Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Mandas

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Mandas è un comune italiano di poco più di 2000 abitanti e confina con i paesi di Gesico, Escolca, Serri, Gergei, Siurgus Donigala, Nurri, Suelli.

Il nome del paese, già citato nel XIII secolo, è riconducibile al sardo mandara e al latino mandra che hanno il significato di “recinto per bestiame”.

Nella storia del paese, è di notevole importanza la presenza del Ducato di Mandas nel 1614, un ducato che includeva ben 16 comuni della Sardegna, che durò fino al 1843 data in cui in Sardegna vennero abolite le signorie.

“Mandas è una stazione ferroviaria di smistamento dove questi trenini si fermano per una lunga e piacevole chiacchierata dopo l’ardua arrampicata sulle colline”. Così David Herbert Lawrence, nel 1921, scriveva nel libro “Sea and Sardinia”, arrivando alla stazione di Mandas, paese che, allo scrittore inglese, suscitava emozioni e suggestioni. ” Quasi non credevo ai miei occhi” diceva “tanto tutto era simile all’Inghilterra, alle regioni brulle della Cornovaglia o alle alture del Derbyshire”.

Mandas, importante centro di raccordo tra il campidano e le barbagie, trova in epoca nuragica le sue origini come dimostrano le oltre 48 rovine di nuraghi e villaggi, tra cui quelli de su Angiu (Bangius), Ardiddi o la tomba dei giganti di “s’arruina de su procu”.

L’evoluzione del territorio è testimoniata dalla presenza fenicio punica prima e da quella romana poi di cui, oltre alle vestigia di villaggi e necropoli , si vedono ancora alcuni tratti della strada Kalaris-Ulbiam (la Cagliari-Olbia).

Dopo essere divenuto, attorno all’anno 1000, capoluogo della Curatoria di Siurgus, Mandas presente con i propri rappresentanti , nel 1355, al primo Parlamento sardo presieduto dal Re Pedro “Il Cerimonioso”, diventa feudo dei carroz prima e dei Maza de Liana poi. Fu proprio all’ultimo dei feudatari di Valencia che, il 23 dicembre 1614, il re di Spagna Filippo III elevò il paese a Ducato, l’unico concesso dagli spagnoli in Sardegna.

Oltre al citato complesso nuragico-punico-romano di “su Angiu”, da dove proviene la navicella votiva (custodita nel museo archeologico di Cagliari), una volta giunti a Mandas è d’obbligo una passeggiata per il centro storico dove per dirla sempre con Lawrence, “si sente lo spazio intorno e la libertà di muoversi, come mai in Italia, dove tutto è così classico e definito”.

Lasciata la centralissima via Cagliari, è d’obbligo fare una breve sosta davanti all’ex collegio degli Scolopi, oggi Circolo di lettura, risalente al 1864, realizzato grazie ad un lascito, del 1803, di don Bartolomeo Casu, nobile di Mandas arruolatosi nelle truppe napoleoniche.

“Proseguiamo tra l’arenaria ed il granito” consiglia Lawrence “sull’acciottolato ineguale della strada, fino in fondo”.  Nella via Roma appare  il compendio medioevale di Sant’Antonio Abate con la chiesetta duecentesca , la strada romana antistante il tempo e, a pochi metri, il museo comunale “I lollasa de is aiaiusu”, un percorso nella memoria storica ed economica del territorio. Di uguale importanza la “quasi” intatta seicentesca Curia Ducale (oggi casa del parroco), la Chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo Apostolo, il Maggiore, costruita tra il 1585 ed il 1605 in stile gotico-catalano. Da ammirare i pregevoli altari lignei settecenteschi, le statue policrome seicentesche, il coro ligneo e la paratora risalenti al 1640. Ed ancora l’Altare Maggiore del 1777, opera del regio marmoraro Giovanni battista Franco, e il fonte battesimale del 1760. Da notare come la balaustra, la credenza e le acquasantiere sono in marmo bardiglio di Mandas.

All’uscita della chiesa una tappa d’obbligo è a “sa perda de sa bregungia”, l’antica gogna medievale. Di rilevante interesse è ancora il complesso seicentesco di San Francesco e San Cristoforo. Soprattutto l’ex sede dei Minori Osservanti presenta un ciclo di affreschi cinquecenteschi tutti da “gustare”. Ed ancora si consiglia una breve tappa alla Stazione Ferroviaria dove dormì D.H. Lawrence e dove sta nascendo il Parco letterario a lui dedicato . A poche decine di metri il parco Acquabona con l’annessa fonte risalente al medioevo.

 Sono tantissime le manifestazioni religiose e civili: il tradizionale appuntamento con la festa di S. Antonio Abate ed il caratteristico falò; i riti della Settimana Santa; i festeggiamenti in onore di S.Isidoro, patrono degli agricoltori; la festa di S. Giovanni Battista, primo patrono del paese , ed a luglio “sa festa manna” con il patrono S. Giacomo; la sagra del Formaggio; la festa dell’Assunta che vede come cornice la festa dell’Emigrato e ad ottobre, i riti per la co-patrona S. Vitalia e S. Francesco , titolare dell’omonimo convento.

Il paese fu a lungo snodo della ferrovia a scartamento ridotto che da Cagliari conduceva nel Mandrolisai e in Ogliastra ed oggi è una linea turistica del Trenino Verde, che segue panoramici tracciati sulle orme di Lawrence, tra colline coltivate, gole, pareti rocciose e la riva nordorientale del lago Mulargia.

 

 

 

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