Cagliari, cimitero di Bonaria: i grandi cagliaritani e tante opere d’arte in mezzo al degrado

Se le tombe di illustri personaggi non bastassero a rendere unico e degno ad inserirlo tra i monumenti più preziosi di Cagliari, nel cimitero ci sono anche numerose testimonianze artistiche di rara bellezza e valore

di Annalisa Pirastu

Il cimitero di Bonaria, un colpevole monumentale degrado.
Tra erbacce, lapidi crollate, cappelle devastate dalle intemperie, spariscono le tombe di illustri personaggi e si sfarinano le statue di grandi artisti. Con esse si sgretolano le tante testimonianze delle vite dei nostri concittadini e la nostra storia. “Comune cattivo, perché non ti svegli?”

Aperto nel 1829 a seguito dell’editto napoleonico del 1806 che vietava per motivi igienici, la sepoltura nelle chiese e nei centri abitati, il cimitero monumentale di Bonaria fu utilizzato sino al 1968 quando, a causa della mancanza di spazi, le sepolture vennero trasferite al cimitero San Michele. Sorge su una necropoli punica e romana e le grotte scavate nella roccia, in cui sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici, testimoniano le sepolture delle prime comunità cristiane.

Costruito dal capitano del Genio militare Luigi Damiano, fu ampliato 30 anni dopo da Gaetano Cima.
Molti personaggi illustri sono seppelliti a Bonaria: il tenore Piero Schiavazzi, il sindaco di Cagliari Ottone Bacaredda promotore della costruzione del Palazzo Civico e del Bastione di Saint Remy l’architetto Francesco Giarrizzo, autore della facciata della Cattedrale di Cagliari, lo storico Pietro Martini, il canonico e archeologo Giovanni Spano, il generale Carlo Sanna, che comandò la Brigata Sassari durante la prima guerra mondiale, il beato Nicola da Gesturi, successivamente posto nella chiesa dei Cappuccini, il prefetto Francesco Domenico De Lorenzo, il Primate monsignor Paolo Maria Serci Serra, il pittore Giovanni Marghinotti.

Se le tombe di questi illustri personaggi non bastassero a rendere unico e degno di essere inserito tra i monumenti più preziosi di Cagliari il cimitero di Bonaria, numerose sono le testimonianze artistiche di rara bellezza e valore. Il 1864 è il periodo in cui il cimitero comincia ad ornarsi delle opere d’arte che ne decreteranno il prestigio. Grazie al culto con cui si onoravano i defunti, sembra essersi svolta nei secoli scorsi quasi una gara tra i ricchi e la borghesia di Cagliari per accaparrarsi gli artisti migliori per immortalare la dipartita di un loro caro. Ecco così fare la loro comparsa le sculture commissionate dall’aristocrazia e dall’emergente borghesia sarda e continentale che commissionarono le opere a scultori affermati per le loro creazioni anche nel campo funerario.

Artisti quali Giuseppe Sartorio, Tito Sarrocchi, Cosimo Fadda, Andrea Ugolini, Emanuele Giacobbe, Giovanni Pandiani, Agostino Allegri, Filippo Figari (di cui ci sono anche delle tele), per citare solo i più importanti, hanno potuto dare estro al loro genio funerario creando opere indimenticabili e uniche che con una sola scultura raccontano la vita del defunto e un pezzo di storia.

Il cimitero grazie a queste opere ospita una grande varietà di stili, dal Neoclassico al Liberty, passando per il Realismo e il Simbolismo sino ad arrivare a Pinuccio Sciola. L’autore che ha “firmato “ più opere nel cimitero di Bonaria è certamente il Michelangelo dei morti, cioè Giuseppe Sartorio.
Suo è il monumento a Francesca Warzee, la cappella della famiglia Chapelle e dei Birocchi – Berola, la cappella Calvi, il monumento all’avvocato Giuseppe Todde, il monumento al banchiere parigino Camille Victor Fevrier, la cappella Nurchis che ospita il monumento dedicato a Jenny Nurchis, la tomba di Maria Ugo Ortu (morta a due anni) per citarne solo alcune.

Nei quadrati del vecchio campo palme inoltre c’è l’ importante testimonianza storica delle sepolture dei non cattolici trasferite dal cimitero degli acattolici, o cimitero degli Inglesi, che si trovava precedentemente in via XX Settembre.
Tutte queste opere rischiano di rimanere solo una lista sulla carta di qualche libro di storia, visto che le opere si sgretolano e vengono aggredite dal tempo. Molte opere sono fragili poiché spesso furono eseguite su un marmo farinoso e morbido.

Il comune di Cagliari fa parte dell’Associazione Europea dei Cimiteri Monumentali e ci si aspetterebbe una maggiore consapevolezza del valore storico e artistico delle opere funerarie. Tale importante ruolo dovrebbe implicare una maggiore sensibilità e dunque un’ adeguata tutela da parte della pubblica amministrazione che è chiamata alla salvaguardia dei monumenti. Il degrado ha già portato in alcuni casi alla scomparsa di opere d’arte, che conosciamo solo grazie testimonianze d’epoca.
Cosa si aspetta per conservare e valorizzare una testimonianza artistica e storica così importante per la città di Cagliari?

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