Mostra fotografica a Cagliari

a cura della redazione

E’ in corso di svolgimento, presso il Palazzo regio o Vice regio di Cagliari, una bella esposizione di fotografie realizzate dalla Fotografa Marina Patteri. I soggetti ripresi riguardano alcuni luoghi costieri  della Sardegna del Sud Ovest che circa 2800/3000 anni fa hanno accolto i naviganti provenienti dall’odierno Libano. Le località fotografate riguardano Cagliari, Pula (Nora), Domusdemaria (Chia Bithia), Capo Malfatano, Sant’Antioco (Sulki).

Le immagini proposte sono davvero belle esse ci parlano di luoghi, più o meno conosciuti, ma declinati in modo assai originale in una ottica che definirei quasi atemporale. Immagini dove la profondità dei contesti ci porta e rivedere i nostri orizzonti culturali e storici, troppo spesso proposti dentro steccati di egocentrismo culturale  e di unicità identitaria.

Tutti i popoli sono diversi e unici allo stesso tempo, ogni luogo di questa terra dovrebbe essere la nostra patria. Certo, le nostre radici sono in questa isola, ma non ci devono impedire di essere cittadini del mondo e di contestualizzare la Sardegna, nel Mediterraneo e nell’intero pianeta.

Dico questo perché con tali discorsi siamo i primi a isolarci dal resto del mondo; mondo con il quale siamo indissolubilmente in contatto e dal quale non possiamo e dobbiamo prescindere.

Le immagini di Marina sono molto profonde, ricche di autentica poesia e ci trasmettono queste sensazioni riportandoci per cerci aspetti alle varie contaminazioni di altri popoli con cui i nostri antenati sono entrati in contatto. Fra questi i fenici e poi i punici che non hanno portato la “civiltà in Sardegna”, perché nella nostra isola era presente la civiltà nuragica a cui tutti noi siamo fortemente legati e orgogliosi di vivere in questa terra. Purtroppo per vari decenni molti studiosi hanno detto e scritto molte innesattezze sulla presenza in Sardegna dei Fenici e dei Punici, prima fra tutte quella di ignorare le varie civiltà neolitiche e nuragiche che per millenni hanno vissuto in questa magnifica isola chiamata Sardegna. Tale impostazione ha fatto si che la storia della Sardegna e la sua civiltà venisse fatta iniziare dai fenici, con la scusa che i nuragici non possedevano una scrittura.

Nella foto: la Fotografa Marina Patteri e il Prof. Roberto Copparoni

Anche su questo bisogna fare delle precisazioni…Infatti riesce difficile credere che un popolo capace di realizzare delle titaniche torri di pietra alte fino a 25 metri, senza uso di malte cementizie, in grado di studiare gli astri e il cosmo, in grado di realizzare statue a tutto tondo fin dal I millennio a.C. e produrre migliaia di bronzi con la tecnica della cera persa, non conoscesse la scrittura.

Per la verità diversi studiosi sostengono che i nuragici conoscessero la scrittura (e vi sarebbero anche diverse testimonianze in tal senso, attraverso delle incisioni ritrovate su materiale lapideo e terra cotta.). Alcuni sostengono che il materiale su cui si scriveva era costituito da lastre di sughero, facilmente deteriorabili. Questa circostanza potrebbe giustificare il motivo di questa assenza.

Complimenti dunque a Marina Patteri per essere riuscita con i suoi scatti senza tempo a affrancare la Sardegna da una visione stereotipata e autocelebrativa che accentua solo l’isolamento e una certa indifferenza verso tutto quello che accade oltre i nostri confini e che spesso non si vuole conoscere, ovvero il proprio futuro.

Commenta!