Tagliare la mano che ti nutre. Dieci anni di tagli alla cultura. A Roma il 15/o Rapporto Annuale Federculture 2019.

di Massimo Dotta

Negli ultimi dieci anni sono andati misteriosamente perduti 700 milioni di risorse pubbliche dedicate, dalle Regioni, Comuni, Province, alla cultura e allo spettacolo. In controtendenza i consumi culturali degli italiani crescono e dopo il cosiddetto quinquennio “nero” del 2008/2013, quando la cultura ha sofferto la crisi economica, nel 2019 sono stati spesi ben oltre 72,5 miliardi di euro, il 6,7% del budget familiare, per esigenze intellettuali.

La media nazionale è di 127,7 euro, ma in Trentino Alto Adige si arriva a 178,8 euro al mese, mentre Calabria e Basilicata spendono meno della metà (64,3 e 67 euro). E restiamo comunque lontani dai nostri parenti europei che spendono in media, l’8,5% del budget familiare per la cultura, con i Danesi che toccano l’11,5%.

Questi dati sono riportati sul 15/o Rapporto Annuale Federculture 2019 “Impresa Cultura. Politiche, Reti, Competenze”, presentato il 31 ottobre a Roma dal presidente Andrea Cancellato e dal direttore Claudio Bocci, alla presenza del ministro dei Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini.

La situazione che ne emerge non è confortante, un paese con grandi dislivelli culturali, che legge sempre meno. Cancellato nel suo intervento, ci rassicura: “dopo un decennio difficile, con la grande crisi internazionale del 2008 e poi quella italiana del 2013, ora assistiamo a un momento di ripresa che si sta consolidando in quasi tutti gli ambiti. In primo luogo dove si è investito di più, come musei e siti archeologici”.

E sono stati proprio i musei e i siti archeologici ad avere il maggior successo con un incremento dei visitatori del dieci percento rispetto al 2017, con forti incrementi in Campania e Liguria. Sempre con grandi differenze sul territorio italiano dove, in Trentino Alto Adige o in Toscana il 40% della popolazione va al museo, mentre in Puglia e Calabria solo il 20%. Come motori del successo sono stati indicati, vanto della Riforma Franceschini, i musei ad autonomia speciale che nell’ultimo anno hanno avuto più di 30,5 milioni. Anche i bambini di 6 anni o più sono andati, almeno una volta, a musei,mostre e siti archeologici.

Sono invece stabili gli ingressi a teatro (che nel decennio calano del 4,8%), in leggera flessione il cinema (-1,6%). Anche in questa classifica il Trentino Alto Adige è primo con il 29% della popolazione che va a teatro, mentre la Sardegna è, tristemente, ultima con solo il 9,3%.

Carlo Fontana nel suo intervento alla presentazione ha affermato la necessità di cambiare: “Non solo risorse, qui serve un cambio di mentalità. La cultura è un asset strategico per il paese: ogni euro speso ne genera altri 2,5 di ricaduta sul territorio”.

Non dimentichiamo, che sopratutto in Italia, la cultura attira visitatori e turisti stranieri, che nel 2018 hanno raggiunto i 63 milioni, con un aumento del 51,2% in 10 anni. Anche Bocci nel suo intervento ha sottolineato che “il turismo culturale rappresenta il 35,4% del totale” del turismo italiano.

Il ministro Franceschini, nel suo intervento, ha ricordato che “La cultura è uno dei canali trainanti della crescita possibile del paese e investire in cultura e turismo è una risorsa davvero per tutti. Senza dimenticare l’inestimabile patrimonio che abbiamo ereditato dal passato, ora è importante investire sempre di più nella creatività e nel contemporaneo”. Il ministro ha quindi annunciato che “nel nuovo assetto del ministero, ci sarà una struttura che si occuperà permanentemente delle industrie culturali e creative”.

Un settore che invece è in caduta libera è quello della lettura. 1,3 milioni di lettori in meno negli ultimi dieci anni, con soli quattro italiani su dieci che leggono almeno “un” libro all’anno.

Sopravvivono nicchie di lettori molto forti, che hanno letto oltre 12 libri nell’ultimo anno, ma tutt’attorno è il deserto.

Dei dati che dovrebbero spingere a maggiori investimenti per la cultura, ma che invece, nonostante le parole del ministro, non avranno un seguito nelle decisioni di governo.

Infatti queste decisioni, come i tagli al credito d’imposta varati dalla legge di Bilancio 2019, potrebbero danneggiare il settore culturale e dare il colpo di grazia definitivo al settore del libro.

I tagli, in vigore a partire dal 2020, si abbatteranno pesantemente sui musei autonomi, con cifre pari a 2,3 milioni. E colpiranno, forse definitivamente, anche le già deboli librerie con tagli pari a 1,25 milioni per i crediti d’imposta. Come riportato dal quotidiano La Repubblica, questi provvedimenti dovrebbero permettere al governo di risparmiare un totale di 5.590.250 euro a partire dal 2020.

Ma per altri versi rivelano una miopia grave e dannosa per tutti.

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