Una importante scoperta a Macchiareddu
di Roberto Copparoni
Nell’ambito delle attività e ricerche che sono state realizzate dalla Associazione Amici di Sardgena (Ente di ricerca riconosciuto dal MUR) nel corso del progetto Spazio Gilia finanziato dalla Fondazione di Sardegna è stata scoperta una importante testimonianza che l’area di Santa Gilla ha avuto anche nel periodo bellico, proprio a Macchiareddu

In particolare nell’area di Macchiareddu avevamo rilevato la presenza dell’aeroporto militare-chiamato Aeroporto ma sarebbe un campo volo-soprannominato”Maria Luisa”; un aeroporto militare vicino al più noto aeroporto di Elmas dedicato al pilota Mario Mameli, morto per cause di servizio nei cieli dell’Abissinia nel 1936.
Questo scalo militare, dedicato a Mara Luisa Grottanelli de Santi, rappresentante di una nobile famiglia senese che possedeva fra i Comuni di Assemini, Uta e Capoterra una grande azienda agricola, è stato particolarmente attivo poco prima dell’armistizio dell’otto settembre del 1943. Infatti esso è stato il teatro in cui gli equipaggi hanno dovuto vivere questo difficile e drammatico momento del nostro Paese e da quale sono partiti per partecipare alla lotta di liberazione del nostro Paese.
Momento di forte sconforto e di sbandamento collettivo generato dalla spaccatura in due del nostro Stato. Infatti si dovevano combattere coloro che fino a ieri erano alleati, i tedeschi, cercando di mettere in salvo nel Sud Italia il maggior numero di militari e di mezzi,
Per la verità già da diversi anni ci eravamo interessati all’area curando delle ricerche pubblicate sul periodico Sardegna Magazine:
Ma grazie a una serie di nuovi contatti siamo riusciti e effettuare ulteriori studi e sopralluoghi grazie ai quali abbiamo fatto una interessante scoperta di cui appresso.
Le ultime ricerche sono state curate insieme ad alcuni amici dell’Aeronautica Militare fra cui il Tenente Colonnello Pilota Valentina Papa[vp1] , il Tenente Colonnello Pilota in congedo Ferdinando Orrù, il 1° Lgt. Tony Roma, in servizio presso il Reparto Sperimentale e di Standardizzazione Tiro Aereo di Decimomannu, l’operatore culturale Michele Demontis e la fotografa Marina Federica Patteri.

L’occasione ci è stata offerta quando il Tenente Colonnello Valentina Papa ci contattò telefonicamente per chiederci delle informazioni sulla presenza di questo aeroporto, visto il nostro interesse sull’argomento e così grazie anche all’interesse manifestato dagli amici sopra citati contattammo i vari titolari dei terreni che hanno ospitato le vecchie strutture utilizzate per l’aeroporto. Fra questi il Sig, Ugo Loche sempre disponibile ad accoglierci, nei cui terreni è ospitato il vecchio comando e un bunker e la società nei cui terreni ricadono parti delle vecchie strutture militari, nonché la vecchia cucina dell’aeroporto.

Nel corso di un sopralluogo avendo utilizzato le pubblicazioni in argomento: “1943: decollo verso l’ignoto” di Adelmo Rigoli e “L’8°Gruppo caccia in due conflitti mondiali” di Giuseppe Pesce, nelle quali si faceva riferimento a alcuni stemmi riportati sulla pareti di una stanza della vecchia colonia, oggi ridotta a rudere, abbiamo fatto una importante scoperta.
Così ci siamo armati di buona volontà e attrezzati con pennelli, bottiglie d’acqua, scala, spazzole e caschi protettivi ci recammo nell’area. Appena giunti sul posto notammo una vecchia fattoria colonica in totale abbandono. Vi entrammo prestando la massima attenzione per possibili cedimenti di tetti e muri perimetrali e, in un ambiente notammo un caminetto, proprio quello citato sui testi e così, dando attenzione all’intonaco, abbiamo notato che sotto alcuni strati di calce c’erano dei disegni e dei messaggi. Proprio come descritti sui testi di riferimento. Con molta cura ripulimmo alcune parti delle pareti e vennero fuori una serie di importanti e suggestive decorazioni, fra le tante anche alcuni stemmi di alcuni Gruppi di Squadriglie.



Per tutti noi è stata una grande emozione riportare alla luce queste testimonianze anche perché questo dimostra che l’attuale 8° Gruppo Volo dell’Aeronautica Militare ha visto nascere proprio in questo sito l’attuale distintivo del 8° Gruppo, così come affermato dal Tenente Colonnello Pilota Valentina Papa. Che ha sempre sostenuto la possibilità che questo distintivo fosse stato ideato e realizzato fra novembre del 1943 e giugno del 1944 proprio da quei piloti che durante il servizio prestato nell’aeroporto (chiamato di Capoterra ma che peraltro è in buona parte in territorio di Assemini) nei locali della Colonia della fattoria “Maria Luisa” . Questo stemma era rappresentato da un cavaliere chiamato “Breus”, il cui nome deriva da una poesia del Pascoli. Il cavaliere dei cavalieri, che fu fortemente voluto da tutti i componenti dell’8° Gruppo, tant’è che venne poi riportato sulle derive dei Macchi 202, velivoli che parteciparono alle missioni di guerra di liberazione dell’Italia dal fascismo.

Grazie a questa ricerca in qualche modo, sia è riusciti a raccogliere i pezzi del puzzle grazie alle memorie che Aldo Allegra, il pilota più vecchio dell’8 Gruppo che morì nel 2024 a 103 anni, ci ha voluto lasciare. Testimonianze che egli volle donare al Tenente Colonnello Papa affinché rimanessero vivi i suoi ricordi, la storia della sua vita.


E così uno dopo l’altro sono ritornati alla luce le Squadriglie dell’8° Gruppo : 92^,93^ e 94^ squadriglia in questo aeroporto.



Peraltro vale la pena di ricordare che proprio grazie alle scoperte effettuate viene ad avere conferma che l’attuale stemma dell’Ottavo Gruppo sia stato concepito proprio in questo aeroporto
In particolare ci ha colpito lo stemma riportato proprio sopra il caminetto che ben descrive lo stato d’animo degli equipaggi.

Infatti lo stemma riportato sopra il caminetto presenta il superaereo, ovvero un disegno “goliardico” con il quale veniva rappresentato lo Stato maggiore dell’aeronautica militare del periodo fascista, caricaturizzato da un blasone con una lattina, un pesce e le ali di un rapace,

Con la speranza che le strutture citate vengano salvaguardate il prima possibile e di avere contribuito alla ricostruzione di una memoria collettiva che si sta perdendo, ci auguriamo di rivelarvi presto altre informazioni.
