Sardegna: Il Turismo che non c’è…

la Sardegna potrebbe vivere di turismo tutto l’anno se si riuscisse a mettere a regime una serie di offerte integrate di turismo sostenibile utilizzando le risorse e i giacimenti di varia natura che la Sardegna esprime come: Risorse umane inespresse/Archeologia/Arte/Artigianato/Eventi/Enogastronomia e produzioni alimentari/Grotte e cavità/Mare e isole minori/Natura e ambiente/Etnia e Spiritualità/Sagre e Tradizioni

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Tutti affermano che il turismo è assai importante per la Sardegna. Spesso si fanno e dicono tante cose in tal senso, ma i risultati non sono mai come quelli attesi.

Forse perché pi pensa al turismo come settore e non come sistema. Se veramente si volesse un altro sviluppo per la Sardegna perché si continuano a adottare politiche poco coerenti, se non addirittura incompatibili, con tale visione?

A mio avviso le cause sono diverse e hanno molteplici implicazioni che si collegano a una serie di elementi quali: le caratteristiche socio economiche della Sardegna, aspetti di tipo culturale, la discontinuità territoriale dentro e fuori la Sardegna, una politica eternamente contingente, miope e campanilista,  spesso legata al dilemma fra lavoro o salute, la faziosità di alcuni amministratori, nonché l’esasperato individualismo di tanti.

Come ho più volte affermato la Sardegna potrebbe vivere di turismo tutto l’anno se si riuscisse a mettere a regime una serie di offerte integrate di turismo sostenibile utilizzando le risorse e i giacimenti di varia natura che la Sardegna esprime come:

Risorse umane inespresse/Archeologia/Arte/Artigianato/Eventi/Enogastronomia e produzioni alimentari/Grotte e cavità/Mare e isole minori/Natura e ambiente/Etnia e Spiritualità/Sagre e Tradizioni

Il turismo potrebbe ben essere un fenomeno positivo per tante comunità, ma lo si utilizza per raccogliere pochi spiccioli e magari sistemare qualche amico o persone in difficoltà occupativa in qualche centro di informazioni e accoglienza turistica. Leggasi Infopoint.

Il turismo non deve essere un po’ “l’ultima spiaggia”, il rifugio dei personaggi trombati dalla politica.

Il turismo ha bisogno di professionisti seri e capaci in grado di elaborare progetti di sviluppo e di reale benessere per tutta la collettività e non solo per pochi fortunati.

Il turismo infatti, per sua natura, non è una cosa o un servizio ma un infungibile e intricato insieme di relazioni fortemente legate a un territorio, a un insieme di siti e ai servizi resi.

Non basta risolvere tutto con i campi da golf, per anni proposti come la panacea di ogni male; non basta realizzare strutture alberghiere, para o extra alberghiere; non basta bloccare l’accesso alle professioni turistiche con la scusa di garantire professionalità e limitare la concorrenza, bisogna creare le condizioni perché tutti i sardi comprendano cosa è e cosa realmente offre il turismo e dare a tutti, ognuno per quanto possibile,  la possibilità di intervenire in questo processo di sviluppo.

In Sardegna ci sono 377 Comuni è tutti hanno tanto da offrire in campo turistico, grazie alla varietà e ricchezza della loro offerta; nella nostra isola sono presenti oltre 15.000 siti di interesse turistico dove vi sono 20.000 nuraghi di cui solo 8000 rilevati e solo una trentina pienamente fruibili.

In questo contesto assume una particolare importanza la formazione, la politica di settore e i derivanti rapporti fra gli operatori e i rispettivi contesti istituzionali.

Per questo motivo è doveroso e necessario attuare un generale ripensamento e disegnare gli scenari futuri, partendo dalle belle cose che, nonostante tutto, in questi anni si sono realizzate. Noi da tanti anni abbiamo cercato di mostrare che tutto questo è possibile. Basta volerlo.

Roberto Copparoni

 

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