The Rappers’ Paradox

di Annalisa Pirastu

Siamo circondati dai paradossi. Ce ne sono a migliaia se non a milioni. Catch 22 è il più conosciuto grazie al libro di Joseph Heller, del 1961. Catch 22 spiega che la preoccupazione per la salvezza di fronte a un pericolo reale e immediato è frutto di un processo mentale razionale. Il militare Orr nel romanzo Catch 22, per smettere di volare doveva solo chiedere ai superiori di essere esonerato dalle missioni di guerra perché si rendeva conto che la sua incolumità era in pericolo. Ma chiedere di essere esonerato significava che Orr non era pazzo, perché si rendeva conto del pericolo, solo la pazzia infatti poteva esonerarlo dai suoi doveri. Ma Orr doveva essere pazzo per accettare di continuare a volare, e sano se non lo voleva fare. Il paradosso era che se il militare era sano doveva continuare a volare e quindi non aveva appigli per chiedere di essere esonerato. Se continuava a volare però era pazzo, visto i pericoli a cui si esponeva e lo si poteva esonerare, ma se invece si rifiutava di volare significava che era sano di mente e di conseguenza doveva volare, ecc ecc.

Il paradosso di oggi è meno cervellotico ed è il paradosso dei cantanti rappers. Ragazzi che a vent’anni guadagnano l’equivalente del PIL sardo. Ragazzi di borgate degradate che sdoganano errori grammaticali “Non LA credo a sta scema.” ( Capo Plaza)
Ragazzi proprio con la “i” perché ragazze rappers faticano a farsi conoscere.  Ragazzi che ti commuovono perché è alla mamma, che dicono che ormai possono permettersi di andare in hotel 5 stelle. Loro tirati su a pasta scondita per mancanza di denaro. “Devo calmarmi, devo calmarmi” cantano, affogati dal successo. Ragazzi che ansimano dalla paura di perdere gli affetti, mentre corrono verso una montagna di denaro.

Il loro paradosso è che dalla cima della montagna scoprono che la loro voce non si sente più. Gli franano sotto i piedi le realtà che li hanno portati lì. Si sgretolano, sotto ogni paia delle mille scarpe che ormai affollano i loro armadi, i sogni irraggiungibili che li ‘arrabbiavano’. Il loro talento si è diluito nell’acqua ragia dove hanno scaricato il colore dai loro pennelli.

“Fatti da parte, fatti da parte” cantano.Un presagio che li inchioda all’impossibilità di dipingere un mondo dove sono ormai scomparsi come protagonisti.

 

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