Una “Piccola Storia”. Cagliari, l’Anfiteatro Romano

Le “gradinate”  contavano  diciotto gradini,  divisi in altezza in tre settori.  Attribuendo uno spazio di 50 centimetri scarsi a ogni spettatore si arriva a un calcolo di capienza di circa 8 mila spettatori. In  un tratto a sud-est dell’anfiteatro, di circa trenta metri, pare che fossero sistemate delle  tribune in legno, di altezza importante e questo farebbe lievitare il numero della capienza stimabile in questo caso a  10 mila spettatori circa

 di Sergio Atzeni

Anche a Cagliari nel II secolo, come in ogni città romana che si rispetti,   fu costruito un anfiteatro.

Nella grande costruzione cagliaritana si  disputavano lotte tra gladiatori, tra animali e anche le cosiddette naumachie cioè le battaglie navali. Oggi rimane solo la metà di quella grande struttura,  la parte incastonata nella roccia, mentre il lato sud edificato  in pietra calcarea bianca è alto oltre 20 metri, ormai è scomparso.

Di regola i romani costruivano  due tipi  di anfiteatri: a struttura piena e a struttura cava. L’anfiteatro di Cagliari assume questi due tipi, la struttura ancora visibile, scolpita nella roccia e del primo tipo,  mentre la seconda eretta nel lato sud è, come detto,  ormai scomparsa era appunto del tipo cavo realizzata con la tecnica del “opus caementicium” un conglomerato di pietrame amalgamato con calce.

Le robusta mura esterne, furono edificate  con blocchi di pietra calcarea accuratamente lavorati e squadrati, provenienti da alcune grandi  cave sotterranee aperte nelle immediate vicinanze. Subito all’esterno della grande costruzione verso est  pare  che esistessero delle tribune, sorrette da pali infissi su  grossi fori quadrangolari, ricavati sulla roccia.

C’è disaccordo  sulle misure della costruzione questo per via del suo stato di conservazione, ad ogni modo le dimensioni non dovevano essere molto distanti dalle seguenti: l’arena, misurava metri 46x 31, ne consegue che il suo perimetro sia più o meno di metri 121 e che la sua superficie si estenda per mq. 1124. L’esterno dell’edificio invece, misurava circa m. 92X 80 e Il perimetro esterno, era quindi di  metri 270, con un  area totale di  metri quadri 5750 circa.

Le “gradinate”  contavano  diciotto gradini,  divisi in altezza in tre settori e attribuendo uno spazio di 50 centimetri scarsi a ogni spettatore si arriva a un calcolo di capienza di circa 8 mila spettatori. In  un tratto a sud-est dell’anfiteatro, di circa trenta metri, pare che fossero sistemate delle  tribune in legno, di altezza importante e questo farebbe lievitare il numero della capienza stimabile in questo caso a  10 mila spettatori circa.

Sotto le gradinate,  lungo l’intero perimetro dell’arena, era ricavato un corridoio  (ambulacro) di servizio ad anello diviso in due identici tratti dalle gallerie chiamate  assiali. La larghezza di tali passaggi, a seconda dei tratti, è in media di metri 1,60  circa, mentre l’altezza è  di m. 2,20,  Il pavimento è allo  stesso livello dell’arena. Erano ricavate anche una serie ( sei o sette) di cellette come luoghi di custodia di circa tre metri quadrati forse come locali per gladiatori o grossi animali.

La sua dislocazione ai piedi del colle di Castello,  è un chiaro segno dell’esistenza di un acropoli proprio lì in quel colle che serviva da serbatoio di uomini per lo stesso anfiteatro. Gli schiavi erano sicuramente custoditi all’interno dell’acropoli di Castello controllati certamente dall’esercito. L’Anfiteatro è anche ubicato in una zona mediana tra la laguna di Santa Gilla  è il colle di Bonaria  zone, che comprendevano l’espansione del centro cittadino.

L’anfiteatro è il segno dell’importanza della città di Caralis in quel periodo I-II secolo dopo Cristo. E ci fa comprendere che anche il numero degli abitanti del centro con le sue dipendenze doveva essere sall’incirca intorno ai 30.000 abitanti.

Con l’affermarsi del cristianesimo nel 438 dopo Cristo l’imperatore Valentiniano abolì le lotte dei gladiatori e così successe anche a Caralis.
L’anfiteatro di Cagliari così cadde in disuso e fu pian piano vandalizzato perché le sue pietre servirono per costruire sempre nuovi edifici sia sotto i vandali, bizantini ma anche in periodo Giudicale. Le maggiori distruzioni però furono compiute sicuramente nel periodo aragonese è specialmente Pisano perché tutte quelle grandi pietre lavorate servirono per edificare parte delle grandi torri e delle infrastrutture di protezione della città fortificata di Castrum Calari e poi Castel di Cagliari, oggi Castello.

Solo nel  XIX secolo queste distruzioni terminarono perché il Comune ne acquisì la proprietà è fece fare indagini archeologiche che furono affidate al canonico Giovanni Spano.

L’Anfiteatro cagliaritano fu spesso usato per delle rappresentazioni di musica leggera ma anche per le  opere liriche perché forniva un palcoscenico  naturale invidiabile.

Per questo, per  meglio proteggere la struttura ed evitare il contatto con il pubblico,  si pensò di rivestire i gradoni originali romani con dei tavoloni in legno che però dopo alcuni anni furono rimossi e ora si sta provvedendo al riutilizzo del monumento  in modo totale con interventi mirati che  permeteranno di renderlo completamente fruibile.

 

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