La guerra non solo è bella, in Sardegna fa anche ridere.

di Giorgio PCA Mameli

Tra i giochi sulla spiaggia con i fortini di sabbia e le esercitazioni militari le differenze sono minime: soldatini di gomma versus  militari in carne e ossa. Nella guerra vera c’è l’imponderabile. Gli Hare Krishna di Cagliari sbaragliano il battaglione San Marco e costringono alla fuga l’omonimo incrociatore.

Ricordo quando da bambino costruivo sulla spiaggia dei fortini di sabbia impastata con l’acqua del mare. Dividevo i soldatini in due gruppi: i buoni, di solito pochi, e i cattivi, di solito molti. Qualche volta i buoni stavano all’interno del fortino e qualche altra volta stavano all’esterno e dovevano espugnarlo. La scenografia mi dava spunti per inventare storie fantasiose e giocare con passione. Quasi sempre vincevano i buoni, anche se in inferiorità numerica e qualche volta, per sbaglio, i cattivi, così va il mondo. Quando mi sono trovato a svolgere il servizio militare ho scoperto quanto uomini attempati, con baffi, divise super medagliste e portamenti marziali si dilettassero con lo stesso gioco. La differenza stava in alcuni insignificante dettagli: non usavano soldatini di gomma, ma militari in carne e ossa, le armi erano vere e le bombe sganciate producevano enormi crateri. In più ogni esercitazione costava tanti milioni, un grande consumo di materiali, inquinamento e sfiancava gli uomini: tornavano in camerata sporchi di polvere e fango, demoralizzati poiché nulla avevano capito del fatto accaduto e si sentivano burattini i cui fili stavano in mani lontane e mai viste. Anche in queste esercitazioni i buoni, di colore azzurro, vincevano sempre, anche se in inferiorità numerica e i cattivi, di simbolico colore rosso, di conseguenza, perdevano sempre. Conoscere in anticipo le mosse dell’avversario dà un bel vantaggio. Nelle battaglie vere il film è assai diverso: le mosse degli avversari non si conosco e l’imponderabile è sempre in agguato: Napoleone perse un impero per il ritardo di un generale. Pensavo, ingenuamente, a come il nuovo millennio avrebbe portato minor voglia di giocare con le armi e magari applicasse la saggia norma recitante: «forbici, coltelli e temperini vanno tenuti lontani dalle mani dei bambini». La guerra è faccenda troppo seria per lasciarla in mano ai militari, diceva Georges Clemanceau. In altre parole meglio lasciare gestire la questione a politici veri, non certo le mezze calzette a stento capaci di distinguere la bocca dal mento. L’illusione si è frantumata contro la realtà: le mezze calzette al potere cincischiano e ai generali continua a piacere giocare ai soldatini. E quando la guerra è distante perché non fingere sia a portata di mano? È successo anche nei giorni scorsi quando le teste d’uovo della Nato hanno deciso di cingere d’assedio la Sardegna e dunque la spiaggia del Poetto e altre zone da sempre dedicate alla balneazione, al relax e al turismo. Scelta geniale ça va sans dire. Poiché la realtà è spietata ecco la beffa: l’esercitazione ricalca, come ben racconta Mauro Pili su L’Unione Sarda, lo sbarco in Normandia, fanti di marina lanciati sulle spiagge come le  briciole ai piccioni. Roba vecchia di oltre settanta anni che neanche un Eisenhower redivivo si sognerebbe di riproporre. Altro che star wars, siamo ancora alla cara vecchia carne da macello. E poi la ciliegina sulla torta: un drappello di Hare Krisna costringe alla ritirata i fanti di marina del San Marco. Accade infatti che un gruppetto di fedeli di Krishna decida di manifestare il suo dissenso alla guerra: nulla di strano.  Come la notizia arriva all’alto comando Nato subito scatta il panico: vengono fatti risalire sull’incrociatore tutti i materiali già sbarcati, richiamati i fanti in libera uscita e infine quelli operativi, in assetto di guerra, proteggono il rientro dei colleghi in borghese ritirandosi a scaglioni, così come si vede nei telefilm. Quando tutti sono imbarcati la nave, racconta Mauro Pili, a luci spente esce dal porto di Cagliari trascinata dai rimorchiatori che illuminano la rada a giorno. La luna piena, smagliante nel suo splendore vede, tutto annota e se la ride alla grande.  

Buona settimana e buona fortuna.

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