Appalti pubblici in Sardegna: cresce la spesa,  diminuiscono  i  piccoli bandi, giù le gare aggiudicate

Cna: “Il risultato complessivo di questo trend instabile è un mercato quantificato in 563 gare e 442 milioni di spesa, quantità che rappresentano una contrazione del numero di opportunità rispetto ai primi nove mesi del 2016 (-21%), a fronte di una crescita della spesa complessiva mandata in gara (+31,5%)”

di Alessio atzeni

Il mercato dei lavori pubblici in Sardegna, secondo la Cna (Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola Impresa),  continua ad andare a doppia velocità dopo i primi tentativi di ripresa registrati nel primo semestre del 2017. Il primo dato che caratterizza l’andamento degli appalti in Sardegna nell’ultimo periodo è infatti la grande incertezza: nel corso della prima parte dell’estate il livello della spesa mandata in gara si era attestata in media su quasi 120 milioni, ma il trend è stato di progressivo ridimensionamento, fino ai minimi di settembre, quando il valore delle gare promosse è stato di appena 17 milioni.

Nello stesso periodo la dinamica del numero delle gare promosse è stata assai diversa: in crescita fino a luglio, quando ha raggiunto il picco di 94 interventi, è sceso ad agosto per iniziare una nuova espansione nell’ultimo mese concluso (68 gare).

Il risultato complessivo di questo trend instabile è un mercato quantificato in 563 gare e 442 milioni di spesa, quantità che rappresentano una contrazione del numero di opportunità rispetto ai primi nove mesi del 2016 (-21%), a fronte di una crescita della spesa complessiva mandata in gara (+31,5%)

Il mercato è ancora debole e concentrato in poche opportunità in capo a pochi soggetti”, commentano Francesco Porcu e Antonello Mascia, rispettivamente segretario regionale della Cna Sardegna e presidente di CNA Costruzioni. “Siamo di fronte a un sistema bloccato, incapace di spendere, e registriamo una continua diminuzione dei bandi a misura del sistema produttivo locale. Pensiamo al contributo quasi irrilevante offerto dal piano infrastrutture regionale di cui riusciamo a spendere su base annua meno di un terzo dei 150 milioni di euro disponibili.

Il recupero in termini di spesa è tutto in capo ai grandi committenti – spiegano Porcu e Mascia -. L’ANAS ha promosso tre delle quattro gare di importo superiore a 15 milioni pubblicate in nove mesi (nello specifico i tre maxi appalti da 45 milioni ciascuno per la messa in sicurezza a adeguamento della Statale 131) a rischio di invalidazione, dopo l’intervento dell’ANAC che ha contestato i bandi di gara perché non rispettosi delle procedure previste dal Codice dei Contratti. Abbanoa ha promosso 12 interventi di importo compreso tra 2,6 e 15,1 milioni per lavori e servizi relativi alla gestione attiva e all’efficientamento delle infrastrutture a rete del servizio idrico integrato. Il Comune Di Paulilatino, quello di La Maddalena e quello di Tempio Pausania – concludono Porcu e Mascia – hanno mandato in gara tra luglio e agosto una gara ciascuno di importo pari rispettivamente a 13,4, 7,4 e 6,4 milioni”.

Dimensioni appalti: L’analisi della Cna sulle diverse tipologie dimensionali di bandi evidenzia viceversa la persistente caduta del mercato per le classi di lavori più piccole: in nove mesi sono stati censiti 464 bandi sotto i 5 milioni, per una cifra d’affari inferiore a 148 milioni, quantità in calo del 19% e del 9% rispetto al periodo gennaio-settembre 2016. Viceversa sopra tale soglia l’attività dei committenti è in forte ripresa: +62% il numero e +68% le risorse in gara, ma si tratta di 21 gare in tutto il periodo, a definire così un mercato concentrato in poche specifiche opportunità.

Committenti. L’analisi dei principali gruppi di committenti rivela un mercato diviso in due. Gli enti territoriali sono responsabili della nuova importante riduzione delle opportunità, mentre le grandi committenze mostrano un dinamismo generale della domanda e dei livelli di spesa.

Nel primo gruppo, i Comuni determinano la dinamica generale che per quanto non brillante mostra segnali di miglioramento: la riduzione del numero delle gare è stata del 35% (era pari a circa il 50% nel primo semestre) e per le risorse in gara si osserva una stabilizzazione sugli stessi livelli del 2016.

Per gli altri enti territoriali invece si osserva una crescita generalizzata della spesa, particolarmente importante per le Province che registrano anche, unico caso tra il gruppo di committenti, un aumento del numero di gare promosse.

Per le Aziende Speciali l’aumento della spesa deriva dalle gare di Abbanoa, mentre non si arresta la riduzione delle opportunità, similmente a quanto registrato dalla Regione.

E’ invece positivo il bilancio per le Grandi Committenze, che vedono crescere il numero grazie all’amministrazione centrale e la spesa grazie all’Anas, che era stato inattivo nei primi quattro mesi dell’anno. Ancora nulla invece l’attività delle Ferrovie nell’isola nell’anno in corso.

Risultati nazionali. Con il risultato registrato a luglio, agosto e settembre, quello sardo conferma di essere tra i mercati regionali con una maggiore contrazione delle opportunità per le imprese locali, mentre si colloca tra le regioni dove la cifra d’affari in gara è in crescita.

Sul fronte numerico, più penalizzato del mercato regionale solo quello del Molise. Tra le altre regioni con una domanda in calo, fatta eccezione per l’Umbria, figurano tutte regioni meridionali. In tutti gli altri territori il numero delle gare è tornato a crescere, a indicare che la prima parte dell’anno era stata particolarmente penalizzata in vista dell’entrata in vigore, il 20 maggio scorso, del nuovo correttivo al codice degli appalti.

Questo dato trova conferma anche in un maggior numero di regioni con spesa in aumento rispetto ai primi nove mesi del 2016. Tra le nove regioni dove la cifra d’affari cresce sono rappresentati tutti i territori, mentre sul calo nazionale (-15%) gioca un ruolo fondamentale la pesantissima riduzione della spesa totalizzata in Emilia Romagna, crollata da quasi 5 miliardi a meno di 1,5.

Aggiudicazioni. Sul fronte delle aggiudicazioni, la contrazione della domanda è ben evidente: i contratti siglati nei primi nove mesi dell’anno, pari a 344, si sono ridotti del 9% rispetto al periodo corrispondente del 2016. La spesa, a differenza di quanto osservato per i bandi di gara, si presenta ancora in sensibile calo, perdendo il 25%. La flessione è generalizzata agli appalti di tutte le dimensioni, ad eccezione dei micro appalti, passati da 135 a 153, per una spesa che si mantiene sugli stessi livelli. Si riprende dunque la micro domanda, che diventa ancora più frammentata.                                                                                    

In questo scenario di riduzione dei contratti il ribasso medio praticato dalle imprese continua a ridursi, passando da 27,4% dei primo nove mesi 2016 al 25,3% nell’anno in corso.

In un arco temporale più ampio è evidente il processo di incremento del ribasso praticato in corrispondenza di un numero di opportunità che si riduce sul territorio regionale. Un territorio dove nel 2002 venivano siglati più di 1.300 contratti ad un ribasso del 14%, contro i 464 del 2016, per aggiudicarsi i quali le imprese hanno offerto uno sconto medio del 27%. Nel periodo più recente, ad una riduzione dei contratti si è associata, come visto, una riduzione dello sconto, ma tra le classi dimensionali più grandi, tra i 5 e i 15 milioni, l’esasperazione della competizione prosegue, con un numero di contratti siglati che passa da 34 a 26, e uno sconto offerto che sale dal 24% al 28%.

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