Libri: Claudio Demurtas all’esordio con “Chiaro di Venere” In corsa al premio Campiello

Claudio Demurtas, nato a Mores ma vissuto tra Palermo e Carbonia, concorre alla 55° edizione del Premio Campiello con la sua opera prima. Demurtas fa cosi compagnia al novero degli scrittori sardi (come anche Vanessa Roggeri) che, negli ultimi anni, hanno conquistato il mondo editoriale, non solo italiano, ma anche internazionale

di Antonio Tore

Dopo Cristina Caboni, finalista al premio Bancarella, è la volta di un altro scrittore sardo, Claudio Demurtas, nato a Mores ma vissuto tra Palermo e Carbonia, porsi in evidenza e concorrere alla 55° edizione del Premio Campiello con la sua opera prima. Demurtas fa cosi compagnia al novero degli scrittori sardi (come anche Vanessa Roggeri) che, negli ultimi anni, hanno conquistato il mondo editoriale, non solo italiano, ma anche internazionale, ed hanno ricevuto, innanzitutto, l’apprezzamento dei lettori amanti ancora della storie impresse sulla “carta stampata”.

Con il suo romanzo “Chiaro di Venere”, Demurtas attraversa un periodo storico molto vivace dal punto di vista della partecipazione delle persone e degli studenti, in particolare, alla vita politica nazionale e internazionale. Si parte, infatti, con la guerra in Vietnam del 1963 per arrivare alla uccisione di Salvador Allende, presidente democraticamente eletto in Cile, assassinato nel settembre 1973 dai militari golpisti. All’interno di questo periodo, si colloca il movimento degli studenti che prese le mosse in Francia e, successivamente anche in Italia, nell’ormai “mitico” 1968.

Il tema principale di questo romanzo è il processo di maturazione sentimentale politica e religiosa di Federico, un giovane studente universitario di giurisprudenza, che rispecchia pienamente le contraddizioni e le problematiche di un’epoca di transizione dal boom economico dei primi anni sessanta a un mondo nuovo che metteva in contestazione, col sessantotto, idee, valori e comportamenti del passato.

Il periodo storico, ricco di dibattiti, discussioni, assemblee politico-culturali e musica (in questo stesso periodo nacquero i fenomeni dei “complessi beat”, a iniziare dai Beatles e dai rivali Rolling Stones), portò nuovi modi di pensare di agire e di fare a tutti i livelli nei paesi di cultura occidentale, a cui si sente estraneo, all’inizio, Federico Nemis (protagonista del romanzo) , che, pur provando disagio per questo rimescolio di valori, si dedica invece a tutt’altro mondo, quello del calcio.

Attorno al protagonista ruotano altri personaggi che sono secondari, ma funzionali alla tematica scelta dall’autore, in primis i ragazzini della scuola media di Pariano, la sua ragazza conosciuta all’Università Luisella, che assume un fondamentale ruolo maieutico (un rapporto, poi, conclusosi), don Marino e i vari amici che appaiono però come sfocati e privi di vera consistenza.

La storia si svolge in una cornice che sotto traccia rivela una Sardegna onirica, ma non per questo meno vera, che cela sotto nomi di fantasia paesaggi di Cagliari, Carbonia, Ilbono e della mitica Arbatax dalle rocce rosse. La fisicità di questi spazi viene descritta in modo intenso e per certi aspetti lirico che, però non appare fine a se stesso, ma congeniale a stati d’animo e sentimenti del protagonista del romanzo.

In conclusione, gli avvenimenti e la tematica del romanzo, pur con le dovute e immancabili differenze temporali e storiche e quindi comportamentali, riflettono bene i travagli, le sofferenze, le emozioni dei giovani di ogni tempo nella ricerca del sè.

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