Dal rapporto Caritas sulla nuova povertà alla perdita di capitale umano: quale futuro si prepara per la Sardegna?

di Massimo Dotta

Il Flash Report Su Povertà e Esclusione Sociale pubblicato il 17 Novembre dalla Caritas Italiana rende un immagine purtroppo deprimente della nostra bella Isola. Le “Fragilità sociali”, cioè le problematiche individuate tramite l’analisi dei dati, sono diverse:

  • siamo primi in Italia per tasso di abbandono scolastico (23%,), quasi un ragazzo su quattro;
  • siamo terzultimi, a pari merito con la Puglia, per numero di giovani laureati;
  • abbiamo un alta percentuale di occupati a bassa intensità lavorativa (22,1%) e di disoccupati (15,4% contro un media nazionale del 10,6%);
  • siamo in deciso Declino demografico, ultimi per tasso di natalità e terzultimi per presenza di giovani sotto i 35 anni nella popolazione;
  • siamo terzultimi per numero di start up su ogni 100mila abitanti;
  • al quarto posto per indice di vecchiaia (202,0 contro una media nazionale del 168,9).

Ad aggravare la situazione emergono anche delle “Fragilità ambientali” importanti:

  • la Sardegna si trova ad essere al secondo posto, dietro il Piemonte, per ampiezza delle superfici marine e terrestri di aree Sin. I Siti di interesse nazionali italiani (Sin) da bonificare sono pari nella nostra isola a 56.800 ettari;
  • siamo all’ottavo posto nei Reati ambientali accertati, con 1.251 infrazioni;
  • ottavo posto anche per le emissioni di diossine, con valori pari a 10,28 g I-Teq;
  • e ottavo posto per numero di stabilimenti a rischio di incidente rilevante;
  • abbiamo recuperato 242.000 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.

Emerge un immagine di una Sardegna povera, con poche possibilità di lavoro e che si sta dissanguando per la continua emigrazione dei giovani.

La povertà è quasi raddoppiata, dal 2010 ad oggi si è passati dal 10 al 19%; tra il 2017 e il 2018, si sono perse 14mila unità, di cui 13mila di giovani, che soffrono la mancanza di lavoro; 9 mila occupati in meno rispetto al 2010 e 105mila disoccupati.

A Cagliari secondo i dati forniti dalla Caritas, oltre 15mila persone hanno chiesto aiuto, con 90mila pasti forniti, e 1.638 interventi effettuati dai medici.

“La povertà è aumentata e morde ancora” afferma don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari, “adesso riguarda tutte le fasce d’età: non solo i giovani che non trovano lavoro, ma anche gli adulti. La maggior parte delle persone che si rivolgono a noi vanno dai 20 ai 70 anni”.

Il 74% di coloro che si rivolgono alla Caritas sono cittadini italiani, che dispongono di alloggio, mentre tra gli stranieri i giovani non hanno fissa dimora. Il 73,2% è disoccupato, il 15% ha un reddito da occupato o da pensionato (5,4%) o da lavoro nero (0,6%).

La Caritas offre circa 50 diversi servizi, dal supporto ai carcerati alla mensa scolastica, e di chi ne usufruisce il 75% è disoccupato e il 15% ha un lavoro ma non riesce ad arrivare a fine del mese.

Questa situazione di povertà è affiancata da un alto indebitamento dei cagliaritani, dato che la metà dei residenti risulta essere indebitata, un record italiano. Ma, “per fortuna”, sembra che siamo in una buona posizione nella classifica del rischio finanziario, con le città più ricche del Nord. Meno persone con debiti a Nuoro (38%), mentre tutte le altre zone dell’Isola superano il 40%, con un buon indice di solvibilità, anche se i depositi bancari sono bassi, nella parte più bassa della graduatoria nazionale, con conseguente scarsa ricchezza liquida.

Ma è sopratutto è lo spopolamento sia delle città che dei paesi che rappresenta un fenomeno molto preoccupante per una possibile ripresa. Ester Cois, docente di Sociologia del territorio presso l’Università di Cagliari, ci racconta che «quello delle risorse umane è un altro dramma. I ragazzi che si laureano dopo tre anni a Cagliari e Sassari vanno nella Penisola per la specialistica. Una sorta di percorso a tappe in questa fuga dai paesi. E nel capitale umano che sta il vero impoverimento della nostra Isola. Non è più mobilità questa, ma emigrazione»

Oggi i giovani scappano perché non trovano un lavoro adeguato alla loro formazione.

Chi può scappa, chi non può cerca di sopravvivere anche chiedendo aiuto.

Come si potrà, date le condizioni descritte, avviare un rilancio economico sociale? Quali politiche sarà più opportuno sviluppare?

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