Casa Circondariale di Uta “Ettore Scalas”. Continua la lotta contro l’introduzione di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto cagliaritano

Ennesimo tentativo di introdurre droga dentro la struttura carceraria. Dura presa di posizione della Cgil

di Antonio Tore

Continua la lotta da parte del personale di Polizia Penitenziaria contro l’introduzione di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto cagliaritano.

Nella giornata del 9 c.m. all’interno Casa Circondariale “Ettore Scalas” Uta, una ragazza dell’età di circa 27 anni ha introdotto dello stupefacente per consegnarla al proprio ragazzo detenuto.

Il personale di Polizia Penitenziaria in servizio al reparto colloqui, accortosi dei movimenti sospetti da parte del recluso, tra l’altro con la presenza del proprio minore, ha chiesto la sospensione del colloquio per accertarsi di quanto spesse succedendo. In effetti dalla perquisizione del carcerato è stato rinvenuto un quantitativo di hascisc all’interno degli slip, per il maldestro tentativo d’introduzione della sostanza dentro l’apparato rettale.

Le strategie attuate dai detenuti sono sempre più raffinate per l’introduzione dello stupefacente, ma il DAP pensa solo a come rendere più liberi i detenuti di circolare, con l’errata convinzione che tanta libertà possa essere la panacea di tutti i mali…. La c.d. sorveglianza dinamica risulta sempre più una strategia fallita !

A darne notizia è il Coordinatore regionale della FP CGIL Polizia Penitenziaria Sandro Atzeni, che esprime “i propri complimenti per l’ottimo risultato raggiunto a coloro che hanno partecipato all’operazione andata a buon fine, grazie al costante controllo e opera di prevenzione del personale in sevizio presso l’istituto cagliaritano dimostrando ancora una volta di possedere doti di elevata professionalità e spirito di abnegazione è riuscita ancora una volta ad evitare l’introduzione illecita della pericolosa e vietata sostanza, con il rischio che tali sostanze possono provocare.

Il problema è sempre il solito, cioè si pensa sempre più a migliorare le condizioni di vita dei detenuti all’interno delle carceri e non si pensa, invece, a dare strumenti efficaci al personale di Polizia Penitenziaria che è chiamata ad assicurare la sicurezza e la legalità negli Istituti di pena.

La lotta continua nonostante la disperata situazione deficitaria di uomini e mezzi e strumenti per la sicurezza”.

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