Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Sardara

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Sardara è un comune di poco più di 4.000 abitanti e si trova nella zona storica chiamata Monreale che prende nome dall’omonimo castello risalente al periodo giudicale. È un importante centro agricolo e termale.

Il suo territorio confina con i comuni di Collinas, Villanovaforru, Sanlurit,San Gavino Monreale, Pabillonis e Mogoro.

Il centro abitato si trova leggermente arroccato sul versante meridionale delle colline di “Pranu Cuaddus” e di “Su Pibitziri”.

Nel suo territorio sono presenti numerose tracce della vita delle comunità che in passato hanno abitato il territorio. Fra i monumenti e i siti archeologici più importanti si ricordano il villaggio nuragico con tempio a pozzo sacro di Sant’Anastasia, situato dentro il centro abitato, nell’area dove sorge la chiesetta di Sant’Anastasia.

Qui le antiche popolazioni nuragiche di tutto il territorio praticavano il culto delle acque, perché si riteneva che le acque di questo pozzo avessero delle proprietà curative (“Funtana de is dolus“). L’acqua che lo alimenta proviene dalla sorgente “Sa mitzixedda“, situata sulle colline che sovrastano il paese ed è stata incanalata artificialmente per arrivare al pozzo. Attorno ad esso e alla chiesetta di Sant’Anastasia è ben visibile una parte del villaggio nuragico, dove attualmente vi si trovano i resti di alcune “capanne” nelle quali si riunivano le tribù nuragiche. Gli scavi archeologici effettuati nel sito hanno riportato alla luce importanti reperti bronzei e ceramici. Proprio da questo antico villaggio nacque il centro abitato di Sàrdara.

A poca distanza dall’area archeologica di Santa Anastasia, in località “Sa Costa”, in una tomba a fossa megalitica, nel 1913 vennero rinvenuti i famosi “arcieri in bronzo”.

L’importanza che rivestì il territorio sardarese in epoca nuragica è testimoniata anche dalla presenza di una trentina di nuraghi situati sia sui colli che nelle aree pianeggianti; tra questi si ricorda il Nuraghe Arrubiu, lungo la strada che porta alle terme. Da segnalare anche la presenza di una tomba dei giganti nei pressi del confine con il territorio comunale di Sanluri

Sardara è nota per le sue rinomate terme, che sono situate in una piccola valle a circa 2 km a ovest del centro abitato, ai piedi del castello di Monreale e lungo la strada provinciale per Pabillonis. Qui trovano posto i moderni stabilimenti termali, immersi nel verde del boschetto degli eucalipti, dei pini e della macchia mediterranea, accanto all’antico edificio delle terme romane, che in passato erano conosciute con il nome di “Aquae Neapolitanae (II-I secolo a.C.), citate da Tolomeo nell’Itinenario antonino.

Presso le terme sorse un grosso borgo che viene citato col nome di villa “Santa Maria de is Àcuas” nel trattato di pace stipulato nel 1388 fra Eleonora d’Arborea e Giovanni I d’Aragona.

Le acque termali delle sorgenti di Sardara che sgorgano a varie temperature comprese tra i 50 e i 68 °C, vengono classificate in minerali-bicarbonato-alcaline-ipertermali e sono utili nella cura di disturbi locomotori, respiratori, dell’apparato digerente e per il trattamento di inestetismi della pelle.

Il citato Castello di Monreale fu edificato, probabilmente, poco dopo l’anno 1000 ed è unico nel suo genere in Sardegna perché è il solo ad avere il mastio, otto torri e una cinta muraria lunga circa 1 km che racchiude i resti di un borgo medioevale. Il titolo “Monreale” deriva dalla sua antica denominazione “Castrum Montis Regalis”. Qui vi soggiornarono importanti personaggi della storia del medioevo sardo, come, ad esempio, i giudici Ugone II, Mariano IV di Arborea e la famosa giudicessa Eleonora d’Arborea.

Dopo la caduta del giudicato di Arborea, il castello passò agli Aragonesi e fu compreso nella contea di Quirra. Nel 1470 venne conquistato da Leonardo Alagon, marchese di Oristano, che sconfisse gli aragonesi guidati dal vicerè di Sardegna Nicolò Carroz nella battaglia di Uras. Nel 1478 Leonardo Alagon fu sconfitto nella battaglia di Macomer e il Monreale tornò in possesso degli aragonesi; la fortezza venne poi smantellata e abbandonata.

I piatti tradizionali di Sardara sono quelli tipici del territorio del Medio Campidano come le fave con lardo, agnello con carciofi o finocchietti selvatici, ravioli alla ricotta e zafferano, il pane “civraxiu“, la torta di ricotta, le lumache al sugo e il buon vino prodotto dalle cantine locali.

La vocazione fortemente agricola e pastorale di questa regione ha contribuito a sviluppare una cucina basata su prodotti naturali e genuini, frutto del lavoro nei terreni locali.

 

 

 

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