Cagliari, “Una piccola Storia”: La statua di Carlo Felice

La statua del re che dava le spalle alle baracche del Largo e guardava invece la piazza San Carlo (odierna piazza Yenne) fu finanziata dal governo del regno di Sardegna nel 1827, disegnata dall’architetto Gaetano Cima e realizzata in bronzo da Andrea Galassi nel 1833: alla fusione collaborarono gli artiglieri guidati dal colonnello Carlo Boyl

 di Sergio Atzeni

“I cittadini di Cagliari una bella mattina si svegliarono e trovarono, inconsci del come e del quando, il buon Carlo Felice ritto e silenzioso facendo la sentinella nella piazza del mercato.”

Così Il canonico Giovanni Spano descrive l’avvenimento della sistemazione alla chetichella della statua di Carlo Felice avvenuta il 4 aprile 1860, proprio all’inizio della zona dove erano ubicate le baracche del fatiscente mercato all’aperto sostituite più tardi dal monumentale mercato civico del Largo. La statua del re che dava le spalle alle baracche del Largo e guardava invece la piazza San Carlo (odierna piazza Yenne) fu finanziata dal governo del regno di Sardegna nel 1827, disegnata dall’architetto Gaetano Cima e realizzata in bronzo da Andrea Galassi nel 1833: alla fusione collaborarono gli artiglieri guidati dal colonnello Carlo Boyl.

La sua posizione quindi risulta sbagliata perché la mano destra della statua indica la via Manno invece  di indicare l’inizio della strada statale Carlo Felice cioè verso l’attuale  Corso Vittorio. È chiaro che la prima intenzione fosse stata quella di posizionare i monumento verso il porto e non il contrario.

Il futuro sovrano visse in Sardegna con tutta la famiglia reale perché  la sera del 9 dicembre 1798 lasciò Torino e all’alba del 3 marzo 1799, sempre al seguito della corte, sbarcò a Cagliari e fu la prima volta che la famiglia reale mise piede nell’Isola. Visse dunque nella capitale sarda e quando nel 1802 divento re   Vittorio Emanuele  nominò  Carlo Felice viceré che governò in  modo rigido ed autoritario tanto da guadagnarsi il sopranome di “Carlo Feroce”

Carlo Felice (1765-1831) quinto figlio di Vittorio Amedeo di Savoia, fu re di Sardegna dal 1821 fino alla sua morte.
Salì al trono solo per l’abdicazione dei fratelli Carlo Emanuele IV e Vittorio Emanuele I, ambedue senza figli maschi.
Sposò Maria Cristina di Borbone e fu l’ultimo re del ramo principale dei Savoia che nel 1831 lasciò il passo alla famiglia dei Savoia-Carignano con Carlo Alberto.

Carlo Felice fu senz’altro conservatore e avversò i moti liberali piemontesi abolendo la costituzione concessa dal reggente Carlo Alberto per far cessare in tumulti scoppiati in Piemonte nel 1821.
Nei  suoi dieci anni di regno diede impulso alla marineria nazionale e alla costruzione di sontuosi fabbricati in tutto il regno, riformò la gerarchia giudiziaria e aprì dei consolati in africa.
In Sardegna il sovrano non gode di buona fama però anche se  è ricordato soprattutto per aver approvato il progetto dell’ingegner Carbonazzi che ridisegnava il tracciato della strada statale Cagliari-Sassari-Porto Torres (odierna 131) che prese il suo nome.

Carlo Felice quindi fu l’ultimo sovrano assoluto e dispotico di un  Regno di Sardegna fossilizzato e poggiante su nobili e caste dove il popolo della parte insulare, cioè la Sardegna,  versava in condizioni disperate, con i feudatari che erano i padroni assoluti e l’istruzione esclusiva dei nobili.

L’ultimo dittatore sabaudo spinse  nell’isola l’istruzione elementare e superiore sempre  proibitive per i  meno abbienti, riorganizzò il settore sanitario  ma sempre accessibile ai ricchi  e diede impulso alla lotta contro delinquenza e banditismo forse perché minacciavano le caste nobili.

Rimane da appurare perché la statua, terminata dal 1833, sia stata sistemata solo 27 anni dopo.  Così giustificava il fatto Giovanni Spano: “Il motivo del ritardo dell’erezione è involto nei misteri e nella politica dell’ultimo ministero della monarchia assoluta”.

La verità può essere nascosta nelle resistenze delle classi colte sarde che non vedevano di buon occhio un monumento dedicato a un dittatore che creò molti più danni alla gente comune isolana  rispetto ai  pochi benefici sempre  a favore di nobili e ricchi.

 

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