Alimentazione in Sardegna : l’olio di lentischio, una biodiversità sarda che  potrebbe essere l’elisir di lunga vita

La Sardegna, una delle cinque zone al mondo con la più alta densità di centenari, fa uso dell’olio di lentisco. Una pianta spontanea diffusa in tutta l’isola, che viene riscoperta per le proprietà benefiche dell’olio che se ne ricava

 di Annalisa Pirastu

Il  Pistacia lentiscus  o lentischio è un arbusto sempreverde che cresce spontaneamente in tutto il bacino del Mediterraneo. Parte integrante della macchia mediterranea, in Sardegna viene chiamato in vari modi : modditzikessaessa. Gli arbusti di lentischio o lentisco, sono diffusi dappertutto nell’isola  dalle coste fino a 700 metri sul livello del mare.

I frutti del lentischio sono delle  piccole bacche tonde che maturano in autunno. La loro colorazione passa dal bianco, al rosso, al viola scuro quasi nero quando sono in piena maturazione. Tutte le parti del lentischio : le foglie, i frutti, la resina , vengono usate per le loro proprietà farmacologiche, estetiche ed alimentari. Il tronco del cespuglio viene usato, come combustibile, poichè rilascia un gradevole profumo di resina.

La farmacopea tradizionale  conosce da secoli le proprietà di questa pianta e la scienza continua a studiarla per carpirne tutti i segreti. Questo arbusto sempreverde comune nelle nostre campagne ha infatti proprietà antiodoranti, antitraspiranti, decongestionanti, cicatrizzanti, emostatiche e nutritive.  Quando deodoranti e suolette profumate non esistevano si mettevano dei rametti di lentisco tra le dita dei piedi o nelle scarpe, per un’azione antiodorante che deriva dalle proprietà astringenti dei tannini di cui il lentisco è ricco. I rametti però lasciavano sulla pelle una colorazione scura per cui si preferiva ricorrere a decotti di foglie per pediluvi.

Le foglie, bollite spesso assieme a quelle del mirto erano usate come impacchi lenitivi e decongestionanti per l’orticaria e per i foruncoli grazie alle loro proprietà disinfettanti e astringenti.

La resina detta mastice estratta da tronco, raccolta d’estate ed essiccata, era un ottimo cicatrizzante. A questo scopo, si usavano anche rametti imbevuto nell’olio d’oliva e passati sulle ferite. Il lentischio  era anche masticato a lungo per disinfettare le gengive infiammate, curare le stomatiti e anche come purificante dell’alito. Nel mondo agro-pastorale si era soliti masticare le foglie più tenere della pianta per ottenere un’ottima igiene orale e la pulizia dei denti. Ancora oggi il lentisco è tra gli ingredienti di molte gomme da masticare e si trova anche nei prodotti odontoiatrici.

Dalla bollitura e spremitura dei frutti, chiamati drupe, si ottiene un olio ricco di acidi grassi essenziali, in quantità maggiore rispetto a molti oli vegetali. In passato veniva usato in cucina quando l’olio di oliva non era diffuso, ma il suo sapore troppo deciso l’ha relegato tra i prodotti di nicchia. L’olio del lentisco è ricco di omega 3 e 6, di acidi grassi monoinsaturi, steroli e tocoferoli, oltre alla vitamina E. Per queste componenti  è anche spesso  tra gli ingredienti dei prodotti di bellezza. Nutre la pelle e le sue proprietà lenitive e idratanti ne fanno un alleato per pelli sensibili e irritate e nei casi di dermatiti e psoriasi. La componente mucillaginosa delle drupe poi,  che rimane come residuo della spremitura dell’olio, viene impiegata per le sue proprietà astringenti.

Le proprietà dell’olio di lentisco erano ben note ai nostri antenati. Basandosi su varie testimonianze archeologiche Giovanni Lilliu infatti ha ipotizzato che fra i nuragici fosse diffusa la pratica di ricavare l’ olio dalle bacche del lentischio.

Tornando indietro nel tempo abbiamo testimonianze lasciate da Ippocrate, Dioscoride e Plinio che ne citano i molteplici benefici per curare le ulcere, la tosse e il raffreddore,  per le escoriazioni, oltre che come diuretico, antinfiammatorio, detergente e astringente della pelle e lenitivo per diverse altre patologie.

L’uso quotidiano dell’ olio di lentischio, tanto nell’alimentazione che nella medicina, venne meno, quando il suo utilizzo, ormai antieconomico, vista la grande quantità di tempo necessaria per la raccolta e la lavorazione, venne sostituito in ambito alimentare dall’olio d’oliva che aveva anche il vantaggio di un sapore più delicato . Con l’introduzione degli ulivi su larga scala, l’uso dell’olio di lentisco in ambito gastronomico è scomparso, rimanendo relegato nel secolo scorso, al solo impiego come combustibile per le lampade da illuminazione, per poi scomparire completamente coll’avvento della corrente elettrica.

Si è scoperto recentemente in ambito medico che alcune molecole presenti nell’ olio di lentisco potrebbero avere proprietà chemiopreventive,  chemioterapiche, legate alla cura dell’angiogenesi, con interessanti risultati nella prevenzione dei tumori.

Alcuni studi ne hanno dimostrato l’efficacia per l’abbassamento dei livelli di colesterolo LDL cosiddetto “colesterolo cattivo”. La resina ricavata dal tronco si è rivelata utile contro le affezioni dell’apparato gastrico e digestivo.

Questa formidabile pianta dall’aspetto gradevole ma modesto, possiede sicuramente proprietà salutari e benefiche e i nostri centenari che fanno uso dei suoi frutti, ne sono la dimostrazione.

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