Teatro Cagliari: Blumen pièce originale di Helmut Langestoss.

Tra natura e artificio, l’effimera bellezza delle angiosperme rivive in “Blumen” – pièce originale di Helmut Langestoss – nella mise en scène de L’Effimero Meraviglioso e Sardegna Teatro per la regia di Maria Assunta Calvisi, in cartellone DOMANI (sabato 12 maggio) alle 21 e domenica 13 maggio alle 19 al TsE divia Quintino Sella nel cuore di Is Mirrionis a Cagliari per l’ultimo, duplice appuntamento con la Stagione di Teatro Senza Quartiere 2017-18 organizzata dal Teatro del Segno.

di Annalisa Pirastu

Sotto i riflettori Miana Merisi e Luigi Tontoranelli (che firma anche traduzione e adattamento del testo del misterioso e altrimenti sconosciuto autore) interpretano i due protagonisti, una donna e un uomo sulle soglie della maturità, uniti dal comune interesse per i fiori (blumen in tedesco).

Immersi letteralmente tra petali e foglie i personaggi si mettono a nudo, svelando i pensieri più intimi e segreti, sogni e desideri, timori e disincanto, in un raffinato gioco metaforico per cui i gesti sapienti dell’arte floreale riflettono il gioco delle passioni, l’intrecciarsi delle esistenze ma anche la noncuranza con cui si strappa e getta via un fiore appassito ovvero si calpesta con innocente ferocia un delicato sentimento.

Uno scenario surreale – tra serra e giardino, negozio e atelier – in cui si sperimentano nuovi incroci, insoliti e temerari accostamenti e ardite composizioni di forme e colori, con piena consapevolezza del valore simbolico (grazie a un codice plurisecolare, un vero e proprio linguaggio dei fiori) che ogni singolo elemento assume nell’insieme, fa da sfondo alla duplice “confessione” e alle rivelazioni dei protagonisti. I lunghi e talvolta assordanti silenzi che caratterizzano la vita di una coppia – sia pure sui generis – tra parole non dette e impliciti assensi, s’infrangono, per lasciare spazio ad un fiume (in)interrotto di affermazioni e negazioni, provocazioni e interrogativi alla ricerca della verità.

Un momento cruciale, magari non il primo, forse l’ultimo, in cui i due sono chiamati a decidere insieme ma anche ognuno per sé sul proprio destino, tra il riaffiorare di antichi ricordi, con una punta di nostalgia del tempo perduto, e l’affermarsi prepotente di nuove istanze, nell’arco di una lunga conversazione dove il ciclo delle stagioni e il mutare del gusto e delle mode che influenzano la sfera professionale s’intrecciano alle rivendicazioni e ai rimpianti, alle delusioni e alle aspirazioni per il futuro. Un dialogo curioso, a tratti enigmatico, mostra gli intricati legami costruiti nell’arco di una intera vita, la forza ma anche la fragilità dei personaggi, la necessità e l’impossibilità di immaginarsi da soli, o in due, nell’immensità del cosmo.

“Creature che sognano la luna” ma dotate di rara concretezza, i protagonisti son stati capaci di far fronte, con estro e fantasia, ai mille inconvenienti di un’attività soggetta a corsi e ricorsi, alle evoluzioni sociali e culturali – nonché economiche – e ai mutamenti del costume, all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, con una concorrenza spietata, in un mondo dominato dalle severe leggi del mercato. Un sogno diventato realtà, può sempre trasformarsi in un incubo se le circostanze diventano sfavorevoli o peggio vengono meno le premesse, l’ispirazione. “Blumen” è anche e soprattutto la “storia di una passione”.

Tra dolceamara ironia i due personaggi riflettono sul significato dell’esistenza, sull’evoluzione o involuzione interiore, sulle metamorfosi individuali e i cambiamenti epocali, in un dialogo coinvolgente e sorprendente che tocca temi universali e di stringente attualità, fulcro di un dramma moderno che fa sorridere e pensare.

 

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