Le rampe per i disabili nei templi antichi: nuove evidenze dalla Grecia.

di Massimo Dotta

Nell’antica Grecia esitevano le rampe per permettere l’accesso dei disabili agli edifici pubblici e ai templi.

Questa è la tesi avanzata in un interessante articolo di Debby Sneed, archeologa dell’Università statale della California, Long Beach, pubblicato online dall Cambridge University Press il 21 Luglio di quest’anno.

Studi storici si uniscono alla sociologia, creando quel settore di ricerca chiamato “Disability Studies” (Studi sulla Disabilità), che analizza le architetture degli edifici e degli spazi pubblici, insieme alle fonti epigrafiche, iconografiche e letterarie per comprendere la vita quotidiana dei disabili nell’antichità. Una nuova prospettiva per riguardare la storia con un diverso livello di comprensione.

Da questi studi, insieme all’acquisizione di nuove evidenze da scavi, si è arrivati ad affermare che nel mondo greco la disabilità non era rara ed era una condizione rispettata e considerata, in una visione sociale che, anche senza un programma sistematico di diritti civili come lo intendiamo noi, faceva costruire architetture d’inclusione, che permettessero a individui con mobilità limitata di accedere agli spazi pubblici e ai templi.

Delle vere e proprie rampe per permettere l’accesso ai santuari o ad altri luoghi pubblici importanti, a coloro che non potevano usare le scale, come i disabili ma anche gli anziani, le donne in gravidanza e i bambini piccoli.

Ma perchè realizzare queste opere in una società, come quella greca, che nel nostro immaginario è piena di atleti muscolosi, e donne in forma, e dove lo spirito di competizione non lascia spazio a debolezze o disabilità?

In realtà i nuovi studi storico archeologici ci spingono a cambiare la nostra idea di quei tempi, se pensiamo che addirittura una divinità del pantheon era un disabile. Efesto, il dio fabbro, era disabile e per camminare usava una stampella e l’assistenza di un “automata” dalla forma di donna. Ma non solo addirittura uno spartano, Agesilao II, era diventato re nonostante fosse nato con una gamba più lunga dell’altra e spesso camminasse aiutandosi con la lancia come fosse una stampella, come riporta Plutarco e Senofonte che gli ha dedicato un intera biografia.

Dettagli di un frammento (Blocco V) del Partenone di Atene che ritrae il dio disabile Efesto, con una stampella sotto il braccio destro (British Museum, London).

In primo luogo troviamo conferme nelle ricerche di bio-archeologia che, ad esempio negli scavi di Anfipoli nel nord della Grecia, ha potuto esaminare ben 900 inumati, di cui il 20% mostrava lesioni osteo-artritiche. In una tomba rinvenuta a Capua, risalente al 300 aC, si sono ritrovati i resti di una protesi per sostituire la parte bassa della gamba, forse una delle più antiche.

Ci troviamo quindi davanti a una realtà in cui non era inusuale incontrare o avere a che fare con persone in condizione di disabilità motoria nella vita quotidiana.

Realtà che troviamo rappresentata anche in molte opere d’arte, soprattutto sculture e vasi, che mostrano persone con supporti per camminare, testimonianze del fatto che malattie come l’artrite o altre forme di patologie articolari fossero abbastanza diffuse.

Anfora attica (480 BC), che mostra un anziano su una stampella che augura fortuna a un guerriero in partenza (The Metropolitan Museum of Art, New York).

Appare quindi evidente che i disabili non erano esclusi dalla società o dai racconti e dalle memorie, ma invece erano individui rispettati, spesso eroi, generali o re, trattati come uguali tra gli altri membri della società e rappresentati nell’arte.

Se quindi i disabili erano socialmente accettati è abbastanza probabile che gli interventi a loro favore riguardassero anche l’architettura dei luoghi pubblici e dei santuari.

A supporto di questa ipotesi arrivano le ricostruzioni di numerosi santuari, che in molti casi avevano rampe negli edifici principali, come ad esempio lo studio di Katja Sporn, resposabile del dipartimento su Atene dell’Istituto tedesco di Archeologia che illustra 18 rampe in 15 siti diversi, dimostrando come queste fossero progettate e costruite per facilitare i movimenti dei visitatori nei templi.

John Pedley, nel 2006, riporta che il grande Santuario Panellenico di Zeus a Olimpia aveva due rampe, una per l’edificio principale e una più piccola che conduceva al recinto dei sacrfici, e presso il Santuario Panellenico di Asclepio a Epidauro, sono state rinvenute almeno 11 rampe di pietra, di cui due, sufficientemente ben conservate da mostrarne i particolari costruttivi.

Le rampe portano alle entrate principali dei templi ed è improbabile che venissero usate per gli animali da sacrificio che venivano introdotti nei templi solo raramente. E’ anche improbabile che una rampa permanente in pietra, che porta solo all’entrata del tempio, fosse dovuta alle fasi iniziali della costruzione per il trasporto dei materiali, perché in quel caso sarebbe dovuta arrivare alla sommità dell’edificio.

In ogni caso queste rampe rappresentavano un investimento significativo in tempo, soldi e risorse, improbabile che fossero fatte per soddisfare bisogni temporanei, e come scriveva Ivo Andrić “Non ci sono edifici che sono stati costruiti per caso, senza servire alla società che li ha creati, ai suoi bisogni, speranze e possibilità di comprensione”.

Ricostruzione del tempio di Asclepio a Epidauro, con le rampe di accesso agli edifici (© 2019 J. Goodinson; scientific advisor J. Svolos).

Concludendo è possibile, data la concentrazione di tracce di rampe in edifici pubblici, come i santuari dedicati alla guarigione, frequentati da persone con disabilità motorie, che gli antichi greci fossero consapevoli e sensibili verso i problemi di questa categoria di persone, tanto da costruire strutture adatte a riceverli.

Come i siti dedicati all’atletica erano provvisti di gymnasia e stadi, i santuari per la guarigione erano muniti di strutture adatte a permettere l’inclusione delle persone alle attività rituali.

 

 

 

Debby Sneed, The architecture of access: ramps at ancient Greek healing sanctuaries – Antiquity, Volume 94, Issue August 2020 , pp. 1015-1029, Department of Classics, California State University, Long Beach, USA – Copyright: © Antiquity Publications Ltd, 2020 – DOI: https://doi.org/10.15184/aqy.2020.123 – Published online by Cambridge University Press: 21 July 2020

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