Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Nurallao

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Nurallao (Nuràdda in sardo) è un comune italiano di poco più di 1.000 abitanti e si trova nella provincia del Sud  Sardegna.

Il toponimo Nurallào, pronunziato effettivamente Nuradda, trova riscontro nel nome dei Nuraghi: Nuraddèi di Guasila, Nuraddèo di Suni, Nuragaddu di Porto Torres e soprattutto nell’appellativo muradda (Bortigali e Dualchi).

Nurallao deriva quindi, quasi certamente, la sua denominazione dall’antico vocabolo nuragico-etrusco nura, mura, “mucchio”, ed il suo originario significato effettivo potrà essere stato “muraglia”, forse da qualche muro difensivo di cui il villaggio sarà stato in antico munito. L’origine nuragica sia del toponimo che del centro abitato viene infatti confermata dall’esistenza, nel suo territorio di numerosi nuraghi.

Nel territorio però sono stati fatti anche numerosi ritrovamenti di epoca romana ed anche iscrizioni. La più antica documentazione del toponimo finora rintracciata si trova nell’atto di pace fra Eleonora d’Arborea e Giovanni d’Aragona del 1388): Nuradau. Questa forma, assieme con quella ufficiale attuale Nurallào persuadono che in origine il toponimo suonasse esattamente Nurallà/Nuraddà, cui si è aggiunta una vocale paragogica.

Di notevole importanza è la tomba megalitica di “Aiodda” nell’omonima località, recentemente portata alla luce dagli scavi, una delle più grandi del Mediterraneo. Il monumento inoltre ha restituito diversi Menhir, monili e reperti diversi di notevole valore.

La tomba megalitica di Aiodda fu scoperta nel corso di lavori agricoli e oggetto di un successivo intervento di scavo archeologico nel 1979. La tomba si presenta incassata nel declivio di una collina volto ad est. La pianta del monumento è costituito da una camera ”navetiforme”, a sezione trasversale ogivale, delimitata all’esterno dai resti del tumulo. Il prospetto anteriore, dovuto ad una successiva fase edilizia, rispecchia quello classico delle tombe di giganti.

Nelle strutture murarie sono state riutilizzate numerose stele figurate, che ripropongono i motivi simbolici delle statue menhir sarcidanesi: capovolti a candelabro, pugnali semplici e doppi, ecc. All’interno – fra i numerosi resti umani – una quantità rilevante di spilloni ”a losanga” in rame o bronzo, insieme a frammenti ceramici, permettono di inquadrare l’arco di utilizzo del monumento tra le fasi finali dell’età del rame e quelle iniziali dell’età del bronzo antico, cioè tra la fine del III e l’inizio del II millennio a.C.

I resti di nove Nuraghi, la tomba megalitica e il pozzo sacro sono le testimonianze nuragiche di Nurallao; la tomba megalitica di Aiodda fu edificata intorno al XV a.C. su una collina a qualche km dall’attuale abitato: ha il corridoio tombale realizzato con menhir protosardi (3000- 2500 a.C.) e sicuramente il sito sul colle era già sacro ai Protosardi che vi eressero i simulacri di pietra (i menhir), poi riutilizzati dai Nuragici, che simboleggiavano anche i loro defunti più carismatici o eroici.

A Nurallao, nei primi anni sessanta furono rinvenuti in località “sa conca de sa figu” importantissimi reperti, in particolare due bronzetti rappresentanti un Sardus Pater ed una Dea, oltre una quantità notevole di stagno e piombo che unitamente ad un edificio circolare che ha restituito i materiali, fanno parlare di una fonderia. Sono presenti numerosi nuraghi: Poiolu, Nieddiu, Tramalizu, Frumiga, Pranu de is faas (pranu ‘e sciasa), per citarne alcuni. In località Nieddiu, nei pressi del nuraghe, si trova un pozzo sacro che, se la presenza di rinforzi edilizi in calce ne suggeriscono fasi edilizie di epoca punico-romana, risale nella sua originaria edificazione al periodo nuragico.

Tra Nurallao e Isili, nel sito appellato Bidda Becia, si trovano i resti di abitazioni, strade, pozzi, ecc., di un villaggio dell’epoca romana. D’altronde la ricchezza di testimonianze varie, relative all’antichità, è dimostrata dalla febbrile attività e dallo scempio operato dai tombaroli e dagli scavi clandestini in genere.

Nurallao appartiene ad una zona, il Sarcidano, che, in passato era ricchissima di boschi e di sorgenti. Nel suo territorio, inoltre, erano (e in parte lo sono ancora oggi) molto diffusi i giacimenti di argille, così come abbondante era il calcare.

Un primo sensibile sviluppo e modificazione dì alcune attività artigianali si ebbe a seguito della costruzione della ferrovia (la Isìlì Sorgono fu inaugurata nel 1889) e, quando, quasi contemporaneamente, vennero i carbonai Toscani a sfruttare i boschi.

Sempre secondo gli anziani, nel periodo della I guerra mondiale, iniziarono le ricerche per l’estrazione e lo sfruttamento di ”su caullinu” (il caolino). Ma è durante e dopo la I guerra mondiale che si è proceduto, invece, all’estrazione e all’utilizzo dell’argilla refrattaria, poiché questa, oltre ad essere usata per la produzione di vari tipi di oggetti per uso domestico, fu impiegata per diverse esigenze belliche.

Tra gli anni ’20 fino agli anni ’60 ci fu grande interazione tra le attività delle cave e delle ferrovie complementari della Sardegna e Nurallao ne fu il centro principale. In corrispondenza di case cantoniere e di fermate, erano stati costruiti dei piani caricatori dove veniva depositato il materiale estratto dalle cave.

Il principale punto di raccolta era in corrispondenza della fermata di Cignoni, ma anche nelle case cantoniere n° 16, 18, 19, 20 e 21. In pratica, il materiale estratto dalle cave veniva portato e depositato sui piani caricatori: all’inizio questo trasporto veniva effettuato tramite carri trainati da buoi e anche manualmente, successivamente con camion. In corrispondenza della fermata di Cignoni e della C.C. 20, vennero addirittura costruite delle piccole vie in ferro lunghe circa 600-700 metri che collegavano i luoghi estrattivi alla ferrovia. Su di esse transitavano dei piccoli vagoncini che venivano spinti a mano o trascinati con un argano.

L’argilla veniva così scaricata sui piani caricatori e raccolta a seconda del tipo, se refrattaria o bentonitica. Da qui, manualmente e dagli anni ’50 con pale meccaniche, veniva depositata sui carri ferroviari del tipo a sponde basse. Su ogni carro venivano caricati 20-30 quintali di materiale in totale; il treno era composto, oltre che dalla locomotiva a carbone, anche da 6-7 carri.

Durante i primi anni ’60, tutti i giorni, il treno così composto partiva nella prima mattinata, transitando per Nurallao verso le 11 e arrivando a Cagliari nel primo pomeriggio.

Poco dopo la stazione di Nurallao, all’altezza dello scambio, venne anche costruito uno scivolo nel quale veniva scaricata l’argilla per una vicina fornace sottostante (Funtan’e Susu), che veniva così alimentata di materiale per caduta.

Durante il viaggio e a seconda della potenza del mezzo di trazione, capitava che il treno dovesse fermarsi nella stazione di Sarcidano per staccare alcuni carri prima della salita di Is Barroccus vicino a Isili; arrivato in questa stazione, staccava i carri trainati e ritornava a prendere gli ultimi e, con la composizione completa, procedeva per il porto di Cagliari. Qui l’argilla veniva scaricata sul molo, destinata alle successive lavorazioni principalmente in stabilimenti della Penisola.

 

 

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