Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Antonio Taramelli

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

Via Antonio Taramelli è una traversa di via Pessina.

Antonio Taramelli nasce a Udine il 14 novembre 1868. Di famiglia borghese di tradizioni risorgimentali, figlio del geologo Torquato Taramelli, Antonio è conosciuto per le sue ricerche archeologiche in Sardegna. Antonio Taramelli si stabilì in Sardegna  nel 1903 e, con incarichi diversi, vi rimase per 30 anni. Dopo la laurea in lettere all’Università di Padova e il diploma in archeologia alla Scuola nazionale di Archeologia, la sua carriera si sviluppò nell’ambito della ricerca archeologica e della tutela dei beni culturali.

Fu parte attiva negli scavi punici  di Sant’Avendrace, Sulki, Cornus e Bithia.  Presenziò alle ricerche nei siti nuragici di Santa Vittoria , Paulilatino, Abbasanta, Sarroch e contribuì alle ricerche nelle necropoli di Anghelu Ruju e Sant’ Andrea Priu a Bonorva. Le sue ricerche furono determinanti per la conoscenza dei riti funerari sardi pre-nuragici e nuragici. Si devono a Taramelli inoltre i restauri di vari monumenti medioevali in Sardegna.

Lo studioso girò tutta la Sardegna per ricerche archeologiche poi documentate da pubblicazioni, organizzando in maniera scientifica, storica e sistematica, il patrimonio archeologico dell’isola. Fu nominato Senatore del Regno durante il periodo fascista il 7 maggio 1939. Tuttavia  Taramelli fu uno studioso controcorrente rispetto al Fascismo perchè le sue ricerche tendevano a far emergere il prestigio della civiltà nuragica, mentre le logiche imperiali del fascismo erano interessate e tese, a evidenziare la grandezza della stirpe italica nelle sue origini.

Taramelli fu direttore del Museo archeologico Nazionale di Cagliari e gli fu affidata la direzione degli scavi archeologici nel capoluogo. Il suo ambito di competenza comprese in seguito l’intera regione quando divenne Sovrintendente di I classe agli scavi e musei archeologici della Sardegna. Fu attivo anche in ambito accademico dedicandosi all’insegnamento nell’università di Cagliari, nella cattedra di Archeologia come professore incaricato. Fu membro dell’Accademia dei Lincei.

Tramelli rese onore alla Sardegna anche dal punto di vista enogastronomico. Sulla rivista dal titolo “L’Albergo in Italia”, pubblicata dall’ENIT e dal Touring Club Italiano nel 1930, Taramelli con vignette firmate “Claudius”, pubblicò degli articoli dal titolo “Gastronomia sarda” dove illustrava le tradizioni eno-gastronomiche sarde. Gli articoli sono in forma di dialogo tra un turista e un residente sardo sul traghetto per Olbia. Il sardo si offre come guida per far conoscere al “continentale” le eccellenze gastronomiche dell’isola.

Taramelli lodò le produzioni orticole del Campidano, della Baronia, del Sassarese, decantando in dettaglio i fagioli e fagiolini di Desulo, di Aritzo, di Tiana, le patate di Gavoi e di Ollolai, i carciofini decembrini di Bosa, fornendo anche ricette per  provare i carciofi al forno con le erbe di timo, maggiorana e basilico, preparati dalle donne di Cagliari. Taramelli esalta le pesche di Nuragus e della Planargia e invita qualche industriale a investire nello sfruttamento dei frutti selvatici, abbondanti e deliziosi.La parte principale per le carni tocca ad agnelli e capretti ma anche ai maiali. Taramelli non dimentica la selvaggina, fornendo  anche consigli per le tecniche di caccia al cinghiale, muflone, pernici. Descrive i pesci: muggini, anguille, molluschi e le “rinomate murene, che nei mari di Carloforte e di Oristano, avevano il privilegio di casta, dovendo essere consumate soltanto sulle tavole dei nobili”.

Taramelli descrive il pane carasau e il pane moddi di Tonara e Desulo. Parla poi della fregola sarda, dei malloreddus, dei mustazzeddus di Oristano, dell’aranciata di Nuoro, dei  torroni di Tonara, delle zippulas del Campidano.  I formaggi sono esaltate per la varietà e la qualità. I vini li descrive in dettaglio per le diverse qualità e per le zone di produzione. Oliena, per il vino introvabile destinato alle feste e alle nozze, Oristano per la vernaccia, e poi i moscati del Campidano e il Cannonau. L’ abbardente di pura grappa d’uva senza dimenticare le eccellenti acque minerali dell’isola.Taramelli valorizzò quindi non solo il patrimonio archeologico della Sardegna ma anche i suoi prodotti alimentari.

Taramelli morì a Roma il 7 maggio del 1939.

 

 

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