Parliamo di Sant’Avendrace: un atto d’amore per Cagliari

Cagliari da conoscere e valorizzare. Un atto d’amore per la nostra città. Sant’Avendrace è il primo quartiere storico di Cagliari e deve la sua importanza grazie alla presenza della laguna che per millenni ha dato sostentamento alle varie popolazioni che si sono succedute.

di Roberto Copparoni

Sicuramente in epoca preistorica vi erano degli insediamenti umani anche dentro la laguna, come risulta dal sito di Cuccuru Ibba (nell’area di Macchiareddu-Grogastu) sito neolitico,  che non è stato mai fatto oggetto di studio e di ricerca archeologica, fatta eccezione per alcuni sopralluoghi effettuati dall’Archeologo Prof. Enrico Atzeni che ne ha rilevato la storicità e l’importanza.

Diversi secoli dopo sulle rive nord occidentali della laguna sono approdati i fenici attorno all’IIIV sec. a. C. che, dopo aver realizzato degli scali commerciali, lasciarono ai cartaginesi la costruzione del primo centro urbanizzato di Cagliari. La città allora si chiamava Krly e si sviluppava grosso modo dove ora c’è la città mercato, l’edificio delle poste e l’ex mattatoio. Il porto molto probabilmente era ubicato proprio di fronte all’ ex centrale elettrica di Santa Gilla.

Gli stessi luoghi circa mille anni dopo hanno ospitato un altro importante insediamento medioevale: la città giudicale di Santa Igia. Essa sorgeva grosso modo nella stessa area della antica città di Krly, un poco spostata verso est in direzione campo Scipione/area di San Paolo. Una città estesa circa 20 ettari, abitata da alcune migliaia di persone, protetta da possenti mura e da decine di torri. Al suo interno vi erano diverse chiese fra cui Santa Maria di Cluso e Santa Cecilia.  Assai probabilmente vi era anche un edificio ospedaliero e  una sorta di università.

Fatta questa premessa vediamo quello che le prime civiltà storiche ci hanno lasciato come loro testimonianza. Parliamo dei punici e dei romani. Purtroppo possiamo risalire alla loro storia prevalentemente grazie alle sepolture che ci hanno lasciato, nel cui interno spesso si sono rinvenuti dei corredi funerari, preziosi reperti archeologici, utili per la ricostruzione delle rispettive civiltà con i loro usi e abitudini. Purtroppo degli antichi edifici civili, militari e religiosi non è rimasto praticamente nulla e ciò perché Cagliari da oltre 2500 anni vive e muore su se stessa nel senso che l’area della odierna città è il risultato della sovrapposizione ed espansione urbanistica che nel corso dei secoli essa ha avuto.

In questo discorso appare evidente che le varie amministrazioni che si sono succedute non hanno mai dato eccessiva importanza alla conservazione delle testimonianze del passato, sempre sacrificato per ragioni di ordine contingente e soprattutto elettorale sull’altare del progresso e del benessere.

Le foto che vi presentiamo sono una semplice testimonianza di quanto patrimonio archeologico e identitario vi sia ancora a Cagliari da scoprire e proteggere e che, per una serie di motivi, si cerca come di nascondere.

Il sommesso consiglio che ribadiamo è quello di recuperare tutto quello che si può e rendere fruibile questa grande risorsa che i nostri antenati ci hanno lasciato, prima che sia davvero troppo tardi, nella convinzione che la cultura, se opportunamente perseguita, paga sempre.

 

 

 

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