Rubrica – La Sardegna dei Comuni – Las Plassas

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Las Plassas (Is Pratzas in sardo) è un comune del Sud Sardegna che conta poco più di 200 abitanti e confina con Barumini, Pauli Arbarei, Tuili, Villamar e Villanovafranca.

Si trova  nella regione storica della Marmilla, nel fondovalle del corso del Flumini Mannu e, insieme  Baradilii, Setzu e Bidonì è uno dei comuni più piccoli della Sardegna.

Il paese ha origini antiche e il suo territorio venne popolato fin dalle epoche preistoriche. In epoca romana  a far parte del territorio della Colonia Augusta Uselis e vi venne edificato un maestoso tempio a Giove da parte dei suoi abitanti, chiamati allora Uneritani; lo testimonia un’epigrafe attualmente esposta presso il MudA (Museo comunale multimediale del Regno di Arborea).

Nel medioevo il villaggio fece parte della Curadoria di Marmilla (circoscrizione amministrativa medievale) nel giudicato di Arborea e nel suo territorio venne edificato un castello che faceva parte della cortina difensiva meridionale del regno arborense.

Le vicende trecentesche di questo villaggio e del castello sono raccontate nelle sale del MudA.

A partire dal 1410, con la caduta del giudicato, il suo territorio venne conquistato dagli aragonesi e entrò a far parte del Regno di Sardegna e, dal 1420, venne infeudato prima ai de Montcada, poi ai Royg; nel 1477 passò ai Besalù, sotto i quali venne costituito in Baronìa di Las Plassas. Nel 1541 venne acquistato da Açor Zapata con diploma di Carlo V firmato a Ratisbona il 6 maggio 1541 (Archivio di Casa Zapata, d.f.1).

Don Açor II Zapata Montpalau, primo barone di Las Plassas, già maggiore del porto di Iglesias, alcalde del castello di Cagliari, cavaliere di Calatrava, ambasciatore dello Stamento Militare al re Filippo II nel 1560. La baronia comprendeva il castello, i cui ruderi sono ancora oggi visibili, e le ville annesse:Barumini, dove sorge il Museo Casa Zapata, e Villanovafranca. Da allora la famiglia Zapata (che si era altresì imparentata con gli Ingarao ed aveva assunto il nome del paese come predicato nobiliare, divenendo Ingarao Zapata di Las Plassas) mantenne il feudo fino al 1839, quando venne riscattato con l’abolizione del sistema feudale voluto dai Savoia. La famiglia Zapata dimorò in Sardegna fino alla fine del XX secolo.

Il Castello di Las Plassas o di Marmilla, che ha dato il nome al territorio circostante, svetta da una collina conica. Edificato prima del XII secolo come roccaforte di confine per il controllo del territorio nel Regno di Arborea, rimase in funzione fino alla fine del XV secolo. Oggi rimangono tre lati di una torre a nord, una torre a sud e un raccordo tra le torri occidentali. Il perimetro della fortezza appariva come una nave con prua e cassero.

Il Castello giudicale di Las Plassas, risalente al XII secolo, è stato edificato ad un’altezza di 270 metri, sulla sommità di un’altura perfettamente conica che sovrasta il Paese e ha rappresentato una stategica roccaforte di rilevante importanza militare, con funzioni difensive del Giudicato di Arborea, essendo stato costruito lungo il confine meridionale dello stato oristanese, a protezione di una delle regioni più fertili, vocata alla coltivazione di cereali e legumi.

Il Castello subì nei secoli diverse dominazioni: nel 1409, in seguito alla famosa battaglia di Sanluri, svoltasi in località “Bruncu de Sa Battalla”, che si concluse con la sconfitta degli arbonensi, il Castello de Marmilla, fu infeudato dall’Iberico Pietro de Besalù per essere acquistato, nel 1541, dall’aragonose Açor Zapata, con un atto di investitura firmato da Carlo V, Imperatore e Re di Sardegna.

I siti archeologici più importanti comprendono una Tomba dei Giganti, in località Mesedas, risalente al XIX secolo a.C.; il Nuraghe s’Uraxi, pentalobato, ancora seminascosto del 2000 a.C. circa e altri  nuraghi semplici come quelli di Mariga, Etzi, Bruncu ‘e Forru e quello del Castello di Las Plassas.

Il MudA (Museo comunale multimediale del regno di raborea) si articola in una serie di ambienti attrezzati con tecnologie multimediali che fanno immergere i visitatori nelle suggestioni della vita del medioevo arborense.

I reperti più significativi consistono in un’epigrafe, un concio figurato, ceramiche locali, italiche e iberiche, oggetti da gioco in osso e oggetti in metallo, da guerra o da costruzione. La funzione multimediale consiste nel ricreare un viaggio attraverso i tempi e la storia e i filmati raccontano come questi oggetti della vita quotidiana del Castello e nel villaggio venivano fabbricati, commerciati e utilizzati.

Il MudA è stato realizzato in una casa campidanese ottocentesca (casa Diana). Alla realizzazione ha partecipato tutto il paese, in particolare la compagnia di rievocazione Sardisca di Las Plassas, la compagnia d’armi Medievale di Sanluri e il gruppo di musica medievale Atziganos di Las Plassas.

Nel paese si trova la chiesa di Santa Maria Maddalena, situata ai piedi del Castello, risale al XIV secolo con pozzo nuragico all’interno.

L’edificio religioso principale del Paese, di gusto rinascimentale, è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, fu edificata nella seconda metà del 1600 sui ruderi di un’edifico bizantino e completata agli inizi del 1700.

La prima attestazione del 1610, un inventario degli arredi parrocchiali, dimostra che nella chiesa erano presenti due retabli, uno vecchio e uno nuovo, numerose statue e dipinti e tutti i paramenti sacri e che la stessa presentava anche una cappella del SS. Crocifisso e una di Nostra Signora del Rosario, dove si riuniva la Confraternita omonima. All’esterno sorgeva un cimitero, chiuso da un muretto e da una porta.

Notevoli sono due campane del 1583 fatte realizzare dal maestro campanaro Lorenzo Broton, da Francesco Zapata, mentre altre due campane furono rifuse per volere di Ignazio Zapata, contemporaneamente all’avvio del cantiere per la costruzione del nuovo edificio.

La chiesa Santa Maria delle Grazie (detta anche di Monserrato) sorge alla periferia sud est del paese, in un’area intensamente frequentata in tutte le epoche storiche: nei suoi pressi venne individuata una fornace utilizzata in epoca punica e romana e all’interno della chiesa vi è un pozzo sicuramente preistorico.

Al centro del paese si trova la Chiesa di San Sebastiano, patrono del paese, in onore del quale nel mese di Gennaio viene accesso un grande falò.

Nel paese sorgevano anche altre due chiese: quella di Sant’Antioco e quella di San Giuseppe.

La chiesa di Sant’Antioco è probabilmente il primo edificio religioso costruito a Las Plassas, in età altomedievale, come lascia ipotizzare l’intitolazione. L’edificio era già in grave rovina nella seconda metà del Settecento; il culto verso il Santo, comunque, era ancora vivissimo, con vespri, messa cantata e processione (le spese per la festa erano pagate dal marchese Francesco Zapata). Non è da escludere che il materiale con il quale era costruita venisse in genere utilizzato per le periodiche riparazioni delle altre chiese.

La chiesa di San Giuseppe, con un piccolo convento per i padri cappuccini, fu costruita nel 1867 per volere del cav. Francesco Guirisi, già prefetto; la chiesa venne consacrata dal vescovo di Ales mons. Zunnui il 9 maggio 1869. Da quello stesso anno il convento fu abitato dai padri cappuccini che svolsero la loro attività nel paese; ma, di lì a poco, lo abbandonarono, forse per gli ormai difficili rapporti fra Stato e Chiesa o forse per divergenze sorte con il fondatore. Alla morte di quest’ultimo le statue di San Giuseppe e San Francesco, alcuni quadri e soprattutto l’organo furono donati alla parrocchia. Invece gli edifici passarono all’Ospedale di San Francesco di Sales e all’Ospizio di San Vincenzo de’ Paoli, di Cagliari, che vendette i preziosi marmi alla parrocchia di Pauli Arbarei. Nel 1920 gli edifici del convento e della chiesa furono acquistati dal nobile Marcellino Serra, in quell’anno sindaco del paese.

A Las Plassas si svolge ogni autunno la sagra delle leguminose (sa festa de su lori) con una cena con piatti tipici a base di Legumi coltivati nelle campagne.

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