Moby Prince: emergono dalla Commissione di inchiesta responsabilità sulla tragedia

Dopo quasi trent’anni la Commissione d’inchiesta fa luce su una vicenda che è sempre stata travagliata da omissioni, ombre e declino di responsabilità.

di Annalisa Pirastu

Si fa chiarezza sulla tragedia della Moby Prince. Negli atti della Commissione parlamentare si legge che il problema “non fu causato dalla nebbia”.

Questo è uno dei principali punti fermi dell’inchiesta condotta dalla Commissione del Senato sulla tragica collisione. Lo scontro tra la petroliera Agip Abruzzo e la Moby è avvenuto nella rada di Livorno il 10 aprile 1991.  La drammatica vicenda è costata la vita a 140 persone, 26 delle quali residenti in Sardegna.

Dopo due anni di lavoro oggi  sono stati diffusi i risultati delle indagini illustrati dal presidente della stessa commissione, Silvio Lai.

Silvio Lai ha contestato la “verità” finora riconosciuta anche dalle sentenze dei processi che seguirono l’incidente. Dopo tali processi infatti ci fu una generale assoluzione degli imputati per mancanza di responsabilità.

La “verità” finora conosciuta parlava del problema causato dalla nebbia che avrebbe impedito alla plancia della Moby di vedere la petroliera.

Lai fa chiarezza su questo punto centrale dell’inchiesta e dice “tutte le testimonianze concordano: quel giorno, prima della collisione, nella rada di nebbia non ce n’era. Dopo, con lo sprigionarsi del fumo dell’incendio, sì. Ma prima la nebbia non risulta in alcuna versione raccolta”.

I soccorsi, allertati quasi in tempo reale, sono entrati in attività  un’ora dopo la collisione. Una volta individuata la Moby Prince in fiamme, “si è rinunciato a spegnere il fuoco” e quindi “a salvare le persone che probabilmente a bordo erano ancora vive”.

E’ “scientificamente impossibile”, ha detto Lai, facendo sue le parole degli esperti, che tutte le vittime siano morte “nel giro di mezzora”, come si è sempre dichiarato sino a oggi.

Lai ha evidenziato che  è verosimile che alcuni passeggeri restarono anche dopo il divampare delle fiamme, in zone di relativa sicurezza “molto a lungo”, aspettando fiduciosi che arrivassero i soccorsi. Come si sa i soccorsi non arrivarono mai.

Fatta chiarezza sul problema della nebbia la Commissione ha evidenziato altre lacune nelle ricostruzioni degli eventi fatte finora.

Emerge che la posizione della petroliera era “in divieto”e che la Capitaneria di Porto ha svolto “indagini sommarie”. La Commissione ha anche chiarito che ci sono stati “tentativi di manomissione”, e che per quanto riguarda la parte medico-legale è stata : “lacunosa indagine medico-legale finalizzata solo al riconoscimento delle vittime e non all’accertamento delle cause della morte” .

Il presidente del Senato Pietro Grasso nel suo intervento introduttivo sulle rivelazioni dell’accaduto  ha definito il tentativo di fare chiarezza sulla tragedia, “un percorso tortuoso”, caratterizzato da “coperture e omissioni”.

Paolo Gentiloni, ha parlato di una “ferita ancora aperta”.

Il dossier redatto dalla commissione d’inchiesta, però, potrebbe aprire nuovi scenari, per arrivare a fare finalmente giustizia.

I famigliari delle vittime chiedono infatti la riapertura del processo.

Se lo augura anche Lai, citando Aldo Moro: “La verità ci aiuta ad essere coraggiosi. E speriamo che questo lavoro aiuti tutti a essere più coraggiosi”.

 

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