Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Samatzai

Ogni settimana racconteremo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Samatzai è un centro di oltre 1700 abitanti, il cui territorio si estende nella Sardegna meridionale, in provincia di Cagliari, a 32 Km dal Capoluogo. Il territorio confina a nord con Guasila, a est con Pimentel e Barrali, a sud con Donori e Ussana e ad ovest con Nuraminis-Villagreca e Serrenti. L’ubicazione geografica di Samatzai ripete la solita collocazione di tanti paesi dell’abitato sorto vicino ad un corso d’acqua.

Per quanto riguarda la derivazione del nome di Samatzai esistono varie ipotesi: potrebbe derivare dal greco “ Samax “ cioè stuoia , o da ”Samas “ Dio del sole dell’antico popolo mesopotamico e questa denominazione  rispecchia la realtà che Samatzai ha ancora oggi, cioè che il suo territorio è eccessivamente battuto dal sole.
Si presume, inoltre, che Samatzai non abbia avuto sempre questa denominazione. In un documento del 1219 riguardante la cessione di alcuni territori della Trexenta dati in dote dal Re Torgotorio di Cagliari a suo figlio Salucio di Lacon , si parla della cessione del villaggio di “ Santu Maccari” risalente ai primi anni mille. Anticamente il paese di Samatzai non sorgeva dove attualmente si è esteso, ma comprendeva una serie di agglomerati sparsi un po’ ovunque tra cui Santa Barbara,  Amydala   ( Bidda Mendula ),  Baralla, Oliri e Tradori. Non si conosce, però, il motivo che ha spinto la popolazione di questi villaggi  a riunirsi nell’unico villaggio di “ Santu Maccari “.
Il paese nel 1355 passò dalla dominazione Pisana a quella Aragonese, quando il feudo fu ceduto dai conti della Gherardesca  alla famiglia De Ampurias e, nel 1362 passò in proprietà della Signoria di Samassi sotto il dominio di Antonio di Podio Alto.

Dopo la morte di Antonio di Podio Alto, Samatzai fu data alla figlia Giovannetta, sposata con Mauro di Monteboi o Montebovino ( Montbuy ), finchè nel 1450 fu venduta al Vice Re di Sardegna. I baroni risiedevano in un palazzo il quale nel periodo più antico aveva l’aspetto di un  castello con un ponte levatoio sotto il quale passava un fiumicello. All’interno del palazzo vi era una cappella e un carcere sotterraneo e nel cortile vi era un capestro esposto a testimoniare l’autorità degli spagnoli.

Nella zona l’idrografia è ridotta ad un unico corso d’acqua a deflusso perenne, il Riu Mannu, peraltro situato in un’area decentrata e marginale dell’agro. Alimentati da alcune sorgenti, due rivoli stagionali, Riu Muttedu-Pardu e Riu Margiani, attraversano l’abitato e a valle si congiungono in località Is Benatzus.

Gli anni ’60 e ’70 videro la nascita di due importanti industrie (Calcidrata e ItalCementi), legate allo sfruttamento delle risorse locali (calcare, argilla, arenarie, …) che, però, ebbero poca ricaduta occupazionale sull’abitato (il 16% della manodopera della Cementeria risiedeva a Samatzai). Tali insediamenti hanno determinato un consumo del territorio a svantaggio dei sistemi produttivi tradizionali in agricoltura.

Notevole è la presenza di insediamenti archeologici nel territorio, la maggior parte non rilevata dalle competenti Soprintendenze e quindi non sottoposta a vincoli di tutela. Per antica tradizione il territorio si suddivide in due parti: Sartu de sus e Sartu de bàsciu. Per Sartu de sus si intende tutta quella porzione che si estende verso nord delimitata dai confini con Serrenti, Guasila e Pimentel. Per Sartu de bàsciu quella che si estende verso sud-est delimitata dai confini con Villagreca-Nuraminis, Ussana, Donori, Barrali e ancora Pimentel.

Le manifestazioni religiose più importanti sono quelle in onore dei tre Santi Bertorio, Giustino e Fedele (il 26-27 Maggio), quella in onore di San Pietro (seconda domenica di Luglio), quella patronale di San Giovanni Battista, Madonna delle Grazie e San Raimondo Nonnato
(29-30-31 Agosto).
Un’altra festa tradizionale molto sentita è la Candelora (2 Febbraio) organizzata da secoli dalla locale confraternita della Madonna del Rosario, che rispetta tutto un cerimoniale complesso e singolare le cui radici conducono a epoca precristiana.

Samatzai si può considerare una delle patrie delle “ launeddas “ ha infatti dato i natali a Beppe Sanna (1846-1922) e suo figlio Francischeddu (1868-1935) maestri   del grande suonatore di launeddas Dionigi Burranca, scomparso nel 1995.

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