Uras: “Basta con gli scontri nel Centro Sinistra se si vuole governare”

Il senatore sardo  di Campo Progressista: “Si torni a parlare di programmi e  dei bisogni della nostra comunità, rinunciando allo scontro, alle vendette, alle prepotenze”

 redazione

Il senatori Luciano Uras, ex Sel,   che ora  ha abbracciato la causa dello schieramento di Pisapia “Campo Porgressista”,  tenta  di buttare acqua sul fuoco per avvicinare le varie anime del Centro Sinistra. La posizione dei sondaggi che pongono  in testa a tutti i partiti il Movimento 5 Stelle evidentemente  non lascia dormire sonni tranquilli a molti politici. Per questo l’invito ai dirigenti del Centro Sinistra  a sotterrare l’ascia di guerra e sedersi in un tavolo fumando il calumet della pace e intavolare delle serie  trattative è una soluzione perseguita del senatorie sardo.

Questo che segue  è il suo invito:

“Lo scontro interno alla classe dirigente dello schieramento di centro sinistra deve finire, se si vuole esercitare la responsabilità del Governo, e se si vuole contrastare la deriva xenofoba, populista, fascista. Il senso dell’esistenza e della consistenza di uno schieramento politico avanzato sta nella sua capacità di realizzare la “rinascita etica, sociale ed economica dell’Italia”, si torni a parlare di programmi, dei bisogni della nostra comunità, rinunciando allo scontro, alle vendette, alle prepotenze”.

Il senatore Uras così continua:  “Attualmente i sondaggi sulle intenzioni di voto danno il primato al Movimento Cinque stelle che apre una forbice con il PD da un minimo di 3, ad un massimo di cinque punti percentuali. Mediamente il M5Stelle vale circa il 30 %, mentre il PD poco sotto il 27. La eventuale coalizione di “centro – sinistra”, fino alle formazioni della sinistra di alternativa, si attesterebbe a circa il 34% dei voti, se fosse politicamente unificabile”.

“Il dato numerico esplicita un dato politico preoccupante. Con una legge elettorale, di fatto proporzionale pura, sarebbe inevitabile la ingovernabilità, una ulteriore confusione gestionale nei metodi e negli obiettivi. Una situazione negativa in funzione del necessario superamento della crisi economica e sociale italiana, un ulteriore peso sulle difficoltà di parti importanti del territorio nazionale ad iniziare dal Mezzogiorno a dalle Isole. Per questo una nuova legge elettorale rimane un tema ineludibile”.

“Alle politiche del 2013 – ricorda Uras – il partito democratico prendeva 8 milioni e 644 mila voti. Il 25,4%. SEL 1.089.000 voti pari al 3,2%. Lo 0,5 il Centro Democratico e lo 0,4 il Sudtiroloer Volkspartei. Italia bene comune, ovvero il centro sinistra, valeva complessivamente il 29,5%, pari a 10.047.000 voti. Il Movimento 5 stelle, primo partito a quelle elezioni con il 25,5%, prendeva consensi pari a 8 milioni 689 mila voti.

La coalizione di centro destra, al completo e prima della scissione di NCD, valeva il 29,1%. Lo 0,4 in meno (125 mila voti circa) del centro sinistra.  La coalizione intestata a Mario Monti il 10.5, oltre 3 milioni e 500 mila voti. Un anno dopo, alle elezioni europee, il PD prendeva il 40,82%, l’Altra Europa con Tsipras 4,03, e sommando i consensi del SVP, Italia dei Valori e Verdi, si aveva un Centro-Sinistra a oltre il 46 %. Il Movimento cinque stelle raccoglieva il 21,16 – praticamente la metà del solo PD. Il centro destra il 31,04″.

“Questo per dire che, paradossalmente, l’area democratica e progressista appare elettoralmente più forte rispetto al 2013. Ma in crescente declino. Litigiosa e divisa. I cittadini italiani da questa parte politica – ha concluso Uras – si attendono un messaggio di unità rafforzata in grado di garantire al Paese sicurezza e serenità nella libertà”.

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