“Telefono Amico”, a Cagliari da 46 anni al servizio dei cittadini

Tutti possono chiamare perché al riparo della cornetta chi sta male può contare su un aiuto disinteressato.  Il servizio è  uno degli osservatori privilegiati di una drammatica realtà sotterranea

di Sergio Atzeni

Cagliari e la Sardegna, secondo una statistica dell’Istat, registrano uno dei tassi di suicidi più elevati d’Italia. Segno tangibile del fatto che nell’isola cresce il disagio materiale. Ma anche e soprattutto psichico: un numero sempre maggiore di persone assume antidepressivi per i quali ogni anno il Servizio Sanitario Nazionale spende la bellezza di 15 milioni di euro per cercare di sopperire al mal di vivere. In tanti, magari conducendo una vita apparentemente normale, nascondono la loro sofferenza e si rifugiano nella solitudine. Il Telefono Amico, dove al riparo della cornetta chi sta male può contare su un aiuto disinteressato, è uno degli osservatori privilegiati di questa drammatica realtà sotterranea. Abbiamo sentito in proposito il Presidente dell’Associazione Telefono Amico Cagliari Antonio Tore al quale abbiamo posto alcune domande:

Quando e come nasce l’Associazione Telefono Amico a Cagliari? 

“L’Associazione “Telefono Amico Cagliari” è stata costituita il 21 aprile 1971. Quest’anno, quindi, festeggeremo il nostro 46° anno di presenza del servizio in città.”

 Quali sono i problemi più frequenti di chi chiama?

“I contenuti problematici, oggetto delle conversazioni con Telefono Amico, si possono  raggruppare in tre aree generali: l’80% delle chiamate ricadono nell’area comportamentale personale e soprattutto relazionale affettiva (solitudine, depressione, rapporti di coppia, la sfera della sessualità, le relazioni sentimentali, la famiglia, i rapporti sociali, la genitorialità); il 15% in quella relativi ai problemi di sopravvivenza soprattutto materiale e fisica (lavoro, reddito, cure mediche, condizione abitativa, infermità fisica e psichica) ed infine il 5% in quella relativa ai problemi legati alla sfera politica, etico-morale, religiosa e spirituale in senso lato.  Praticamente quattro utenti su cinque sono indotti  ad avviare una comunicazione telefonica con Telefono Amico per problemi personali che riguardano, principalmente, la qualità delle relazioni con gli altri.”

Quali sono le cause di questo crescente disagio: povertà, solitudine, frustrazione?

“Se andiamo ad approfondire più dettagliatamente i problemi vediamo che è soprattutto la solitudine che spinge le persone a chiamare il Telefono Amico. Praticamente una telefonata su tre riguarda questo problema. Dopo la solitudine, le voci di maggior rilievo sono, nell’ordine, la sessualità in senso lato, l’infermità psico-fisica, la depressione, l’infermità mentale.” La maggiore intensità del traffico urbano della telefonia sembra testimoniare sia il crescente bisogno di rapporti interpersonali sia l’incremento della domanda di relazione con la natura e con i beni materiali, confermando il carattere di maggior degrado del tessuto socio-culturale presente nell’area metropolitana. La condizione di “singles” si accompagna di fatto ad una maggior richiesta di supporti sul piano della comunicazione e del rapporto interpersonale.”

 Che fasce di età si rivolgono al vostro centro di ascolto?

“Quanto all’età degli utenti di Telefono Amico certamente non è una sorpresa  il dato che individua la massima concentrazione della richiesta nella fascia d’età 26-35 anni, che è l’area della condizione giovanile consolidata. La particolare complessità della condizione giovanile protrae i suoi effetti anche oltre l’età giovanile  e la sua fragilità sul piano relazionale ed affettivo sembra lasciare segni preoccupanti: droga, noia, disagio esistenziale. La seconda fascia di età prevalente, dai 36 ai 45 anni,  denuncia che in questa fase di età, nella quale teoricamente si potrebbe considerare avviata la fase della maturità, è particolarmente presente il disagio legato alla difficoltà d’inserimento lavorativo e di acquisizione di nuove responsabilità familiari.     E’ , di fatto, il “centro” del nostro sistema sociale e la quotidianità dei processi reali della società che producono bisogni di relazione e di qualità dei rapporti umani conseguenti ad una frattura nella comunicazione e nell’integrazione sociale nel nostro modello di sviluppo, apparentemente proteso verso il consumismo e la materializzazione dei comportamenti sociali.”

  Il caso più difficile che si ricorda?

La telefonata di una ragazza che chiamava per la terza volta in 3 giorni e ripeteva all’infinito “non  ce la faccio più”, dopo, per lunghi minuti, il silenzio più assoluto, nemmeno un respiro. Aveva un’idea fissa e con essa sia era costruita un muro attorno.  Era una di quelle telefonate che ti gelano e il volontario non riusciva a stabilire un contatto. Allora egli  ha insistito, le ha detto che sapeva che lei  stava ascoltando, le ha chiesto che dicesse qualcosa, quello che gli saltava in mente, un assurdità, un’imprecazione, un grido una sillaba, che gli facesse sentire un toc-toc battendo il ricevitore con un unghia. “Se mi sente risponda, la prego, ascolti, ora io proverò ad enumerare delle cose, quelle che mi viene in mente, e lei mi dice se le piace ad esempio il mare, per dire sì batta due colpi, un colpo solo per dire no”. 

È  stato un puro caso, quella volta, ed è andata bene perché enumerando le cose l’operatore ha avuto la fortuna di scoprire una cosa che la interessava, l’ha lasciata dire e così  è riuscito a stabilire una qualche comunicazione. Il tempo, poi, è passato lento e grazie a questo lei ha cominciato parlare dell’amarezza della sua vita e l’operatore ha potuto parlare delle microprospettive, ha potuto aiutarla a fare delle liste ed a segnare degli appunti per attaccarsi a cose concrete. La ragazza non è parsa molto convinta, ma l’obiettivo del volontario non era fare opera di convinzione, ma il fatto che lei sentisse che qualcuno potesse interessarsi ai suoi problemi.”  Fare questo tipo di volontariato non necessita di essere  psicologi o psichiatri: ciò che conta è una sufficiente dose di buonsenso, di capacità, di comprensione, di maturità psicologica e di spirito volontaristico. La preparazione e la continua formazione permette, poi, ai volontari di assolvere ad un compito specifico di solidarietà, restando nel contempo se stessi ed evitando di dare risposte tecniche, scontate od inadeguate al bisogno di chi chiama.”

Nell’epoca di internet il telefono è ancora uno strumento efficace?

“Un dato significativo che emerge dagli interventi realizzati è rappresentato dal fatto che il 54,7% degli utenti del Telefono Amico ha stabilito una comunicazione con i volontari superiore ai 10 minuti ed il 16,1%, superiore ai 30 minuti. La comunicazione telefonica continua ad assumere, quindi, un’importante funzione nell’ambito della comunicazione di vissuti esistenziali, considerando che si tratta di un rapporto verbale con persone non conosciute, realizzato in totale anonimato, aventi come oggetto problematiche molto personali, spesso intime, rispetto alle quali esiste in genere un’oggettiva resistenza ad esprimersi. La comunicazione telefonica sembra ancora la più adatta per sviluppare relazione e risolvere conflitti e più incline a contenuti emotivi positivi.     La prospettiva comunque di supporto e di attivazione di processi esistenziali offerta dalla comunicazione attraverso internet, sulla base di un’esperienza di risposte via e-mail  già avviata in via sperimentale dal Telefono Amico, appare in piena sintonia con una predisposizione naturale ed una maggior consuetudine in particolare dei giovani all’utilizzo delle tecnologie di comunicazione avanzata.”

 Che tipo di formazione deve avere chi lavora al Telefono Amico?

“Tra le caratteristiche dell’operatore del Telefono Amico sono basilari l’autenticità, la capacità di relazione, la consapevolezza dei propri limiti  … tutte queste qualità, anche se in molti sono innate, debbono essere maturate  affinate o acquisite, supportate dalle necessarie competenze, tramite idonei corsi di formazione. Lo stato di bisogno di un individuo è un fenomeno complesso e richiede comunque, in chi se ne occupa, competenze di ascolto e capacità di gestione della richiesta d’aiuto.”

In questa società il tempo è diventato una delle cose più preziose. Ci sono ancora persone disposte a regalarne un po’agli altri?

“Si registra un trend in salita per quanto riguarda la scoperta o la riscoperta  di motivazioni  che spingono tante persone ad intraprendere l’attività di volontario, ad impegnarsi in un lavoro, spesso faticoso, in strutture scomode ed in condizioni difficili ed ad instaurare un rapporto positivo nei confronti dell’attività svolta. Quasi tutti esprimono una generica motivazione  di offrire un contributo per la creazione di una società migliore, ma l’atto di  impegnarsi  nel volontariato appare piuttosto il risultato  di un processo decisionale più complesso dettato dalle nuove situazioni esterne che coinvolgono la società attuale, oltre che delle intime convinzioni ed aspirazioni  del volontario.”

 Può lasciarci i contatti dell’Associazione per coloro che volessero dare una mano alle vostre attività?

“Chi desidera entrare a far parte della nostra Associazione, come ho già accennato, deve necessariamente prendere parte ad un corso di formazione. Chi lo desidera, quindi, può inviare una mail al nostro indirizzo di posta elettronica  ta.cagliari@gmail.com o un sms al numero di telefono 3701282173, comunicando i propri dati anagrafici e un recapito telefonico a cui poter essere ricontattati. Per maggiori informazioni può essere visitato anche il nostro sito internet www.telefonoamicocagliari.it  e la pagina Facebook Telefono Amico Cagliari.”

 

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