Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Turri

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Turri è un comune di meno di 500 abitanti e si trova nella subregione storica della Marmilla.

Il Paese si è formato come insediamento rurale in epoca  romana. Ha vissuto  in comune con il resto della Sardegna il periodo bizantino, epoca a cui risalgono  le festività dei Santi di provenienza orientalet radizionalmente festeggiati a Turri: S.Maria Maddalena, la Madonna d’Itria  e S. Elia. Sucessivamente fece parte del  Giudicato di Arborea, ove era incluso  nella Curatoria  di Marmilla.  Nel 1388, anche Turri inviò i propri rappresentanti alla ratifica del trattato di pace fra Eleonora d”Arborea  ed il re d’Aragona; erano  in tutto  12 persone, guidate da Sadurru de Serra, maggiore  della villa.

Dopo le battaglie contro gli aragonesi e la sconfitta delle truppe guidate da Leonardo  Alagon e la conseguente dominazione aragonese, che si protrasse per circa 200 anni,  il censimento del 1653 contò a Turri 58 famiglie,  con una  riduzione,  rispetto ai censimenti precedenti, causata dalla pestilenza.

Negli anni  intorno  al 1680 esisteva  in Turri  un carcere  distrettuale: nel libro  dei morti  della parrocchia di quegli anni sono registrati i nominativi  di diverse persona morte in carcere; nella prigione si suppone dovesse essere l’antica torre, che ha dato il nome al paese; nel luogo  ove si trovava la  prigione  c’era  anche una piazza, ancora oggi  chiamata  “prazza de presoni” .

Il desiderio di non disperdere il patrimonio etnico-culturale del lavoro contadino tradizionale e di farlo conoscere anche agli altri ha portato Turri ad organizzare, per la prima volta nel 1994, la Festa della Mietitura e Trebbiatura del Grano. La manifestazione si svolge l’ultima domenica di giugno. Iniziando alle prime luci dell’alba, si miete a mano con la falce; dietro i mietitori seguono le spigolatrici; i covoni vengono trasportati all’aia, che si trova dentro il parco di ulivi secolari, dove il grano viene trebbiato con i buoi. Contemporaneamente, in un’altra parte dell’aia, è in funzione una trebbia meccanica, tipo anni 50. Ai turisti, a metà mattina, viene offerto su murzu, una ricca colazione contadina a base di pane e formaggio, cipolle crude, patate lesse ed un bicchiere di vino nero. La sera si può degustare la classica maccarronada, una spaghettata tradizionale con cui si festeggiava la fine della mietitura.

Turri è il paese dello zafferano. E’, infatti, un centro dove la coltivazione dello zafferano ha una tradizione secolare. All’epoca della fioritura, la seconda domenica di novembre, da oltre dieci anni, a Turri si organizza la Sagra dello Zafferano. Oltre al mercatino dei prodotti agroalimentari ed artigianali, si possono visitare i campi in fiore, assistere alla lavorazione dello zafferano e degustare piatti tipici della cucina sarda a base di zafferano. Si svolgono anche un convegno ed un concorso di cucina, a cui partecipano cuochi e massaie, provenienti da varie parti della Sardegna, con piatti in cui lo zafferano ha il posto d’onore.

Le case a corte, tipiche costruzioni delle zone ad agricoltura cerealicola, diffuse in tutta la Marmilla, sono presenti ancora numerose a Turri. Questi portali variano in dimensione, materiale utilizzato (ladiri, marne, calcare) e decorazioni, a seconda dell’artigiano che li ha realizzati e delle esigenze o richieste del proprietario.

Alla periferia est del paese si trova il Cimitero di S. Elia, cimitero dichiarato monumentale nel 2004, dopo oltre 50 anni dall’ultima sepoltura avvenuta nel settembre del 1950. Si tratta di un piccolo cimitero, che era contiguo alla chiesetta di S. Elia, l’antichissima chiesa parrocchiale di Turri, sorta in epoca bizantina ed oggi completamente distrutta. Di questa chiesetta rimangono una grossa pietra scavata, ritenuta l’antico Fonte Battesimale, e, secondo la tradizione orale, la pavimentazione ricoperta da uno strato di terra, sedimentazione delle macerie. La particolarità del Cimitero, ove i monumenti funebri presenti sono opera di artigiani locali, risiede nella sua forma poligonale a cuore rovesciato e nella suddivisione dello spazio cimiteriale in tre settori. Il primo era riservato inizialmente alla sepoltura dei non battezzati e successivamente venne esteso a tutti i bambini; il secondo, che occupa la maggiore estensione, accoglieva le sepolture dei battezzati; il terzo, ove sorgeva la chiesetta, rimaneva privo di sepolture, con un piccolo spazio, terra non benedetta, riservato ai miscredenti, ma mai occupato da tombe.

La prima domenica di settembre si svolge a Turri la Sagra del Melone. La coltivazione del melone in asciutto è tipica di Turri e di altri paesi della Marmilla. Questo tipo di melone, coltivato con metodi naturali, acquista un aroma ed un gusto particolari, inconfondibili, di elevato valore gastronomico. Si tratta di una varietà di melone tardivo, che si conserva bene a lungo per tutto l’inverno. In occasione di questa sagra viene organizzata una Mostra-Concorso degli Spaventapasseri (Is Mustaionis). Negli orti di melone, infatti, ogni anno vengono ancora collocati numerosi spaventapasseri, che continuano a svolgere con successo la loro tradizionale opera di guardiani. Ogni produttore presenta al concorso un proprio spaventapasseri, costruito con paglia e fieno e vestito con abiti usati, secondo la tradizione sarda. Tutti gli spaventapasseri, il giorno della sagra, rimangono esposti in piazza Pertini dall’alba al tramonto, a disposizione dei turisti che accorrono ogni anno sempre più numerosi per farsi fotografare simpaticamente abbracciati con gli spaventapasseri.

Nella zona chiamata molinu, all’entrata del paese per chi proviene da Tuili, si trova la più grande concentrazione di ulivi secolari di tutta la Sardegna. Si tratta di circa 200 piante racchiuse in poco più di due ettari di terreno con numerosi tronchi che raggiungono circonferenze di 3-5 metri. Caratteristica storica di questi alberi è che non appartengono al proprietario del terreno e sono invece posseduti da altri proprietari, per cui, al fine di evitare confusioni ed appropriazioni indebite, gli alberi vengono da sempre marcati con le iniziali del nome del proprietario.

La tradizione racconta che sono stati i Pisani ad accordare, in tutta la Marmilla non solo a Turri, ai sardi che avessero innestato gli olivastri la proprietà degli ulivi sviluppantesi dall’innesto.
Per la valorizzazione turistica del sito è in fase di studio e progettazione il Parco degli Ulivi, che prevede un museo storico, dei percorsi guidati ed un centro di accoglienza.

 

 

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