Progetto Resilienze culturali. Cronaca di due tappe: Orgosolo e l’Iglesiente.

di Massimo Dotta

Le ultime attività del progetto Resilienze culturali dell’Associazione Amici di Sardegna, hanno portato l’attenzione su due diverse realtà di resilienza a Orgosolo e nell’Iglesiente.

Realizzato da Amici di Sardegna grazie a un finanziamento della Fondazione di Sardegna in collaborazione con vari partner fra cui il Consorzio del Parco Geomineario e Storico Ambientale della Sardegna e il CSV Sardegna Solidale odv, Resilienze culturali è partito dalla Necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, per poi spostarsi, come da programma, in diverse località della Sardegna alla ricerca di ciò che resta delle nostre matrici culturali, e dei modi in cui queste riescano a resistere al tempo, all’incuria e allo sviluppo senza memoria.

Ma sopratutto che cosa fanno i giovani in tutte queste, spesso piccole, realtà locali? Possono i loro sforzi di riscoperta e riproposta di conoscenze tradizionali dare qualche risultato positivo?

Proprio alla ricerca di queste risposte si sono dirette le prime due uscite del progetto, arrivando come prima tappa a Orgosolo, dove si è realizzato un documentario grazie all’assistenza di alcuni “Ciceroni” locali che hanno portato la loro testimonianza storica sugli eventi accaduti in paese nella seconda metà del ‘900.

Gianfranco Crissantu ed Enzo Meloni sono stati due ospiti eccezionali, permettendoci di conoscere alcune realtà locali che producono grazie ai loro saperi tradizionali, e la maggior parte di queste sono create da giovani sotto i trent’anni di età.

La visita si è conclusa alle Cantine di Orgosolo dove siamo stati guidati, con grande cortesia, in un tour alla scoperta di come si produce il Cannonau, nettare di cui questa può essere definita una delle zone madri sin dall’antichità.

Gianfranco Crissantu e Roberto Copparoni all’ingresso della Cantina di Orgosolo.

A Orgosolo abbiamo trovato la ricerca di un equilibrio sostenibile tra economia e tradizione che sicuramente può essere preso come modello da riproporre in altre realtà simili.

Il documentario di questa tappa è stato pubblicato il 31 di Agosto ed è visibile seguendo questo link.

La seconda uscita, che ha avuto luogo Domenica scorsa, ha portato il team di Resilienze Culturali nel Sud/Ovest verso l’iglesiente, con un percorso che ha toccato varie località significative a livello storico, turistico, economico e di valori tradizionali trasmessi.

La prima fermata di questo bus culturale si è avuta al Tempio di Antas a Fluminimaggiore dove siamo stati accolti dalla gentilissima Tiziana Cau della Cooperativa Start-uno che gestisce il sito. Tiziana ci ha guidato alla scoperta di quest’antico Tempio e di tutta l’area archeologica che si estende poco distante, con grande professionalità e passione. Finita la visita, ci ha anche raccontato degli sforzi della cooperativa per mantenere il sito a un livello alto, in grado di rispondere a tutte le richieste del pubblico.

Tiziana Cau con Roberto Copparoni e Simone Cirina durante le riprese ad Antas.

Interessante, a questo proposito, la ricostruzione per ipovedenti del tempio, una piccolo gioiello ricostruttivo che permette a chi non può vedere di conoscere il tempio. Le difficoltà nei movimenti dei mesi scorsi dovuti al Covid19 hanno purtroppo colpito anche loro, portando a un meno 50% nelle visite, ma esistono, ci spiega Tiziana, incoraggianti segnali di ripresa anche dal turismo interno.

Ricostruzione del Tempio di Antas per non vedenti.

Dopo aver fatto i complimenti e i nostri migliori auguri a Tiziana Cau e a tutti i componenti della cooperativa, l’escursione ha proseguito verso Masua e Nebida.

Arrivati a Masua siamo stati ricevuti da Alessio Piras, Guida AIGAE e guida turistica dell’associazione Amici di Sardegna, che ci ha accompagnato a visitare questi importanti siti. Un viaggio nel tempo virtuale, che racconta un periodo duro per la popolazione locale, ma che ha portato in Sardegna anche delle piccole importanti influenze culturali esterne, come al tempo in cui Buggerru era chiamata “la piccola Parigi”. Anche in questi luoghi la difficile situazione economica ha visto una risposta culturale da parte delle realtà locali. Ma ancora molto si potrebbe fare.

Si spera, anche con il contributo che questo progetto e i documentari possono dare, che questo patrimonio continui ad essere preservato e raccontato.

Pranzo in compagnia.

Il pranzo, è stato consumato in una splendida pineta, in compagnia di circa 50 cavalli, appartenenti a una comitiva di turisti condotti da guide locali, che mangiavano anche loro, e si riposavano in attesa di riprendere il loro percorso.

Tratto della cinta muraria pisana con torre a Iglesias.

Nel pomeriggio è stato il turno di Iglesias, splendida cittadina medievale, che ha avuto nella storia stretti legami con Cagliari. Dopo una visita alle mura pisane, ancora ben conservate in alcuni tratti, abbiamo incontrato Milena Minio, guida turistica dell’associazione Amici di Sardegna e valida collaboratrice, che ci ha condotto alla scoperta delle porte del circuito murario e di buona parte del centro medievale.

La splendida Cattedrale di Santa Chiara a Iglesias.

Anche a Iglesias sono state effettuate riprese, grazie al sempre pronto Simone Cirina, trasmesse in parte in diretta su facebook, e in parte registrate per il prossimo documentario di Resilienze Culturali su questa parte della nostra isola.

Una torre delle fortificazioni pisane.

Da parte del Presidente di Amici di Sardegna, Roberto Copparoni, un messaggio dedicato a tutti coloro che ci hanno accolto e guidato durante le tappe realizzate:

Grazie di cuore a nome di tutto lo staff per quanto avete fatto e fate per la promozione della cultura e dei territori della Sardegna. Per questo siete delle autentiche testimonianze di resilienza culturale.”

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