No al Nucleare

di Roberta Manca

Le recenti polemiche sollevate dalla individuazione di siti nei quali realizzare i depositi per lo smaltimento di scorie nucleari, alcuni dei quali in Sardegna, ha destato viva preoccupazione e sgomento nella popolazione dell’isola.

Infatti non si comprende come lo Stato possa continuare a proporre siti di smaltimento nucleare in Sardegna quando la quasi totalità dei sardi ha più volte manifestato in ogni modo la sua contrarietà a questa ipotesi. A tale proposito si deve ricordare che già nel 2011 si tenne un referendum popolare consultivo a tale riguardo e oltre il 97% dei sardi disse a chiare lettere NO AL NUCLEARE.

Come se non bastassero i kilometri quadrati di servitù militare presenti in Sardegna che danno alla nostra isola il triste primato di regione con la più elevata percentuale di territorio occupato da queste servitù in campo nazionale. Infatti sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare…ma non solo perché il 60% delle servitù militari italiane sono proprio in Sardegna.

Tralasciando il non marginale problema che questo fatto ha comportato e comporta per la Sardegna e, soprattutto, per via della devastazione di suoli e ambienti con le esercitazioni militari nelle quali, è bene ricordarlo, sono state utilizzate delle munizioni arricchite con uranio impoverito. A parte il bisticcio verbale resta il dramma di una isola che non riesce a far sentire la propria voce, il proprio volere.

Eppure lo stesso Presidente della Repubblica Francesco Cossiga non ha usato mezzi termini quando circa 10 anni fa il giornalista Antonello Lai gli chiese di pronunciarsi in merito alla ipotesi che la Sardegna potesse ospitare delle scorie nucleari. Egli disse che in questo caso sarebbe stato giusto scendere in piazza con la lepa in mano e lui sarebbe disposto a farlo come ex Presidente della Repubblica e, sul possibile uso delle bombe, ha affermato che solo la violenza può sconfiggere l’ingiustizia …

Un messaggio molto forte che non tutti hanno compreso bene.

Forse è giunto il momento di farlo?

Per ora credo ci siano ancora degli ampi margini per evitare questo problema ma, i dubbi restano e bisogna tenere massima l’attenzione di tutti.

Infatti sono certa che fra poco si metteranno in atto delle strategie di comunicazione finalizzate a determinare consenso su questa deprecabile ipotesi. Il palinsenso è sempre lo stesso ovvero affermare che i territori interessati da questi insedimaneti riceveranno tanti benefici economici, sgravi e agevolazioni fiscali, bonus e prebende…

Insomma…si cercherà di comprare il consenso come è avvenuto a Sarroch, Portoscuso, Domusnovas,e altri paesi con posti di lavoro ma non solo.

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