Veleni sulla SS 131 tra Sardara e Sanluri: interpellanza dei Rossomori in Consiglio Regionale

Presentata un’interpellanza alla Giunta Regionale dal consigliere Rossomori Emilio Usula, sui materiali presenti sotto l’asfalto della statale 131 nel tratto che va da Sardara a Sanluri e su quali iniziative intende assumere la Regione per garantire la salute pubblica e salvaguardare le attività agricole della zona, viste le fuoriuscite di percolato inquinante.

 di Annalisa Pirastu

 La miniera a cielo aperto di Santu Miali a Furtei, è stata sottoposta per circa una decina d’anni, dal 1997, allo sfruttamento dell’oro da parte della Sardinia Gold Mining SpA, insieme all’australiana società madre della Progemisa in quota minoritaria del 10%;

La SGM titolare della concessione mineraria è fallita nel dicembre 2008 e pur essendo soggetto giuridicamente obbligato, non ha rispettato gli obblighi di bonifica delle aree, lasciando  il territorio nel più totale degrado, dovuto all’inquinamento da metalli pesanti in una situazione di emergenza ambientale. L’intero sito è rientrato nella disponibilità della Regione e, considerato l’elevato rischio di pericolosità, è stata avviata una collaborazione con la società della regione IGEA S.p.a. per la bonifica.

Nei lavori per i riempimenti del sottomanto bituminoso del tratto di strada che va da Sardara a Sanluri sono stati utilizzati i materiali di risulta provenienti dalla miniera di Santu Miali in quantità importanti, si parla addiritura di 700 mila tonnellate, malgrado diverse associazioni ambientaliste avessero a suo tempo inoltrato esposti-denuncia alle amministrazioni pubbliche.

La stessa Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari indagò per traffico illecito di rifiuti speciali iscrivendo nel registro degli indagati diverse persone tra cui figurano anche i rappresentanti della ditta Todini realizzatrice dell’opera stradale sulla 131.

E’ prevista per sabato prossimo una manifestazione sul tratto della 131 dove sono sepolte le circa 700mila tonnellate di materiale di risulta, provenienti dalla ex miniera d’oro di Furtei. L’iniziativa promossa dal movimento indipendentista Liberu e sostenuta da diverse associazioni ambientaliste, avrà anche il sostegno dei Rossomori. Essi denunciano che sono presenti oggi nei pressi dei piloni e nei muri di contenimento del riempimento, delle fuoriuscite di percolato di colore giallo-arancio che corrode il cemento e si riversa nell’ambiente circostante.

Si tratterebbe di un fenomeno allarmante in quanto riguarda inquinanti come arsenico, cianuro, mercurio, acido solforico, cadmio e altri metalli pesanti usati come reagenti per l’estrazione nell’oro nel sito originario e che, a seguito del trasferimento, si prefigura oggi un contingente e reale pericolo in un tratto di circa 11 chilometri di autostrada.

Usula va dritto al punto della questione «Vogliamo capire che cosa sta succedendo, la fuoriuscita di percolato dal sottomanto di asfalto della SS 131 è preoccupante. E’ doveroso accertare se quel materiale contenga davvero sostanze inquinanti come l’arsenico, il cianuro, il cadmio, il mercurio e l’acido solforico. Intervento non più rimandabile per garantire la tutela della salute dei cittadini ed evitare contaminazioni della colture».

L’autorizzazione all’uso dei materiali è stata concessa dall’ amministrazione regionale ma la presenza del percolato a ridosso anche di terreni coltivati a ortaggi o nelle vicinanze oliveti e vigne  porta al rischio di contaminazione delle coltivazioni. O al rischio di contaminazione delle falde acquifere.

Usula richiede l’intervento dell’Arpa Sardegna per chiarimenti. «All’Agenzia, che opera per la promozione dello sviluppo sostenibile e il miglioramento degli ecosistemi naturali, chiediamo di fornire i dati recenti sul campionamento dei materiali e, se ancora non dovesse esserne in possesso, di procedere alle verifiche».

La questione risale ad anni addietro quando sulla presenza di materiale inquinante nel tratto Sardara-Sanluri della 131, era stata aperta un’inchiesta della magistratura. Inchiesta conclusasi con l’iscrizione nel registro degli indagati della ditta che aveva realizzato i lavori di rifacimento della strada.

«Si faccia subito chiarezza” denuncia Usula “solo così si potrà eventualmente pensare ad un intervento straordinario di bonifica per scongiurare possibili pericoli per la salute dei cittadini e danni all’ambiente».

 

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