Gli inguardabili della TV: Pechino Express

Ieri si è svolta la semifinale di questo adventure game di Rai 2 prodotto con Magnolia, che sembra impossibile sia durato per nove puntate con spettatori davanti allo schermo assonnati di sicuro

di Annalisa Pirastu

“Non capita, ma se capita…… “ recita una pubblicità. Ecco se capita che sia rimasto un solo canale in tv e su quello ci fosse Pechino Express, non guardarlo sarebbe un arricchimento culturale.

Ieri si è svolta la semifinale di questo adventure game di Rai 2 prodotto con Magnolia, che sembra impossibile sia durato per nove puntate con spettatori davanti allo schermo assonnati di sicuro.

Il programma è condotto da un impacciatissimo Costantino della Gherardesca assurto agli onori televisivi senza un perché plausibile, che sembra aver mandato a memoria quel che deve dire, con la solennità di un guru qualificatosi su Internet.

Il programma ruota intorno a una gara dove due persone in accoppiata gareggiano contro altre coppie in luoghi che possiamo solo immaginare bellissimi, poiché dalla trasmissione ne vediamo e capiamo ben poco.

Sette giorni fa i concorrenti  erano in Tanzania, ieri in  Sudafrica. La gara ha inizio in canoa nel fiume Storms River nel parco di Tsitsikamma ma la macchina da presa inquadra quasi principalmente i concorrenti e  i loro dialoghi banali e superficiali alla Grande Fratello. I paesaggi mozzafiato, i canyons, le scogliere sull’oceano, non sono il piatto principale che ha trasferito tutta la troupe e i concorrenti in questi luoghi esotici.

Ciò che di fatto occupa un posto privilegiato nello svolgimento del programma è  il tentativo dei concorrenti di arrivare alla tappa successiva, riuscendo a farsi trasportare in auto o con mezzi di fortuna, da sconosciuti; essere ospitati per la notte senza sborsare un centesimo.

Peccato che in entrambi i casi sia difficile dimenticare che dietro ciascuna coppia c’è la troupe televisiva che rende qualunque scambio o richiesta ad estranei, artificiale e improbabile.

Nei loro spostamenti inoltre molti dei concorrenti si rapportano alle popolazioni del luogo in un inglese stentato, sgrammaticato e penosamente scolastico, tranne che per Porcella che paradossalmente parla fluentemente l’inglese ma è penalizzato da una cadenza Cagliaritana che tocca nervi sensibili quando parla in italiano.

Ci viene mostrato il labirinto della Redberry Farm, una tra le attrazioni turistiche più famose della città di George, completo di Minotauro spaventoso che tira fuori….una clessidra per il gioco, e di un Arianna sbacciucchiona che timbra il passaggio con un bacio al rossetto.

L’ultimo spostamento della puntata è al faro di Capo Agulhas dove si conclude la trasmissione.

Per tutta la puntata non ci è dato conoscere granché del Sudafrica malgrado una simbolica apertura di trasmissione con i protagonisti che indossano ammiccanti T-shirts con l’immagine di Mandela.

Della cucina locale non vi è traccia visto che ogni volta che li vediamo mangiare, i concorrenti consumano spaghetti e pasta varia e se ne beano perché, come dichiarano senza vergogna trovandosi in un paese straniero di cui dovrebbero consumare i piatti, è da tanto che non ne mangiano. Unica nota positiva è che la tipica lamentela degli italiani all’estero sul caffè espresso, ci viene risparmiata.

Certo si può obbiettare che Pechino Express è un adventure game e non un programma di viaggio. Ma c’era proprio bisogno di andare all’altro capo del mondo per mostrare quanto possono essere provinciali gli italiani?

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