Regione: Consigliera di parità. Primo bilancio dopo un mese di attività

Tiziana Putzolu: discriminazioni di genere oltre le previsioni. In un mese pervenute oltre 20 richieste di aiuto da parte di altrettante donne che lamentano di aver subito una discriminazione di genere sul lavoro 

di Antonio Tore

“Dopo poco più di un mese di attività dall’avvio del mio incarico come Consigliera regionale di Parità sono pervenute all’Ufficio oltre venti richieste aiuto da altrettante donne che lamentano di aver subito una discriminazione di genere sul lavoro” dichiara la Consigliera regionale di Parità Maria Tiziana Putzolu. “Un numero superiore alle previsioni ed alla media maturata dall’Ufficio negli anni precedenti e decisamente allarmante”.

“Ci aspettavamo di doverci impegnare, almeno in questi primi mesi e nel pieno dell’estate, per la visibilità del ruolo e dei compiti della Consigliera di parità, nella comunicazione istituzionale, nel mettere a punto un piano di attività per il prossimo anno ed invece ci arrivano quotidianamente richieste di intervento che non danno tregua. Per la maggior parte sono casi difficili da affrontare perché le discriminazioni di genere sono spesso ben architettate, a volte sfrontate, oppure sono annidate dentro i mille risvolti dei rapporti di lavoro. Quello che posso certamente dire è che se la discriminazione ha un volto, è quello di una giovane donna con il labbro contratto mentre ti racconta i fatti che le sono accaduti e che alla fine del colloquio, quando il viso si bagna di lacrime, si scusa per la sua debolezza. Francamente questo è insopportabile”.

Con maggior frequenza le discriminazioni di genere sul lavoro sono conseguenza di una maternità, recente o in corso. Poi ci sono quelle legate alla carriera, ai premi, agli incentivi, ai dinieghi di aspettative, di part-time all’interno di un mercato del lavoro innegabilmente difficile, che presenta ancora alti tassi di inattività delle donne (il 48% in Sardegna contro il 32% in Emilia Romagna nel 2016) ed un elevato livello di disoccupazione (il 17,8% in Sardegna contro l’8% in Emilia Romagna 2016) .

“E’ assolutamente indispensabile che la nostra società non dia per scontato il valore sociale ed economico del lavoro delle donne. Sono i fatti ed i dati statistici forniti dall’Istituto nazionale di statistica che ci dicono che le donne, oggi, si trovano molto spesso di fronte alla scelta tra lavoro e maternità. Quei numeri raccontano che a seguito della maternità si abbassa il loro reddito fino al 35% rispetto agli uomini. E’ in aumento in tutto il Paese ed in Sardegna il fenomeno delle dimissioni volontarie dal lavoro a causa della maternità”.

La Consigliera d Parità afferma che non si può abbassare la guardia nel riaffermare ogni giorno che una società nella quale le donne studiano e lavorano è una società migliore, sotto ogni punto di vista. E’ più dinamica, più aperta, più ricca, anche perché le donne hanno una elevata propensione al consumo, alla partecipazione culturale. Sono più soddisfatte della propria vita. Il problema non è solamente legato agli aiuti, ai sostegni o alla diffusione di strutture come i nidi a basso costo, che rimane comunque un problema,  il tema è e rimane ancora di carattere diffusamente culturale. La Consigliera conclude sostenendo che è necessario chiedersi “cosa ognuno di noi possa fare”, perché solo una società che consideri collettivamente odiosa la pratica delle discriminazioni di genere può sconfiggere il fenomeno.

 

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  1. Maria Teresa Portoghese 12 Luglio 2017

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