco di pozzetto in scisto”, dal sito nuragico di Gremanu, Fonni, Museo Archeologico Nazionale “G. Asproni”, Nuoro. (Reperto esposto alla mostra: L’isola delle torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica, Cittadella dei Musei, Cagliari 15 marzo – 2014, Catalogo a cura di Marco Minoia, Gianfranca Salis, Luisanna Usai, Delfino, Sassari 2015; foto Marco Cadinu).

Il sito di Gremanu è caratterizzato da numerosi ritrovamenti di manufatti collegati alla gestione dell’acqua e il reperto citato è probabilmente un modello in scala di un’architettura delle acque, gradonata, a pianta centrale, con bothros al centro.

Ma nel Seicento avviene la “ristrutturazione” in chiave monumentale di tutte le chiese di Stampace, e oltre a Santa Restituta e a Sant’Efisio sopra le loro grotte, viene cambiata radicalmente anche l’area di San Michele, con la cancellazione della vasca gradonata e del sito ad essa legato. La ridefinizione gesuita dei luoghi sacri del quartiere porta all’eclisse delle due posizioni medievali di Guglielmo e Michele.

Ma ormai quello che ancora si poteva studiare giace sepolto sotto il pavimento della chiesa di San Michele.

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