Maggio: mese ricco mi ci ficco!

di Giorgio PCA Mameli

In Sardegna ci sono stati quattro eventi eccezionali: le esercitazioni NATO, l’Algeria si prende il  mare sardo, l’Eni vende Santa Gilla e il tentativo di privatizzare l’aeroporto Mario Mameli. Le cavallette in Ottana al confronto sono una manna.

Tutti i mesi dell’anno hanno una loro bellezza particolare e maggio non fa eccezione, anzi ancora di più. Il focoso Giosué Carducci nelle Rime Nuove a proposito del mese dedicato alla dea Maia scriveva:

  Maggio risveglia i nidi,

maggio risveglia i cuori,

porta le ortiche  e i fiori,

i serpi e l’usignol.

Essendo il Carducci un intellettuale, un poeta, era anche un visionario e, pur non avendo le prove, sapeva, come più tardi ebbe a dire Pier Paolo  Pasolini. E certo queste poche righe di poesia ben si attagliano alla situazione che la Sardegna sta attraversando. Magari fossero solo ortiche e serpi, ci sarebbe da metterci la firma e andare a nozze. Si tratta invece di ben altre sciagure, concatenate neanche fossero ciliegie e, in meno di venti giorni, hanno colpito l’isola. Quale tra tutte le sciagure sia quella nata per prima vien difficile da dire, essendo queste di concepimento carsico e vigliacco. Se si sta alla cronologia dei giornali il primato spetterebbe alla NATO. Questa, come tutti gli stupidi, op. cit. Carlo Maria Cipolla, arreca danni, tanto per dire: al turismo e all’ambiente, senza trarne alcun beneficio. E così  valorosi generali da scrivania si sono lanciati in esercitazioni di cui già conoscono gli scontati risultati: vincenti. Ovviamente. Per ridere s’inventano di rifare lo sbarco in Normandia con la variante dei bombardamenti a tappeto e delle poche o nulle vittime. Sarebbe la guerra perfetta. Però a veder quei poveracci di soldati inzupparsi d’acqua di mare e come cotolette avvoltolarsi nella sabbia, che malignamente gli entra nelle orecchie e nel naso e magari nei calzini e financo tra le vergogne, il riso crudele si fa sonoro e sardonico. La balneazione e la navigazione in quelle aree è interdetta: non per sicurezza, ma per inopinato senso del ridicolo. Come seconda uscita ecco la notizia che l’Algeria ha deciso di allargare le proprie acque territoriali fino a poche bracciate dall’isola di Sant’Antioco. Fosse successo ad altri si sarebbero alzati alti lai e prodi camminatori sulle acque avrebbero tuonato contro il proditorio attacco alle coste nazionali nonché alla democrazia e ai diritti dei popoli e dunque, senza por tempo in mezzo, avrebbero deciso di armare gli invasi e promuovere sanzioni verso gli invasori. Invece per la Sardegna neanche un plissé, quasi non sia parte d’Italia, come peraltro sembra, essendo trattata da colonia e non da pari. Il fatto che gli algerini rivendichino tutto quel mare per poter estrarre gas e altre ricchezze, in seguito ce le  rivenderanno a caro prezzo, non è un’aggravante, ma più semplicemente sinonimo di governativa minchioneria. Giusto per inciso: le pale eoliche piazzate in mezzo al mare risultano sconfinare nella Zona (oibò una zeta) Esclusiva algerina. Più fresconi di così. A uguale livello di strafottenza e arroganza si colloca la vendita da parte dell’ENI, guarda caso ancora l’azienda di Stato, delle saline di Santa Gilla alla Italkali di Palermo. Il tutto all’insaputa della sonnecchiante Regione Sardegna; quando c’è l’ENI di mezzo conta come il due di picche quando briscola è a cuori e soprattutto senza aver interpellato, non si osa dire coinvolto, alcuna azienda sarda del settore. E poiché non c’è due senza tre e il quattro vien da sé sulla stessa china caracolla la vendita dell’aeroporto Mario Mameli di Cagliari. Qualcuno, non si capisce chi, lo vuol vedere passare di mano: dalla Camera di Commercio Cagliari-Oristano ad un fondo privato. E si sa quanto i fondi di investimento e i privati in genere siano animati dalla stessa morale ed etica delle dame di San Vincenzo. Dare un’occhiata di sfuggita alle privatizzazioni di Telecom o di Autostrade. Solo per farsi un’idea. In mezzo a tanta abbondanza due frattaglie: il gas estratto dall’Algeria nelle ex acque territoriali verrà direttamente inviato e lavorato in Sicilia e sempre dalla nazione magrebina partirà un megacavo elettrico di enorme potenza simile a quello che lega la Sardegna alla Sicilia. Al confronto le cavallette, ben preannunciate, che stanno invadendo Ottana sembrano una manna. Comunque alla fine del mese di maggio mancano ancora cinque giorni: se il governo dei migliori a Roma e quello dei neanche così-così a Cagliari si impegneranno potranno mettere in piedi qualche altra citrullaggine. Ci si conta.

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