Cagliari-Sassari un campanilismo storico:  ecco i motivi

Le due città sarde per  secoli sono state  antagoniste  e nemiche anche in campo militare e politico. Di recente la rivalità è diventata campanilismo nel settore sportivo non sempre con “savoir faire”

di Sergio Atzeni

La competizione tra Cagliari e Sassari  di recente ha avuto una ennesima dimostrazione in occasione della  consegna  al Sant’Elia a  Gigi Riva del  “Collare d’oro”, la massima onorificenza sportiva italiana alla Carriera.

Alcuni siti  e profili Facebook  gestiti da tifosi della Torres hanno inveito con parole pesanti contro Rombo di Tuono aggiungendo anche che dello scudetto del Cagliari poco poteva fregargliene e  lanciando dubbi sulla liceità di quella impresa sportiva.

Questo è un esempio di banale e infantile campanilismo che vede protagoniste le due città con i sassaresi che,  con toni poco simpatici spesso segno di invidia insanabile, sproloquiano e inveiscono contro il capoluogo della Sardegna. Da tempo questo campanilismo,  spesso becero, per fortuna  si manifesta solo in campo sportivo, ma i suoi motivi sono profondi ed affondano le radici nella storia.

Il primo fatto che diede inizio alla secolare disputa risale probabilmente al 1163 quando nel giudicato di Calari regnava Pietro Torchitorio III che fu costretto da una congiura ad abbandonare il trono e rifugiarsi presso il fratello, Barisone II giudice di Torres.
Nel 1195 Torres subì un attacco da parte dei Calaritani comandati dal terribile giudice Guglielmo Salusio IV che conquistò il castello del Goceano e catturò la moglie dell’allora sovrano Turritano regina Prunisinda, che portò prigioniera a Santa  Igia violentandola.
I due regni medievali erano quindi nemici e rivali fin da quel lontano periodo storico, quando la città di Sassari (Thathari) era un centro ancora in formazione popolato da mercanti ed Ardara era la capitale del giudicato.

Altro motivo di competizione era la politica dei due stati , filopisano quello cagliaritano, filogenovese quello turritano, che li divise ancora di più essendo contrastanti gli interessi dei loro protettori.  Con la distruzione di Santa  Igia nel 1258, i pisani diventarono veri padroni della nascente città fortificata di Castello mentre Sassari diventò comune autonomo protetto da Genova che governava tramite un podestà di sua fiducia.
Quando nel 1323 giunsero gli Aragonesi per impossessarsi del regno di Sardegna e scacciare i pisani, Sassari si alleò con gli iberici che assediarono Castello ed ebbero la meglio sui toscani.
Ancora una volta le due città si trovarono su fronti opposti e la divisione continuò quando i nuovi padroni divisero amministrativamente la Sardegna in due parti ed elessero Castello come residenza del Governatore aggravando le divisioni e le gelosie tra le due città e le rispettive nobiltà che si contendevano favori ed onori.

L’antagonismo si manifestò anche nel XVII secolo, per il primato di fondazione delle rispettive università e lunga fu la disputa per ottenere il riconoscimento formale che vide i due centri ancora una volta in competizione per un fatto tutto sommato banale.
Nello stesso secolo, anche in campo religioso le due città cercarono di superarsi, quando ognuna cercò di ottenere la supremazia della propria diocesi portando “miracolosamente” alla luce decine di presunte reliquie di santi locali, alla lotta parteciparono alti prelati, il clero ed il popolo che seguiva euforico la contesa.

Nel 1795, la nobiltà sassarese ed i feudatari del Logudoro, tentarono di rendersi autonomi dal viceré piemontese e dalle autorità locali che risiedevano a Cagliari, con una petizione al re Vittorio Amedeo III chiedendo di dipendere direttamente da Torino.  Di questo  approfittarono i nobili cagliaritani sobillando il popolo del capo di sopra a ribellarsi contro i loro padroni e  più tardi fu inviato Giovanni  Maria  Angioy per ristabilire la situazione e si ebbe il noto tentativo di marcia su Cagliari.

Non una semplice lotta di campanile tra le due città, ma una profonda divisione con rispettive gelosie ed interessi che si inasprirono quando nel 1861, la Sardegna fu divisa nella provincia di Cagliari ed in quella di Sassari creando un antagonismo che il tempo non ha cancellato. Ancora in occasione della stesura dello Statuto Sardo da inserire nella costituzione, tra il   1946 e 47, lunga fu la disputa tra i rappresentanti del nord e del sud Sardegna per la scelta del capoluogo della futura Regione Autonoma. Il nord voleva Sassari e la discussione pareva senza uscita   e  alla fine causò colpevoli ritardi nell’approvazione del documento che, cambiato il favore politico nazionale,  fu tagliato in vari punti  e   risultò limitato rispetto a quello siciliano approvato un po’ prima.

Oggi la competizione storica,  come detto,  tra le due città si manifesta occasionalmente nel campo sportivo e può far solo sorridere, ricordando le aspre contese storiche, a patto che rimanga nei canoni del buongusto e della convivenza civile.

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