Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Masullas

Ogni settimana racconteremo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Masullas è un piccolo paese di circa 1.200 abitanti, situato nell’Alta Marmilla (Sardegna centro-occidentale), in provincia di Oristano. L’abitato sorge ad un’altitudine media di 120 m s.l.m.

Il territorio si estende per 18,88 km2 di cui la parte più a nord-ovest, risulta all’interno del Parco Naturale del Monte Arci,  istituito con L.R. 31/89.

Masullas ricade in pieno nell’Area 1 (il Monte Arci) del Parco Nazionale Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto, nel 1998 dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.
I suoi territori comunali confinano a nord con Morgongiori, Siris e Pompu; a nord-est con Simala; a est con Gonnoscodina; a sud-est con Gonnostramatza; a sud con Mogoro; a ovest con Uras.

Dista circa 70 Km da Cagliari e 40 da Oristano; risulta facilmente raggiungibile poiché a soli 7 Km dalla SS 131. Nella parte nord-occidentale del territorio comunale di Masullas si trova il giacimento di ossidiana di Conca ‘e Cannas; esso secondo alcuni studiosi è probabilmente il più grande ed interessante del Mediterraneo.

Il Cav. Vincenzo Incani, a seguito di un’intensa attività di studio, ricerca, catalogazione, ha raccolto una imponente collezione di minerali e fossili, apprezzata da studiosi ed appassionati non solo a livello locale e regionale.  Da diversi anni aveva allestito presso la propria abitazione una interessantissima esposizione.  La collezione dei minerali, di alto interesse scientifico e culturale, è composta da campioni, per la maggior parte sardi e in particolare della zona di Masullas.

La raccolta dei fossili consta di migliaia di campioni di invertebrati e vertebrati dal Cambriano all’Olocene, in prevalenza sardi. Il Cav. Incani, convinto sostenitore che la Cultura e la Conoscenza Scientifica rappresentino i veicoli principali per il vero arricchimento dell’essere umano, ha, successivamente, accolto la proposta dell’Amministrazione Comunale di trasferire la propria Raccolta di Minerali e Fossili presso i locali del Convento dei Cappuccini di Masullas.

Il territorio di Masullas appare discretamente abitato sin dall’età preistorica, come dimostra l’alto numero di nuraghi presenti, tra cui, i più noti, sono Su Pàra, Mustazzori, Onigu, Bissanticcu e Corongiu Arrubiu.

Nel periodo giudicale il villaggio di Masullas era  compreso nel giudicato di Arborea. Caduto il giudicato arborense nel 1410, ormai trasformato in marchesato di Oristano, Masullas fu amministrato direttamente dalla Corona d’Aragona.  La chiesa più antica è in assoluto quella di San Leonardo, edificata nel periodo medievale. Allo stesso periodo appartiene la piccola chiesa di Santa Lucia.

La chiesa parrocchiale è intitolata alla Vergine delle Grazie, meglio conosciuta come “Sa Gloriosa”; non è stimabile con certezza la data di inizio dei lavori, mentre l’anno del termine dei lavori si può far risalire al 1694, data ancora ben visibile nel fregio presente nella monumentale facciata dell’edificio.

Il paese di Masullas è da sempre conosciuto con il proverbio “Masuddasa sa idda de is cabonis cun is puddasa”, cioè il paese dei galli e delle galline.

L’associazione con questi animali è dovuta molto probabilmente al poema in versi, ascrivibile al 1850 circa, “Sa scomunica de Predi Antiogu Arrettori de Masuddasa”, un testo anonimo e tradotto anche in tedesco e in inglese per la sua ampia diffusione anche all’estero. Sa scomuniga de predi Antiogu arrettori de Masuddas è un componimento satirico in versi,  scritto da un anonimo,  e databile intorno alla metà del XIX secolo.

Il componimento è una lunga predica fatta da Padri Antiogu, parroco di Masullas, dedicata agli ignoti ladri che avevano rubato il suo bestiame. In questi versi Padri Antiogu, espressione della cultura paesana, scomunica ufficialmente (usando le formule latine, unici versi non in sardo) i malfattori e condanna i vizi e i peccati della sua comunità, dai giovani agli anziani.

Le leggende narrate dagli anziani del paese sono varie, tuttavia le più conosciute sono “Sa Perda Sposa”, “Sa Musca Maccedda”, “Sa Spiridada de Masuddasa”.

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