Mylife* YpsoPump*, dispositivo hi-tech per una nuova terapia del diabete

Dopo il lancio in Germania, Olanda, Regno Unito e Repubblica Ceca, a breve il microinfusore di insulina «economicamente sostenibile» sarà disponibile anche in Italia

 redazione

Mylife* YpsoPump*, sviluppato dall’azienda svizzera Ypsomed, verrà presentato alla comunità scientifica al XXI Congresso nazionale dell’Amd, Associazione medici diabetologi (Napoli, 17-20 maggio), con l’intento di triplicare l’accesso a una forma di terapia insulinica ancora poco diffusa in nel nostro Paese. Sono circa 4 milioni in Italia le persone che soffrono di diabete di tipo 1, eppure è emerso che almeno 1 milione ne sono inconsapevoli, con i rischi che questo comporta.

Triplicare l’accesso alla nuova terapia. «Rispetto alla modalità classica di somministrazione sottocutanea multi-iniettiva – spiega Paolo Pozzilli, ordinario di endocrinologia e malattie del metabolismo, direttore dell’Uoc di endocrinologia e diabetologia dell’università Campus Bio-Medico di Roma – la terapia intensiva con microinfusori continui di insulina (Csii) ha mostrato un miglior controllo glicometabolico in pazienti con diabete tipo 1 di lunga durata e una netta riduzione delle ipoglicemie».

Attualmente sono solo «circa 12-14 mila» su 300mila i pazienti in Italia trattati con microinfusore, pari al 4-5%. «Benché destinato ad aumentare – continua lo specialista – il dato è ancora molto basso se confrontato con gli altri Paesi europei, dove la terapia con Csii è seguita dal 5 al 15% dei pazienti, mentre negli Usa la percentuale è vicina al 40%». Il device è «piccolo e discreto, leggero (83 grammi batterie incluse), essenziale, dotato di un touchscreen intuitivo con solo 7 icone e pratico da ricaricare, grazie alle cartucce di insulina pre-riempite». «Disporre di varie opzioni, dalle più sofisticate a quelle più essenziali, a costi sostenibili, consente al diabetologo di scegliere la soluzione più appropriata in funzione delle reali esigenze del paziente, e rappresenta un’ulteriore opportunità per ampliare l’accesso alla microinfusione».

Costi più sostenibili. Numerosi studi, ricordano gli esperti, indicano che «la terapia insulinica con microinfusore ha rivoluzionato negli ultimi decenni le cure, permettendo una maggiore flessibilità, un migliore controllo del profilo glicemico e una riduzione del rischio di complicanze, quali seri episodi di ipoglicemia, problemi cardiovascolari, neuropatie, retinopatie e amputazioni». Tuttavia «il costo più elevato, il tempo necessario per la formazione del paziente e la mancanza di personale sono spesso fattori di ostacolo alla sua adozione».

«Nonostante l’infusione continua di insulina sia lo strumento d’elezione per ottenere un compenso metabolico ottimale, la sua diffusione nel nostro Paese è ancora ostacolata da evidenti problemi di budget». «L’offerta attuale di soluzioni sempre più complesse, come i sistemi dotati di sensore integrato (Sap), si associa a un aumento significativo dei costi», osserva infatti Colombo. «Molti diabetici, però – precisa – non necessiterebbero di sistemi di microinfusione tanto sofisticati. Se i prescrittori avessero a disposizione dispositivi di qualità, ma più essenziali, innovativi rispetto alla terapia multi-iniettiva, ma meno complessi e quindi meno costosi dei Sap, si potrebbe determinare un utilizzo più efficiente delle risorse e un ampliamento dell’accesso a cure costo-efficaci».

Migliorare la qualità della vita. «Dopo il lancio, 3 anni fa, della prima pompa-cerotto senza cateteri, oggi presentiamo un nuovo microinfusore che intende essere il nostro contributo per soddisfare le esigenze attuali dei servizi sanitari – conclude Peter Georg Haag, amministratore delegato e direttore generale di Ypsomed Italia – Ci auguriamo che possa rappresentare un’ulteriore opzione nell’ottica di individuare il device più adatto a quei pazienti che, pur non necessitando di tutte le funzioni dei sistemi complessi, attendono di poter passare dalle iniezioni multiple giornaliere al sistema di infusione continua di insulina, per migliorare la propria qualità di vita».

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