Rubrica: ”Una Strada, un Personaggio, una Storia” – Cagliari, via Guido Baccelli

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

 di Annalisa Pirastu

La via Guido Baccelli è una traversa di via Generale Cagna a Cagliari. Guido Baccelli nacque a Roma il 25 novembre 1830 da Antonio, chirurgo di fama, discendente di una nobile famiglia fiorentina e da Adelaide Leonori.   Iscrittosi alla facoltà di Medicina alla Sapienza, tra il 1852 e il 1853 ottenne la doppia laurea in Medicina e in Chirurgia.
Baccelli diede un grande impulso all’indagine semeiotica addominale e toracica. I suoi studi sulle patologie cardiache dei grossi vasi, su cui scrisse un’opera in tre volumi, gli permisero di individuare nuovi sintomi e quadri morbosi che documentò.Guido Baccelli fu tra i primissimi in Italia a fare uso dello stetoscopio, al punto da essere talvolta chiamato il medico con la tromba. Lo stetoscopio dell’epoca aveva infatti, la forma di una piccola tromba. Il suo paziente più celebre fu il Re Vittorio Emanuele II che Baccelli assistette durante l’ultima fatale malattia broncopolmonare.

Baccelli sperimentò sul sovrano l’uso terapeutico dell’ossigeno, cura pionieristica, che causò il miglioramento della respirazione, consentendo al Re di curare la sua successione e  di riconciliarsi  con la Chiesa cattolica. Fu in quella circostanza che iniziò una duratura amicizia tra Baccelli e il nuovo Re Umberto I.Nel 1856 divenne supplente della cattedra di Medicina politico-legale. Nel 1862 divenne  direttore della clinica che aveva sede, presso l’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia. Ricoprirà entrambi questi ruoli per cinquant’anni, fino alla sua morte. Il suo rigore intellettuale, la sua efficacia didattica, l’indipendenza del pensiero, la sua religiosità, il suo pragmatismo, riceveranno numerose e autorevoli testimonianze da coloro che lo frequentarono.

Sperimentò la pettiroloquia afona nei versamenti pleurici, illustrò il sintomo della diplofonia nei casi di caverne comunicanti,  individuò clinicamente la angina abdominis. Si attribuisce a Guido Baccelli la pratica diagnostica che consiste nel far pronunziare  al paziente la parola “trentatré” che provoca delle vibrazioni che aiutano l’indagine sulla salute dei polmoni. Baccelli si prodigò nella lotta italiana contro la malaria anche perché, dirigendo la clinica dell’Ospedale di Santo Spirito dove venivano ricoverati i febbricitanti che provenivano dall’Agro romano, vedeva un numero di malati di malaria, di cui imparò a conoscere i sintomi.

Grazie a questa esperienza venne incaricato dal Governo italiano di scrivere una relazione sulla malaria da presentare all’Esposizione Universale di Parigi del 1878. Il suo saggio La malaria di Roma  fotografa le conoscenze più aggiornate sulla malaria, alla vigilia delle scoperte che ne cambieranno completamente la fisionomia, diventando un importantissimo punto di partenza.

Al Santo Spirito accoglierà i due futuri Premi Nobel Alphonse Laveran (nel 1882) e Camillo Golgi (nel 1893) che trovarono conferme alle loro teorie sulla genesi e sull’evoluzione della malaria. Proprio in quell’ospedale, per la prima volta nel ‘600, era stata usata la corteccia della china contro le febbri malariche. Baccelli negò sino alla fine della sua vita  la correttezza dell’esclusivismo anofelico. In altre parole egli non era convinto che fosse solo l’anofele il vettore della malaria.

Il medico Angelo Celli, ‘anofelista’ convinto, voleva rendere accessibile a tutti il chinino. Guido Baccelli invece convinto che la diffusione della malaria fosse legata più alla permanenza di ampie zone paludose e malsane in vaste aree dell’Italia, che non alla presenza delle zanzare anofeli, si impegnò, come Ministro, a promuovere la bonifica agraria e socio-educativa, dell’Agro Romano e poi via via di altre zone italiane, dando così un significativo contributo alla riduzione dell’incidenza di questa grave malattia.

Dal punto di vista terapeutico, Guido Baccelli prediligeva i medicamenti da destinarsi a casi particolarmente gravi o senza speranza. Fu un pioniere dell’uso terapeutico delle iniezioni endovenose che applicò, con successo in casi, che fino a quel tempo apparivano disperati, di perniciosa malarica, una forma particolarmente grave della malattia che portava spesso alla morte in poche ore.

Le sue iniezioni intravenose di idroclorato di chinina che, gli permisero di ottenere alcune guarigioni clamorose dalla malaria perniciosa, lo resero famoso durante il Congresso Medico Internazionale di Berlino del 1890.

 Nel 1907 Laveran, pur elogiando ancora il metodo di Baccelli, gli preferirà il metodo ipodermico più semplice per introdurre i sali di chinino nel circolo generale. Nel frattempo, però, il metodo delle iniezioni endovenose di Baccelli aveva salvato molte vite. Dopo la presa di Roma nel 1870, Guido Baccelli prestò – assieme ad altri 21 professori su 36 de La Sapienza il giuramento di fedeltà al Re per essere confermato nell’insegnamento.

Guido Baccelli ebbe una sfolgorante carriera politica che lo portò ad essere, a cavallo tra ‘800 e ‘900, uno degli uomini di Stato più influenti d’Italia. Nel 1872 venne nominato Presidente del Consiglio Superiore di Sanità mantenendo questo ruolo fino al 1877 e poi, di nuovo, dal 1887 al 1915, per un totale di oltre trent’anni (caso unico nella storia italiana).

 Esponente della Sinistra storica, fu eletto per la prima volta alla Camera nel 1874, assieme a Giuseppe Garibaldi di cui divenne amico e collaboratore in alcune battaglie parlamentari. Nel 1875 entra a far parte anche del Consiglio comunale di Roma dove siederà fino al 1913. Fu per ben sette volte Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia tra il 1881 e il 1900 nel terzo Governo Cairoli, nel quarto e quinto Governo Depretis, nel terzo e quarto Governo Crispi, nel primo e nel secondo Governo Pelloux. Fu anche Ministro all’Agricoltura, Industria e Commercio tra il 1901 e il 1903 durante il Governo Zanardelli.

Nel 1895 predispone come Ministro della Pubblica Istruzione, nuovi programmi, aggiungendo suggerimenti per ogni singola materia, istituendo anche nozioni di lavori manuali, agricoli e femminili. Diede maggiore importanza all’educazione religiosa talvolta a scapito della formazione scientifica. L’insegnamento della storia secondo Baccelli, doveva tendere all’educazione morale e patriottica degli alunni.

Come Ministro della Pubblica Istruzione, promosse a Roma la realizzazione del Policlinico Umberto I e della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea e si dedicò a dare impulso agli scavi archeologici di Pompei e alle Terme di Caracalla.

Umanista e appassionato di antichità classica metterà in gioco tutta la sua influenza e il suo peso politico, per realizzare ambiziosi progetti che rilanciassero la grandezza di Roma.

Guido Baccelli, che aveva una conoscenza diretta dei limiti strutturali insormontabili di edifici storici come l’Ospedale di Santo Spirito in Saxia fu tra i primi a sostenere il progetto di dotare Roma di un nuovo e moderno ospedale universitario, in grado di rispondere alle nuove esigenze scientifiche, assistenziali e didattiche che stavano emergendo in quei decenni rivoluzionari per la medicina e per l’assistenza sanitaria.

Fin dalla sua prima elezione come deputato in Parlamento, nel 1874, il futuro Policlinico sarà costantemente al centro della sua azione politica. Con la sua nomina a Ministro, nel 1881, il progetto ricevette una decisiva accelerazione. Baccelli istituì e presiedette una commissione di illustri clinici con lo scopo di risolvere i problemi inerenti alla costruzione del nuovo ospedale e ottenne i primi finanziamenti statali per il progetto. Si trattava di una struttura a padiglioni collegati tra loro da tipiche gallerie a due piani, secondo quanto auspicato, da Florence Nightingale, per favorire l’igiene e la lotta alle infezioni ospedaliere. Nel 1888, in una solenne cerimonia alla presenza del Re Umberto I e della Regina Margherita fu collocata la prima pietra del nuovo Policlinico dedicato al re. inaugurato ufficialmente nel 1904.

Poiché poi dal Ministero della Pubblica Istruzione dipendeva la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, Baccelli promosse una importante campagna di restauri del Pantheon. Fece isolare il monumento dagli edifici che lo avevano soffocato, fece abbattere i due discussi campanili costruiti dal Bernini e fece collocare sul fronte del tempio delle lettere di bronzo uguali a quelle che vi comparivano nell’antichità per ricordare l’opera di Agrippa: M.AGRIPPA.L.F.COS.TERTIVM.FECIT (Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, edificò).

Ma il grande progetto di Baccelli in ambito storico e archeologico fu la valorizzazione urbanistica della zona monumentale di Roma, conosciuta come la Passeggiata archeologica. La legge da lui promossa vincolava a parco archeologico un’area vastissima di Roma : il Foro Romano con una piccola parte dei Fori Imperiali, il Colosseo, le terme di Traiano, parti di Celio, Palatino, Foro Boario, Circo Massimo, Aventino, Terme di Caracalla, via Appia fino alle mura Aureliane. Quel progetto è il fulcro di ogni visita turistica di Roma.

Non solo l’arte antica e l’archeologia, ma anche l’arte contemporanea doveva essere celebrata per la rinascita nazionale italiana e così Baccelli concepì l’idea di una collezione artistica nazionale dedicata all’ arte moderna, di artisti viventi.

La sede per il Museo fu individuata nel Palazzo delle Belle Arti costruito nel 1911 a Valle Giulia, in occasione dell’Esposizione Universale  per celebrare il cinquantenario dell’Unità d’Italia.

In tale sede nel 1915 furono trasferite e ordinate le collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna che da allora hanno continuato a crescere facendo di questa istituzione la più importante raccolta italiana della produzione artistica dell’Ottocento e Novecento. Un busto in bronzo di Guido Baccelli, ricorda l’ispiratore e primo  promotore della Galleria.

Sposatosi nel 1862 con la nobildonna Amalia de’ Marchesi dei Cinque ebbe il figlio Alfredo. Negli anni successivi alla morte della moglie,  Baccelli si lega sentimentalmente alla nobildonna Eleonora Lorillard Cenci, che aveva salvato dalla morte, e la segue in lunghi soggiorni all’estero rientrando sempre più raramente in Italia.

Nel 1915, nonostante le ormai precarie condizioni di salute, essendo interventista, volle partecipare alla storica seduta parlamentare del 20 maggio durante la quale furono attribuiti i pieni poteri al Ministro Salandra in vista della guerra imminente;

Fu l’ultima seduta parlamentare per Guido Baccelli. Quando entrò in aula sostenuto dal figlio fu accolto da un applauso scrosciante, come era stato tributato poco prima a Gabriele D’Annunzio.  Morì per “sincope cardiaca”, il 10 gennaio 1916. Al Padre, che lo confortò negli ultimi giorni, si narra che abbia detto  di “voler morire da cristiano e da cattolico come era stato educato e come era vissuto”.

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