Riprende a crescere il mercato immobiliare in Sardegna

Nell’isola il tasso di crescita del settore è assai più modesto rispetto a quello registrato nel 2016:  alla fine dell’anno si stimano in Sardegna circa 12.400 compravendite di abitazioni, il 2,8% in più rispetto al 2016.

di Antonio Tore

Anche in Sardegna, come nel resto d’Italia, il mercato immobiliare sta lentamente tornando ad essere uno dei principali fattori propulsivi dell’economia regionale. Ma nonostante le stime per il 2017 indichino una dinamica espansiva, nella nostra regione il tasso di crescita del settore è assai più modesto rispetto a quello registrato nel 2016: alla fine dell’anno si stimano in Sardegna circa 12.400 compravendite di abitazioni, il 2,8% in più rispetto al 2016. Una crescita nettamente inferiore rispetto a +18% registrato lo scorso anno. L’espansione di quest’ultimo anno è trainata dai comuni minori, dove il mercato aumenta del 3,2%, a fronte di un incremento di poco superiore all’1,5% nei quattro capoluoghi. Un dato, questo, in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale, caratterizzata da una crescita assai più omogenea.

E’ quanto riporta l’ultimo rapporto sul mercato immobiliare in Sardegna elaborato dall’ufficio studi della Cna Sardegna. La ricerca evidenzia come già dal 2015 le transazioni di abitazioni abbiano interrotto in Sardegna il trend di fortissima recessione iniziato nel 2007. “La questione importante – commentano Francesco Porcu e Antonello Mascia, rispettivamente segretario regionale della Cna sarda e presidente regionale della Cna Costruzioni – è capire dove si colloca oggi il mercato, quanto è stato recuperato della profonda riduzione della domanda, in un contesto in cui lo stock di invenduto si è accumulato nel corso degli anni e i prezzi non sono ancora tornati a crescere. Nonostante quest’anno l’espansione abbia riguardato principalmente i comuni minori, nel lungo periodo i nostri dati indicano che il processo di recupero dei livelli passati è assai più rapido nelle città principali, dove oggi risulta riassorbito quasi il 70% dei livelli pre-crisi contro poco più del 50% nei comuni minori”.

La ricerca della Cna sarda evidenzia come nell’intero territorio nazionale ci siano poche province in recupero sensibile, per lo più legate a città metropolitane o a mercati di elevata rilevanza. Una sola provincia si trova nel 2017 a -20,9% rispetto al picco massimo: Firenze. Un nutrito gruppo di 24 province si colloca tra il -25% e il -35% rispetto al picco massimo del precedente ciclo immobiliare: tra queste ci sono anche le città metropolitane di Milano, Roma, Napoli, Genova, Torino, Bari, Venezia, Bologna, Trieste. Sul fronte opposto si possono contare 4 province con un mercato in forte difficoltà con compravendite che si collocano nel 2017 oltre il -55% rispetto al picco massimo: Enna, Isernia, L’Aquila e Rieti.

Altre 26 province presentano una condizione di mercato stabilmente negativa e tra queste si riscontrano anche mercati di una certa rilevanza (oltre 3 mila transazioni nel 2017) come Sassari, insieme ad Ancona, Viterbo, Pesaro, Alessandria, Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia, Pavia, Cremona e Mantova. Nello stesso gruppo rientrano Oristano e Nuoro.

Ma è rispetto ai capoluoghi che si osservano differenziazioni particolarmente importanti. Le città che nel 2017 si trovano vicine al massimo storico delle compravendite sono Siena (-2% rispetto al massimo storico del 2010), Firenze (-6,4% rispetto al massimo del 2004), Milano (-8,2% rispetto al massimo del 2005-2006), Matera, Pisa, Bologna e Salerno. Ben tre città metropolitane si sono riportate su livelli di transazioni storicamente molto elevati.

Quanto alle città sarde Cagliari è quella a mostrare un più rapido recupero: -23% nel 2017 rispetto al picco espansivo del 2004. Segue Oristano con un gap del 31,5% tra il 2017 e, anche in questo caso, il 2004. Percentuali ben più importanti a Sassari, pari al -44% rispetto al 2004, e a Nuoro, -46,5% dal livello massimo raggiunto nel 2005.

 

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