La fatica di Sisifo della Cortellesi nel film “Ma cosa ci dice il cervello”

di Annalisa Pirastu

Conduce un’esistenza banalmente stereotipica Giovanna, la protagonista del film “Ma cosa ci dice il cervello”. Lavoro al Ministero, figlia trascurata, madre invadente sempre sopra le righe che la imbarazza e la sminuisce agli occhi della bambina, ex marito pilota.

In  realtà  scopriamo che la protagonista è un agente segreto per la sicurezza nazionale. Maldestro da subito il tentativo di calare lo spettatore nell’ambientazione del genere spionistico. Le missioni tra Marrakesh e Mosca sono in versione “Mission de noatri”, per dirla alla romana. Immancabile la corsa sui tetti che però nulla ha di spettacolare perchè finisce in un banale capitombolo dello stuntman. La messa in scena del quartier generale della sicurezza nazionale è di una insipienza sconcertante e l’ambientazione somiglia allo stage di una commedia scolastica.

Tra la caccia a un terrorista internazionale e un’imbarazzante riunione tra vecchi compagni di liceo , Giovanna decide di reagire al degrado di un’Italia involgarita e prepotente sperimentata dai suoi compagni di scuola, dando una lezione al prevaricatore di turno.

Quarto film della coppia (anche nella vita) Milani-Cortellesi, che vede la luce dopo il riuscitissimo “Come un gatto in tangenziale”.

I dialoghi di “Cosa ci dice il cervello”, a parte qualche guizzo comico sostenuto dalla bravura della Cortellesi , sono tanto piatti e scontati da imbarazzare lo spettatore, che si agita a disagio sulla poltrona più e più volte. La figura della madre, interpretata da Carla Signoris, che dovrebbe colorare l’ambiente grigio in cui vive la protagonista con la figlia fornendo spunti comici, diventa solo una fastidiosa presenza che proprio nel suo sforzo di suscitare una risata a tutti i costi,  si cristallizza in un tunnel anti-comico.

Gli attori che interpretano i compagni di scuola: Vinicio Marchioni, Lucia Mascino, Claudia Pandolfi che fanno da corollario alla vicenda del film, sono sprecati in ruoli che non decollano mai, trasformandoli in fastidiose macchiette.

Il quinto componente del gruppo degli ex studenti, Stefano Fresi, ex bellissimo del liceo ormai obeso, invece di chiudere il film nella parte finale, lascia passare gli spifferi di un’ interpretazione che non  lo convince  e che di conseguenza risulta non convincente.

Poche e sporadiche le scene godibili di un film assemblato male che spesso mostra la colla nelle sue parti. Un vero peccato e una fatica di Sisifo per la bravissima Cortellesi, perché il tema del degrado di cui siamo tutti vittime in un’Italia che ha perso identità e rispetto di sè, era originale.

Il messaggio del film, enunciato con un monologo indimenticabile in extremis, avviene ad opera di Fresi che, dopo aver suonato il piano in un centro commerciale, mostrerà anche a Giovanna che il buon esempio e la cultura sono più efficace di quanto non lo sia la vendetta.

Al banale attacco alla sua persona di uno degli astanti per la sua stazza, Fresi si lancia in una serie di frasi che l’uomo avrebbe potuto usare al suo indirizzo ,che sarebbero risultate più incisive  e  graffianti degli scarni e poco immaginifici insulti di “Obeso” e “Vaffanculo”.

Sala cinematografica spietatamente ma meritatamente semivuota.

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