Sull’inutilità e inadeguatezza dell’ultima ordinanza di Solinas.

di Massimo Dotta.

Ed è arrivata, annunciata nei giorni scorsi dai media, e sbandierata come una idea pro-attiva ed intelligente per contrastare l’emergenza Covid in Sardegna, la nuova ordinanza del presidente della Regione, Christian Solinas.

L’ordinanza pubblicata l’11 settembre, cambia le regole per accedere nell’isola, e i viaggiatori in ingresso saranno “invitati” ad esibire all’imbarco un certificato di negatività al virus o una autocertificazione di negatività indicando il tipo di test (sierologico, molecolare o antigenico) eseguito, oltre che il luogo dove questo è stato eseguito. In caso contrario “devono” effettuare un tampone, non oltre le 48 ore dall’arrivo, per poi comunicare l’esito alle autorità sanitarie locali. Nel caso, quindi, che si sia costretti ad effettuare il test nell’isola si deve anche, comunque, restare in isolamento fiduciario fino al ricevimento degli esiti dell’esame, che di norma arrivano dopo le 48 ore classiche.

Sono indicate anche una serie di categorie di esclusi, ai quali non vengono applicate le medesime restrizioni, come chi svolge attività per organi costituzionali, o gli equipaggi di mezzi di trasporto o persone viaggianti per motivi di salute.

L’ordinanza prescrive anche l’uso delle mascherine all’aperto, sia di giorno che di notte, nei luoghi dove non sia possibile garantire la distanza di sicurezza interpersonale, ma diciamo che il punto più saliente rimane quello che regolamenta gli accessi nell’isola.

Che dire? Proviamo a procedere per ordine, anche se penso non sarà facile.

L’ordinanza nasce da una situazione particolare legata all’incidenza di nuovi casi Covid19 in Sardegna, che si è creata durante l’estate in varie località e che ha interessato un gran numero di turisti e visitatori non residenti.

Dopo le polemiche con la regione Lazio, Il presidente Solinas ha deciso di affrontare questa emergenza con un ordinanza restrittiva che può essere discutibile sotto vari punti di vista.

Prendiamo, a titolo di simulazione, l’esempio di tutta una serie di sardi che lavorano o studiano in altre città italiane, affetti come molti nostri connazionali nella penisola, da pendolarite acuta. Persone che viaggiano continuamente per molti motivi, non turistici, tra la Sardegna e “il continente”, spesso anche più volte alla settimana, il cui numero non è sicuramente trascurabile. Queste persone, come hanno sempre fatto per poter rientrare anche solo per poco, affrontano la fatica del viaggio, perché bus e navette, poi navi e aerei presi spesso stancano, per poter passare qualche giorno a casa.

Cosa dovrebbero fare nel caso che potessero tornare nel week end a casa?

Se per vari motivi, magari legati al lavoro che svolgono, non hanno avuto il tempo nei giorni in cui sono rimasti fuori dalla Sardegna, di svolgere un test, all’imbarco dovrebbero “accettare” l’opzione 2, cioè l’obbligo di test nell’isola entro 48 ore. Ma impossibilitati ad uscire perché, come l’ordinanza impone, si sono sottoposti ad isolamento fiduciario fino all’arrivo dei risultati dei test, come possono eseguire il test? Questo è uno dei primi loop legati all’ordinanza.

Ma troppe altre domande sull’ordinanza sono possibili: Volendo fare il test prima della partenza verso la Sardegna che costi si devono affrontare?; Queste spese verranno rimborsate dalla Regione o dal comune di appartenenza?; Quanto dura la validità del test? Se viaggio 10 volte in un mese posso farne uno mensile?

Tutto questo che senso ha?

I problemi che stiamo affrontato oggi sono legati ad una iper-circolazione tipica dell’estate, e forse i test sarebbero dovuti essere imposti in quel periodo a chiunque entrasse nell’isola. Ma ora questa rigidità sembra molto più dannosa per i sardi non turisti che viaggiano, più che affrontare un problema che si è già verificato. Chiudere la stalla quando i buoi ormai son scappati non è segno di lungimiranza ne di saggezza.

Poi in effetti, volendo essere polemici, gli ambienti in cui si è sviluppato il virus ad Agosto, erano spesso coincidenti con le categorie escluse, perché svolgenti compiti istituzionali, vedi Silvio Berlusconi, quindi l’ordinanza ben poco li tange.

Penso che una soluzione più intelligente, per garantire i controlli all’ingresso in Sardegna, sarebbe quella di realizzare posizioni per test rapidi nei porti e negli aeroporti dell’isola a costo gratuito per i residenti, pagando un ticket per i non residenti. In questo modo si potrebbe avere un buon livello di controllo, senza però creare disagi inutili ai cittadini, che vi assicuro ne hanno già abbastanza di questi tempi. E, in aggiunta, le istituzioni sarde si assicurerebbero anche più collaborazione da parte dei residenti, non costretti a procedure impraticabili per potersi muovere, cosa che sicuramente sarebbe apprezzata anche da quelli che non li hanno votati.

Questo stile “ordinanza” però piace, e sembra che faccia presa sul pubblico: è di facile lettura e ricorda gli sceriffi dei film western, viene quindi adottato come prova di autorevolezza e di attività pronta della politica, salvo poi creare molteplici problemi in fase di interpretazione.

Quindi si ordina velocemente, mostrandosi in grado di prendere decisioni importanti, salvo poi rendersi conto che si è ordinato male, senza elasticità e spiegazioni, vengono allora dubbi, e si riscrive o ci si irrigidisce.

E in mezzo a questo caos i cittadini devono navigare a vista, senza sapere cosa verrà domani.

Tagliare tutto con l’ascia in una situazione in cui sarebbe più necessario il bisturi, è un metodo che non risolve più ….. ma aggrava i problemi.

Ma se proprio dovevate fare una nuova ordinanza per affrontare un problema che reputate grave, non potevate dedicarci un pochettino più di tempo e scriverla meglio?

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